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Discussione: La Voce Del Silenzio

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    Post La Voce Del Silenzio

    Nell'augurarvi buono studio, vi inizio a postare tutto il contributo di Vincenzo Vinciguerra, per aiutarvi a capire le trame del neofascismo atlantico di servizio, affinché le future generazioni sappiano riconoscere l'infamità di ieri e di oggi, per lavorare meglio domani.

    LA VOCE DEL SILENZIO
    “I moderati sapevano quel che avevano ignorato i terroristi, che per la maggioranza degli uomini solo il casti¬go crea il delitto e che una scelleratezza impunita cessa ben presto di essere una scelleratezza. Perciò nell'uccidere badavano a non fare rumore, raccomandavano il silenzio, sotterravano il grido delle vittime. Oggi la storia arriva troppo tardi per loro; la loro memoria è scomparsa”.
    Certamente, quando Edgar Quinet ricordava i massacri che si erano succeduti in Francia dopo l'eliminazione di Robespierre, con le parole sopra citate non immaginava che cento anni dopo avremmo dovuto riproporle per descrivere la realtà che viviamo nel nostro Paese.
    Fino ad oggi abbiamo contato solo i morti uccisi nel fragore delle bombe e nel crepitio delle raffiche dei mitra; abbiamo assistito solo ai processi pubblicizzati in maniera esasperata quando il propagandarli faceva comodo al regime; abbiamo ascoltato solo le parole dei politici che vantavano le loro 'vittorie' sul 'terrorismo' e quelle degli 'sconfitti' e degli umiliati che, senza alcuna dignità, sono sfilati davanti alle telecamere per raccontarci i loro 'pentimenti' e le loro 'dissociazioni'.
    Abbiamo, viceversa, dimenticato, se non quando totalmente ignorato, coloro che sono morti nel silenzio, coloro che hanno taciuto anche quando il destino gli è parso incomprensibile, coloro che vivono in un mondo ovattato da un silenzio più pesante di una pietra tombale, finendo, nella maggior parte dei casi, per smarrire il senso della vita e della loro stessa identità.
    Ancora qualche anno e tutti, morti e vivi, saranno accomunati nel medesimo oblio, anche coloro che oggi, a fatica, ancora si ricordano.
    Non vogliamo che questo accada.
    Non vogliamo che un giorno lontano qualche storico debba scrivere per i morti e per i vivi sepolti nel silenzio quello che Edgar Quinet ha scritto per i massacrati della restaurazione francese.
    E, per questa ragione, continuiamo a scrivere, a ricordare, a ricostruire, a ricercare tutti i frammenti che ci permetteranno di ricomporre per intero una Verità, senza aggettivi, capace di smentire quelle 'verità' di comodo che in questi anni sono emerse, e continueranno ad emergere senza tregua, a beffa di coloro che alla Verità credono, la Verità vogliono e ad essa tutto hanno sacrificalo.
    Questa volta la storia non arriverà "troppo tardi per loro" e la loro memoria non scomparirà perché la loro storia è la nostra storia, e la stiamo scrivendo, rigo dopo rigo, pagina dopo pagina.
    E continueremo a tarlo, senza mai fermarci, fino a dare una voce al silenzio sfidando l'indifferenza del cielo e il disinteresse degli uomini.
    Sollicciano, 22 giugno 1990

  2. #2
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    Post La strategia della menzogna

