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Discussione: La Voce Del Silenzio

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da iproscritti
    mi fa venire a mente una vecchia barzelletta, di quelle con la morale.

    Un uccellino incauto ed avventuroso venne giù dal nido, d'inverno.
    Faceva freddo sulla nuda terra e lui non sapeva ancora volare.
    Si mise a pigolare, con tutto il fiato che aveva.
    Una mucca di passaggio cercò di assicurargli almeno una temperatura confortevole, alzando la coda e ricoprendolo di guano.
    L'uccellino, immerso nella maleolente, marrone e calda sotanza fino al collo, aumentò quanto poté il suo pigolio.
    Un'aquila di passaggio lo udì, scese a volo radente, lo artigliò e lo portò via per mangiarselo con calma.

    Morale:

    non sempre chi ti tira della merda addosso ti vuole male
    e non sempre chi ti tira fuori dalla merda ti vuole bene
    in ogni caso, se sei nella merda, meglio tacere

    ad majora
    il mio nome è nessuno

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da A---Z
    Mah, vede, lei può pure scrivere questi commenti fattivamente inutili, fatto sta che in 16 anni nessuno ha mai scritto una riga per smentire Vinciguerra... Sarebbe simpatico capire perché...

    Io l'ho sempre letto e mi sono sempre documentato. Di stronzate ne ha scritte veramente poche...

    Cordiali saluti
    "fattivamente inutili" mi sembra un'espressione inquietante.
    Tipo i vecchi manifesti del PCI sulla questione agraria negli anni '70.
    Uno si soffermava su roba così e perdeva di vista tutto il resto.
    Col risultato di rimaner nel dubbio e subliminalmente convincersi che quella gente lì chissà quanto ci avesse pensato su prima di scriver centinaia di parole per poi dir nulla. O quasi.
    Soprattutto dopo aver letto quanto sopra riprodotto, se scritto da Vinciguerra, risulta chiaro ed evidente perché mai nessuno in sedici anni gli abbia risposto.
    Buona serata

  3. #13
    ardimentoso
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  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da ardimentoso

  5. #15
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    Predefinito Le strutture parallele

