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Discussione: Professione? Madre!

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da niocat55
    A me sembra che tu voglia provocare.
    E' stata forse violentata?

    Sei una donna? Se lo sei sai bene che a 15 anni una ragazza è donna a tutti gli effetti.
    Davvero? Peccato che non si possa sposare, chi sa perchè... e comunque, in Italia, il sesso con i minori di sedici anni da parte di chi è maggiorenne e con differenza di età di più di tre anni è STUPRO (vedi la legge sulla violenza sessuale).

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Ma quale amore giovanile! Io ho avuto mio figlio a 22 anni e ne sono contentissima. Invece con una ragazzina di 15 anni è pedofilia, di qui non si scappa e, se avessi una figlia femmina e qualcuno mi proponesse di volerla sposare, lo farei correre a calci nel sedere. Questa non è una famiglia normale, è una famiglia pedofila.
    Tu non conosci nemmeno il termine "pedofilia".

    Davvero? Peccato che non si possa sposare, chi sa perchè... e comunque, in Italia, il sesso con i minori di sedici anni da parte di chi è maggiorenne e con differenza di età di più di tre anni è STUPRO (vedi la legge sulla violenza sessuale).
    Perchè te la prendi tanto, non mi sembra che ci sia tutto quello che tu stai dicendo. Strano che centra la legge? Tu hai avuto un figlio a 22 anni sono contento per te.
    Ma cerchiamio di rimanere nei limiti

    In fondo questa non è una testimonianza di uno stupro:

    “ Mai mi sono pentita della vita che ho vissuto, per questo non la cambierei con quella di nessun altro”.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da niocat55
    Tu non conosci nemmeno il termine "pedofilia".



    Perchè te la prendi tanto, non mi sembra che ci sia tutto quello che tu stai dicendo. Strano che centra la legge? Tu hai avuto un figlio a 22 anni sono contento per te.
    Ma cerchiamio di rimanere nei limiti
    C'entra che se c'è una legge, vuol dire che si presume che il rapporto sessuale a 15 anni non sia scelto liberamente, data l' immaturità della persona, e sia quindi imposto, almeno psicologicamente, ergo sia uno stupro, se lo impone una persona che ha più di tre anni di differenza di età.
    Pedofilia viene dalle parole greche greche pais e filia e vuol dire "amore per i bambini": nell'accezione comune la parola pedofilia viene usata per indicare l'attrazione sessuale per i bimbi (maschi o femmine che siano).

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    C'entra che se c'è una legge, vuol dire che si presume che il rapporto sessuale a 15 anni non sia scelto liberamente, data l' immaturità della persona, e sia quindi imposto, almeno psicologicamente, ergo sia uno stupro, se lo impone una persona che ha più di tre anni di differenza di età.
    Pedofilia viene dalle parole greche greche pais e filia e vuol dire "amore per i bambini": nell'accezione comune la parola pedofilia viene usata per l'attrazione sessuale per i bimbi (maschi o femmine che siano).
    Beh che ti devo dire stai armando una canizza per una testimonianza di un amore che oggi è molto difficile da vedere.

    La vuoi buttare in giurispudenza. Problemi tuoi se questa cosa ti da fastidio, "forse" ti tocca "particolarmente"

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    C'entra che se c'è una legge, vuol dire che si presume che il rapporto sessuale a 15 anni non sia scelto liberamente, data l' immaturità della persona, e sia quindi imposto, almeno psicologicamente, ergo sia uno stupro, se lo impone una persona che ha più di tre anni di differenza di età.
    Pedofilia viene dalle parole greche greche pais e filia e vuol dire "amore per i bambini": nell'accezione comune la parola pedofilia viene usata per indicare l'attrazione sessuale per i bimbi (maschi o femmine che siano).
    mi sembra però che il rapporto sia avvenuto con amore e con l'intento di costituire una famiglia, infatti
    Velva era minorenne, così il suo matrimonio dovette essere in un primo momento solo civile.
    Non tirar la corda troppo che poi si spacca e cadi

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da niocat55
    Beh che ti devo dire stai armando una canizza per una testimonianza di un amore che oggi è molto difficile da vedere.

