







dal quotidiano LIBERO di oggi
"Alla fine sono 33 miliardi Il governo ci bastona su casa, redditi e sanità
di NINO SUNSERI
Varata la manovra: aliquota al 43% per chi guadagna più di 80mila euro lordi Stangata anche sugli estimi catastali, tagli a scuola, ospedali ed enti locali
ROMA Colpo di scena dell'ultimo minuto: l'ammontare della manovra dovrebbe salire da 30 a 33,5 miliardi, ma l'aliquota per chi guadagna da 33.500 a 80 mila l'anno dovrebbe scendere dal 39 al 38%. La Finanziaria 2007 si prepara ad essere varata dal consiglio dei ministri, ma, secondo alcune indiscrezioni, il governo ha deciso di ritoccare verso l'alto l'ammontare delle entrate (tra tagli e risparmi) per avere mano più libera sul fisco e giungere a un compromesso fra le diverse anime della maggioranza. Tra le novità previste, dovrebbe essere confermata, invece, l'introduzione dell'aliquota Irpef (al 43%, prima pagavano il 39%) per i redditi sopra gli 80mila euro. E anche il 65% del Tfr a un fondo speciale, che scatterà obbligatoriamente per i lavoratori dal luglio del 2007. Prevista poi una sforbiciata per i trasferimenti agli enti locali e alle regioni, una cura dimagrante per la pubblica amministrazione e ticket per pronto soccorso e diagnostica. Il capitolo previdenza vedrà la chiusura di una finestra, l'aumento dei contributi per gli autonomi e i parasubordinati e la partenza dal prossimo anno della riforma del tfr, mentre il riordino complessivo sarà affidato ad una delega e al confronto con le parti sociali. La Finanziaria firmata Padoa-Schioppa si colora anche di verde nelle misure che introducono incentivi per l'istallazione di pannelli solari, l'esenzione dal pagamento del bollo per le auto euro 4 e la tassa sui Suv. Ma vediamo il dettaglio. CUNEO FISCALE : il taglio che inizialmente si voleva spalmare in due tempi, avverrà in un unico anno. La misura avrà nel complesso un costo di poco inferiore ai 9 miliardi. Con tutta probabilità da gennaio partirà una prima riduzione di 2,5 punti e a partire da luglio il restante 2,5%. Il 60% del beneficio andrà alle imprese e il 40% ai lavoratori. Il taglio privilegerà il lavoro a tempo indeterminato. PENSIONI : in vista della riforma strutturale, ci sarà la chiusura di una finestra per l'anzianità. Nella manovra invece dovrebbe entrare un contributo del 3% per le pensioni oltre i 60mila euro. La contribuzione per i parasubordinati salirà dal 18% al 23%, quella per gli autonomi dal 18,5% al 20%. Contributi più salati anche su alcune forme di lavoro precario come l'apprendistato e il contratto di reinserimento per gli over 50. Tramontato invece l'Inpu, l'istituto di previdenza unico al posto di Inps, Inpdap, ecc. TFR : la riforma sarà anticipata al 2007. La parte del tfr che non sarà indirizzata alla previdenza integrativa sarà attribuita in quota parte ad un fondo gestito dall'Inps. RENDITE FINANZIARIE : sarà riordinata e razionalizzata la tassazione delle rendite finanziarie con l'introduzione dell'aliquota unica al 20% al posto delle due aliquote attuali al 27% per i depositi di conto corrente e del 12,5% per titoli di Stato, obbligazioni, plusvalenze azionarie, fondi d'investimento e dividendi. Il maggior gettito sarà compreso tra tra 1,5 e 4 miliardi di euro a seconda delle esenzioni ed esclusioni che saranno introdotte. STUDI SETTORE : sarà triennale la revisione degli studi di settore per garantire una maggiore adesione alla realtà economica. L'obiettivo del governo è quello di ottenere un adeguamento delle dichiarazioni dei redditi di autonomi e commercianti. SUCCESSIONI : dovrebbe saltare la reintroduzione dell'imposta di successione e donazioni. Per contro è probabile un aumento delle imposte catastali e ipotecarie a fini di successione. AUTO