L' internazionale e' un' inno che racciude i principi moralistici di liberta e di sviluppo.Credo le generazioni future debbano impare l' inno internazionale socialista come orgoglio di liberta.Saluti.


L' internazionale e' un' inno che racciude i principi moralistici di liberta e di sviluppo.Credo le generazioni future debbano impare l' inno internazionale socialista come orgoglio di liberta.Saluti.


addiritturA impararlo a memoria?




si trova anche su CD?
io avevo AreAzione su vinile(...)
ma complice una festa troppo festa..con dj "distratto"
l'LP è stato "dimenticato" apoggiato ad una lampadina (accesa)
di quella su AreAzione cmnq mi pare nn compaia Vince Tempera,
ma solo Baldini e Tavolazzi, vi risulta?
Signori lasciatevi consigliare da uno che è responsabile per l'Internazionale:
http://www.hymn.ru/internationale/index-en.html
sito luridamente nostalgico e vergognosamente comunista ma molto fornito. Vi consiglio la versione giapponese-cartoneanimato cantata da un karaokista olimpionico. Più una serie di chicche straordinarie (l'internazionale cantata dai guerrieri zulu o quella in tuvan!!! Aaah!)


ragazzi, sarò un romanticone, ma io quando sento l'internazionale mi commuovo sempre...![]()


L'Internazionale scalda...gli animi
Andrea Bonzi
La tradizione, sotto le Due Torri, resiste. Eppure non è mancato un po' di stupore nel sentire le note dell'«Internazionale socialista» aprire, venerdì scorso, la Festa provinciale dell'Unità di Bologna: la prima dopo la nascita del Pd e l'unica, anche in Emilia-Romagna, a non aver cambiato nome. Fatto sta che la scelta musicale ha aperto un dibattito sull'identità culturale del partito di Veltroni, sintesi dell'eredità post comunista dei Ds e l'ispirazione cattolica della Margherita.
La scaletta è stata decisa dagli organizzatori della Festa e comprendeva anche «Bella Ciao», l'«Inno dei lavoratori» e quello di Mameli. «Ormai l'Internazionale ce la chiedono solo ai funerali di qualche vecchio compagno», osserva Vincenzo Rosmini, presidente della Banda di Anzola dell'Emilia che ha eseguito il concerto inaugurale.
«Imbarazzo? - sorride Lele Roveri, responsabile dell'organizzazione - Nenache per sogno. Sono canzoni a cui siamo molto affezionati». Nessun timore, insomma, che l'ala cattolica del partito possa spaventarsi davanti a simboli del passato.
Del resto, nel capoluogo emiliano, il Pd alle ultime elezioni politiche ha sfiorato il 50%, il miglior risultato dell'ex Pci-Pds-Ds dal Dopoguerra.
Qualche mugugno c'è stato. Gli ex Popolari Paolo Giuliani e Angelo Rambaldi lo definiscono, di fatto, un reperto di «archeologia politica», ma l'europarlamentare del Pd, Vittorio Prodi, ex Margherita, non ne fa un dramma: «È una nota di colore, non l'ho presa come una forzatura».
Il Pd, insomma, dovrà pur partire da qualcosa: «Non può essere certo un partito senza radici - osserva il politologo Carlo Galli -. L'Internazionale fa parte della storia del movimento operaio italiano ed europeo». Entusiasta, infine, il professore Gianfranco Pasquino, che però incalza il Pd: «Mi aspetto delle politiche davvero socialdemocratiche».
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78620