Originariamente Scritto da yurj
Con gli ultimi 5 anni niente.
Con i prossimi 5 mesi in cui governerà c'entrerà molto. E conoscendolo si può già essere sicuri che sbarrerà le porte a qualsiasi ritorno al nucleare nel nostro paese


Originariamente Scritto da yurj
Con gli ultimi 5 anni niente.
Con i prossimi 5 mesi in cui governerà c'entrerà molto. E conoscendolo si può già essere sicuri che sbarrerà le porte a qualsiasi ritorno al nucleare nel nostro paese


Costruire centrali nucleari adesso sarebbe troppo costoso e ci vorrebbe troppo tempo.Originariamente Scritto da hellmanta


Esatto.


Ho letto di qualche male informato che sosteneva cazzate del tipo "l'ENEL era contenta di abbandonare", ecco queste cose te le puoi risparmiare.
SENTIAMO COSA DICE UN EX VICEDIRETTORE GENERALE ENEL...
Solare ed eolico non valgono il nucleare
Ing. Paolo Fornaciari (già Vicedirettore Generale Enel e Responsabile Attività Nucleari)
Il costo della rinuncia al nucleare del nostro Paese, fu valutato dall’Enel a fine ‘86 su richiesta del Governo di allora in 121.000 miliardi delle vecchie lire nel caso di sostituzione del nucleare con idrocarburi. Ma allora il petrolio costava 10 dollari al barile e non i 70 di oggi! Si può quindi presumere che il danno derivante dalla rinuncia totale al nucleare sia già costato al nostro Paese oltre 130 miliardi di euro, cui deve aggiungersi l’effetto dell’impennata del prezzo dei prodotti petroliferi, 600% negli ultimi cinque anni, che ha condotto a bollette elettriche doppie rispetto alla media Ue. L’Enel valutava allora un fabbisogno elettrico al 2000 di 315-332 TWh a fronte dei 195 TWh del 1986, mentre Verdi e ambientalisti predicavano uno sviluppo senza aumento dei consumi energetici. Mattioli e Scalia alla Conferenza sull’Energia, prevedevano per l’anno 2000, con modeste azioni di risparmio, un fabbisogno di 225 TWh, valore già superato nel 1989! Svariate e fantasiose le illusioni prospettate da allora in poi: venti anni fa Chicco Testa, allora presidente di Lega Ambiente, affermava che il contribuito dell’energia eolica al fabbisogno energetico del Paese sarebbe stato del 10% nel 1995: nel 1995 il contributo dell’energia eolica non fu il 10%, ma il 4 per centomila soltanto.
Ciò non impedì a Romano Prodi, allora presidente del Consiglio, di nominare il Dott. Testa Presidente dell’Enel. Ciò non ha impedito poi alla graziosa leader dei Verdi Maria Grazia Francescato di affermare che le energie rinnovabili potrebbero contribuire alla produzione di elettricità per il 20%. L’attuale presidente di Lega Ambiente, Ermete Realacci, azzarda un improbabile 50%! Convinzione dura a morire: il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, afferma oggi che é possibile raggiungere il 50% nel 2012! Ma il Professor Carlo Rubbia, già presidente dell’Enea e Premio Nobel, vola ancora più alto: una nota dell’ Agenzia Adnkronos riporta: “Rubbia: solare? deve diventare politica dello Stato. Uno specchio‚ di 50 km per 50 km per colmare il deficit se vogliamo dotarci di risorse endogene, con il solo solare potremmo colmare tutte le nostre necessità”. Cinquanta per cinquanta chilometri quadrati, duemila cinquecento kmq, quasi 40 mila volte la superficie occupata dalla centrale solare Enel di Serre, più di metà della regione Molise! Eppure c'é ancora chi ci crede: il Prof. Romano Prodi si dice certo di poter ridurre il costo dell'energia del 20% in cinque anni con le nuove energie rinnovabili del vento e del sole: l’investimento necessario per una tale operazione, sarebbe pari al 30% del debito pubblico nazionale e il costo dell'energia elettrica, raddoppierebbe.