    Le strutture parallele

    Se le "diversioni strategiche" sono ignote agli esperti dell'anti-terrorismo e a coloro che vogliono (così dicono) la verità, esiste una realtà che, viceversa, è ben conosciuta perfino a livello di opinione pubblica; quella riguardante l’esistenza di una struttura parallela alle Forze Armate, composta da civili e da militari, pronta ad intervenire nel caso di un'invasione sovietica o di una insurrezione armata all'interno del Paese di segno comunista. Facciamo, quindi, la storia di queste "strutture parallele" volgendoci ad un passato che può apparire lontano ed è invece presente, con la speranza di potercene un giorno liberare per sempre.
    “Per molti anni ancora continueremo ad essere nella situazione di non sapere se domattina non ci sveglieremo con le divisioni corazzate rus¬se entro il nostro territorio”...
    Quaroni (8) - scrive Bruno Vigezzi -, al solito, tende ad esagerare; ma le condizioni, le immagini che evoca destano le ripercussioni più profonde ed estese. Gallarati Scotti (9) parla agli inglesi che prendono in considerazione l'idea di vedere i russi installati ‘a Calais’; e Tarchiani (10) riferisce i timori che gli anglo-americani... per necessità... oltre alla difesa delle isole Britanniche si limiterebbero a quella della Spagna, del Nord Africa, delle nostre Isole, e della Grecia, Turchia, Iran se possibile'.
    Per ora naturalmente; giacché poi la situazione dovrebbe migliorare... Ma intanto, a mezzo ’48, gli ambasciatori, i funzionari degli esteri, se possono certo discutere pro o contro la neutralità o pro o contro l'alleanza con le potenze occidentali, sono tutti concordi nel ritenere che, ove la guerra arrivi subito, la previsione più probabile, anzi sicura è quella della 'guerra di liberazione' (11)".
    Guido Zoppi, segretario generale della Farnesina, scrivendo il 23 luglio 1948, a Carlo Sforza, rincara vieppiù la dose: "È stato inoltre detto - comunica al ministro - da parte americana, che la messa in atto di difesa della Groenlandia, Irlanda e Islanda costituisce il primo obiettivo da raggiungere fuori delle frontiere degli Stati Uniti. Ciò risponde del resto a esigenze tecniche e militari ben comprensibili ed è da ritenersi che la eventuale difesa dell'Europa verrà presa in considerazione in tempi successivi estendendola progressivamente dallo estremo occidente europeo e Nord Africa, via via verso est a seconda dei progressi del riarmo americano e delle disponibilità offerte da tale riarmo.
    In queste condizioni - dice Zoppi - è da ritenersi che l'Italia non potrebbe venire compresa nell'area di una effettiva difesa americana che in un secondo o terzo tempo (12)".
    Lo scenario, come si vede, è quello della Seconda guerra mondiale: il blitzkrieg russo al posto di quello tedesco, le orde mongole al posto delle Panzerdivisionen, il comunismo al posto del Nazionalsocialismo.
    Una visione da incubo sapientemente alimentata dagli Stati Uniti d'America e dalla Gran Bretagna che, in realtà, a questa apocalittica visione non credono, ma hanno tutto l'interesse a farla accettare dai loro alleati europei che, va detto, null'altro chiedono di meglio che crederci ciecamente.Un modesto saggio di questo gioco dell'inganno lo ricaviamo dalle panzane che il generale americano William Donovan, ex capo dell'OSS, rifilò con assoluta serietà agli italiani nel 1948.
    Si legge nella relazione che un funzionario del ministero degli Esteri compilò dopo un colloquio con Donovan che "... il Generale ha confermato che non risulta ai servizi americani che la Russia stia effettuando spostamenti di truppe eccezionali. Ha aggiunto però che, grazie soprattutto all'assistenza dei tecnici tedeschi che i russi, secondo le sue stesse parole, 'hanno saputo sfruttare molto meglio di noi', l'aviazione militare sovietica ha compiuto enormi progressi. Essa disporrebbe attualmente di apparecchi da bombardamento del tipo fortezze volanti, ma provvisti di motore a reazione (13).
