Corriere della sera - Il sottosegretario alla presidenza Fabio Gobbo qualche ora prima del giuramento si è dimesso dall’incarico di consigliere della Bat Italia, la società che ha comprato l’Ente tabacchi, privatizzato un paio d’anni fa, che per ironia della sorte gli era stato attribuito non più tardi del 10 aprile.
Sono gli effetti della vituperata legge sul conflitto d’interessi, che il centrosinistra vuole cambiare, ma che intanto c’è.
Il ministro degli Affari regionali Linda Lanzillotta non potrà conservare il posto nel consiglio di amministrazione dell’Enav, l’Ente per l’assistenza al volo di proprietà del Tesoro. Il suo collega delle Riforme e l’Innovazione Luigi Nicolais dovrà lasciare il consiglio delle Industrie Piacenza Sea associate di Nusco, una fabbrica di carrozzerie di cui fra l’altro è pure piccolo azionista. Ma sarà anche costretto ad abbandonare i posti da consigliere di ben due società di gestione del risparmio (la Quantica e il San Paolo Imi investimenti) e della Information technology services di Torre del Greco, come pure la presidenza dell’Academica life science di Napoli e, chissà, forse persino quella del Distretto ingegneria dei materiali polimerici. Più semplice sarà per il ministro dell’Interno Giuliano Amato, che risulta solo presidente della società Astrid servizi, controllata dall’Associazione Astrid, e di cui l’ex ministro Franco Bassanini è amministratore delegato.
In forse anche l’incarico di consigliere della società editrice Governare srl, che occupa il responsabile della Difesa Arturo Parisi: il quale, con il premier Romano Prodi, è socio della Edifin, che controlla la casa editrice Il Mulino. Forse il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro riuscirà a mantenere la presidenza della Fondazione Qualivita, ma certamente non il posto nel consiglio delle Fiere di Parma né quello di presidente della Società italiana sviluppo agroalimentare, che conta fra i proprio azionisti anche i gruppi industriali Rana, Auricchio e Rovagnati. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha una sola carica: quella di presidente della An.To.Cri., una società immobiliare di sua proprietà. Mentre Alessandro Bianchi, che di quel ministero si è preso un bel pezzo (i Trasporti), è consigliere del Parco scientifico e tecnologico della Calabria e del consorzio Labtegnos.
il sottosegretario all’Economia Massimo Tononi, procuratore della Goldman Sachs. E di quello del viceministro, sempre all’Economia, Roberto Pinza, che scadrebbe fra un anno: consigliere della Trevi finanziaria industriale. Due esempi di una casistica quanto mai varia. Il sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati è consigliere della Fondazione Milano città della Moda. Il suo collega di ministero Giorgio Calò è presidente della Agron srl, società di ricerche di mercato collegata alla Swg. Luciano Modica, sottosegretario all’Università e Ricerca, è presidente onorario della Pisana libraria universitatis studiorum srl.
Andrea Marcucci, sottosegretario alla Cultura, ha numerosi incarichi nel gruppo imprenditoriale che porta il suo nome (Il Ciocco, Kedrion, Nuovi Orizzonti, Tecno immobiliare, Il Frascone, Freewaymoto, Edizioni Dlm Europa).
Antonangelo Casula (Economia), è consigliere del Formez.
Il sottosegretario alle Riforme, Giampiero Scanu, dell’Inps.
Francesco Bonato (Interno) è presidente della Mrc spa, società che edita il quotidiano Liberazione. Paolo Naccarato (Rapporti con il Parlamento) siede nel consiglio della E-geos, controllata da Telespazio e Agenzia spaziale italiana. Antonio Gaglione, sottosegretario alla Salute, non ha cariche. Ma è azionista di Puglia sanità: gestione di cliniche e case di cura. E per quanto la legge attuale non prescriva alcun obbligo per la proprietà di quote in società a scopo di lucro, in alcuni casi esiste forse un problema di opportunità.
Per esempio, il ministro per l’attuazione del programma Giulio Santagata manterrà il 25% della società Autentiweb (servizi telematici e informatici), di cui è azionista insieme a Gianpietro Beghelli e a Giovanni Pecci, che nel 1996 fu l’uomo del pullman di Prodi?
La domanda, in un caso del genere, forse può essere anche lecita. Mentre in altri casi è effettivamente superflua. Perché mai il sottosegretario alla Giustizia Alberto Maritati dovrebbe cedere quel 7% che ha nella Salento sail, di cui è azionista anche Roberto De Santis, già armatore di Ikarus, la vecchia barca di Massimo D’Alema?


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