E SUV : prevista l'esenzione dal pagamento del bollo per cinque anni per chi acquista auto nuove euro 4. Viene introdotta una supertassa per i Suv. ENTI LOCALI : i tagli ai comuni dovrebbero ammontare a 1,8 miliardi. In cambio gli enti locali potranno contare al posto di una parte degli attuali trasferimenti su una compartecipazione Irpef. Si pensa anche all'introduzione di tasse di scopo. CASA : Proprio una di queste tasse potrebbe derivare dal trasferimento ai comuni degli estimi catastali. Questo, probabilmnte, farà salire l'Ici e le altre imposte legate al valore dell'abitazione. Invece per le giovani coppie potrebbe arrivare un "bonus affitto". La misura sarebbe collegata alla riforma della tassazione dei redditi da locazione ai quali sarebbe applicata una imposta sostitutiva del 20% allo stesso modo delle rendite finanziarie. La misura avrebbe anche l'obiettivo di favorire l'emersione e combattere gli affitti in nero. SANITA ': la finanziaria ratificherà il "patto per la salute" siglato tra regioni e governo. Dal comparto arriveranno risparmi per 3 miliardid di cui 2 da razionalizzazioni nella spesa farmaceutica e il riordino dei ticket. Le regioni che non rispettano gli obiettivi di spesa dovranno aumentare le addizionali Irpef e Irap. Vengono introdotti ticket al pronto soccorso. Inoltre, si va verso un aumento dei contributi sulla diagnostica e le prestazioni specialistiche. LA MANOVRA L'ENTITÀ Nonostante fosse stata prevista nei mesi scorsi non superiore ai trenta miliardi di euro, la Finanziaria 2007 sarà di 33,5 miliardi di euro. Il governo ha motivato il ritocco all'entità della manovra parlando della necessità di «avere più risorse per lo sviluppo». PIÙ TASSE PER TUTTI Il governo ha portato al 43% l'aliquota fiscale per chi dichiara dagli ottantamila euro lordi in su. Fino a oggi questi redditi erano tassati al 39%. TAGLI Ridotte le risorse relative ai trasferimenti a Regioni e Province: saranno rivisti al ribasso le risorse destinati ad istruzione, sanità e pubblica amministrazione. CUNEO FISCALE Il taglio avverrà in un solo anno: la misura avrà un costo di poco inferiore ai nove miliardi. PENSIONI Nella manovra è previsto un contributo del 3% per le pensioni oltre i 60mila euro, o in alternativa un raffreddamento della perequazione per quelle più alte. TFR La riforma sarà anticipata al 2007. La parte del tfr che non sarà indirizzata alla previdenza sarà attribuita in quota parte ad un fondo Inps. SUV Per cinque anni le automobili Euro 4 saranno esentate dal bollo. Tassa per i Suv
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Saluti liberali


dal quotidiano LIBERO di oggi
"La rivolta di chi lavora: «Il governo ci ha tradito»
di TOMMASO MONTESANO
La manovra delle tasse scontenta imprenditori e professionisti. Confindustria: inaccettabile la cessione del Tfr. I consumatori: non è equa né solidale
ROMA La Finanziaria varata venerdì notte dal Consiglio dei ministri ha gettato tutti nel panico. Dagli industriali alle piccole imprese, dai manager ai proprietari di case, passando per commercianti, consumatori e alcuni sindacati, le categorie sono spaventate dalla manovra. Ecco, voce per voce, le proteste dei diretti interessati. INDUSTRIALI Dopo l'affondo di giovedì notte, Confindustria aspetta di conoscere il testo definitivo per tornare all'assalto. Ma da viale dell'Astronomia, in attesa di valutare gli altri provvedimenti contenuti nella manovra, arriva un «fermissimo no alla cessione del Tfr. Un punto inaccettabile». Giuseppe Morandini, uno dei vicepresidenti, ha poi puntato il dito sul mancato intervento sulla spesa pubblica e sul ridisegno delle aliquote Irpef: «Punita, come sempre, la classe che genera produzione, lavoro e ricchezza». I