    La strategia della menzogna

    Uno dei luoghi comuni più diffusi è quello che vuole il Paese legale diviso in due schieramenti contrapposti; il primo, che non vuole la verità sui misteri d'Italia, rap¬presentato dai servizi "deviati", dai piduisti, da una par¬te della Democrazia Cristiana, da una parte della magi¬stratura; il secondo, che la verità la vuole, composto dai servizi "fedeli", dai "progressisti", dal Partito Comunista, da "Magistratura democratica".
    Nulla di più falso.
    Anche questa divisione di campo fra l'ombra e la luce, fra i demoni della menzogna e gli angeli della verità, è frutto di una sapiente opera di propaganda che ha creato uno spartiacque che, in realtà, esiste solo nella convinzione degli sprovveduti.
    I due schieramenti, invece, negano entrambi la verità nel momento stesso In cui convergono nella difesa ad oltranza dello Stato, dell'Alleanza Atlantica e della democrazia, formando, in tal modo, uno schieramento unico, compatto, potente che vanifica ogni sforzo in direzione della Verità.
    Ha giustamente rilevato l'avvocato Canestrini, con specifico riferimento alla strage di Ustica, che "...il buon papà-Stato, anche a conduzione di democrazia tradizionale, può riconoscere - più o meno volentieri - che talvolta i suoi organi sbagliano: ci sono, certo, cara¬binieri violentatori, ci sono, certo, collusioni tra sue per¬sonalità e la P2, ma tutto ciò - conclude l'avvocato Canestrini - non può e non deve intaccare la sostanza. E cioè che il Papà è buono, è saggio, è onesto (1)".
    E nella difesa dello Stato-papà sono impegnati tutti: politici, giornalisti e magistrati. Fra questi ultimi, poi, non ne esiste uno che sia disposto anche solo ad ipotizzare che lo Stato sia in realtà il responsabile di tutte le “deviazioni”: però, tutti i magistrati dicono di volere la verità.
    Inoltre, lo Stato, questo Stato, è democratico. E non può, non deve essere coinvolto in trame ed azioni che compiono solo gli Stati totalitari, meglio se "fascisti".
    È uno Stato democratico, e la democrazia è un dogma di cui nessuno ha il coraggio, politico e civile, di denunciare il fallimento e l'inesistenza.
    Essa è il faro di luce, la pappa reale di tanti suoi figli che in essa si riconoscono e che, grazie ad essa, vivono e vivono bene.
    E i figli di una 'mamma' con tanti mariti, illustri e meno illustri, non sono disposti a riconoscere che la democrazia per presentarsi come tale ha bisogno dei "poteri occulti", ai quali demanda tutto quello che, per continuare a dirsi (e a farsi credere) democrazia, non può ufficialmente e pubblicamente fare.
    Ad esempio, gli Stati totalitari uccidono, ma la democrazia non lo fa perché il rispetto delle leggi, dei diritti sacri ed inviolabili dell'uomo, e bla bla bla, non glielo consente; per questa ragione gli Stati totalitari allineano oppositori morti ammazzati e la democrazia esclusivamente "suicidati".
    Rimane, infine, l'Alleanza Atlantica che per anni ha incontrato In Italia la disapprovazione delle sinistre, fino a quando, nel 1974, il PCI si scoprì rassicurato dall'esistenza della NATO e dalla presenza delle truppe americane in Europa.Da quel momento anche i timidi belati di dissenso sono cessati del tutto, e la NATO è diventata, per tutti, indistintamente, la terza stella del vuoto firmamento che ci sovrasta: luminosa, rassicurante, protettrice della nostra pace e della nostra libertà.
    Stando così le cose è inevitabile che si proceda ad inventare favole come quella della P2 quale centro di cospirazione antidemocratica (lasciando però che i piduisti continuino a fare carriera), dei servizi segreti "deviati", degli ufficiali "infedeli" e degli "eversori fascisti", del "grande vecchio" e dei "grande boss".
    Anche noi vogliamo contribuire a creare un'immagine che non scaturisce dalla fantasia ma dalla realtà; un'immagine che, proprio per questo motivo, nessuno ha ancora osato offrire al Paese reale: quella del "grande bugiardo", dal quale tutti traggono alimento per le loro idee, le loro ricostruzioni, la loro storia.
    Un "grande bugiardo" generoso ed equo che passa le sue informazioni a tutti, indistintamente; sia a quelli che "negano" la verità che a quelli che la "vogliono". E tutti finiscono così per diffondere l'unica verità che oggi si conosce, da tutti accettata e diffusa, quella del "grande bugiardo": P2, servizi "deviati", ufficiali "infedeli", "eversione nera", "terroristi fascisti', etc. etc.
    E si ricomincia.
    Ma le "verità" del "grande bugiardo" ci lasciano indifferenti.
    Per noi esistono altre verità, alcune ormai fissate indelebilmente nella storia, altre ancora che si situano nella cronaca e nell'attualità in attesa di divenire, anch'esse, storia.
    Una di queste verità ci dice che "non si può regnare innocentemente" e che uno Stato, questa macchina burocratica senza volto, non ha mai esitato a proteggersi con tutti i mezzi, compresi quelli più infidi e subdoli, da pericoli reali o presunti, politici e/o militari che siano.
    È un'abitudine tipicamente umana quella di dare un nome a tutto, ai fiori come agli uragani, ai sentimenti gentili come alle passioni sfrenate, alle opere di bene come ai parti mostruosi della propria inesauribile fantasia.
    A questi ultimi appartiene il metodo di lotta di cui ora parleremo e che solo uno Stato può organizzare e gestire.
    Ha un nome mutuato dal linguaggio militare, in perfetta sintonia con quella pace armata nella quale viviamo da tanti anni; un nome che evoca astuzia, inganno, furbizia: diversione strategica.

