Torino multirazziale: gang maghrebina sequestra un tredicenne che sta andando a scuola
TORINO. Rapito, minacciato, rapinato, rilasciato dietro al cimitero generale. Brutta avventura per Nicola (lo chiameremo così), un ragazzino di 13 anni, che è finito nella mani di una gang di maghrebini, interessatissimi alle sue scarpe griffate ed al suo zainetto à la page. Quanto è accaduto venerdì mattina in borgata Vanchiglia, durante il consueto tragitto del ragazzo verso la scuola, avrebbe dell’incredibile se non avesse trovato riscontri nei primi accertamenti dei carabinieri della compagnia San Carlo. Nicola, che era stato probabilmente adocchiato da qualche giorno, percorreva come ogni mattina via degli Artisti quando, proprio all’angolo con via Sant’Ottavio (a due passi da corso San Maurizio), è stato affrontato da due giovani maghrebini che hanno fatto un commento sulle scarpe da lui indossate. Nicola ha subito affrettato il passo, cercando di allontanarsi da loro, ma i due extracomunitari lo hanno aggredito e caricato a forza su un furgone chiaro, poi partito sgommando verso la zona nord di città. Cosa sia successo in quei minuti viene adesso attentamente ricostruito dai militari, ma i due maghrebini che lo avevano sequestrato l’hanno costretto, cammin facendo, a consegnare lo zainetto (con tanto di libri scolastici) e soprattutto le scarpe che, mentre il furgone si muoveva nel traffico, gli hanno fatto slacciare. Terminata la «svestizione» del malcapitato, il furgone si è fermato ed il ragazzino è stato fatto scendere, scalzo, ai margini di un giardino. Nicola è scappato, ha chiesto aiuto, si è reso conto di essere alle spalle del cimitero generale, è finalmente riuscito a telefonare alla mamma che è corsa a riprenderlo ed a confortarlo. La tappa successiva sono stati gli uffici della compagnia San Carlo, in via Giulia di Barolo. Qui, davanti al maresciallo Scano ed al maggiore Desantis, il ragazzo ha raccontato la sua storia. I carabinieri, fatti alcuni riscontri, giudicano la sue versione «precisa ed attendibile». L’indagine non è semplice, ma i carabinieri avrebbero trovato tracce di precedenti aggressioni che, anche se prive dell’aggravante del sequestro di persone, avevano tutte l’obiettivo di impossessarsi anche di scarpe e felpe prodotte dalle marche adesso di moda fra i ragazzi. La gang specializzata nel settore arriva spesso a disdegnare i telefonini per mettere esclusivamente mano su capi di abbigliamenti che, evidentemente, hanno un ottimo valore di mercato anche se usati e magari un po’ sgualciti. (…)
(Da La Stampa del 14 maggio 2006


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