    La vuoi buttare in giurispudenza. Problemi tuoi se questa cosa ti da fastidio, "forse" ti tocca "particolarmente"
    Senti, bello, se a te piace la pedofilia a me non piace e non perchè ne abbia avuta personale esperienza, per fortuna, semplicemente perchè mi fa schifo. Punto.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero
    mi sembra però che il rapporto sia avvenuto con amore e con l'intento di costituire una famiglia, infatti


    Non tirar la corda troppo che poi si spacca e cadi
    Prego? Per la legge italiana è stupro (e io sono d'accordo), per la legge spagnola non so.

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    Senti, bello, se a te piace la pedofilia a me non piace e non perchè ne abbia avuta personale esperienza, per fortuna, semplicemente perchè mi fa schifo. Punto.
    Ti prego di moderare le parole "senti bello" dillo a chi ti può conoscere per me sei un'estranea, quindi sta buonina. Prenditi na camomilla e sta calma

    **************************************************

    Il Cardinale Caffarra spiega il Magistero sulla famiglia di Giovanni Paolo II

    “La vocazione originaria della persona è l’amore”




    BOLOGNA, domenica, 2 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Carlo Caffarra, ha spiegato che le direttive fondamentali del Magistero di Giovanni Paolo II collocano la “questione matrimonio-famiglia” nella “questione antropologica”, per cui “la vocazione originaria della persona è l’amore”.

    “La persona è nella misura in cui ama”, e “l’amore misura al contempo la consistenza della propria soggettività e dell’affermazione dell’altro”, ha precisato.

    Questo in sintesi il discorso pronunciato dal porporato nell’intervenire a Bologna il 31 marzo presso l’Istituto “Veritatis Splendor”, alla presentazione del secondo volume della Bibliotheca Ioannes Paulus PP. II di FMR-ART’E”: “Familia via Ecclesiae. Il magistero di Papa Wojtyla sul matrimonio e la famiglia”.

    L’incontro è stato voluto dalla Chiesa di Bologna per celebrare la venerata memoria di Giovanni Paolo II in occasione del primo anniversario della sua morte.

    Nel suo intervento, il Cardinale Caffarra ha illustrato come “l’essenza dell’amore è la vocazione originaria di ogni persona” e “l’amore sponsale è una realizzazione privilegiata di quell’essenza”

    “Chi vive l’esperienza dell’amore coniugale, vive in forma privilegiata l’esperienza dell’essenza dell’amore e quindi dell’essenza della persona”, ha sottolineato.

    “Da questo Magistero risulta che il matrimonio è radicato nella natura della persona umana: il matrimonio non è un fatto puramente culturale, senza alcun fondamento nella natura della persona umana – ha continuato –. E pertanto la sua definizione istituzionale non è una mera convenzione sociale”.

    Per Caffarra l’approccio antropologico porta Giovanni Paolo II a costruire una dottrina del matrimonio in chiave storico-salvifica, così che “la cristianizzazione del matrimonio non è qualcosa di estrinseco alla vita ed esperienza coniugale, ma ne è la piena realizzazione”

    “L’elevazione soprannaturale della naturale sacramentalità del matrimonio assume il carattere redentivo: è redenzione del matrimonio”, ha detto.

    In merito alla morale sessuale, Giovanni Paolo II sostiene che: "Gustare il piacere sessuale senza tuttavia trattare la persona come un oggetto di godimento” è “il nocciolo del problema morale sessuale”.

    A tale proposito l’Arcivescovo di Bologna ha precisato che “la caduta dell’uomo e della donna in quanto coniugati consiste nell’aver perso la superiorità della loro persona sulla loro sessualità.. Il proprio corpo non è più la trasparenza della persona, ed il corpo dell’altro non è più inteso come linguaggio della sua persona”.

    Si tratta di una “malattia spirituale o meglio di una condizione morbosa” ha sottolineato il porporato, in questo modo “la persona diventa incapace di fare dono di sé. E poiché essa si realizza solo nel dono di sé, diventa incapace di realizzarsi: è perduta!”.

    “Di conseguenza, il rapporto coniugale diventa un uso contrattato e consentito che gli sposi fanno del loro corpo”, ha aggiunto.

    Secondo il porporato, a questo punto Giovanni Paolo II arriva a spiegare che a guarire l’uomo e la donna è Cristo, il quale ridona loro “la capacità di amare”, cioè “di impiantare dentro al linguaggio della sessualità l’autodonazione della persona”.

    Il Cardinale Caffarra ha aggiunto che “la redenzione del corpo operata da Cristo apre però alla persona umana non solo la via dell’autorealizzazione secondo la forma coniugale, ma anche secondo la forma verginale, vera novità questa dell’economia salvifica cristiana”.

