Io penso che chi, come D'Elia, ha scontato la pena per il reato commesso, si è pentito e riabilitato abbia diritto a veder riconosciuto questo fatto e che non sia giusto che sia costantemente ricoperto di un marchio d'infamia e condannato all'esclusione sociale.
Detto questo però, aggiungo che non ritengo ammissibile che persone come la Faranda, Negri, o quel che è peggio il latitante Battisti si credano autorizzati a sputare sentenze, fare prediche, dare giudizi sugli altri: da loro non accetto nè lezioni nè tantomeno prediche. I loro libri trasudano autogiustificazionismo, presunzione e autocommiserazione (un cocktail alquanto indigesto) e la pretesa di far passare la loro scelta di violenza omicida come un banale errore. E' stato qualcosa di più, se permettete. Quello che manca in quei libri è la minima traccia di consapevolezza del male che hanno commesso, dell'atroce sofferenza procurata agli altri. Se vogliono dire la loro, la dicano, ma non si impanchino a giudici: sono gli ultimi a poterlo fare, dopo le loro scelte di vita catastrofiche (per loro e per chi grazie a loro ci ha lasciato la pelle e non può rilasciare interviste, nè scrivere memoriali)


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