    La funzione principale di questi bombardieri, ha proseguito Donovan, sarebbe di paralizzare il traffico marittimo nel Mediterraneo che, nel piano di difesa americano, deve invece essere mantenuto ad ogni costo in vista dell'importanza dei rifornimenti di petrolio (14)".
    Purtroppo, pur essendo l'Unione Sovietica "dotata" di questi "superbombardieri" non può egualmente prescindere dal possesso di basi nel territorio italiano, aggiunge William Donovan che si affretta, però, a rassicurare il suo interlocutore concludendo in questi termini: "Noi consideriamo che sia nostro dovere e nostro interesse contribuire in ogni misura alla difesa del territorio italiano; se possibile sulle frontiere orientali, altrimenti su una linea fortificata montagnosa più breve (evidente illusione alla Linea Gotica) ove la difesa potrebbe essere organizzata in modo strategico
    più economico (15)".
    E lasciò il suo interlocutore rassicurato e ...minchionato!
    Al di là delle menzogne, appare qui l'ipotesi dell'abbandono del Nord Italia e della difesa ad oltranza sulla "Linea Gotica"; l'altra ipotesi era, come abbiamo visto, quella dell'arroccamento delle truppe italiane ed alleate in Sicilia e Sardegna, previo sgombero di tutto il territorio peninsulare.Nell'uno e nell'altro caso, si trattasse di "liberare" la sola Italia settentrionale, partendo dalla "Gotica", o l'intera penisola partendo dalle Isole, la prospettiva era sempre quella della "guerra di liberazione" che "incide più che non si creda - scrive Bruno Vigezzi - sugli atteggiamenti degli uomini del tempo, sui loro criteri e sulle loro scelte (16)".
    È fondamentale per comprendere quanto è accaduto fino ad oggi sottolineare che di "guerra di liberazione" e delle contromisure da adottare se ne parla - abbiamo visto in quali termini e con quale enfasi - dopo che il 18 aprile 1948 era stata sventata la "minaccia" rappresentata da una vittoria elettorale del "Fronte Popolare"; e dopo che era stata stroncata manu militari la rivolta dell'apparato comunista, insorto alla notizia dell'attentato a Palmiro Togliatti, nel luglio dello stesso anno.Rivolta che aveva, per di più, evidenziato quanto velleitarie fossero le pretese della base comunista di rappresentare una minaccia effettiva sul piano militare per il regime democristiano.
    L'importanza di questo rilievo temporale è data dal fatto che si potevano considerare concluse, nell'estate del 1948, le emergenze politiche e militari derivate dalla sopravvalutazione della forza del Partito comunista italiano; ci si preparò, invece, ad una "guerra di lunga durata" basandosi sul presupposto di una invasione sovietica che non poteva essere e di una insurrezione comunista che i primi a non volere erano proprio i dirigenti del PCI, non perché "democratici" ma semplicemente perché realisti, e tutt'altro che desiderosi di ritrovarsi di fronte ad un plotone di esecuzione o in qualche lager democristiano.Si poteva fronteggiare questa tanto paventata - e data per certa - eventualità - invasione/insurrezione - con contromisure normali quali un esercito adeguato e forze di polizia addestrate alla guerriglia e alla controguerriglia, come erano i battaglioni della "Celere", senza creare una struttura ad essi parallela.
    Ma, l'esperienza della Seconda guerra mondiale unita alla consapevolezza di affrontare una guerra politico-ideologica nella quale la difesa del territorio andava di pari passo con quella dello "spazio politico", determinarono la creazione, in forma permanente, di una struttura clandestina che potesse assolvere sia compiti militari che informativi e politici, correndo parallela, ma non sovrapponendosi, alle strutture militari e di sicurezza ufficiali.
    La prima conferma in merito la traiamo dalle memorie di William Colby, già direttore della Centrai Intelligence Agency, pubblicate in un libro debitamente ignorato da tutti, in particolare da coloro che vogliono la verità.

