il principale studioso dell'Integralismo brasiliano è Helgio Trinidade. Un suo libro dovrebbe pubblicarsi in Italia con Antonio Pellicani.Originariamente Scritto da Alvise Nutti
A queste domande non posso darti una risposta dettagliata, perchè occorrerebbe approfondire la letteratura sul tema. Da quel che ne so, l'integralismo pretendeva di andare ben oltre la "cultura coloniale" (alla quale si contrapponeva). L'obiettivo era far maturare l'identità nazionale brasiliana integrandone tutti i disparati elementi etnorazziali. I negri, mulatti e meticci entravano nel movimento in nome di questo traguardo, per costruire il destino del Brasile.
A mio parere il fatto che l'elemento bianco fosse considerato "ovviamente" il fattore etnorazziale-guida del meticciato brasiliano era evidente, scontato. Ma non presupponeva sminuire gli altri elementi. Il meticciato in se acquisiva un valore per l'identità nazionale.
Qui bisognerebbe approfondire sui testi di Salgado e di Barroso. Probabilmente nelle zone di maggior colonizzazione italiana e tedesca le unità locali della AIB erano più "razziste" in senso esclusivistico, ma il successo degli integralisti, a mio parere, si deve anche alla loro capacità integrativa, al saper parlare al popolo brasiliano tutto, dai mulatti ai bianchi. Andando oltre il razzismo "di casta" delle oligarchie tradizionali.
Da tenere conto che sino agli anni sessanta l'idea di "sbiancamento" del Brasile è stata una politica di stato.
L'integralismo poteva solo operare in questo contorno culturale che era dato per scontato. La novità sta nell'aver posto il meticciato al centro di un discorso politico nazionalista. Questo, infine, aveva (ed ha) un senso in Brasile perchè -lo ripeto- la formazione della nazione brasiliana è sin dalle sue origini razzialmente mista. Un fascismo brasiliano non ha nulla da eccepire a questa eterogeneità originaria se si converte in un fattore dinamico propulsivo della rivoluzione nazionale.




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