colleghi di Farmindustria, con il presidente Sergio Dompè, esprimono «grandissima delusione» per i mancati investimenti di due miliardi di euro in tre anni, che mettono a rischio «oltre cinquemila posti di lavoro qualificati» e riducono i profitti delle imprese. PICCOLE IMPRESE Giorgio Guerrini, presidente di Confartigianato, è sul piede di guerra: «Avremo un costo aggiuntivo di due miliardi di euro: 700 milioni per l'aumento di due punti delle aliquote previdenziali; 300 per l'introduzione dei contributi sull'apprendistato; un miliardo di euro per la revisione degli studi di settore». E tutto senza concertazione. COMMERCIANTI I "cugini" di Confcommercio non sono da meno. Per Carlo Sangalli, il presidente, quella varata venerdì è una Finanziaria «gambero. Che non consolida la ripresina, non rilancia i consumi, non taglia la spesa pubblica e aumenta la pressione fiscale. E il conto lo pagano i lavoratori autonomi». MANAGER I dirigenti del terziario hanno inondato la casella di Palazzo Chigi di email. «L'impianto della Finanziaria», protestano ManagerItalia, Federazione dirigenti, quadri e professional del terziario, «è punitivo per il ceto medio. E siamo di fronte ad una scandalosa, diffusa e sempre più intollerabile evasione fiscale di intere categorie. Si colpiscono i soliti noti, tra cui i dirigenti». PROPRIETARI DI CASE «Peggio di così non si poteva immaginare», attacca Confedilizia. Con la manovra per il 2007, infatti, «il governo rende definitivo il criterio di un Catasto non reddituale, ma patrimoniale: i proprietari devono pagare le imposte sulla base del valore dei loro beni e non sulla base di quanto i loro beni producono». CONSUMATORI Codacons e Adusbef rompono gli indugi. E in una nota congiunta attaccano una «Finanziaria che non risulta né equa né solidale: gli evasori non sono stati toccati; il governo non ha mantenuto gli impegni elettorali di non aumentare le tasse e di operare solo una riduzione delle spese». Le due associazioni annunciano entro l'autunno «una giornata di lotta e protesta che coinvolgerà tutti i cittadini e i consumatori». AGRICOLTORI Per Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, si tratta di una Finanziaria «pesante. Che ha spostato il proprio baricentro, rispetto al Dpef, dai tagli alle entrate. Ed è una manovra classista». Diverso il discorso per quanto riguarda la categoria: «Con la prudenza del caso, le nostre istanze sulla competitività agricola sembra che siano state raccolte: il ministro della Politiche agricole, Paolo De Castro, ci informerà domani, ma dagli elementi che abbiamo raccolto l'esecutivo ci è venuto incontro su stabilità fiscale ed estensione del cuneo fiscale». SINDACATI «Il nostro è un giudizio in chiaroscuro». Contrariamente ai colleghi della Cgil, Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, è più cauto per il primo bilancio sulla manovra: «Quando ci è stata illustrata, prevedeva quindici miliardi di euro di spese e quindici miliardi di euro di entrate. Ora dobbiamo capire, con la parte aggiuntiva, che cambia». E se da una parte ci sono «passi avanti rispetto al passato», come sul cuneo fiscale, dall'altra «ci preoccupa il rischio di un aumento indiscriminato della tassazione a livello locale, che potrebbe pesare molto sulle tasche dei lavoratori». Attendista, ma più benevolo, appare Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl: «A prima vista, sembra una Finanziaria equa che dà di più ai deboli e meno ai benestanti». CROLLA IL CONSENSO Secondo un sondaggio Ekman, ripreso dal sito affaritaliani.it, il 45,3% degli italiani crede che Prodi abbia mentito nello scontro con Tronchetti Provera. Non solo. A settembre la fiducia nel governo sarebbe crollata al 30%, contro il 37 di luglio. Contr.