  3. #3
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    Predefinito Le diversioni strategiche

    Le diversioni strategiche
    Una "diversione strategica" si propone come fine quello di ingannare il nemico, di confonderlo con una serie di mosse e contromosse, di informazioni che disinformano, fino a condurlo a compiere ciò che servirà a distruggerlo.
    Un esempio classico è rappresentato dalle operazioni "Trust", che lasciamo raccontare a Peter Wright, già dirigente dello "Intelligence Service" britannico ed esperto, a sua volta, in materia: "Durante gli anni Venti - egli scrive - nel periodo in cui il regime bolscevico era minacciato da parecchi milioni di russi bianchi emigrati, Feliks Dzerinskij, il leggendario fondatore dei moderni servizi segreti sovietici, ideò la creazione in URSS di una falsa organizzazione il cui obiettivo dichiarato era di rovesciare il regime bolscevico. Questa organizzazione denominata Trust, riuscì ad ottenere l'appoggio degli emigrati russi all'estero e dei servizi segreti occidentali, in particolare del M16.In realtà, la Trust era totalmente controllata dall'OGPU e riuscì a neutralizzare quasi tutta l'attività degli emigrati e dei servizi segreti ostili, riuscendo addirittura a rapire e a eliminare i due massimi capi dei russi bianchi, i generali Kutepov e Miller; inoltre la Trust persuase gli inglesi a non attaccare il governo sovietico perché sarebbero stati gli oppositori interni a farlo (2)".
    Ma i servizi segreti occidentali fecero tesoro della sanguinosa sconfitta subita ad opera del sovietici e si trasformarono in fautori entusiasti delle "diversioni strategiche".
    Un primo esempio, in campo occidentale, lo possiamo trarre dall'attività dell'OVRA, la nota polizia del regime fascista.
    All'inizio della seconda guerra mondiale, il questore Luca Osteria creò un'organizzazione denominata "Terzo Fronte" nella quale raccolse tutti antifascisti veri e con costoro programmò, a loro insaputa ovviamente, un'attività di segno antifascista che attirò, cosi come era stato previsto, l'attenzione dei servizi segreti britannici.
    Furono questi ultimi a sostenere il "Terzo Fronte" (fra l'altro provvisto anche di un suo organo di stampa) anche con l'invio di materiale bellico al "braccio armato" dell'organizzazione, i "Tigrotti".
    Nel "Terzo Fronte", a svolgere attività cospirativa contro il regime fascista si trovarono riuniti antifascisti del calibro e della levatura di Ignazio Silone, Aurelio Peccei, Bruno Pincherle, Giuseppe Romita, futuro ministro degli Interni dell'Italia "liberata", ed altri ancora (3).
    Così, con questa brillante "diversione strategica", la polizia fascista si trovò a controllare e a dirigere l'opposizione antifascista In Svizzera e in
    Italia, senza che mai gli strumentalizzati antifascisti sospettassero alcunché.

