Il governo tra l'analisi dei conti pubblici e la possibile trattativa con Bruxelles sui tempi del rientro.
"Buco peggio del previsto"
Si punta a rinegoziare con la Ue. Occhi puntati sull'appuntamento tra Prodi e il presidente Barroso.
di CLAUDIO TITO
ROMA - "I conti rischiano di essere peggio del previsto". Il timone del governo è tra le mani di Romano Prodi da tre giorni. Ora le "carte" sono effettivamente a sua disposizione. E la sua attenzione, insieme a quella del ministro dell'Economia Padoa Schioppa, si è concentrata sui conti pubblici. Sul lascito dei cinque anni di governo Berlusconi. Un'eredità che ha messo subito in "allarme" la nuova squadra di Palazzo Chigi. "Più del previsto", appunto. E il "rilancio economico" studiato dall'Unione, ossia "il cuore del governo", dipende in larga parte dalla "due diligence" dell'ex banchiere.
Il premier e Padoa Schioppa ne hanno parlato ieri pomeriggio. Devono correre ai ripari. E il piano inevitabilmente passa per Bruxelles. E già perché, proprio come dieci anni fa, Prodi modulerà la sua politica con i parametri europei. Il bilancio lasciato dal centrodestra viene definito "sgangherato" da diversi esponenti del nuovo esecutivo. Il rapporto deficit/Pil galoppa "almeno" verso il 4,5%. Il debito pubblico è in risalita, la crescita economica rallentata rispetto al resto dei paesi europei. Una situazione che non può essere nascosta alla Commissione europea e che richiede un intervento. Di tutto questo il capo del governo andrà a parlare il prossimo 29 maggio a Bruxelles con Barroso, il presidente della Commissione europea. In quegli uffici il Professore ribadirà la sua linea di assoluto "rigore" e di "rispetto degli impegni presi". Come fece tra il '96 e il '98, per ottenere l'accesso all'euro, si dichiarerà "garante". Ma nello stesso tempo sottolineerà quanto l'eredità della Cdl sia pesante, nonostante i controlli esercitati a Bruxelles.
Tanto pesante, appunto, da richiedere una risposta. Quale? Sul tavolo di Prodi e Padoa Schioppa spiccano diverse ipotesi. Ma in bella mostra c'è quella che punta a "rinegoziare" il piano di rientro concordato da Berlusconi.
Il Cavaliere e Tremonti avevano fissato nel 2007 il riaggancio del 3%. Uno slittamento di un anno potrebbe consentire all'Italia di rimettere ordine tra i numeri scombussolati dalla Cdl. Il Professore, per il momento, non vuole formalizzare la richiesta. Vuole semmai prospettarla, saggiare le reazioni dei suoi interlocutori. Non per niente alla vigilia del consiglio di europeo di metà giugno, volerà a Berlino per parlare con il cancelliere Merkel: la Germania ha sostanzialmente confezionato un'operazione analoga con tanto di multa "accessoria". Prima però, il Tesoro deve completare il suo "viaggio" nel bilancio dello Stato: la due diligence dovrebbe essere pronta entro l'Ecofin del 6-7 giugno. Come ripeteva venerdì scorso Massimo D'Alema, il ministro degli Esteri che svolgerà un ruolo decisivo nella trattativa con l'Europa, "prima di tutto dobbiamo fare i conti, poi vedremo".
Sta di fatto che la prima opzione nell'agenda del governo è proprio questa. Una carta che, con ogni probabilità, Prodi non vuole giocare subito ma in autunno, con la definizione della Finanziaria. Non subito perché, condividendo i timori del neo inquilino di Via XX Settembre, non bisogna spaventare i mercati e le agenzie di rating. Prima, insomma, il governo deve dimostrare la sua "serietà". Sapendo però che senza un rinvio, difficilmente saranno praticabili le politiche di investimento e di sviluppo. E sarebbe un problema anche ammorbidire lo "scalone" della riforma previdenziale fissato per il 2008, come promesso in campagna elettorale. Come nel '96, dunque, l'Unione centrerà la sua azione sulla trattativa con Bruxelles.
Sapendo che potrà attivare il confronto su molti altri punti: dalla fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno all'Irap fino agli investimenti per le imprese.
(20 maggio 2006) - Repubblica




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