Originariamente Scritto da audace12
perchè, in Spagna e Inghilterra non li accolgono gli islamici?![]()
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Non come qui,fidati,li' hanno ancora un po' di spina dorsale,non come in Italia dove sono tutti piegati a 90°Originariamente Scritto da stellarossa1959


http://www.megachip.info/modules.php...cle&artid=1857
Inchiesta di Londra: forse Al Quaeda non c'entra - 3-5-06
(830 letture)
L'inchiesta ufficiale sugli attentati di Londra del 7 luglio sosterrà che sono stati preparati con un budget stringato, partendo da informazioni trovate su internet, che il quinto uomo non esiste, che non c'è stato un sostegno diretto di Al-Qaeda, e che solo due degli attentatori sono stati in Pakistan. Il primo rapporto condotto in modo scientifico sull'atrocità che è costata la vita a 52 persone sarà pubblicato nelle prossime settimane, e dirà appunto che gli attacchi sono stati il prodotto di una cospirazione «semplice e poco onerosa» nata dalla mente di quattro kamikaze britannici votati al martirio. Lungi dall'essere l'opera di un'industria internazionale del terrore, come dapprima sospettato, l'atto criminale è stato portato avanti da quattro uomini che avevano scorazzato su dei siti web dell'orrore.
Secondo la prima stesura del rapporto definitivo del Governo, i loro zainetti esplosivi costarono poche centinaia di sterline.
La relazione del Ministero dell'Interno, redatta da un funzionario pubblico di alto grado alle dipendenze del ministro Charles Clarke, va più lontano, e smentisce l'esistenza di un quinto attentatore. Dopo le deflagrazioni, la polizia trovò uno zainetto inutilizzato pieno di esplosivo, nell'auto abbandonata dagli attentatori alla fermata Luton; partì subito una caccia all'uomo per trovare un fantomatico complice. Allo stesso tempo non si è trovato nulla che potesse avvalorare l'ipotesi di un contributo fondamentale di un faccendiere di Al-Qaeda, un presunto pakistano.
Una fonte ministeriale conferma che “gli attacchi di Londra furono un atto banale frutto di quattro individui qualunque con un accesso ad internet”.
La conferma della natura degli attacchi farà crescere la polemica sulla vulnerabilità della Gran Bretagna di fronte a piccoli gruppi poco organizzati. Una quindicina di giorni dopo gli attentati del 7 luglio, un altro gruppuscolo di quattro persone, completamente slegato dal primo, cercò di ripetere l'azione, ma i loro ordigni non funzionarono.
In ogni caso, ci sarà sicuramente polemica per l'incapacità dimostrata ad aumentare la soglia di vigilanza: perchè non si fece niente per fermare gli attentatori nonostante uno di loro, Mohammed Siddique Khan, fosse stato schedato già mesi prima dagli investigatori? Un altro rapporto sugli attentati realizzato dal Commons Intelligence and Security Committee, la commissione parlamentare sui servizi segreti e la sicurezza, che dovrebbe essere pubblicato contemporaneamente al primo, si domanda perchè l'MI5, i servizi segreti britannici, sospesero la sorveglianza del capobanda.
Patrick Mercer, responsabile dell'opposizione per la sicurezza nazionale, sostiene che il rapporto ufficiale dovrebbe servire a promuovere un'inchiesta indipendente per dar risposta a tutte le domande che circondano gli avvenimenti del 7 luglio.
“ I rapporti come questo non sono capaci di rispondere a domande tipo perchè la soglia di allerta fosse stata ridotta prima degli attentati, gli apparenti interessi di Al-Qaeda o i legami con piani criminali precedenti o successivi” sostiene Mercer.
La sola cosa che fa il rapporto ufficiale del Ministero dell'Interno è stabilire che i quattro terroristi - Siddique Khan, Hasib Hussain, Shehzad Tanweer e Jermaine Lindsay – furono spinti all'atto dai viaggi di Khan in Pakistan, benché gli incontri tra i quattro e noti militanti pakistani siano più una supposizione che una realtà dimostrata.
Una videocassetta di Mohammed Siddique Khan diffusa dopo gli attentati mostra anche una ripresa video del vice di Osama bin Laden, Ayman al-Zawahiri. Il Ministero ritiene che il filmato sia stato realizzato solo successivamente, e non lo considera probante per il coinvolgimento di Al-Qaeda nella vicenda.
Khan si conferma essere il cervello degli attacchi, anche se, per ragioni d'inchiesta, non si parla dei suoi eventuali legami con altri presunti terroristi.
Il resoconto affronta anche il profilo psicologico e comportamentale dei quattro kamikaze durante i preparativi per l'attentato. Utilizzando informazioni che i servizi segreti hanno accumulato in questi nove mesi, il documento mette in luce l'identikit di quattro cittadini britannici capaci di vivere delle vere e proprie vite parallele.
Spiega inoltre come il quartetto avesse fatto propria l'idea di un Islam estremo, giustapposta al tentativo di far parte di una società del benessere di tipo occidentale; questo vale in particolare per Jermaine Lindsay, l'attentatore del Berkshire.
Nel rapporto si legge ancora che gli attacchi sono in buona parte dovuti alle scelte di politica estera della Gran Bretagna, avvertita come anti-musulmana; a questo si aggiunge l'immortalità che i quattro pensavano di ottenere.
da The Observer
Traduzione per Megachip di Diego Cirio