Ma siamo seri! Il ricorso al libero mercato ed alla concorrenza, non basta, almeno nel caso dell'energia: il problema della perdita di competitività non è un problema di competizione, ma di diversificazione delle fonti energetiche! Le bollette in questo modo non scenderanno: ma quale mercato ci può essere quando, come nel nostro caso, il costo di generazione dell’energia termo-elettrica dipende per l’80% dal costo di combustibili (idrocarburi) soggetti a “cartello” e non a “mercato” e quindi non contendibili? Questa seconda illusione, già auspicata in passato dal Segretario Ds Veltroni, è condivisa da più parti: dal presidente della Autorità garante della concorrenza e del mercato Catricalà al nuovo Governatore di Banca Italia Draghi, dal presidente di Confindustria Montezemolo, che fino al mese di marzo 2006 ha puntato le sue critiche e proposte per rilanciare la crescita e lo sviluppo, su concorrenza, ricerca e innovazione, meno tasse sulle imprese, più flessibilità nel mondo del lavoro, maggiore coesione sociale e fiducia nel futuro, ma non una sola parola sul “caro energia”. Solo nella kermesse sulla concorrenza di Vicenza, ha accennato a “ricerca sul nucleare del futuro”, proponendo di tagliare il costo dell’energia in cinque anni diversificando le fonti: più carbone, più fonti rinnovabili, un’attenzione al nucleare del futuro, nuove linee di trasmissione, risparmio energetico, almeno cinque nuovi rigassificatori e più concorrenza nell’accesso alle reti. Ma non si tratta di “ricercare”, quello che va fatto è costruire nuove centrali elettriche e non certo a gas!
Oggi si profila una terza illusione, quella di ritenere il gas naturale il successore del petrolio. Anche se tutte le centrali a gas autorizzate nel nostro Paese - oltre 17.000 MWe - dovessero essere costruite, la nuova situazione non consentirebbe comunque di ridurre il costo di produzione del 20% come erroneamente si dice. Il nostro Paese ha continuato a perdere in competitività e nelle classifiche internazionali del World Economic Forum siamo precipitati in pochi anni dal 20mo posto al 47mo. Possibile che nessuno si sia chiesto cosa di speciale è accaduto in questi ultimi anni? La presente recessione economica non è dovuta alle tasse su famiglie e imprese o al cuneo contributivo, al mancato completamento del processo di liberalizzazioni e privatizzazioni, non alla scarsa flessibilità nel mondo del lavoro, a insufficiente concorrenza, a ridotti investimenti per ricerca e innovazione o alla aggressività dell'export cinese, bensì al "caro energia". Ma nessuno lo dice, quasi ci fosse una congiura del silenzio! Assistiamo, invece, ad un rinnovato, inspiegabile interesse per le nuove centrali a gas e ciclo combinato, il cui costo del solo combustibile è pari a tre o quattro volte il costo complessivo del kWh nucleare, senza contare il costo di tutte le infrastrutture necessarie che possono raddoppiare il prezzo al consumo. Solo l’energia nucleare può consentirlo.
Ciò nonostante, illustri politici, economisti e industriali, continuano a ritenere che il futuro energetico sia nel gas. Romano Prodi indica, tra le misure necessarie per assicurare la ripresa economica del Paese, l'eolico, il solare, giudica una cosa seria i rigassificatori e chiude al nucleare, almeno per i prossimi vent'anni, fino a che non ci saranno garanzie sulla sicurezza. Prodi ricorda inoltre, che da presidente della Commissione Ue interpellava periodicamente gli scienziati europei per sapere se c’erano novità su sicurezza e rifiuti, loro ogni volta gli dicevano di no, che ci vorranno 20-25 anni. Il Prof. Prodi dovrebbe sapere che il problema della sicurezza nucleare é stato risolto da quasi vent’anni, esattamente dieci anni prima che lui fosse nominato a presiedere la Commissione Europea: un importante passo in avanti era infatti stato raggiunto alla XXIII Conferenza Generale IAEA di Vienna (settembre 1989), con il passaggio da una posizione probabilistica ad una impostazione deterministica, al fine di limitare il rilascio di radioattività anche nel caso del più grave incidente, ad un livello tanto basso da non rendere necessaria l’evacuazione al di fuori dell’impianto nucleare. Questo concetto proposto da delegati francesi e italiani fu condiviso dal rappresentante tedesco Klaus Toepfer, allora ministro per l’Energia della Germania, oggi responsabile del Programma ambiente delle Nazioni Unite.
