Faranno il deserto e lo chiameranno multietnicità...
Martedì 28 febbraio a Primo Piano, quotidiano d'approfondimento del TG3 (a cura di Onofrio Dispenza e diretto da Maurizio Mannoni), si è parlato dei due differenti casi di cronaca violenta che hanno visto protagonisti carabinieri, immigrati e una guardia giurata (ne parleremo). Alla fine della puntata è stata trasmessa una breve intervista ad una insegnante libanese che si dedica a lezioni sul mondo maomettano nelle scuole italiane. Secondo la donna, la presenza di più etnie in una nazione è paragonabile ad un giardino di mille colori (rispetto al giardino monocolore di una nazione tendenzialmente monoetnica). Giardino che permette, a chi si stufa di un colore, di sceglierne a piacimento un altro...
Tralasciando la facile (ma corretta) metafora che non ogni terreno è adatto ad ogni fiore o pianta (se non grazie ad un intervento artificiale... e anche questo dovrebbe dar da pensare), così come si può tralasciare il retrogusto "consumistico" (ti stufi di un colore, magari il tuo, e ne prendi un altro...), c'è il curioso finale del montaggio della trasmissione: vengono mostrati due ragazzi, di massimo vent'anni, africani e abbigliati nel tipico modo degli amanti dell'hip-hop. Come se ne vedono a milioni ovunque, negli USA, in Francia, nel Regno Unito, in Italia o altrove... Qualcuno, compresa l'insegnante libanese, parlano/parlerebbero di "mille colori". A noi sembra il deserto (espressivo e culturale) che avanza...
Tempo fa (ne abbiamo già parlato) anche Gad Lerner ha parlato di piante (e di frutti). Tipico, a quanto pare, dei figli (spirituali) della nostra epoca (in cui la tecnica uccide o ha ucciso ad un tempo le distanze, i limiti e la natura) parlare di ciò che è ormai solo simulacro. Ma non fatevi fregare! Quando parlano di frutta, di alberi, di fiori, in realtà parlano di altro: appunto, il deserto...




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