    Rievocando i suoi esordi, William Colby parla dell'Office Policy Coordination (OPC) che, scrive, aveva il compito di "preparare piani nella eventualità tutt'altro che inverosimile di un'invasione sovietica nell'Europa Occidentale. E nel caso che i sovietici fossero riusciti a impadronirsi di uno o più Paesi del continente (o di tutti)... l'OPC voleva essere in condizione di sostenere insurrezioni di partigiani ben armati e ben organizzati contro le truppe di occupazione.
    Adesso, a differenza dei Jedburghs e di altri gruppi paramilitari dell'OSS che erano andati in aiuto ai maquis francesi e degli altri movimenti della Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, l'OPC non voleva trovarsi costretta ad armare e organizzare i partigiani dopo l'invasione, servendosi di operazioni pericolose e difficili come i voli notturni, i lanci di rifornimento e le infiltrazioni di paracadutisti dietro le linee nemiche. No, disse Miller (17), questa volta intendevamo avere le forze della Resistenza sul posto prima dell'occupazione, anzi prima ancora dell'invasione; eravamo ben decisi a rifornirle subito finché avevamo ancora il tempo di farlo bene e con un rischio minimo.
    Quindi l'OPC aveva cominciato a creare, in tutti i Paesi dell'Europa occidentale che avrebbero potuto essere probabili obiettivi di un attacco sovietico, quelle che nel gergo del mestiere (si chiamano) stay-behind-nets, infrastrutture clandestine di dirigenti e di rifornimenti già preparate ad entrare in azione come forza di spionaggio e di sabotaggio quando fosse venuto il momento (18)". William Colby colloca temporalmente l'inizio della costruzione delle reti di resistenza nel 1948, ma, in realtà, gli alleati si erano mossi in quel senso già all'indomani della conclusione del conflitto mondiale.
    Una segnalazione in tal senso proviene da Peter Knigntley che scrive: "II SOE ebbe una breve rinascita quando la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si trovarono costretti a prendere in considerazione l'eventualità di una guerra con l'ex alleato, l'Unione Sovietica: allora il SOE ricevette l'ordine di tenersi pronto a creare movimenti di resistenza nei paesi che avrebbero potuto essere occupati dai russi in tale guerra (19)".
    L'idea delle reti di resistenza venne portata innanzi, studiata, perfezionata e, infine, resa operativa a partire dal 1947.
    I sempliciotti e i furbi potranno dire che se William Colby ha potuto rendere nota l'esistenza di queste strutture clandestine negli anni dell'immediato dopoguerra, lo si deve al fatto che esse ebbero una vita transitoria e temporanea, sì che si può concludere che vennero poi soppresse.
    Non è così.
    Una prima notizia che conferma l'istituzionalizzazione, in Italia, di queste strutture parallele, ci viene da Mario Margiocco che, in un suo saggio, rivela "come subito dopo lo scoppio delle ostilità in Corea, avvertendo anche in Europa un clima di guerra, la CIA organizzò nell'Italia nord occidentale una rete di piccoli depositi di armi, munizioni e denaro, soprattutto oro. Per l'allestimento dei depositi si servì di un gruppo di ex partigiani anticomunisti, in caso di attacco sovietico contro l'Europa occidentale e di contemporanea insurrezione comunista all'interno i depositi dovevano servire per alimentare una prima resistenza. Il piano - prosegue Margiocco - nato dalla fervida mente anticomunista di Frank Wiesner, vice di Alleo Dulles all'Ufficio Piani della CIA (operazioni clandestine), faceva parte di una serie di iniziative coordinate a Washington da una speciale commissione angloamericana..." (20).
    Siamo, qui, agli inizi degli anni '50 e, come ci riferisce Margiocco, sia pure in forma largamente approssimativa, le reti di resistenza sono ancora operanti. Una prova, questa, della continuità nel tempo di piani che prevedevano uno scenario bellico immutato, con i russi nella veste di "invasori" e i comunisti italiani in quella di "quinta colonna" con compiti di guerriglia e di fiancheggiamento.
    È uno storico comunista, Giuseppe De Lutiis, che nel tentativo di dimostrare l'esistenza di quelli che chiama "gruppi paralleli", secondo una comoda tesi riduttiva del PCI, cita "l'enigma di Capo Marrongiu" in Sardegna; un'estensione di terreno sui quali si sono addestrati migliaia di guerriglieri anti-russi.
    Il racconto di De Lutiis ci riconduce nel tempo al punto in cui si conclude quello di Margiocco.
    Scrive, infatti, l'esperto del PCI: "Tutto inizia 1'8 maggio 1954 quando, a Roma, tre privati cittadini che si dichiarano 'benestanti' costituiscono una società a responsabilità limitata di nome 'Torre Marina', i soci fondatori sono: Ettore Musco, Antonio Lanfaloni e Felice Santini. Oggetto sociale della società è l'acquisto, la vendita, la gestione, l'amministrazione e la locazione di immobili rustici e urbani 'dovunque siti'.