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Saluti liberali


Trasferire il Catasto ai comuni, un colossale conflitto di interessi
Il Catasto a valori è solo uno strumento per fare cassa
di Corrado Sforza Fogliani da L'Opinione
La disponibilità che il Governo – stando alle dichiarazioni rese ad agenzie di stampa da esponenti di enti locali – avrebbe manifestato a trasferire ai Comuni il Catasto, revisione delle rendite compresa (pur non essendo tale trasferimento previsto dal programma elettorale della maggioranza) preoccupa fortemente la Confedilizia e la categoria dei risparmiatori dell’edilizia – e dei proprietari di casa in genere – che essa rappresenta. A nostro avviso, prima di ogni decisione dovrebbe essere risolta una questione pregiudiziale: quella di decidere se si debba continuare a tassare con il Catasto a valori attuale (già valutato provvisoriamente legittimo, e solo provvisoriamente, dalla Corte costituzionale) o se invece non si debba ritornare ad un Catasto che accerti i redditi e solo i redditi, tanto più in un momento di valori crescenti e di redditi calanti. Il Catasto a valori, insomma, è solo uno strumento per fare cassa, e sarebbe messo in mano a Comuni che, dopo aver innalzato le aliquote pressoché ovunque al massimo, compirebbero ora il secondo passo, quello della rivalutazione dell’imponibile su cui si basa l’Ici e cioè la loro maggiore entrata tributaria. Problema, questo, che ne involge un altro, di enorme portata, anche costituzionale oltre che di ordinaria legittimità: la legge istitutiva dell’Ici attribuisce, infatti, ai Comuni il solo potere di stabilire le aliquote della loro maggiore imposta (e nell’ambito di una forcella – significativamente – stabilita dallo Stato), dando agli stessi questo potere proprio sul presupposto e sulla base di un Catasto organizzato e gestito dallo Stato, che stabilisce esso – fissando gli estimi – la base imponibile. Solo questo meccanismo – si badi bene – salvaguarda, e rispetta, il dettato dell’articolo 23 della Costituzione, invece irrimediabilmente infranto ove la base imponibile dell’Ici venisse fissata non dallo Stato, ma dai Comuni, in via amministrativa.
La verità è che se, come prevede la legge del ‘98, il trasferimento del Catasto ai Comuni significasse non solo il trasferimento delle funzioni elementari (rilascio certificazioni etc.) ma anche – come è previsto, e si pretende – il trasferimento dei poteri concernenti la rivalutazione delle rendite, saremmo davanti ad un conflitto di interessi colossale, tipo controllati/controllori, e la cosa non è accettabile per una molteplicità di motivi, ma quantomeno perché prima dovrebbe – al minimo – essere stabilita la possibilità di fare in via giurisdizionale valutare nel merito gli estimi, che invece (con riferimento alla gran parte degli immobili) è oggi possibile solo impugnare davanti al Tar limitatamente ai vizi di legittimità. È una questione di civiltà giuridica. A ingiustizia si aggiungerebbe – differentemente – ingiustizia. E’ infatti, un’ingiustizia, che i proprietari di casa, e solo i proprietari di casa, paghino le imposte sul valore dei loro beni e non sui loro redditi, effettivi o potenziali, a differenza di chi investe in altri beni. E sarebbe un’altra ingiustizia ancora, consentire ai Comuni di proseguire in questa tassazione patrimoniale – e quindi di per sé gradualmente espropriativa – nell’attuale situazione, in cui i proprietari non potrebbero neanche impugnare la congruità degli estimi fissati dai Comuni.
Dare ai Comuni la possibilità di gestire e di fissare le rendite significherebbe (anche senza voler parlare di volpi nel pollaio) rompere il principio della perequazione tributaria, che portò nell’800 all’unificazione dei tanti Catasti italiani, e tornare indietro di un secolo e mezzo. Ma, surrettiziamente, ripristinerebbe anche (ed è per questo che molti amministratori locali vogliono i poteri in materia catastale) un formidabile strumento di pressione sugli elettori, con un chiaro ritorno ad una camuffata imposta di famiglia, e cioè ad un’imposta che venne anni fa – in una riforma tributaria ispirata a principi di grande civiltà – abolita proprio perché favoriva solo gli amici degli amici. Il che è – a nuovo, concorrente, e pure separatamente valido motivo – francamente inaccettabile, anche per un altro ancora, nuovo e decisivo motivo, concernente gli effetti paradossali (e clientelari) che gli enti locali, determinando le rendite, potrebbero provocare in materia urbanistica e, in particolare, sul mercato delle aree urbane. Tutto questo, senza dire che il trasferimento del Catasto ai Comuni frustrerebbe alla radice l’enorme, proficuo lavoro svolto (in attuazione della legge n. 2/‘06) dall’Agenzia del territorio, e che essa sola sa e può svolgere, per la creazione di una banca dati catastale on line, accessibile ad ogni contribuente dal proprio pc: una banca dati che si rivela come vero, serio – ed aggiornato – antidoto all’evasione, non potendo alcun immobile – a questo punto – sfuggire all’incrocio dei dati in tale banca immessi con quelli di altra provenienza (denunce PS, pratiche urbanistiche, utenze ecc.).