    Riferendosi alla situazione odierna, l’Arcivescovo di Bologna ha ricordato che “il malessere mortale di cui soffre il matrimonio e la famiglia” è “determinato dalla crisi del concetto di verità” cosicché i termini come “dono di sé”, “paternità-maternita”, “amore” sono diventati “equivoci”.

    Secondo Giovanni Paolo II la “crisi del concetto di verità”, così come “il segno del collasso della libertà” è “l’individualismo, la cui essenza consiste nella ricerca del proprio bene prescindendo dal bene dell’altro”, ha riferito il porporato.

    L’Arcivescovo di Bologna ha quindi sottolineato che per guarire matrimonio e famiglia Giovanni Paolo II non si è accontentato di “riproporre le norme morali”, ma ha indicato “la possibilità offerta dall’evangelizzazione per l’uomo e la donna di un incontro con Cristo vivente e presente”.

    Da questo punto di vista Papa Wojtyla ha richiamato continuamente la necessità di mostrare la “rilevanza antropologica” dell’annuncio cristiano attraverso “l’educazione intesa come introduzione dei giovani dentro alla verità ed alla bellezza di un incontro con Cristo che sveli loro tutta la ricchezza della loro umanità”.

    Il Cardinale Caffarra ha ricordato le tante occasioni in cui ha potuto discutere di questi temi con Giovanni Paolo II, soprattutto nei primi anni di fondazione del Pontificio Istituto di Studi su matrimonio e famiglia, ed ha confessato di essersi chiesto “varie volte che cosa ultimamente lo muoveva a porre al centro del suo ministero pastorale il matrimonio e la famiglia”.

    “Ho pensato che fosse uno sguardo posato sull’uomo come attraverso due finestre: la finestra della libertà dell’uomo nella quale egli decide di se stesso per sempre; la finestra dell’atto redentivo di Cristo nella quale Dio ha svelato quanta stima ha dell’uomo”, ha spiegato.

    “E l’uomo e la donna che si sposano sono manifestazione privilegiata di quel rischio che è insito nello stesso mestiere del vivere umano”, ha infine concluso l’Arcivescovo di Bologna

  9. #19
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    **************************************************

    Il Cardinale Caffarra spiega il Magistero sulla famiglia di Giovanni Paolo II

    “La vocazione originaria della persona è l’amore”




    BOLOGNA, domenica, 2 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Bologna, il Cardinale Carlo Caffarra, ha spiegato che le direttive fondamentali del Magistero di Giovanni Paolo II collocano la “questione matrimonio-famiglia” nella “questione antropologica”, per cui “la vocazione originaria della persona è l’amore”.

    “La persona è nella misura in cui ama”, e “l’amore misura al contempo la consistenza della propria soggettività e dell’affermazione dell’altro”, ha precisato.

    Questo in sintesi il discorso pronunciato dal porporato nell’intervenire a Bologna il 31 marzo presso l’Istituto “Veritatis Splendor”, alla presentazione del secondo volume della Bibliotheca Ioannes Paulus PP. II di FMR-ART’E”: “Familia via Ecclesiae. Il magistero di Papa Wojtyla sul matrimonio e la famiglia”.

    L’incontro è stato voluto dalla Chiesa di Bologna per celebrare la venerata memoria di Giovanni Paolo II in occasione del primo anniversario della sua morte.

    Nel suo intervento, il Cardinale Caffarra ha illustrato come “l’essenza dell’amore è la vocazione originaria di ogni persona” e “l’amore sponsale è una realizzazione privilegiata di quell’essenza”

    “Chi vive l’esperienza dell’amore coniugale, vive in forma privilegiata l’esperienza dell’essenza dell’amore e quindi dell’essenza della persona”, ha sottolineato.

    “Da questo Magistero risulta che il matrimonio è radicato nella natura della persona umana: il matrimonio non è un fatto puramente culturale, senza alcun fondamento nella natura della persona umana – ha continuato –. E pertanto la sua definizione istituzionale non è una mera convenzione sociale”.

    Per Caffarra l’approccio antropologico porta Giovanni Paolo II a costruire una dottrina del matrimonio in chiave storico-salvifica, così che “la cristianizzazione del matrimonio non è qualcosa di estrinseco alla vita ed esperienza coniugale, ma ne è la piena realizzazione”

    “L’elevazione soprannaturale della naturale sacramentalità del matrimonio assume il carattere redentivo: è redenzione del matrimonio”, ha detto.

