Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Sul prossimo referendum: NO !!!!

    Pur non facendone una questione di vitale importanza e comunque non esasperando eventuali posizioni differenti voglio invitare a leggere questo documento dell'avv. Massimo Tirone in cui si evidenziano tutti i difetti e la grossolanità di una eventuale riforma costituzionale derivata dalla legge approvata dal governo di centro destra ( sotto infame ricatto leghista) .
    Io aggiungo che si tratta di un testo di riforma veramente confusionario e burocratico che non risolve niente, che è lontano dalla Nostra visione della Stato e che indirizza la Nazione Italiana verso un vero e prorpio spezzatino dal quale sarà difficile ricostruire i cocci.
    Invito di conseguenza a votare no al prossimo referendum, non per difendere questa costituzione resistenziale ed antifascista, ma per difendere quel che resta dell'Italia dall'assalto di egoismi economici e nordcentrici che non hanno alcun fondamento in una sana visione Nazionale e Sociale della Stato.

    Riporto l'intervento:
    Nel prossimo mese di giugno i cittadini saranno chiamati a partecipare al referendum
    per l’approvazione della riforma costituzionale votata dalla maggioranza di centro-destra nella scorsa legislatura,che nel linguaggio corrente è denominata legge sulla devolution.
    Si tratta di un appuntamento elettorale molto importante, perché riguarda una riforma
    che introduce cambiamenti di rilievo nell’ordinamento istituzionale; ma v’è il rischio che,
    nell’accumularsi in un periodo molto breve di diversi appuntamenti politici ed elettorali
    (elezione del Presidente della Repubblica, nomina del nuovo governo, elezioni amministrative
    a fine maggio con i ballottaggi a metà giugno ), l’elettorato possa essere distratto, e comunque non adeguatamente informato per dare con cognizione di causa il
    voto referendario.
    Questo commento ha lo scopo di fornire delle informazioni di base sui punti essenziali della
    riforma, che consentano una ponderata valutazione delleimplicazioni del voto.
    La legge sottoposta a referendum introduce modifiche a 52 articoli della Costituzione, e si
    tratta quindi del più esteso intervento di riforma dopo il 194-8; ma nella sostanza le modifiche
    più significative e di maggior rilievo politico riguardano:
    a) la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni, disciplinata dall’art. 117 della Costituzione;
    b) la istituzione di un Senato federale eletto contemporaneamente ai Consigli Regionali,
    con poteri differenziati rispetto a quelli della Camera dei Deputati, con la conseguente fine
    del sistema bicamerale perfetto;
    c) la designazione del Primo Ministro da parte del corpo elettorale al momento dell’elezione della Camera dei Deputati, con un aumento dei poteri del Capo del Governo e una diminuzione dei poteri del Presidente della Repubblica.
    La potestà legislativa dello Stato e delle Regioni era stata già oggetto di un intervento di
    riforma da parte della maggioranza di centro-sinistra nel 20-01 con la Legge costituzionale
    n. 3 del 2001, che aveva previsto una potestà esclusiva dello Stato in alcune materie,
    e una potestà concorrente dello Stato e delle Regioni in altre materie, per le quali allo Stato
    era riservata la determinazione dei soli principi fondamentali e alle Regioni la vera e
    propria potestà legislativa. La potestà concorrente era stata prevista in maniera molto
    estesa ( per citare solo alcuni ambiti: rapporti internazionali e con L’Unione Europea delle
    Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione; professioni;
    ricerca scientifica; tutela della salute; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi
    reti di trasporto e di navigazione; produzione e distribuzione dell’energia; previdenza complementare;
    valorizzazione dei beni culturali ), con la conseguenza di introdurre continui conflitti di attribuzione tra lo Stato, relegato dal nuovo art. 117 a compiti di mera determinazione dei principi ma incline
    a legiferare in maniera più specifica, e le Regioni, gelose delle proprie prerogative circa
    la normativa di merito.
    Un legislatore accorto,di fronte alla reiterazione di conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte
    Costituzionale, avrebbe drasticamente ridotto le ipotesi di potestà legislativa concorrente,
    e riattribuito allo Stato il potere di legiferare in un numero molto più esteso di materie.
    Al contrario la legge approvata dal centro-destra ha lasciato quasi inalterato il principio della potestà legislativa concorrente, prevedendo pochissime e marginali nuove ipotesi di potestà legislativa esclusiva dello Stato, e disciplinando come riservata alla potestà esclusiva delle Regioni la legislazione in materia di assistenza e organizzazione sanitaria, di organizzazione scolastica
    e definizione dei programmi scolastici “di interessespecifico delle Regioni”(?), e di polizia amministrativa regionale e locale.
    La riforma dell’art. 117 della Costituzione, approvata dalla Casa delle Libertà sotto il ricatto leghista di
    far venir meno il sostegno al governo, non solo conferma i guasti della riforma del 2001 voluta dal centrosinistra, ma li aggrava con l’attribuzione di competenze esclusive alle Regioni, senza in alcun modo risolvere i gravi problemi pratici creati da un contenzioso sterminato dinanzi alla
    Corte Costituzionale derivante dalle incertezze interpretative sugli ambiti della potestà legislativa
    statale e regionale.
    Entrambi gli schieramenti, di centro-destra e di centro- sinistra, hanno mostrato
    di ignorare la complessità dei problemi del nostro tempo e la conseguente necessità di interventi pubblici efficaci, che non possono essere lasciati all’iniziativa separata delle venti Regioni, specie
    in settori che richiedono competenze professionali di livello elevato, approfondite valutazioni
    dell’interesse nazionale e strutture organizzative adeguate.
    Basti dire che in materie di grande rilievo per lo sviluppo economico e la qualità
    della vita, e anche per la competitività dell’Italia con gli altri Stati – quali il
    commercio estero, la tutela del lavoro, l’istruzione, la ricerca scientifica e tecnologica
