Cinesi che praticano l'aborto in cliniche clandestine, rumeni che ammazzano e rapinano, zingari che ti fregano il pupo. Il far west in casa nostra.

La polizia di Rimini ha interrogato sette giovani romeni nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Elio Morri, 48 anni, ucciso sulla spiaggia tra Marebello e Rivazzurra a bastonate. Tra le persone accompagnate in Questura, due sono state fermate per il delitto: si tratta di un 18enne e un 19enne. Decisive le intercettazioni telefoniche sul cellulare di un turista tedesco, rapinato nella stessa zona.


Il loro interrogatorio è finito all'alba, alla presenza del pm Marilù Gattelli. I due, fin da subito i maggiori sospettati, erano stati accompagnati ieri sera negli uffici della Questura dalla Squadra Mobile riminese e dal Reparto prevenzione crimine di Bologna assieme ad altri cinque connazionali. A quanto si è appreso i due giovani avrebbero confessato l'aggressione, scaricando reciprocamente l'uno addosso all'altro la responsabilità della morte. Nella disponibilità di uno dei due è stato trovato un telefono cellulare rapinato a poche ore di distanza dall'omicidio ad alcuni ragazzi tedeschi in vacanza in riviera.

Gli investigatori hanno intercettato una chiamata in cui l'interlocutore diceva ai due romeni "L'avete ammazzato"; "No, l'abbiamo solo preso a calci", ha risposto uno dei due. "Guarda che i giornali dicono che l'avete ucciso", ha invece replicato chi stava dall'altro capo del telefono. Intanto, nella Chiesa della Resurrezione, si sono svolti i funerali di Morri. Le esequie sono state celebrate da don Oreste Benzi, fondatore dell'Associazione Papa Giovanni XXIII, con cui la vittima collaborava da molti anni.



Folle mattinata a Zanica, in provincia di Bergamo: un rumeno di 23 anni ha ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri. Il giovane è rimasto ferito. Colpito anche in maniera non grave un militare. Il ragazzo, forse sotto gli effetti di stupefacenti, era armato con due pistole . I carabinieri lo hanno colpito 18 volte prima di poterlo ammanettare e portare in ospedale.


Ciprian Mitrofan, secondo quanto si apprende, aveva a suo carico diversi precedenti penali. Ora è ricoverato in gravi condizioni. Non sono gravi le condizioni del militare ferito nello scontro a fuoco, un appuntato, che è stato raggiunto da un solo proiettile a un polso.

La ragazza fermata, compagna del romeno, sarebbe italiana. Non era in macchina con lui, ma nel suo appartamento a Zanica, dove il giovane stava andando prenderla dopo essere sfuggito a un primo inseguimento dei carabinieri. Il malvivente non solo aveva due pistole calibro 7,65, con le quali ha sparato una trentina di colpi, ma indossava anche un giubbotto antiproiettile.

Il bandito è stato colpito almeno 18 volte ma, secondo le stesse forze dell'ordine, è rimasto cosciente fino a quando è stato soccorso dai sanitari del 118. Decisamente meglio è andata all'appuntato scelto Carmelo Territo, di 40 anni, appartenente alla stazione di Calcinate (Bergamo), che ha riportato la frattura di un polso, raggiunto da un proiettile.

Tutto da chiarire il perché dell'armamentario di cui il romeno era in possesso. Un'ipotesi è che nella notte volesse tentare un colpo e che per qualche motivo non l'ha compiuto, (visto che non risultano denunce), oppure che stesse per metterlo in atto quando, guidando in maniera folle forse per effetto degli stupefacenti, è andato a sbattere contro il muro di una casa. Da qui ha avuto origine l'inseguimento che si è concluso con la folle sparatoria.



Agenti della polizia di Piacenza hanno smantellato sei cliniche clandestine gestite da cinesi, con falsi medici: tra gli strumenti sequestrati, quelli utilizzati per aborti. L'operazione - condotta dalla mobile in collaborazione con le questure di Firenze, Padova, Parma, Prato, Modena e Reggio Emilia - ha portato alla denuncia di 8 persone per esercizio abusivo della professione medica e al sequestro di medicinali.


Sono stati inoltre sequestrati 4.000 euro che una donna aveva con sé per pagare un aborto clandestino. Una ventina le persone identificate all'interno di queste improvvisate case di cura e tra queste due bambini di 4 anni in attesa di essere visitati da un pediatra privo di titoli. Tra gli strumenti sequestrati molti sono relativi alla pratica degli aborti.

Uno degli ambulatori clandestini è stato individuato a Mirandola, nella bassa modenese, all'interno di un appartamento di vicolo Personali. Lì era stato ricavato un ambulatorio medico di fortuna, dove, con ogni probabilità, si eseguivano visite ginecologiche e aborti clandestini. A scoprire l'ambulatorio sono stati gli agenti del commissariato di Mirandola assieme ai colleghi della squadra Mobile di Piacenza. Nel cotè modenese dell'operazione sono quattro i cinesi denunciati, in concorso, per esercizio abusivo della professione medica: un 44enne, residente a Mirandola (che aveva preso in affitto i locali); la moglie di 41 anni, e altri due connazionali, di 38 e 43 anni, sorpresi nell'ambulatorio.

Durante il controllo all'appartamento i poliziotti hanno scoperto che una stanza era stata attrezzata con un piccolo letto ginecologico artigianale in legno, un ecografo in funzione, e varie attrezzature mediche, divaricatori vaginali, pinze, soluzioni fisiologiche, farmaci, siringhe monouso, deflussori. Tutti i materiali sono stati posti sotto sequestro, così come la somma di 3.120 euro, trovata nel portafogli di uno dei cinesi. All'interno dell'ambulatorio, c'erano anche quattro quaderni manoscritti in lingua cinese, un libro scientifico, un computer e due cellulari.

L'operazione è l'ultima in ordine cronologico di una serie di attività che la polizia piacentina ha condotto dal gennaio scorso ad oggi con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine e che ha portato al sequestro di stupefacenti, case di appuntamento, bische clandestine e numerosi arresti e denunce.

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