A fronte di una lotta all’evasione condotta con questi supporti telematici, fa sorridere l’idea di qualche Sindaco che (per ottenere, in realtà, il trasferimento del Catasto come mezzo al fine di ottenere il potere di rivalutare le rendite: che è l’unica cosa che ai Comuni interessa realmente) prospetta ancora – nulla di meglio sapendo suggerire, ed è di per sé indicativo – il ricorso a mezzi artigianali, tipo visite poliziesche, coi Vigili Urbani porta a porta. Per favore, non parliamo di Comuni che vogliono fare la lotta all’evasione e tanto più coi mezzi che, come accennato, propongono: questa litania l’abbiamo già sentita cantare più volte per l’Ici, ed abbiamo già visto a cosa ha portato, all’aumento sconsiderato delle aliquote e basta, in una con l’aumento - progressivamente, ed inesorabilmente, anno per anno – del gettito complessivo, senza mai alcun ritocco (pur promesso) delle prime. Anche per non coinvolgere le Amministrazioni locali in un contenzioso senza precedenti, che esse dovrebbero ben presto gestire, l’avviso della Confedilizia è che occorra procedere, da subito, alla trasformazione del Catasto attuale in Catasto di redditi: un’operazione che l’attuale struttura centrale del Catasto, anche sulla base dei dati del suo Osservatorio immobiliare, potrebbe compiere in breve tempo. Poi si vedrà. Nel frattempo, se sono già state messe in piedi società e consorzi per gestire quelle operazioni catastali (anche elementari) che gli 8000 Comuni italiani non riuscirebbero mai singolarmente a gestire, ebbene queste società e questi consorzi possono anche attendere. Se ne gioveranno l’equità e la trasparenza.


Ieri la Manovra-Stangata è stata contestata praticamente da tutti,Ministri compresi...oggi il Governo dell'Unione tenta un Lifting di immagine che risulta goffo,posticcio e puzza di ipocrisia da lontano...


Finanziaria: proteste consumatori
Adusbef e Codacons:"Non è equa"
"I consumatori e i cittadini attaccano una Finanziaria che non risulta né equa, né solidale". Lo affermano in una nota Adusbef e Codacons, che annunciano una giornata di protesta contro la manovra. "Gli evasori - sottolineano le associazioni - non sono stati toccati poiché non é stata prevista la possibilità di detrarre dall'imponibile le spese che i cittadini sostengono in determinati settori (professionisti, artigiani, ecc.)".
"Sono rimasti "intoccabili" - prosegue la nota - anche la Banca d'Italia con i suoi 5 miliardi di euro di signoraggio illegale e i 150 miliardi di euro trasferiti illegalmente all'estero e rientrati attraverso lo scudo fiscale. Prelevare anche solo il 10% di tali somme avrebbe portato nelle casse dello Stato maggiori entrate per 15 mld di euro".
"Ancora piu' grave - sostengono - è stato il regalo fatto da questa Finanziaria alle banche. Infatti i due milioni di nuovi c/c bancari per i titolari di partita iva faranno intascare agli istituti di credito la bellezza di 800 mln di euro. Con questa finanziaria inoltre - proseguono le associazioni dei consumatori - il Governo non ha mantenuto gli impegni elettorali di non aumentare le tasse e di operare solo una riduzione delle spese. A seguito poi della ridefinizione delle aliquote fiscali non verrà penalizzato solo chi guadagna più di 70.000 euro, ma anche chi rientra nella fascia di 40.000 euro.
Ci si domanda - affermano i presidenti delle due associazioni Elio Lannutti e Carlo Rienzi - come faranno quelle famiglie che pagano un affitto mensile di 1.000 euro ad andare avanti con i restanti 2.000 euro al mese". Bocciate "senza appello" dai consumatori anche la polizza contro le calamità, definita "un vero e proprio regalo alle compagnie di assicurazione" e la tassa sui Suv, che "inquinano molto meno di auto berline di media/grande cilindrata".