    In merito alla morale sessuale, Giovanni Paolo II sostiene che: "Gustare il piacere sessuale senza tuttavia trattare la persona come un oggetto di godimento” è “il nocciolo del problema morale sessuale”.

    A tale proposito l’Arcivescovo di Bologna ha precisato che “la caduta dell’uomo e della donna in quanto coniugati consiste nell’aver perso la superiorità della loro persona sulla loro sessualità.. Il proprio corpo non è più la trasparenza della persona, ed il corpo dell’altro non è più inteso come linguaggio della sua persona”.

    Si tratta di una “malattia spirituale o meglio di una condizione morbosa” ha sottolineato il porporato, in questo modo “la persona diventa incapace di fare dono di sé. E poiché essa si realizza solo nel dono di sé, diventa incapace di realizzarsi: è perduta!”.

    “Di conseguenza, il rapporto coniugale diventa un uso contrattato e consentito che gli sposi fanno del loro corpo”, ha aggiunto.

    Secondo il porporato, a questo punto Giovanni Paolo II arriva a spiegare che a guarire l’uomo e la donna è Cristo, il quale ridona loro “la capacità di amare”, cioè “di impiantare dentro al linguaggio della sessualità l’autodonazione della persona”.

    Il Cardinale Caffarra ha aggiunto che “la redenzione del corpo operata da Cristo apre però alla persona umana non solo la via dell’autorealizzazione secondo la forma coniugale, ma anche secondo la forma verginale, vera novità questa dell’economia salvifica cristiana”.

    Riferendosi alla situazione odierna, l’Arcivescovo di Bologna ha ricordato che “il malessere mortale di cui soffre il matrimonio e la famiglia” è “determinato dalla crisi del concetto di verità” cosicché i termini come “dono di sé”, “paternità-maternita”, “amore” sono diventati “equivoci”.

    Secondo Giovanni Paolo II la “crisi del concetto di verità”, così come “il segno del collasso della libertà” è “l’individualismo, la cui essenza consiste nella ricerca del proprio bene prescindendo dal bene dell’altro”, ha riferito il porporato.

    L’Arcivescovo di Bologna ha quindi sottolineato che per guarire matrimonio e famiglia Giovanni Paolo II non si è accontentato di “riproporre le norme morali”, ma ha indicato “la possibilità offerta dall’evangelizzazione per l’uomo e la donna di un incontro con Cristo vivente e presente”.

    Da questo punto di vista Papa Wojtyla ha richiamato continuamente la necessità di mostrare la “rilevanza antropologica” dell’annuncio cristiano attraverso “l’educazione intesa come introduzione dei giovani dentro alla verità ed alla bellezza di un incontro con Cristo che sveli loro tutta la ricchezza della loro umanità”.

    Il Cardinale Caffarra ha ricordato le tante occasioni in cui ha potuto discutere di questi temi con Giovanni Paolo II, soprattutto nei primi anni di fondazione del Pontificio Istituto di Studi su matrimonio e famiglia, ed ha confessato di essersi chiesto “varie volte che cosa ultimamente lo muoveva a porre al centro del suo ministero pastorale il matrimonio e la famiglia”.

    “Ho pensato che fosse uno sguardo posato sull’uomo come attraverso due finestre: la finestra della libertà dell’uomo nella quale egli decide di se stesso per sempre; la finestra dell’atto redentivo di Cristo nella quale Dio ha svelato quanta stima ha dell’uomo”, ha spiegato.

    “E l’uomo e la donna che si sposano sono manifestazione privilegiata di quel rischio che è insito nello stesso mestiere del vivere umano”, ha infine concluso l’Arcivescovo di Bologna

    a) nel momento in cui tu fai ridicole insinuazioni sulle motivazioni dei miei post e sulla mia vita privata che non conosci, io mi sento autorizzata a dirti "senti bello"

    b) non mi risulta che il vescovo di Bologna propagandi matrimoni di ragazzine quindicenni con uomini che hanno più di tre anni di differenza di età con loro.

    c) sono calmissima: semplicemente argomento, cosa che tu non sai fare.

  10. #20
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    Il matrimonio come bene comune
    Gli studiosi difendono il suo ruolo nella società



    PRINCETON (New Jersey) (ZENIT.org).- Cresce l’ostilità nei confronti del matrimonio come istituzione pubblica. In un contesto di pressioni per la legalizzazione del matrimonio omosessuale, per il riconoscimento formale delle coppie di fatto e del perdurante problema del divorzio, l’impostazione tradizionale del matrimonio risulta fortemente screditata agli occhi di molta gente.