Al-Quaeda non c'entra, ma vah?
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27/04/2005 - Dieci anni di immigrazione, il decimo rapporto ISMU - parte IIIOriginariamente Scritto da audace12
Dopo l'emergenza, verso l'integrazione
Una fotografia su dieci anni di migrazione. Il Decimo Rapporto sulle migrazioni, presentato a Milano dalla Fondazione Ismu , analizza una serie di ambiti (tra i quali la scuola, la sanità, il lavoro, la criminalità e la famiglia), offrendo un bilancio significativo e accurato di un decennio particolarmente significativo per le dinamiche migratorie e per l'Italia.
Tutto il mondo in una classe
La scuola ha svolto un ruolo cruciale nei confronti dell'integrazione. Secondo i più recenti dati ministeriali (Miur, 2004), nell'a.s. 2003/2004 gli alunni stranieri presenti in Italia erano poco più di 280mila, con un'incidenza sul totale nazionale pari al 3,5%, mentre nell'a.s. 1993/1994 essi arrivavano solo a 37.478, pari allo 0,4% del totale. Una crescita graduale anche se le cifre italiane risultano essere ancora piuttosto ridotte se confrontate con altri paesi : si pensi alla Svizzera, dove l'a.s. 2003/2004 ha registrato una presenza straniera del 22,3%, oppure all'Inghilterra con il 14,3%. Ma il divario è destinato ad assottigliarsi: le stime prevedono, nei prossimi quindici anni, tra le 500mila e le 700mila unità.
Ma è la disomogeneità il tratto principale, non solo dal punto di vista della numerosità e dell'incidenza ma anche in merito alle provenienze: 191 paesi, cioè quasi tutto il mondo (rispetto ai 194 paesi considerati dall'Istat). La presenza di stranieri nei vari ordini di scuola attualmente mostra una prevalenza nelle elementari e nelle medie , anche se si registrano aumenti sia nelle scuole materne sia in quelle superiori, soprattutto nelle professionali. La percentuale di alunni stranieri che frequenta scuole statali (90,5%) e scuole non statali (9,5%) rispecchia sostanzialmente quella degli alunni italiani. Non vanno dimenticati, poi, i minori non accompagnati, di cui si sa poco o nulla. Provenienti perlopiù dal Marocco e dai paesi dell'Est, spesso diventano per la criminalità manovalanza a buon mercato.
Gli stranieri e la criminalità: tra realtà e luoghi comuni
Le percentuali di crimini commessi da immigrati non sono più elevate di quelle commesse dagli italiani malgrado la connessione tra immigrazione e crimine rimanga un luogo comune diffuso. Un dato significativo: la criminalità straniera ha abbandonato il ruolo subordinato di manovalanza a favore dei livelli più alti della criminalità, integrandosi o addirittura sostituendosi alle organizzazioni criminali autoctone , soprattutto per quanto riguarda il commercio degli stupefacenti, la prostituzione e il traffico di esseri umani.
Le variazioni della quota percentuale dei detenuti stranieri sul totale della popolazione carceraria, dal 1994 al 2001, mostrano un aumento di 15 punti percentuali: si è passati dagli oltre 8.000 stranieri detenuti su un totale di circa 51mila a oltre 16mila su un totale di oltre 55mila. Da un confronto tra la popolazione carceraria italiana e quella straniera la componente femminile risulta in entrambi i casi ampiamente sottorappresentata. Esistono invece differenze significative in merito alla distribuzione in base all'età dei detenuti, che nella popolazione carceraria straniera presentano le percentuali più elevate nelle fasce di età più basse . Per gli italiani la classe di età più rappresentata è quella che va dai 30 ai 34 anni (19%), mentre per gli stranieri è quella che va dai 25 ai 29 anni (25%). Per quanto riguarda la criminalità minorile, sempre in base ai dati Istat, nonostante negli ultimi due anni si sia registrata una diminuzione, tra il 1992 e il 2001, si è avuto un incremento del 9% del numero di minori stranieri denunciati annualmente. In una ricerca del Censis del 1999 si affermava che un minore immigrato ha 72 volte di più la possibilità di entrare in prigione rispetto a un minore italiano. Oltre a questa differenza esiste un divario significativo tra le misure di detenzione attuate nei confronti dei minori italiani rispetto a quelle attuate nei confronti dei minori stranieri: i primi vengono destinati per lo più alle comunità, mentre i secondi vengono affidati prevalentemente agli istituti penali minorili e ai centri di prima accoglienza (Caritas, 2002: 175).
L'immigrazione vista dai mass media
I temi trattati dai media sono soprattutto di cronaca: sbarchi e notizie riguardanti la burocrazia e la legislazione sull'immigrazione (code, sanatorie, decreti, badanti, ecc.). I fatti dell'11 settembre 2001 hanno spostato poi l'attenzione sui migranti provenienti dai paesi islamici. Da notare che, nonostante l'aumento della presenza femminile straniera in Italia, è ancora molto più alta la visibilità degli uomini giovani e adulti rispetto alle donne, agli anziani e ai bambini. Televisione e stampa sono soliti rappresentare gli immigrati facendo riferimento alla loro etnia, raramente approfondendo la loro storia o l'identità.
Dalla paura al realismo pragmatico
Anche per quanto concerne gli orientamenti italiani nei confronti degli immigrati negli ultimi dieci anni, si è registrato un significativo cambiamento. Se sul finire degli anni Novanta circa due terzi dei soggetti percepivano il fenomeno migratorio come una minaccia, oggi sono solo un terzo coloro che si pronunciano in questo senso. Mentre in alcuni paesi europei, come l'Olanda, il Belgio e la Svezia, sembra essersi verificato un significativo incremento negli attacchi, sia verbali che fisici, nei confronti dei musulmani, in altri paesi, come l'Italia, la Germania e la Grecia, tale incremento non è stato rilevato. Il quadro evolutivo che emerge dunque al termine di questo decennio appare caratterizzato da una progressiva metabolizzazione da parte della società italiana, soprattutto in nome di un realismo pragmatico.
Quale integrazione possibile?
La prima indicazione nasce dalla constatazione che il fenomeno migratorio in Italia presenta ormai un indubbio carattere strutturale, per cui nei prossimi anni , in previsione di un sempre maggior radicamento della componente immigrata, il nostro paese assumerà un volto sempre più multiculturale. La seconda indicazione riguarda la necessità di ricercare delle modalità di integrazione in grado di garantire pari opportunità: per l'Italia è indubbiamente giunto il momento di attrezzarsi per gestire la convivenza interetnica.
Né il modello assimilazionista, seguito in Francia, né quello multiculturalista inglese hanno tuttavia ottenuto un pieno consenso : nei confronti del primo, si levano accuse di mancato riconoscimento dei diritti religiosi, mentre nei confronti del secondo modello emerge la preoccupazione di una eccessiva frammentazione della società. Di qui la crisi di entrambi i modelli che si è andata evidenziando soprattutto nell'ultimo decennio. Diverso il caso italiano in quanto la sua immigrazione è notevolmente eterogenea sotto il profilo etnico-culturale. In Italia, ormai da diversi anni, si verifica un incontro tra culture differenti, che convivono su uno stesso territorio, portate da individui e da gruppi provenienti da quasi tutti i paesi del mondo. I flussi migratori verso il nostro paese non hanno prodotto concentrazioni di comunità straniere omogenee attraverso ricomposizioni etniche su basi nazionali, come spesso accade altrove . Nell'agenda del prossimo futuro sono quindi da inserirsi alcune questioni urgenti che vanno dalla nuova normativa sulla cittadinanza al contrasto della clandestinità, dalle iniziative a favore delle seconde generazioni a quelle dirette all'emersione del lavoro nero, dall'inserimento scolastico al sostegno alle famiglie. Non vanno infine dimenticati altri due argomenti: il primo riguarda lo sforzo per costruire una politica migratoria sempre più europea. Il secondo ha per oggetto la questione dei rifugiati e dei profughi, questione che non può essere ulteriormente più rimandata e sulla quale la Fondazione Ismu intende impegnarsi nell'ambito del proprio compito istituzionale.


