Venerdì, 26 Maggio 2006
Bossi: «Si stava meglio sotto l'Austria»
Il Senatur esalta il popolo leghista: «Sì al referendum sulla devoluzione per essere liberi»
«Vuoi essere libero o no? Sì sì sì». Umberto Bossi raccoglie tutte le forze che gli sono rimaste per gridare al popolo leghista trevigiano, che ieri sera ha riempito il cinema Embassy, la necessità di dire sì al referendum sulla riforma costituzionale. È arrivato a Treviso tre giorni prima delle elezioni provinciali, il leader della Lega Nord, ma più che all'appuntamento di domenica e lunedì ha guardato a quello del 25 aprile, al referendum che dovrà confermare o cancellare la devoluzione e tutte le modifiche alla Costituzione votate dal precedente Parlamento.
Nei venti minuti del suo discorso, interrotto spesso da applausi e da invocazioni "Libertà libertà" e "Bossi Bossi", non ha mai citato il candidato presidente della Casa delle libertà, Leonardo Muraro. E Treviso l'ha nominata soltanto all'inizio, dicendo che «ha un ruolo fondamentale in tutta la Padania». Ha richiamato più volte la storia, ha parlato di Carlo Cattaneo e della battaglia di Solferino: «Arrivando qui in auto sono passato davanti alla rocca di Solferino: ci sono stati duecentomila morti che, se avessero saputo che stavano combattendo per uno Stato centralista, probabilmente non avrebbero combattuto. Il risultato è che in tutto il Veneto non c'è un solo magistrato veneto e in tutta la Lombardia non c'è un solo magistrato lombardo. Stavamo meglio sotto l'Austria».
Contrariamente a Berlusconi, ha ammesso esplicitamente la sconfitta del 9 e 10 aprile: «Abbiamo perso le elezioni, questa è la verità. Non siamo riusciti a far capire alla gente che c'era un programma da continuare». Ma Bossi ha individuato subito il momento del riscatto, quello del referendum: «Se voterete sì al referendum direte che la Padania vuole la libertà, vuole la sua libertà. Ci darete mandato di agire all'Onu e in tutto il mondo. Se passa il federalismo si aprono mille possibilità, basta con i soldi che vanno a finire a Roma». E qui ha citato un episodio personale, un momento fondamentale della sua sofferenza di questi anni: «Federalismo vuol dire anche che saranno le Regioni a decidere sulla sanità. Come si fa a sapere a Roma se un piccolo ospedale è importante o no per una comunità? Quando sono stato male sono stato portato in un piccolo ospedale e quel piccolo ospedale mi ha salvato la vita».
Più volte ha richiamato la necessità che siano i popoli a governare: «Ognuno dev'essere padrone a casa propria e uno Stato centralista non è uno Stato di popoli. La Svizzera non ha mai fatto guerre perché è un vero Stato federale di popoli e i popoli non fanno le guerre».
Prima di sedersi chiama Giancarlo Gentilini. Dalla platea qualcuno urla: «Gentilini presidente della Repubblica». E Bossi aggiunge: «Di una Repubblica federale, magari». I due si abbracciano, le telecamere si avvicinano, i fotografi scattano a raffica.
Carlo F. Dalla Pasqua
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