    Anzi, il questore Luca Osteria, dopo l'8 settembre 1943, diresse a Milano la cosiddetta "Squadra Azzurra" della polizia repubblicana che fingeva di collaborare con i tedeschi mentre, in realtà, era al servizio degli alleati e del C.L.N.; così che, poi, potè vantare meriti, che non aveva, contro il regime fascista che, viceversa, aveva tanto brillantemente servito.
    Un esempio, questo del "Terzo Fronte", per dire che nella polizia Italiana e nei servizi segreti militari non mancavano - e non mancano - gli esperti in "diversioni strategiche".Fortuna per Silone, Romita e gli altri antifascisti manovrati dall'OVRA che non hanno trovato sulla loro strada qualche "esperto" come il giudice istruttore di Venezia, Felice Casson; in caso contrario, al danno si sarebbero visti aggiungere la beffa di essere qualificati come spie dell'OVRA, quando proprio questi eminenti antifascisti potrebbero testimoniare quanto arduo sia evitare certe "trappole" quando queste ultime sono ordite da esperti protetti dal segreto e provvisti di mezzi adeguati.
    Dalla finta organizzazione bolscevica alla finta organizzazione antifascista, entrambe formate da veri antibolscevichi e da veri antifascisti, passiamo al dopoguerra italiano che vede un proliferare di finte organizzazioni politiche che cercano - e talvolta riescono - di strumentalizzare veri oppositori politici del nuovo regime.Il primo esempio che incontriamo è quello rappresentato dal Partito Nazionale Popolare, sul conto del quale, in un appunto dei servizi strategici americani, si legge: "...finge di essere di sinistra, in realtà ha tendenze filomonarchiche. Leader: il conte Battaglia (4)". Collegato al Partito Nazionale Popolare e al suo capo è il Partito Comunista Indipendente di Paolo Orlando che, scrivono gli informatissimi americani, "...pur spacciandosi per organizzatore comunista è in realtà finanziato dalla destra e ha come compito l'inquinamento della propaganda comunista. Orlando è il fondatore della Spes socialista (Studi politici e sociali). Collabora con il 'Rome Daily American' (5)".
    Un terzo esempio ci proviene dal Partito Socialista Rivoluzionario che possiede un giornale significativamente intitolato: "Bandiera Rossa". Ne fanno parte, come dirigenti, Vittorio Ambrosini e Rocco d'Ambra. Il primo è conosciuto come confidente dell'OVRA e il tentativo non incontra il successo che i suoi promotori si attendevano.
    Ma non è finita, perché restando in quegli anni, si può ancora citare il caso del Partito di Unione Proletaria di Umberto Salvarezza, massone e collegato a Giuseppe Albano, meglio nolo come il "gobbo del Quarticciolo". Su questo ennesimo partito di "sinistra" e sul suo leader, i soliti americani scrivono: "...Umberto Salvarezza è un uomo degli inglesi e della destra monarchica e la sua Unione Proletaria si è specializzala nelle provocazioni a sinistra (6)".
    Dagli anni dell'immediato dopoguerra ad oggi, incontriamo a partire dai primi anni sessanta un nuovo proliferare di organizzazioni politiche ideologicamente definite di segno nazionalsocialista, fascista e marxista-leninista, ma che, viceversa, possiamo annoverare fra gli esempi di "diversioni strategìche" che stiamo offrendo a chi ci legge.
    Ancora a sinistra, incontriamo, per citarne una, la "Lega marxista-leninista d'Italia", costituita il 9 novembre 1970 dagli ex aderenti alla "Lega dei comunisti marxisti-leninisti italiani" e da ...Giovanni Ventura, l'ineffabile amico e camerata del nazista del Sid, Franco Freda.
    Nessuna meraviglia deve destare il fatto che a creare gruppi marxisti-leninisti di ispirazione "cinese" fossero, fra gli altri, i "nazisti" italiani.Ad "Avanguardia Nazionale", infatti, va ascritto il "merito" di aver affisso sui muri delle città italiane nei primissimi anni sessanta migliala di manifesti cosiddetti "cinesi" perché inneggiavano all'ortodossia dottrinaria ed ideologica della Cina di Mao, contrapposte al "tradimento" dei "revisionisti" sovietici.
    Coordinatore in Italia di questa operazione che venne estesa in diversi paesi europei, fu iI direttore de "II Borghese", Mario Tedeschi, intimo e fraterno amico del questore Federico D'Amato, dirigente dei servizi segreti civili del ministero degli Interni.
    Nel 1974, l'ex capitano delle Waffen SS francesi, Robert Leroy, in una intervista all'"Europeo" rivelerà, senza incontrare smentite, che l'operazione "manifesti cinesi" era stata concordata a Berna in una riunione del servizi segreti occidentali, europei, americani e cinesi alleatisi per una volta contro l'Unione Sovietica e i partiti comunisti ad essa fedeli.
    Quando, a forza di creare organizzazioni di ultra-sinistra dirette da uomini di ferrea fede anticomunista, lo Stato ottenne quegli "anni di piombo" che così tenacemente aveva cercato, apparve (ed è solo un altro esempio) un gruppo denominato "Azione Rivoluzionaria" del quale magna pars si rivelò essere un tale Ronald Stark, americano, agente dei servizi segreti d'oltreoceano.