La tassa di successione ritorna «mascherata»
Il Fisco mette le mani sugli atti di liberalità attraverso le imposte di registro e catastali
di FRANCO D’AGOSTINO da Il Tempo
L’IMBARAZZO si leggeva chiaramente nel volto del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco. Quando ha dovuto spiegare che il Governo ha di nuovo messo sul groppone dei contribuenti le imposte di successione e di donazione. Nella conferenza stampa dell’altro ieri, al termine del consiglio dei ministri che ha varato la Finanziaria 2007, Visco ha camuffato come ha potuto l’escamotage: cambia il nome dell’imposta, ma in concreto il Fisco torna a mettere le mani sugli atti di liberalità e sui trasferimenti per causa di morte. In che modo? Per successioni e donazioni è dovuta l’imposta di registro e nel caso di immobili anche le imposte ipotecarie e catastali. Un ritorno al passato, dunque, che vale anche per gli obblighi dichiarativi: gli eredi, infatti, avranno un anno di tempo per dichiarare la successione. Dal prelievo sono esenti solo le successioni e le donazioni a favore del coniuge. Eccolo qui il trucchetto: non sono stati introdotti nuovi tributi, ma è bastato estendere agli atti di liberalità le imposte già esistenti. L’entità del prelievo varia in base alla qualifica del beneficiario e ai beni oggetto di successione. Questi ultimi possono essere immobili, aziende, azioni, obbligazioni, quote sociali, altri titoli e anche il denaro contante. Dalle imposte ipotecarie e catastali non si salva nemmeno il coniuge, nel caso in cui gli venga donata la prima casa di valore superiore a 180 mila euro. Nel caso di successione del coniuge le imposte ipotecarie e catastali sono dovute se il valore supera i 250 mila euro mentre al di sopra di tale soglia la tassazione sarà del 3%. Per chi non ha gradi di parentela, le imposte ipotecaria e catastale sono sempre dovute nella misura del 3%. La riforma fiscale del Governo, inoltre, scardina molte delle misure introdotte dalla riforma Tremonti. Il sistema delle deduzioni viene ridimensionato e sostituito da una serie di detrazioni. Il reddito esente per i pensionati passa da 7.000 a 7.500 euro, per i dipendenti si arriva a 8.000 euro, per i lavoratori autonomi a 4.800 euro. Viene ridisegnato il sistema delle aliquote e degli scaglioni: la prima aliquota rimane al 23%, la seconda e la terza si collocano al 33 e al 39%, viene introdotta una quarta aliquota al 41% e viene lasciata al 43% l’aliquota massima. L’obiettivo dichiarato da Prodi è quello di sostenere i redditi più bassi e le famiglie. Ma sul ceto medio ecco la stangata. Per i lavoratori autonomi arriva la revisione degli studi di settore triennale e retroattiva a partire dal 2006. L’aliquota sui contributi previdenziali per i parasubordinati salirà dal 18% al 23%, quella per gli autonomi dal 18,5% al 20%. Stretta sulla sanità: è stata introdotta la tassa sui cosiddetti «codici bianchi» nel pronto soccorso. Aumenta a 41 euro quello sulla diagnostica e ticket sulle ricette nelle Regioni in deficit, che dovranno aumentare le addizionali Irpef e Irap. Non si salva la previdenza con la tassa del 3% sulle pensioni superiori ai 5 mila euro mensili e con la chiusura di una finestra d’uscita 2007 per i pensionamenti d’anzianità. per quanto riguarda la riforma del Tfr, una quota tra il 50 e il 65% della liquidazione a partire dal 1° gennaio 2007 sarà affidata a un fondo della Tesoreria di Stato gestito dall’Inps per finanziare «opere di interesse nazionale». Sul fronte delle imprese il taglio del cuneo fiscale sarà spalmato in due tempi, per un costo di 9 miliardi. La prima riduzione di 2,5 punti partirà a gennaio, il restante 2,5% a luglio. Il 60% del beneficio andrà alle imprese e il 40% ai lavoratori. Nuove tasse anche sui veicoli. Bolli auto più cari, tranne che per le «Euro 4». Viene introdotta una supertassa per i Suv. Per quanto riguarda la casa, il catasto passa sotto il controllo diretto dei Comuni, che potranno aumentare l’Ici per finanziare «tasse di scopo». Gli enti locali potranno introdurre un’addizionale Irpef dello 0,8% e una tassa di soggiorno di 5 euro per i non residenti.