Il pronunciamento del giudice di Palermo a due anni dal brutale pestaggio
Assolto il figlio dell'imputato. Il medico legale: "Un caso molto raro"
Uccise l'uomo che gli graffiò l'auto
Sei anni e 150.000 euro di risarcimento
PALERMO - "Lo uccise per un graffio alla macchina. Adesso il giudice lo ha condannato a sei anni. Ma per l'assassino di mio marito sono pochi sei anni, troppo pochi. Io da Palermo voglio andarmene via".
Irene Librera, 35 anni, madre di 4 figli, è la moglie di Simone La Mantia, massacrato di botte il 2 ottobre del 2004 da Salvatore Mannino, titoltare di un'agenzia di pompe funebri. Quella mattina, insieme al marito, c'era anche lei e la sua bambina più piccola che allora aveva quattro anni.
La loro unica colpa fu tamponare un'auto nel quartiere Zisa. Su quella vettura c'erano Salvatore Mannino e suo figlio Natale. Fu un'aggressione brutale, senza ragione. Presero a calci e pugni quell'uomo che cercava di spiegare che non era poi una cosa così grave ammaccare un'auto. Ma la violenza terminò solo quando Simone cadde a terra privo di vita. Secondo il medico legale, la vittima fu colpita al nervo vagale che attraversa il collo: una caso assai raro ma che può risultare fatale.
La sentenza è stata emessa stamane dal giudice per le udienza preliminari di Palermo Maria Elena Gamberini. Grazie allo sconto di pena ottenuto per il rito abbreviato, Salvatore Mannino è stato condannato a sei anni; assolto il figlio perché si limitò a proferire ingiurire contro l'automobilista ma non lo colpì. Accordate alle moglie e ai quattro figli di 16, 13, 9 e 6 anni, una provvisonale di 30 mila euro a ciascuna delle parti civili.
Una sentenza che non soddisfa il desiderio di giustizia della moglie della vittima: "Sei anni per un omicidio sono pochi. Leggo sul giornale che i ladri sono condannati a pene più pesanti. Quell'uomo ha rovinato la mia vita e quella dei miei figli". Irene Librera chiede alle istituzioni di permettergli di andare via da Palermo: "Abito vicino al negozio di quelle persone e ogni tanto sono costretta ad incontrarle. Se la legge condanna a sei anni un uomo che uccide un uomo a botte, deve consentirmi di rifarmi una vita. Dal giorno dell'omicidio - aggiunge la donna che lavora come fattorino all'azienda del gas dov'era impiegato il marito - la mia vita è rovinata".
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