    A destra non sono mancate le "diversioni strategiche", meno complicate per i loro ideatori di quelle attuate a sinistra ma non meno perniciose e tragiche per coloro che avendo aderito ad organizzazioni "nazionalsocialiste" si sono, poi, ritrovati a scoprire di aver contribuito in maniera determinante a difendere e rafforzare quello Stato antifascista che dovevano abbattere.È il caso di "Ordine Nuovo", l'organizzazione fondata da Pino Rauti, contrapposta per anni al M.S.I. accusato di essere "solo" fascista e per di più "moderato", colpevole di aver contaminato con l'accettazione delle regole della democrazia quella purezza ideologica e dottrinaria che Ordine Nuovo rivendicava per sé.
    Oggi, Pino Rauti è diventato, dopo una ventennale attesa, segretario nazionale del MSl, assumendo con orgoglio la rappresentanza di quel partito "traditore" e di "traditori" del fascismo e del nazionalsocialismo che con tanta veemenza condannava in anni lontani, scomparsi dalla sua memoria ma non dalla nostra.
    In realtà, Pino Rauti anche quando definiva la democrazia "sifilide dello spirito" e ricordava la battaglia di Berlino affermando che "noi restiamo in piedi" ne! prosieguo ideale di quella guerra che aveva visto nelle SS le falangi dello "ordine nuovo" che tanti avevano sognalo, tradiva sapendo di tradire, insieme a tutto il gruppo dirigente di Ordine Nuovo; gli Andriani, i Maceratini, i Signorelli, etc. etc.
    Oggi sappiamo che il capo di Ordine Nuovo, il "nazista" Rauti, collaborava con lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano nato dalla resistenza, con i servizi di sicurezza alleati e con quelli dello Stato democratico e antifascista, meritando, quindi, per la sua attività la qualifica di "agente doppio", riservata a coloro che fanno il doppio gioco ingannando coloro che, nulla sapendo, gli danno un credito politico, ideologico e, talvolta, umano.Ciò nonostante, l'"agente doppio" Pino Rauti continua ancora oggi a presentarsi ai suoi sprovveduti elettori come "volontario della Repubblica Sociale": è giunto il momento, spezzando il muro di omertà che lo circonda, di indurlo a presentarsi come "devoluto alle esigenze del Sid" così che, una volta ritiratesi a vita privata, possa percepire ufficialmente quella pensione che lo Slato antifascista concede per meriti a coloro che lo hanno ben servito.
    Altrettanto clamoroso e certo, dopo quello di Ordine Nuovo, è il caso dei NAR, il nucleo degli "spontaneisti di destra" che in gran numero ritroviamo puntualmente seduti sul banco degli imputati assieme ad ufficiali dei carabinieri e dei servizi di sicurezza.
    Un'altra "diversione strategica", altri "agenti doppi", altri strumentalizzati inconsapevoli o quasi.
    Lasciando l'Italia dei dolori e degli inganni, una breve e rapida panoramica ci permette di individuare all'estero altri gruppi "terroristici" creati negli Stati Uniti dal Federai Bureau of Investigation; gruppi "guerriglieri" argentini come i "Montoneros", guidati dall' "agente doppio" Mario Firmenich; i Grapo in Spagna, dipendenti dalla polizia politica franchista e, ultimo in ordine di tempo, i "Gruppi di Azione Politica" in Belgio, collegati alla gendarmeria e noti alle cronache per una serie di sanguinose rapine che hanno gettato lo scompiglio, per la ferocia apparentemente insensata con la quale sono state eseguite, fra la popolazione belga.
    In tutti questi esempi è possibile rintracciare la logica che ispirò la nascita e l'attività dell'organizzazione "Trust", presa come modello da applicare, in pace e in guerra, nelle diverse realtà nazionali ed internazionali.
    La logica di creare gruppi destinati ad arruolare. con l'inganno, oppositori veri per indurii a compiere attività "destabilizzanti" che consentano al potere politico di intervenire per "stabilizzare" trova nelle "diversioni strategiche" la metodologia più appropriata ed efficace.Pochi uomini, fedeli al regime che devono sostenere, possono in questo modo strumentalizzare centinaia o migliala di persone sinceramente convinte di lottare per un fine politico che, viceversa, solo nel momento della sconfitta si rivela opposto (ma non sempre l'inganno viene scoperto) a quello che loro hanno fino a quel momento creduto.
    E il "disordine" che sono stati indotti a creare serve solo a rafforzare il regime che lo ha prodotto per loro tramite e che, mentre persegue gli "eversori", si presenta agli occhi della popolazione, stanca di violenza, come il garante di quell'ordine e di quella sicurezza che esso stesso, tramite i propri servizi di sicurezza, hanno sconvolto e negato.
    L'oscuro travet della 'giustizia' italiana che nella motivazione della sentenza di appello al processo di Peteano, ha scritto che gli appare "...singolare che dei servizi governativi lavorino per destabilizzare (7)", non ha voluto considerare (per ignoranza o peggio) che i "servizi" governativi si limitano a destabilizzare l'ordine pubblico quale mezzo infallibile per stabilizzare l'ordine politico, l'unico che possa interessare ai vertici di uno Stato che riesce, con questi mezzi, a dirigere l'antiStato.