La sicurezza dei rigassificatori, facile bersaglio per attacchi terroristici, é invece tutta da dimostrare. Dispiace che anche il Ministro dell’Ambiente, on. Matteoli, non sappia che non ci vogliono 10 o 15 anni di tempo per ripartire con il nucleare nel nostro Paese. La Francia in 26 anni ha costruito le sue 58 centrali nucleari, ciascuna in quattro o cinque anni. Anche le nostre prime tre centrali nucleari di Latina, Garigliano e Trino Vercellese, furono costruite rispettivamente in 54, 55 e 46 mesi, quando le competenze non erano certo maggiori di quelle di oggi. Il contratto tra AREVA francese e TVO finlandese prevede la realizzazione della quinta Unità nucleare finlandese in quattro anni e la Westinghouse offre i nuovi PWR, largamente prefabbricati in officina, con un tempo complessivo di costruzione dal primo getto di calcestruzzo in cantiere all’avviamento, di 36 mesi. Secondo il Ministro Matteoli : “Il nucleare non è una soluzione immediata. Se qualcuno pensa che abbiamo a disposizione 15-20 anni di tempo allora va bene questo percorso, ma siccome a mio avviso non è così, allora dico che non mi sembra che la cosa si possa fare.
Servono soluzioni immediate”. L'unica soluzione immediata é il ricorso al carbone nelle centrali policombustibili dell'Enel, con un costo di 2 Eurocents/kWh ed il riavvio delle centrali nucleari dismesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese che, in 15/20 mesi, potrebbe esser realizzato, con una spesa pari al 6% di quanto costerebbe lo smantellamento accelerato, e consentirebbe di generare energia elettrica ad un costo di un Eurocent/kWh quando a noi costa 10 o 12 volte produrla con gas o petrolio. Non è vero che le competenze siano andate disperse o che ci vogliono 10 o 15 anni per costruire una centrale nucleare. Non è assolutamente vero che non sia possibile riavviare, dopo molti anni, le nostre centrali nucleari dimesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese. E' stato fatto anche in altri Paesi di riavviare centrali nucleari dopo molti anni. A Caorso e Trino Vercellese non ci sono stati né incendi né terremoti, anzi, ai sensi della delibera CIPE del 26 luglio 1990 sono state mantenute per oltre dieci anni in "custodia protettiva passiva", cioè in buona manutenzione, evidentemente in previsione di un possibile riavvio. Il momento, ora è venuto. Per quanto riguarda il costo di esercizio - combustibile, personale e manutenzione - l'esperienza operativa delle 104 centrali nucleari USA, indica un costo di 16 USmills/kWh, mentre il costo capitale incide per 6 od 8 millesimi di dollaro addizionali.
Le competenze sul nucleare ci sono tuttora: i nostri tecnici in tutti questi anni impediti di lavorare in Italia, hanno lavorato all'estero, con l'EPRI, il prestigioso Centro di Ricerca Elettrica delle principali Società americane di Palo Alto in California, con la Siemens in Germania, con la Framatome in Francia, la SOGIN in Armenia per il riavvio della centrale nucleare di Medzamor e l'Ansaldo in Romania con l'AECL canadese per la costruzione della centrale ad acqua pesante di Chernavoda. La mia ricetta per assicurare lo sviluppo economico, evitando blackout per mancanza di gas o di energia elettrica, é semplice: preservare il petrolio solo ai trasporti (aria, mare e terra) e alla petrolchimica; usare il gas unicamente per riscaldamento e uso domestico; produrre energia elettrica con nucleare e carbone, oltre a energia idraulica e geotermica; bruciare idrocarburi per generare elettricità non é solo una sciocchezza dal punto di vista economico, ma é anche un crimine nei confronti delle generazioni future e una fuga al passato.
