
Originariamente Scritto da
Peucezio
Ma che dici? Guarda che una volta, quando la Chiesa era ancora una cosa seria, c'era molto più rigore anche in queste cose. Lo sai che un mio conoscente prete è stato ripreso dal sacerdote locale, perché è entrato in una Chiesa di un luogo di villeggiatura coi pantaloncini corti? E ovviamente non ha osato dire di essere prete anche lui e si è vergognato come un ladro. I miei amici preti di Verrua, che sono veri preti, non la caricatura di preti che ci sono adesso in giro incoraggiati dalle gerarchie postconciliari e dai vescovi comunisti, giocano a pallone in abito talare anche a luglio. Follia, mi dirai tu. Io ti dico che disprezzare le forme è un grave errore, perché significa aderire al conformismo spontaneista contemporaneo, che non ha niente a che fare con l'autenticità vera e il senso della priorità e della sostanza.
Io trovo ai limiti del ripugnante vedere carne sudaticcia di turiste, a volte nemmeno belle, ben visibile nelle chiese nei mesi estivi, turiste di cui già mal sopporto gli accenti forestieri, gli zaini, le bottiglie di plastica e i bambini chiassosi nei centri storici delle splendide città e paesi italiani, ma lì è giusto tollerare, in nome di un minimo di libertà.
Ma ogni luogo vuole un aspetto e un abbigliamento adeguato. Nella Creta minoica le donne andavano in giro col seno nudo. E se una donna di oggi si trovasse magicamente catapultata in quel contesto e cominciasse ad addurre ridicole forme di pudore per non adeguarsi al costume del luogo, io liquiderei il suo atteggiamento come ridicolo e ottuso.
L'indifferenziazione dell'abbigliamento, per luoghi, persone, funzioni ecc., è un'altra delle manifestazioni di decadenza del mondo contemporaneo. Fino solo a qualche generazione fa in ogni paese d'Italia si usava l'abito tradizionale ed era di estrema suggestione e bellezza girare le contrade, soprattutto nell'Appennino centro-meridionale e vedere gli uomini e le donne con i rispettivi abiti, che a volte erano davvero molto belli. Oggi ci dobbiamo accontentare di vedere gente di ogni età, classe, luogo con magliette anonime, scarpe sportive, jeans, indistinguibili da altri milioni di persone in America, nelle Filippine o in Cina. Ma che almeno nei luoghi deputati al sacro esista qualche regola residuale, mi pare proprio il minimo.