Questa è una gigantesca cagata! Come facevano "i terroristi" a sapere come sarebbero andate le elezioni? L'opinione pubblica spagnola non ha votato in massa Zapatero perché spaventata dagli attentati, ma per punire la squallida mossa di Aznar di tentare di manipolare l'orrore e il dolore della gente contro ETA e conquistare qualche voto in più alle elezioni! Per fortuna azioni così subdole sono ancora riconosciute e punite nelle nostre democrazie europee.Originariamente Scritto da IlikeUSA
Ho la sensazione nelle in altre democrazie oltreoceano l'opinione pubblica sia mooolto più influenzabile e manipolabile.
Ma perché tu cosa avresti fatto in un caso analogo?


Vero, ma senza l'attentato, stando a tutti i sondaggi, avrebbe vinto nettamente il partito popolareOriginariamente Scritto da demokrat


Certo. Ma attenzione a non confondere gli effetti con le cause.
L'intento dei terroristi dell'11 marzo era quello di destabilizzare il paese, non favorire l'una o l'altra parte politica. Nelle forze politiche occidentali non hanno alleati né e destra né a sinistra, né devono averne.


sec me è perchè il vatikaner kontrolla gli islamici![]()
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


no, i sondaggi davano vincente Aznar, i terroristi lo sapevano come lo sapevano tutti, e non è un caso che abbiano fatto la strage alla vigilia delle elezioniOriginariamente Scritto da demokrat
la gente ha votato Zapatero perchè ci sono stati gli attentati "per colpa" di Aznar che aveva mandato le truppe in Iraq
e così sarebbe andata anche se Aznar avesse da subito dato la colpa ad AQ
accusando l'ETA ha solo tentato di evitare la batosta, ma non c'è riuscito