
Originariamente Scritto da
niocat55
Ti prego di moderare le parole "senti bello" dillo a chi ti può conoscere per me sei un'estranea, quindi sta buonina. Prenditi na camomilla e sta calma
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Il Cardinale Caffarra spiega il Magistero sulla famiglia di Giovanni Paolo II
“La vocazione originaria della persona è l’amore”

BOLOGNA, domenica, 2 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Carlo Caffarra, ha spiegato che le direttive fondamentali del Magistero di Giovanni Paolo II collocano la “questione matrimonio-famiglia” nella “questione antropologica”, per cui “la vocazione originaria della persona è l’amore”.
“La persona è nella misura in cui ama”, e “l’amore misura al contempo la consistenza della propria soggettività e dell’affermazione dell’altro”, ha precisato.
Questo in sintesi il discorso pronunciato dal porporato nell’intervenire a Bologna il 31 marzo presso l’Istituto “Veritatis Splendor”, alla presentazione del secondo volume della Bibliotheca Ioannes Paulus PP. II di FMR-ART’E”: “Familia via Ecclesiae. Il magistero di Papa Wojtyla sul matrimonio e la famiglia”.
L’incontro è stato voluto dalla Chiesa di Bologna per celebrare la venerata memoria di Giovanni Paolo II in occasione del primo anniversario della sua morte.
Nel suo intervento, il Cardinale Caffarra ha illustrato come “l’essenza dell’amore è la vocazione originaria di ogni persona” e “l’amore sponsale è una realizzazione privilegiata di quell’essenza”
“Chi vive l’esperienza dell’amore coniugale, vive in forma privilegiata l’esperienza dell’essenza dell’amore e quindi dell’essenza della persona”, ha sottolineato.
“Da questo Magistero risulta che il matrimonio è radicato nella natura della persona umana: il matrimonio non è un fatto puramente culturale, senza alcun fondamento nella natura della persona umana – ha continuato –. E pertanto la sua definizione istituzionale non è una mera convenzione sociale”.
Per Caffarra l’approccio antropologico porta Giovanni Paolo II a costruire una dottrina del matrimonio in chiave storico-salvifica, così che “la cristianizzazione del matrimonio non è qualcosa di estrinseco alla vita ed esperienza coniugale, ma ne è la piena realizzazione”
“L’elevazione soprannaturale della naturale sacramentalità del matrimonio assume il carattere redentivo: è redenzione del matrimonio”, ha detto.
In merito alla morale sessuale, Giovanni Paolo II sostiene che: "Gustare il piacere sessuale senza tuttavia trattare la persona come un oggetto di godimento” è “il nocciolo del problema morale sessuale”.
A tale proposito l’Arcivescovo di Bologna ha precisato che “la caduta dell’uomo e della donna in quanto coniugati consiste nell’aver perso la superiorità della loro persona sulla loro sessualità.. Il proprio corpo non è più la trasparenza della persona, ed il corpo dell’altro non è più inteso come linguaggio della sua persona”.
Si tratta di una “malattia spirituale o meglio di una condizione morbosa” ha sottolineato il porporato, in questo modo “la persona diventa incapace di fare dono di sé. E poiché essa si realizza solo nel dono di sé, diventa incapace di realizzarsi: è perduta!”.
“Di conseguenza, il rapporto coniugale diventa un uso contrattato e consentito che gli sposi fanno del loro corpo”, ha aggiunto.
Secondo il porporato, a questo punto Giovanni Paolo II arriva a spiegare che a guarire l’uomo e la donna è Cristo, il quale ridona loro “la capacità di amare”, cioè “di impiantare dentro al linguaggio della sessualità l’autodonazione della persona”.
Il Cardinale Caffarra ha aggiunto che “la redenzione del corpo operata da Cristo apre però alla persona umana non solo la via dell’autorealizzazione secondo la forma coniugale, ma anche secondo la forma verginale, vera novità questa dell’economia salvifica cristiana”.
Riferendosi alla situazione odierna, l’Arcivescovo di Bologna ha ricordato che “il malessere mortale di cui soffre il matrimonio e la famiglia” è “determinato dalla crisi del concetto di verità” cosicché i termini come “dono di sé”, “paternità-maternita”, “amore” sono diventati “equivoci”.
Secondo Giovanni Paolo II la “crisi del concetto di verità”, così come “il segno del collasso della libertà” è “l’individualismo, la cui essenza consiste nella ricerca del proprio bene prescindendo dal bene dell’altro”, ha riferito il porporato.
L’Arcivescovo di Bologna ha quindi sottolineato che per guarire matrimonio e famiglia Giovanni Paolo II non si è accontentato di “riproporre le norme morali”, ma ha indicato “la possibilità offerta dall’evangelizzazione per l’uomo e la donna di un incontro con Cristo vivente e presente”.
Da questo punto di vista Papa Wojtyla ha richiamato continuamente la necessità di mostrare la “rilevanza antropologica” dell’annuncio cristiano attraverso “l’educazione intesa come introduzione dei giovani dentro alla verità ed alla bellezza di un incontro con Cristo che sveli loro tutta la ricchezza della loro umanità”.
Il Cardinale Caffarra ha ricordato le tante occasioni in cui ha potuto discutere di questi temi con Giovanni Paolo II, soprattutto nei primi anni di fondazione del Pontificio Istituto di Studi su matrimonio e famiglia, ed ha confessato di essersi chiesto “varie volte che cosa ultimamente lo muoveva a porre al centro del suo ministero pastorale il matrimonio e la famiglia”.
“Ho pensato che fosse uno sguardo posato sull’uomo come attraverso due finestre: la finestra della libertà dell’uomo nella quale egli decide di se stesso per sempre; la finestra dell’atto redentivo di Cristo nella quale Dio ha svelato quanta stima ha dell’uomo”, ha spiegato.
“E l’uomo e la donna che si sposano sono manifestazione privilegiata di quel rischio che è insito nello stesso mestiere del vivere umano”, ha infine concluso l’Arcivescovo di Bologna