Per chi comincerà subito a dire "ma Fornaciari è un ignorante" o "ma Fornaciari è di parte" consiglio di leggersi la biografia di Fornaciari:
E di ricordare una frase profetica del professor E.Amaldi (grandissimo fisico e collaboratore di Enrico Fermi)....L’ingegnere Paolo Fornaciari ha lasciato l'ENEL per raggiunti limiti di età il 30 giugno 1997 con il livello di Vice Direttore Centrale e di Responsabile della Attività Nucleare dell'Ente. Attualmente è Vicepresidente della Associazione Italiana Nucleare (AIN).
È nato a Parma il 20 giugno 1932. Laureatosi a Bologna in Ingegneria Industriale Elettrotecnica, si è specializzato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano ed il Laboratorio di Argonne (USA).
Dirigente dal 1 gennaio 1963, ha partecipato al progetto della prima Centrale Nucleare italiana (Latina) realizzata dall'Agip Nucleare.
All'ENEL dal 1 gennaio 1965 ha partecipato al progetto delle Centrali nucleari di Caorso e Alto Lazio quale Responsabile delle Attività Nucleari; è stato Responsabile del progetto di modifica dei sistemi di sicurezza della Centrale di Trino Vercellese (1979-82) e Responsabile del Progetto Unificato Nucleare (1983-88).
È stato il primo italiano a visitare la Centrale nucleare di Chernobyl dopo l'incidente del 1986.
Nel giugno '86 è stato designato dal Presidente dell'ENEL a rappresentare l'Ente in tutte le sedi tecnico scientifiche in cui si dibattevano i problemi di sicurezza connessi con l'incidente di Chernobyl.
È stato Governatore per l'Italia della Associazione Mondiale degli Operatori Nucleari (WANO), istituita a Mosca nel maggio 1989; Vicepresidente della Organizzazione dei Produttori di Energia Nucleare (OPEN) e Consigliere alla NERSA per la gestione della Centrale nucleare veloce franco-italo-tedesca di Creys Malville.
È stato professore incaricato presso l'Università di Pisa - Facoltà di Ingegneria, nel periodo '72-'78.
È autore di numerosi articoli in campo energetico, pubblicati su riviste specializzate internazionali; di alcuni libri sull’energia nucleare: “Reattori Nucleari” (Ed. Tecnico Scientifica Pisa 1967); “Controllo e Regolazione delle Centrali Nucleari”, Dispense per il V° anno di Ingegneria all'Università di Pisa; “Il petrolio, l'atomo e il metano” (Ed. XXI Secolo, 1998); di un libro sulla attività sindacale “Dirigenti 80” (Ed. FNDAI).
È stato Presidente della FNDAI (1981-'91) e dell'INPDAI (1991-'94)
"In Italia si diffida dei competenti, giudicati ingiustamente uomini di parte e quindi non obiettivi. Ci si fida invece di chi non ha competenza specifica, cioè degli incompetenti e ignoranti in materia, anzi, tanto più difficile è il problema da risolvere, tanto più incompetenti devono essere le persone da intervistare e fare pontificare su materie sulle quali parlano comprendono assai poco."
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P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
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Presidente di Progetto Liberale


1- non sai di che parli.Originariamente Scritto da Lionking
Il costo di costruzione di una centrale oggi (1000MWe)...
Costo di impianto ($/kWe) (senza costo suolo) e Tempo di costruzione
1400 Nucleare (4 anni)
1770 Carbone (4 anni)
1500 Olio combustibile (4 anni)
700 TurboGas CC (3 anni)
Aggiungo:
l'AP 1000 Westinghouse, il reattore più avanzato oggi insieme ad EPR, costa 1400 al kWe pero' se ne ordini più di 4 te lo vendono a 1000 kWe, e il suo tempo di costruzione è di 36 mesi (3 anni)
http://www.ap1000.westinghousenuclear.com/
Le centrali italiane della prima generazione furono costruite in tempi tra i 4 e i 5 anni. Non i dieci che i politici amano ciarlare...
