Il no alla riforma costituzionale in nome del dialogo sulla riforma non regge.
In vista della consultazione popolare sulla riforma costituzionale l’obiettivo principale degli antiriformisti è di far credere che la bocciatura della riforma esistente aprirebbe la strada a riforme nuove e migliori.
Il professor Augusto Barbera ha inventato la favola di una Costituente (che non esiste e non esisterà) che dovrebbe provvedere ad affrontare i problemi del sistema istituzionale che, con il no, resterebbero irrisolti.
Scrive di considerare “superato e ormai indifendibile il bicameralismo ripetitivo”, ma tutti sanno che se non sarà confermata la riforma, di questo non si parlerà neppure. Pensa alla necessità di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio, all’urgenza di “correggere gli errori della riforma del titolo V”, quella approvata dal centrosinistra cinque anni fa, tutte modifiche che il testo già contiene. Allora perché bisognerebbe buttare via il lavoro fatto, che per la prima volta dopo trent’anni di discussioni, può arrivare a mettere in opera una riforma?
Questo non si capisce, le obiezioni riguardano aspetti secondari, come le difficoltà di funzionamento del Senato delle regioni, che, ove si riscontrassero effettivamente, potrebbero essere corrette successivamente.
Il fatto è che l’asserito riformismo della sinistra è un puro e semplice imbroglio.
Lo dimostra la tesi paradossale sostenuta da Massimo D’Alema, secondo il quale respingere la riforma è il modo per “aprire la strada a un dialogo vero per le riforme”.
I dialoghi continuano da decenni e non sono mai approdati a nulla. Nel centrosinistra, e anche fra i Ds, come ha chiarito Gloria Buffo, ci sono forze che non vogliono alcuna riforma costituzionale e nessuno metterà a rischio l’esile maggioranza di governo per fare riforme che dividono il centrosinistra.
La scelta è tra una riforma che affronta i problemi che tutti dicono di voler risolvere, o il ritorno puro e semplice a un sistema istituzionale imballato e paralizzante.
La terza via non c’è, la Costituente non esiste, si tratta solo di foglie di fico su un’impostazione mortalmente conservatrice.
Ferrara su il Foglio del 1 giugno
saluti




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