    e l’innovazione, il governo del territorio e la valorizzazione dei beni culturali – resta attribuito
    allo Stato solo il potere di determinare i principi fondamentali,
    mentre la potestà
    normativa di merito rimane
    comunque alle Regioni.
    In sostanza la riforma appena
    approvata dal centro-
    destra non ha in alcun
    modo attenuato i problemi
    gravissimi scaturiti dalla riforma
    del 2001, ma ha
    creato ulteriori squilibri con
    la previsione della potestà
    legislativa esclusiva delle
    Regioni in ambiti prima attribuiti
    alla potestà concorrente,
    e a tal riguardo è
    del tutto evidente il cedimento
    della maggioranza
    alle posizioni più demagogiche
    della Lega.
    Ricordiamo bene la pretesa
    di Bossi, alcuni anni fa,
    che nelle regioni del nord i
    magistrati e i dipendenti
    pubblici dovessero essere
    scelti tra persone originarie
    della “Padania”; ora la
    previsione di una potestà
    esclusiva delle Regioni in
    materia di organizzazione
    scolastica consentirebbe
    perfino scelte discriminatorie
    nell’assunzione dei docenti
    in ragione della loro
    provenienza, senza che lo
    Stato possa intervenire.
    La potestà esclusiva delle
    Regioni in materia di polizia
    regionale e locale apre
    una prospettiva ancora più
    inquietante, perché lo Stato
    perderebbe addirittura il
    potere di porre dei limiti legislativi
    in materia di ordinamento
    e di armamento
    di tali polizie regionali
    ( che non si comprende
    quali compiti dovrebbero
    assolvere, se non quello,
    nella prospettiva leghista,
    di un corpo concorrente
    con la Polizia dello Stato ).
    Per la Sicilia, ove la mafia
    condiziona fortemente la
    stessa classe dirigente politica
    regionale, la potestà
    legislativa esclusiva della
    Regione in materia di polizia
    regionale lascia aperta
    la possibilità di esiti pericolosi
    per la stessa sicurezza
    pubblica.
    Il quadro è reso ancora più
    allarmante dall’art. 57 della
    legge sottoposta a referendum,
    che prevede che
    entro tre anni debba darsi
    attuazione all’art. 119 della
    Costituzione in materia di
    autonomia impositiva di
    comuni, provincie, città
    metropolitane e regioni,
    sia pure con il vincolo che
    non vi possa essere un incremento
    della pressione
    fiscale complessiva ( ma
    non si sa come possa essere
    controllato e assicurato
    il rispetto di tale vincolo,
    che oltretutto non è ben
    chiaro se debba valere per
    l’Italia nel suo complesso
    o per le singole regioni ).
    Il cosiddetto federalismo
    fiscale – che Bossi prima
    della sconfitta alle elezioni
    politiche ci prometteva per
    la prossima legislatura –
    una volta divenuta cogente
    la sua attuazione entro
    tre anni, aprirebbe la strada
    ad un aumento delle
    imposte a carico dei cittadini,
    e provocherebbe una
    guerra continua, a suon di
    ricorsi alla Corte Costituzionale
    per conflitti di attribuzione,
    tra regioni, provincie
    e comuni, che vorranno
    finanziarsi con imposte
    autonomamente decise,
    e lo Stato che, gravato
    da un immenso debito
    pubblico, non vorrà comprimere
    le proprie entrate,
    necessarie per rispettare
    gli obblighi del Trattato di
    Maastricht in materia di
    contenimento del deficit.
    Come pure è prevedibile
    un contenzioso di non facile
    soluzione tra Camera
    dei deputati e Senato federale
    in materia di formazione
    delle leggi, essendo
    la competenza tra i due organi
    differenziata in relaz
    i o n e a l l ’ o g g e t t o
    dell’attività legislativa ( il
    potere arbitrale attribuito
    dal nuovo ordinamento ai
    Presidenti delle Camere e
    a un comitato paritetico
    non potrà evitare gravi
    tensioni politiche ).
    Non meno pasticciate sono
    le soluzioni indicate
    dalla riforma in materia di
    poteri del Primo Ministro,
    che vengono significativamente
    aumentati con la attribuzione
    non solo del potere
    di designare i Ministri,
    ma perfino di sciogliere la
    Camera dei deputati..
    L’esperienza fatta negli ultimi
    cinque anni, con il governo
    della Nazione affidato
    ad un leader privo di
    senso dello Stato e affetto
    da sindrome napoleonica,
    suggerirebbe piuttosto di
    mantenere nel sistema
    contrappesi politici e costituzionali
    idonei ad evitare
    che il capo del governo sia
    in condizione di imporre le
    sue decisioni personali alla
    sua stessa maggioranza
    con il ricatto del possibile
    scioglimento anticipato
    della Camera.
    Nella riforma sono inoltre
    contenute, nei nuovi artt.
    88 e 94 della Costituzione,
    norme che introducono distinzioni
    tra deputati eletti
    dalla maggioranza e deputati
    della minoranza; distinzioni
    che contraddicono il
    principio che i deputati
    rappresentano, senza vincolo
    di mandato, non solo i
    loro elettori ma tutta la Nazione.
    In tale distinzione, motivata
    con l’obiettivo di impedire
    i ribaltoni, si costituzionalizza
    in qualche modo
    una rigida separazione tra
    le coalizioni elettorali, perché
    si attribuisce carattere
    d i s c r i m i n a n t e
    all’intervenuta elezione
    nella coalizione di maggioranza
    ovvero di minoranza
    anche per l’esercizio della
    funzione di deputato nel
    corso della legislatura.
    In un momento in cui appaiono
    evidenti i limiti e i
    guasti del bipolarismo, ed
    è facile prevedere che le
    maggioranze uscite vincitori
    dalle elezioni non possano
    mantenere la loro
    compattezza per tutta la
    legislatura, anche questo
    costituisce un motivo ulteriore
    per bocciare, nel referendum,
    una riforma istituzionale
    che introduce elementi
    di grave instabilità
    nel sistema politico, perché
    preclude la possibilità
    di soluzioni parlamentari
    ad eventuali contrasti tra il
    Primo Ministro e una parte
    della maggioranza che lo
    ha espresso con le elezioni,
    e lascia come possibile
    esito di tale contrasto solo
    il ricorso ad elezioni anticipate.
    Massimo Tirone

