Infatti va fatto notare ai solerti programmatori unionisti che le nuove fonti rinnovabili italiane, da loro stessi definite nel programma come comprendenti «eolico, biomasse, fotovoltaico, solare a concentrazione, solare termico, idroelettrico di piccola taglia , geotermia», in Italia ammontano (dati 2003 AEE) al 3,8 % della produzione di energia elettrica. Quindi non alla metà del 25%, che è 12,5% ma a meno di un settimo di detta cifra.
Bisogna ricordare al Prof. Prodi che la sua commissione Europea, nel documento TERES II del programma ALTENER della DGE, stimò come «contributo massimo ottenibile in Italia nelle condizioni più favorevoli best practice policies) dalle nuove Fonti Energetiche Rinnovabili entro il 2020» i 20,5 Mtep, equivalenti al 5% del fabbisogno energetico minimo previsto. Quindi l'1,2% in più da oggi fino al 2020 dovrebbe essere il massimo teorico possibile. Prodi vorrebbe dunque raggiungere un risultato 5 volte superiore alla stima massima teorica da lui stesso fatta dieci anni fa e con 9 anni di anticipo sul termine che aveva previsto. Attendiamo l'annuncio trionfale magari di cinquanta miliardi di euro di investimento, ovviamente nei primi cento giorni, per la messa in cantiere della marea irrealizzabile di centrali inefficienti e improduttive che servirebbe ai sogni della sinistra. Ovviamente questo punto mai verrà realizzato, più per carenza di possibilità materiali che per carenza di sogni dei pianificatori unionisti.
Proseguendo l'analisi del «programma» notiamo una inquietante dichiarazione di buoni intenti: secondo la sinistra dovremmo ridurre i consumi di energia del paese del 20%. Questo significa sostanzialmente ridurre del 20% (1 su 5) ogni voce dei bilanci aziendali, statali e familiari che contempli consumo di energia. Dobbiamo dunque evidentemente prevedere un abbassamento di molti gradi della temperatura dei riscaldamenti negli ospedali come nelle case, oltre che di tutte le attività produttive di ricchezza che comportino consumo energetico. Singolare piano di sicurezza sociale e sviluppo economico, una vera rivoluzione ambientalista. Fortunatamente se provassero a realizzarla veramente finirebbero come minimo appesi ai lampioni (spenti)... A proposito l'OECD informa che il consumo dell'Unione europea, anziché scendere del 20% in 5 anni (come Prodi vorrebbe possibile per l'Italia) aumenterà viceversa dell'1,4% all'anno fino al 2030, questo significa che, assumendo che l'Italia non voglia diventare un Paese arretrato rispetto al resto dell'Europa, ci serviranno una grande quantità di nuove centrali. Queste nuove centrali, per larga parte dovranno essere centrali da produzione fissa, ossia avere un fattore di disponibilità del 90%, questo significa che i deliri rinnovabili della sinistra [disp. Solare 15%, disp. Eolica 30%] dovranno essere messi in soffitta sotto una piacevole montagna di MWe termoelettrici tradizionali [disp. 75-90%], o nucleari [disp. 90%]. Qualcuno lo spieghi a Pecoraro Scanio.