Si aprono le udienze che vedono imputato l'ex abate di Farneta (nella foto), che sarebbe responsabile di abusi sessuali su 38 ragazzi
Arezzo, 26 maggio 2006 - Era un altro il giorno del giudizio cui Don Pierangelo Bertagna (nella foto), come tutti i sacerdoti e i fedeli, pensava didoversi presentare. Ma al giudizio finale della fine dei tempi, quello in cui verranno giudicati «i vivi e i morti», l’abate pedofilo di Farneta arriverà, se è vera la dottrina nella quale lui continua fermamente a credere, gravato da una sentenza terrena, quella per i trentotto casi di violenza sessuale che lo stesso sacerdote ha ammesso in una confessione interminabile.
E allora il primo giorno del giudizio è oggi. Stamani alle nove, per la precisione, quando il Pm Ersilia Spena e gli avvocati difensori, Francesca Mafucci con Annelise Anania, si troveranno dinanzi al Gip Umberto Rana per sottoporgli l’ipotesi di patteggiamento sulla quale si sono da tempo accordati: cinque anni, una pena relativamente lieve rispetto alla pesantezza delle accuse, ma il massimo previsto dal codice per questo tipo di rito processuale. Toccherà poi al giudice delle indagini preliminari stabilire se la condanna è congrua in relazione al capo di imputazione: violenza sessuale plurima con due aggravanti, l’aver agito in danno di bambini affidati alla sua custodia e l’aver approfittato di minori di anni dieci (in un caso, un ragazzino di appena otto anni).
In aula l’ex abate, che nel frattempo è stato sospeso a divinis dal Vescovo Bassetti e sottoposto a processo canonico, non ci sarà. Ha già deciso di restare nell’eremo appenninico a cavallo fra Toscana, Marche e Romagna in cui è agli arresti domiciliari da mesi. Dice chi ha avuto modo di parlarci che il sacerdote sia pentito, macerato dal rimorso di quello che la tentazione della carne lo ha spinto a fare in contrasto con la sua vocazione religiosa e la legge dello Stato. Non c’è più traccia della personalità carismatica, barba lunga e carattere forte, che aveva stregato col suo fascino magnetico, i parrocchiani di Farneta, Montecchio e Monsigliolo. Resta un pover’uomo che chiede solo di essere dimenticato.
Prima però deve affrontare il «Golgota» del processo. Per anni Don Bertagna ha sfidato le leggi della natura e quelle della Repubblica. Finché uno dei bimbi cui aveva rivolto le sue attenzioni non si confidò con la madre. Che chiamò subito i carabinieri. Il telefono dell’abate fu subito messo sotto controllo e tra le altre venne intercettata una chiamata nella quale il sacerdote, 42 anni, originario di Gardone Valtrompia (Brescia) membro della comunità dei «Ricostruttori nella preghiera», chiedeva scusa alla mamma per le violenze sul figlio.
ci voleva altro per far scattare le manette. Era un martedì, il 12 luglio 2005. Il venerdì Don Bertagna ammise tutto nell’udienza di convalida dinanzi al Gip, Gianni Fruganti. Poi, fra agosto e settembre, la crisi di coscienza che lo ha portato a confessare gli altri 37 casi di violenza sessuale su minori, cominciati quando era ancora un laico, proseguiti in seminario e infine continuati in Valdichiana.
L’ex abate avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il sacerdozio, ma non c’è ancora niente di ufficiale. Di certo c’è solo che il sacerdote dovrà affrontare il carcere. Almeno un anno, prima degli eventuali benefici.




Rispondi Citando