    Ma una recente pubblicazione raccoglie una serie impressionante di elementi a dimostrazione della validità del matrimonio per il bene comune. Si tratta del volume dal titolo “The Meaning of Marriage: Family, State, Market, and Morals" (ed. Spence Publishing), a cura di Robert P. George e Jean Bethke Elshtain, professori rispettivamente della Università di Princeton e dell’Università di Chicago, che raccoglie una serie di saggi sul matrimonio scritti da eminenti studiosi.

    Elshtain osserva nell’introduzione che nessuno può dirsi indifferente riguardo il dibattito sul matrimonio, perché esso è un’istituzione che pervade l’intera società. Tuttavia, la questione del futuro del matrimonio è diventata sempre più terreno di scontro, per la presenza di gruppi di pressione come quello delle coppie omosessuali che pretendono il riconoscimento dei loro “diritti”.

    Uno dei temi di fondo di questo libro - sostiene la professoressa - è la convinzione che una modificazione dell’istituto del matrimonio comporti profonde e forse inaspettate ripercussioni su noi stessi come individui e sulla società in generale.

    In ogni società presa in esame, esiste qualche forma di matrimonio, commenta il filosofo inglese Roger Scruton nel suo capitolo. Ed esso svolge un ruolo vitale sia nel trasmettere il patrimonio di una generazione alla generazione successiva, sia nel dare protezione e cura ai bambini che crescono; costituisce una forma di cooperazione sociale ed economica, e di regolazione dell’attività sessuale.

    Da sempre legato alla religione, il vincolo matrimoniale ha, nell’epoca recente, subito una costante desacralizzazione. Inoltre, anche i vincoli sociali che legano marito e moglie si sono allentati a tal punto che il matrimonio ha perso l’impegno cristiano del “finché morte non ci separi”, per assomigliare più ad una sorta di contratto a termine.

    Sicuramente - sostiene Scriton - questa perdita dell’aspetto religioso del matrimonio ha rappresentato un elemento determinante per il suo progressivo indebolimento. Una promessa sacra è un impegno certamente più vincolante di una promessa civile. E, poco a poco, lo Stato ha allentato il vincolo matrimoniale fino a che non si è arrivati ad una sorta di “poligamia in serie” (“serial polygamy”) fatta di un susseguirsi tra matrimonio e divorzio. Ma queste unioni civili rescindibili non sono in grado di svolgere quelle funzioni tradizionali proprie del matrimonio. Esse producono piuttosto una amplificazione dell’autostima dei partner, sostiene l’autore, e non sono in grado di garantire una sicurezza ai bambini.

    Quali conseguenze per i bambini?

    Il saggio successivo esamina proprio la situazione dei bambini. Nel loro contributo congiunto, Don Browning, professore emerito presso la Divinity School dell’Università di Chicago, ed Elizabeth Marquardt, autrice di un recente libro sugli effetti del divorzio sui bambini, prendono in esame gli effetti del matrimonio omosessuale sui bambini.

    Gli autori confutano le argomentazioni dei fautori del matrimonio omosessuale e della Corte Suprema del Massachusetts che ha legalizzato le unioni omosessuali. Essi sostengono che è un errore considerare come fulcro dell’istituto matrimoniale l’interscambio di natura sessuale, ignorando invece il suo scopo generativo.

    Ridefinire il matrimonio in questi termini, significa poter fare a meno del principio secondo cui sono le persone che mettono al mondo dei figli a doverli poi crescere nell’ambito di un rapporto stabile. I bambini hanno il diritto ad avere dei genitori e una famiglia, come viene ribadito anche nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo. Essi hanno anche il diritto di vivere in una società in cui le istituzioni giuridiche e culturali contribuiscano ad assicurare loro il diritto di essere cresciuti dai genitori che li hanno concepiti, sostengono Browning e Marquardt.

    Molti elementi dimostrano che i bambini cresciuti con i propri genitori biologici sposati, mediamente ottengono risultati migliori di quelli cresciuti da un solo genitore o da genitori acquisiti. Riguardo ai bambini cresciuti da coppie omosessuali, i dati a disposizione sono molto scarsi. Ma, sulla base dell’esperienza relativa a forme familiari alternative, è possibile desumere che queste unioni non siano capaci di eguagliare il grado di impegno personale che la coppia eterosessuale sposata mette nel proprio matrimonio, con i conseguenti positivi risultati di solidità, asseriscono gli autori.