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non esiste il carbone pulitoOriginariamente Scritto da yurj


Diciamo che è "carbone meno sporco"... tecnicamente una centrale da 1000 MWe emette:Originariamente Scritto da yurj
3 Miliardi di metri cubi di CO2/anno
41 milioni di mc SO2/anno
14 milioni di mc NOX/anno
1 milione e duecentomila mc di polveri/anno
+ 310.000 mc di cenere a terra
Una centrale a carbone "pulito" ha una serie di accorgimenti che ne abbattono l'inquinamento... ma ....In caso di desolforazione per ridurre la SO2 si hanno 170,000 m3/anno di gesso da smaltire, generate dai desolforatori. Solo una parte limitata è riciclabile, poiché gli usi del gesso in edilizia non sono massicci come quelli del cemento. Se lo si invia a discarica, per diminuire l’impatto ambientale, il gesso viene inertizzato con aumento dei volumi. Si deve evitare percolamento nelle falde acquifere. Con abbattimento invece si possono ridurre del 50% le emissioni di NOX ma si creano forti quantità di prodotti pericolosi.
Detto questo io la trovo comunque ambientalmente più conveniente delle altre centrali fossili o solari o eoliche.
Una centrale a carbone comunque emette dal camino 5 Ci/a di radioattività, una centrale nucleare 0,5 Ci/a. Dunque parliamo di dieci volte più radioattività rispetto ad una centrale nucleare, e solo 5 più delle altre fonti fossili che si attestano su 2,5 Ci/a. Questo perchè le impurità del combustibile sono radioattive nelle fossili.
Tra le scorie a terra di una centrale a carbone ci sono quantità enormi di metalli pesanti, tra cui uranio e torio, in particolare c'è disperso combustibile nucleare sufficiente per due bombe atomiche.
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è possibile. visto che le centrali innovative e pulite son solo quelle nucleari, che non ci fan costruire.Originariamente Scritto da Lionking
Costo totale (mills/kWh) [Dopo ammortamento]
Nucleare 26 [12]
Carbone 52 [33]
Olio 100 [85]
Gas CC 112 [104]
Fotovoltaico 655 [30]
Eolico 181 [30]
Il costo dopo ammortamento è quello dopo che la centrale si è ripagata i costi per metterla in piedi a potenza 1000 MWe
la composizione dei costi è questa:
Costo dell’impianto (infl.2% int. 3%) (mills$/kWh)
Nucleare 13
Carbone 18
Olio 15
Gas 15
Fotovoltaico 625
Eolico 151
Costo combustibile (mills$/kwh)
Nucleare 5
Carbone 27
Olio 80
Gas 99
Fotovoltaico 0
Eolico 0
Costo operazione e manutenzione (mills$/kWh)
Nucleare 7
Carbone 6
Olio 5
Gas 5
Fotovoltaico 30
Eolico 30
Disponibilità (%)
Nucleare 90
Carbone 90
Olio 90
Gas 75
Fotovoltaico 11
Eolico 14
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Presidente di Progetto Liberale


Quali sono le tue fonti sui dati dei costi?Originariamente Scritto da Ronnie


Non ho mai pensato che il problema fosse un discorso di materiale (a parte il caso limite dell'amianto), bensì di utilizzo di strutture adatti.
Un impianto curato a regola d'arte sarebbe capace di soddisfare l'esigenza dell'attenuazione della portata inquinatrice del carbone quanto lo sfruttamento fino ai migliori risultati possibili dell'energia solare.
Ben venga, dunque, anche il nucleare, che trovasi anche nella vicina Francia: ragion per cui, per chi teme una nuova Chernobyl, poco cambierebbe non averlo in Italia.
Tenendo conto che non serve affidarsi troppo al petrolio: esso è quasi agli sgoccioli...