    Il capitale sociale è di novecentomila lire, sottoscritto per un terzo da ciascun socio; una cifra davvero esigua. Anche la durata della srI, sei anni, è un tempo troppo breve per realizzare qualunque progetto edilizio. Ma le singolarità della 'Torre Marina' non si limitano a questo: la sede della società è a Roma, in via XX settembre 8, l'indirizzo del Sifar, e i tre 'benestanti' sono in realtà - alla data della costituzione della Torre Marina' - il capo del SIFAR, il capo del SI0S
    Esercito e un dirigente dell'ufficio amministrativo del Sifar.
    Qualche mese dopo, la società fa il suo primo e quasi unico acquisto: un vasto terreno sulla costa a sud di Alghero a tri lire al metro quadro, per la somma di 2.050.412 lire" (21).
    Nel prosieguo, De Lutiis ci informa dei passaggi di proprietà, con le rispettive date, fino alla liquidazione di questa singolare società, avvenuta il "4 aprile 1963, ma - scrive lo "storico" comunista - già nel novembre del 1962 il ministero della Difesa-esercito aveva espropriato 'per pubblica utilità' i terreni" (22).
    Nel 1963, sempre secondo De Lutiis, su quei terreni viene costruita una base militare che verrà chiusa solo nel 1976 (23) dopo che avrà esaurito il suo compito di centro di addestramento per 'sabotatori' e 'guerriglieri'.
    Costoro erano scelti fra persone che offrivano garanzie di assoluta lealtà alle istituzioni democratiche e all'Alleanza atlantica, con buona pace degli "storici" come De Lutiis che sostengono come, in realtà, si trattasse di "eversori" (24) che 'tramavano', ovviamente, insieme ad ufficiali "infedeli", "servizi deviati" e "piduisti" contro l'ignaro ed onesto potere democristiano. A smentire De Lutiis e i socialdemocratici del PCI, interviene Edgardo Beltrametti, esperto insieme a Rauti e a Guido Giannettini, dello Stato Maggiore della Difesa e del Servizio Informazione Difesa, con una affermazione perentoria e mai contraddetta o negata.
    Scrive l'ex fascista Beltrametti: "Non si può...lasciare in mano ai ‘politici’ gli elenchi di coloro che sono designati a costituire i nuclei di resistenza..." (25).
    Questa affermazione gravissima dell'esperto dello Stato Maggiore Difesa risale al 1971, e permette di confermare la operatività ancora in quei primi anni '70 delle strutture parallele e, soprattutto, consente di provare che i politici sono coloro che possiedono addirittura gli elenchi nominativi dei "guerriglieri" anticomunisti.
    E una conferma, diretta ed autorevole, anch'essa mai smentita perché non smentibile, a quanto scritto da Edgardo Beltrametti, viene data il 14 dicembre 1977, dal generale Vito Miceli al processo per il cosiddetto "golpe Borghese". Dirà in quell'occasione l'ex capo del SID; "C'è ed è sempre esistita, una particolare organizzazione segretissima, che è a conoscenza anche delle massime autorità dello Stato. Vista dall'esterno, da un profano, questa organizzazione può essere interpretata in senso non corretto, potrebbe apparire come qualcosa di estraneo alla linea ufficiale. Si tratta di un organo inserito nell'ambito del SID, comunque svincolato dalla catena di ufficiali appartenenti al servizio "I", che assolve compiti puramente istituzionali, anche se si tratta di attività ben lontana dalla ricerca informativa. Se mi chiedete dettagli particolareggiati – conclude Miceli - dico: non posso rispondere. Chiedetelo
    alle massime autorità dello Stato, in modo che possa esservi un chiarimento definitivo (26)".
    Ma non basta, perché il generale Siro Rossetti, già iscritto alla Loggia P2 e ufficiale dei servizi di sicurezza, in relazione all'esistenza di una organizzazione parallela e clandestina alle Forze Armate, affermerà: "... la mia esperienza mi consente di affermare che sarebbe assurdo che tutto ciò non esistesse... - ed ancora - ... a mio avviso l'organizzazione è tale e talmente vasta da avere capacità operativa nel campo politico, militare, della finanza e dell'alta delinquenza organizzata..." (27).
    Ma non è ancora finita, perché Amos Spiazzi, il noto (alle cronache giudiziarie) ufficiale veronese, plurinquisito per le sue attività istituzionali nell'ambito della NATO e delle Forze Armate italiane, dichiarerà in un verbale giudiziario che esiste "una organizzazione di sicurezza interna alle Forze Armate... - per entrare a far parte della quale bisogna -... aver svolto determinate attività informative nelle caserme... ed esser anticomunisti" (28).