    Come non essere d'accordo ????

  2. #2
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    Predefinito Io voterò no !!

    E ovviamente io voterò no e inviterò a votare no !!

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da bonconti
    E ovviamente io voterò no e inviterò a votare no !!
    Sia che si propenda per il Sì, sia che si propenda per il NO, è chiaro a tutti (anche alle forze politiche attualmente "impegnate" nella campagna referendaria) che ci sono molti motivi di perplessità e molte cose che andranno cambiate.

    Tra l'altro, molti degli aspetti su cui i sostenitori del NO fanno (legittimamente, per carità) allarmismo, concernono parti della riforma che entrerebbero in vigore almeno tra 5 anni! Il che significa che l'allarmismo è ingiustificato e che c'è tutto il tempo per correggere quel che va corretto, come d'altro canto già annuniciato.

    Questo sul piano concreto e tecnico: accapigliarsi su singole norme è quasi inutile, dato che se vince il Sì saranno corrette, se vince il No ci si avvicinerà comunque e quelle in vigore (questo è un punto fondamentale) sono peggio.

    Sul piano più "ideale", quel che deve prevalere o soccombre è una visione della società e dell'organizzazione statale che, inevitabilmente, influirà sul seguito e sulle stesse correzioni che indubbiamente vanno fatte.

    Votare Sì o No non significa tanto approvare o meno questo tipo di Senato federale o questa ripartizione delle competenze sulla Sanità, ma significa piuttosto indicare le linee guida per il futuro: continuare con piccole variazioni sulla strada degli ultimi 60 anni (coi risultati che conosciamo) oppure svoltare culturalmente e correggere una riforma che comunque, nonostante le correzioni necessarie, è il sostegno di principio unico possibile della svolta stessa?

    Per questo personalmente voterò sì, al di là di quanto tecnicamente condivida punto per punto.

  4. #4
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    Predefinito

    Votare Sì o No non significa tanto approvare o meno questo tipo di Senato federale o questa ripartizione delle competenze sulla Sanità, ma significa piuttosto indicare le linee guida per il futuro: continuare con piccole variazioni sulla strada degli ultimi 60 anni (coi risultati che conosciamo) oppure svoltare culturalmente e correggere una riforma che comunque, nonostante le correzioni necessarie, è il sostegno di principio unico possibile della svolta stessa?
    ----------------------------------------------


    Ma la svolta culturale da te invocata chi la dovrebbe effettuare ?' Forse l'eredità del vecchio governo liberal-capitalista-leghista o forse l'attuale governo soviet che si è instaurato in italia ?'
    Preferisco restare con la vecchia costituzione e sognare forse un giorno di cambiarla con riforme e postulati di chiara impostazione nazionale e Sociale !

  5. #5
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    Predefinito Al referendum si vota NO !

    E allora ??

 

 

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