    Note:

    La strategia della menzogna
    1) E, Catania, "Ustlca; un giallo nel clelo", Longanesi,
    Milano 1988. pag, 87;

    Le diversioni strategiche
    2) P. Wright, "Cacciatore di spie", Rizzoli, Milano 1988, pagg. 270-271;
    3) Nomi e dati sono tratti dai libri di F. Fucci: "Spie per la libertà", Mursia. Milano 1983 e "Le polizie di Mussolini", Mursia, Milano 1985,
    4) R. Faenza/M. Fini, " Gli americani in Italia", Feltrinelli, Milano 1976, pagg. 263-264-265;
    5) Ibidem;
    6) Ibidem;
    7) Sentenza d'appello per il processo di Peteano della Corte d'Assise di Appello di Venezia - 5 aprile 1989 - pag. 103.

  4. #4
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    mi sembra una riscrittura volta a dimostrare una tesi, viziata da una visione molto ideologica, senza adeguato riferimento a fatti e contesto.
    Purtroppo, in questo campo si può scrivere un po' ciò che si vuole; affermazioni e smentite hanno lo stesso valore.

  5. #5
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    mi fa venire a mente una vecchia barzelletta, di quelle con la morale.

    Un uccellino incauto ed avventuroso venne giù dal nido, d'inverno.
    Faceva freddo sulla nuda terra e lui non sapeva ancora volare.
    Si mise a pigolare, con tutto il fiato che aveva.
    Una mucca di passaggio cercò di assicurargli almeno una temperatura confortevole, alzando la coda e ricoprendolo di guano.
    L'uccellino, immerso nella maleolente, marrone e calda sotanza fino al collo, aumentò quanto poté il suo pigolio.
    Un'aquila di passaggio lo udì, scese a volo radente, lo artigliò e lo portò via per mangiarselo con calma.

    Morale:

    non sempre chi ti tira della merda addosso ti vuole male
    e non sempre chi ti tira fuori dalla merda ti vuole bene
    in ogni caso, se sei nella merda, meglio tacere

    ad majora

  6. #6
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    su!
    Giampaolo Cufino

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da iproscritti
    mi sembra una riscrittura volta a dimostrare una tesi, viziata da una visione molto ideologica, senza adeguato riferimento a fatti e contesto.
    Purtroppo, in questo campo si può scrivere un po' ciò che si vuole; affermazioni e smentite hanno lo stesso valore.
    Mah, vede, lei può pure scrivere questi commenti fattivamente inutili, fatto sta che in 16 anni nessuno ha mai scritto una riga per smentire Vinciguerra... Sarebbe simpatico capire perché...

    Io l'ho sempre letto e mi sono sempre documentato. Di stronzate ne ha scritte veramente poche...

    Cordiali saluti

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da cornelio
    su!
    La ringrazio. Studia anche lei Vinciguerra?

  9. #9
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    E' quantomai risibile il fatto che ci sia ancora gente che crede al pupazzo Rauti... Da noi si chiamerebbero gran coglioni!

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da A---Z
    La ringrazio. Studia anche lei Vinciguerra?

    "Camerati addio" mi ha aperto gli occhi: si può anche non condividere tutto, ma l'impostazione di fondo è ineccepibile.
    Giampaolo Cufino

 

 
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