    Ed ancora, il prefetto Federico D'Amato, nella primavera del 1987, dinanzi alla Corte d'Assise di Venezia nel processo per l'attentato di Peteano, affermerà, riferendosi al presente di "non poter escludere" la esistenza di strutture parallele, composte da civili e militari, operanti nel nostro Paese in funzione antisovietica.
    A tutte queste dichiarazioni di personaggi qualificati, per gli incarichi ricoperti, a farle con cognizione di causa e senza timori di smentite, se ne potrebbero aggiungere altre, più sfumate anche se più suggestive, come quella su una struttura clandestina, centralizzata, piramidale, rigidamente compartimentata, divisa in cellule e semi-cellule, delineata da Ronald Stark e attribuita a delle fantomatiche "Brigate Rosse" che, in questa forma, non sono mai esistite (29), ma è sufficiente attenersi a quelle 'ufficiali' rilasciate da generali, colonnelli, prefetti, esperti dello Stato Maggiore ete. etc., e confermate puntualmente, al di là di ogni dubbio, dall'opposizione del "segreto di Stato", imposto dal non compianto Aldo Moro, su quanto detto da Vito Miceli.
    Si potrebbe anche dare un volto ed un nome a persone che di queste strutture clandestine fanno o hanno fatto parte, a cominciare da quello di Licio Celli, per limitarci ad un individuo che solo dall'ombra di un mondo clandestino ma istituzionalmente legittimato ad operare nel massimo segreto, ha potuto emergere ai fasti di un potere occulto ma non eversivo.
    Ma ci è sufficiente, per ora, l'aver tracciato nelle sue linee generali i contorni di un progetto politico-militare e della sua applicazione concreta lungo l'arco di 45 anni di storia e di regime.
    Vedremo ora, nelle pagine che seguono, come può essere organizzata la "struttura di comando" di un'organizzazione parallela alle istituzioni politiche, militari e di sicurezza; e dietro quale schermo può essere occultata.
    Note:
    8) Pietro Ouaroni, ambasciatore italiano a Parigi
    9) Tommaso Gallarati Scotti, ambasciatore italiano a Londra
    10) Alberto Tarchiani, ambasciatore italiano a Washington
    11) B. Vigezzi (a cura di), "La dimensione atlantica", Jaca Book. Milano 1987 p. 25
    12) B. Vigezzi, op. cit. pagg. 127-128
    13) Gli unici ad avere in quel tempo bombardieri a reazione - i B47 - erano gli Stati Uniti. Su questo punto, e per una realistica valutazione delle forze aeree soviet!che fino al 1950, in particolare delle forze di bombardamento, vedasi: N.E. Luttwak, "La grande strategia dell'Unione Sovietica". Rizzoli, Milano 1984 pagg. 71-72-73
    14) B. Vigezzi, op. cit. pagg. 130-131
    15) ibidem, pagg. 130-131
    16) ibidem, pag. 26
    17) Gerry Miller, vice-responsabile della divisione Europa Occidentale dell'OPC
    18) W. Colby/P. Forbarth, "La mia vita nella CIA". Mursia, Milano 1981, pagg. 61-62-63
    19) P. Knigntley, "Nel mondo del condor", Mondadori, Milano 1988, pag. 141
    20) M. Margiocco. "Stati Uniti e PCI", Laterza Bari, 1988
    21) G. Oe Lutiis, "Storia del servizi segreti in Italia". Editori Riuniti. Roma 1984, pag. 135
    22) ibidem
    23) ibidem, pag. 136
    24) ibidem
    25) E. Beltrametti, "Contestazione e megatoni", Volpe, Roma 1971, pag- 153
    26) G. De Lutiis, op. cit. pag. 129
    27) P. Calderoni, "Servizi segreti", Tullio Pironti, Napoli, 1986 pag. 85
    28) ibidem, pag. 84
    29) M. Scarano/ M. De Luca, "Il mandarino è marcio", Editori Riuniti, Roma 1985, pag. 117.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da cornelio
    "Camerati addio" mi ha aperto gli occhi: si può anche non condividere tutto, ma l'impostazione di fondo è ineccepibile.
    Concordo con lei. Mi fa piacere trovare persone non ideologizzate.

    Cordiali saltuti

  7. #17
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    "Soprattutto dopo aver letto quanto sopra riprodotto, se scritto da Vinciguerra, risulta chiaro ed evidente perché mai nessuno in sedici anni gli abbia risposto".

    Ricordo che gli scritti che sto inserendo non si trovano su internet e sono sostanzialmente inediti, se si eccettua la rivista Avanguardia.
    Mi sembra giusto renderli disponibili online.
    Mi faccia sapere perché ha scritto questa affermazione criptica, grazie.
    Buona serata anche a lei.

  8. #18
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    Ardimentoso, sei proprio simpatico!!

  9. #19
    ardimentoso
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    Citazione Originariamente Scritto da A---Z
    Ardimentoso, sei proprio simpatico!!
    sò futurista-sansepolcrista, pertanto goliardico

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da ardimentoso
    sò futurista-sansepolcrista, pertanto goliardico
    Ecco, bravo, non seguire le vecchie cariatidi del neofascismo!

 

 
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