    “Trascurare i bisogni dei bambini, le tradizioni che hanno compreso questi bisogni, e i dati sociologici contemporanei, offende la giustizia naturale”, osservano.

    Maggiore salute

    Il contributo di Maggie Gallagher approfondisce il modo in cui il matrimonio protegge i bambini. Gallagher, autrice di una serie di libri su questo tema, osserva che il matrimonio:

    - aumenta le probabilità che i bambini godano di un rapporto stretto e caloroso con i propri genitori;

    - riduce la povertà infantile;

    - aumenta il grado di salute dei bambini, i quali sono anche più propensi ad ottenere migliori risultati a scuola e a concludere gli studi universitari.

    Invece, bambini cresciuti fuori dal matrimonio hanno maggiori probabilità di divorziare, di diventare tossicodipendenti, di sviluppare malattie mentali e di subire abusi nella giovinezza.

    Gallagher riconosce che gli studiosi stanno ancora discutendo sulla portata dei vantaggi derivanti dal matrimonio e sui meccanismi per cui questi si generano. Ma non vi è dubbio che il matrimonio è molto più di un mero accordo privato fondato sui sentimenti. Esso è anche un bene sociale con profonde ripercussioni sui bambini.

    Alcuni fautori del matrimonio omosessuale - osserva l’autrice - sostengono che i dati dimostrano che i bambini cresciuti all’interno di queste unioni non subiscono alcuno svantaggio rispetto ai bambini cresciuti da coppie eterosessuali. Ma Gallagher richiama alcuni studi che hanno dimostrato le carenze metodologiche della ricerca su cui si basano i fautori delle unioni omosessuali.

    Tra queste carenze vi è la ristrettezza dei campioni statistici, la carenza di studi di lungo termine, e il fatto che la maggioranza degli studi mette a paragone le madri lesbiche single, con le madri eterosessuali single e non con le coppie sposate.

    Il ruolo economico

    Il saggio di Harold James, professore di storia presso l’Università di Princeton, riflette sul ruolo economico della famiglia. Molta attenzione è stata posta all’interazione tra lo Stato e i mercati - osserva - ma relativamente poca all’impatto della famiglia sull’economia.

    La famiglia - sottolinea James - non è solo una fonte di stabilità, ma anche di dinamismo, di creatività e di innovazione. Basta dare uno sguardo alla storia economica e alla situazione attuale di molti Paesi per rendersi conto dell’importanza delle imprese a conduzione familiare. Più di tre quarti delle società registrate nel mondo industrializzato sono aziende familiari, e in Europa alcune di queste sono imprese di dimensioni molto grandi.

    L’economista Jennifer Roback Morse, nel suo saggio, confuta la legittimità del divorzio consensuale. Trasformare il matrimonio in un contratto a termine ha avuto gravi conseguenze sociali. Esso ha anche indebolito la stessa istituzione matrimoniale, facilitando l’argomentazione a favore del matrimonio omosessuale, sostiene l’autrice.

    Il matrimonio - spiega Morse - è un’istituzione naturale pre-politica, che svolge un essenziale ruolo di mediatore nella società. Il suo indebolimento porta lo Stato a dover intervenire assai più pesantemente nella nostra vita. Basti pensare alle politiche assistenziali necessarie per affrontare le conseguenze derivanti dalle separazioni familiari; ma anche all’esigenza dello Stato di porsi come arbitro rispetto alle strutture matrimoniali e familiari, che possono essere riedificate nelle forme più varie.

    Di conseguenza la società perde il funzionamento di una essenziale istituzione sociale - il matrimonio e la famiglia - che fino a quel momento agiva come mediatore tra gli individui e lo Stato, sostiene Morse.

    L’economista, poi, mette a confronto il contratto matrimoniale con il contratto economico. Il divorzio consensuale in realtà è un divorzio unilaterale - osserva - in cui un coniuge può semplicemente rompere il matrimonio, privando l’altro di qualsiasi possibilità di contestazione. Si può immaginare l’impatto sull’economia, qualora questo fosse vero anche per i normali contratti economici, sottolinea Morse. Come potremmo fare affari se la legge non facesse distinzione tra coloro che hanno rispettato i termini del contratto e coloro che li hanno violati?

 

 
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