Nell'augurarvi buono studio, vi inizio a postare tutto il contributo di Vincenzo Vinciguerra, per aiutarvi a capire le trame del neofascismo atlantico di servizio, affinché le future generazioni sappiano riconoscere l'infamità di ieri e di oggi, per lavorare meglio domani.
LA VOCE DEL SILENZIO
“I moderati sapevano quel che avevano ignorato i terroristi, che per la maggioranza degli uomini solo il casti¬go crea il delitto e che una scelleratezza impunita cessa ben presto di essere una scelleratezza. Perciò nell'uccidere badavano a non fare rumore, raccomandavano il silenzio, sotterravano il grido delle vittime. Oggi la storia arriva troppo tardi per loro; la loro memoria è scomparsa”.
Certamente, quando Edgar Quinet ricordava i massacri che si erano succeduti in Francia dopo l'eliminazione di Robespierre, con le parole sopra citate non immaginava che cento anni dopo avremmo dovuto riproporle per descrivere la realtà che viviamo nel nostro Paese.
Fino ad oggi abbiamo contato solo i morti uccisi nel fragore delle bombe e nel crepitio delle raffiche dei mitra; abbiamo assistito solo ai processi pubblicizzati in maniera esasperata quando il propagandarli faceva comodo al regime; abbiamo ascoltato solo le parole dei politici che vantavano le loro 'vittorie' sul 'terrorismo' e quelle degli 'sconfitti' e degli umiliati che, senza alcuna dignità, sono sfilati davanti alle telecamere per raccontarci i loro 'pentimenti' e le loro 'dissociazioni'.
Abbiamo, viceversa, dimenticato, se non quando totalmente ignorato, coloro che sono morti nel silenzio, coloro che hanno taciuto anche quando il destino gli è parso incomprensibile, coloro che vivono in un mondo ovattato da un silenzio più pesante di una pietra tombale, finendo, nella maggior parte dei casi, per smarrire il senso della vita e della loro stessa identità.
Ancora qualche anno e tutti, morti e vivi, saranno accomunati nel medesimo oblio, anche coloro che oggi, a fatica, ancora si ricordano.
Non vogliamo che questo accada.
Non vogliamo che un giorno lontano qualche storico debba scrivere per i morti e per i vivi sepolti nel silenzio quello che Edgar Quinet ha scritto per i massacrati della restaurazione francese.
E, per questa ragione, continuiamo a scrivere, a ricordare, a ricostruire, a ricercare tutti i frammenti che ci permetteranno di ricomporre per intero una Verità, senza aggettivi, capace di smentire quelle 'verità' di comodo che in questi anni sono emerse, e continueranno ad emergere senza tregua, a beffa di coloro che alla Verità credono, la Verità vogliono e ad essa tutto hanno sacrificalo.
Questa volta la storia non arriverà "troppo tardi per loro" e la loro memoria non scomparirà perché la loro storia è la nostra storia, e la stiamo scrivendo, rigo dopo rigo, pagina dopo pagina.
E continueremo a tarlo, senza mai fermarci, fino a dare una voce al silenzio sfidando l'indifferenza del cielo e il disinteresse degli uomini.
Sollicciano, 22 giugno 1990




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