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    Predefinito Il vero diritto internazionale

    "Ius gentium est sedium occupatio, aedificatio, munitio, bella, captivitates, servitutes, postliminia, foedera pacis, indutiae, legatorum non violandorum religio, conubia inter alienigenas prohibita".

    Da 'Etymologiarum Sive Originum' di Isidoro di Siviglia, Quinto Libro, 'De legibus et temporibus'

    fonte: Etymologiarum libri XX/Liber V - Wikisource

    Traduzione:

    Il diritto delle genti è occupazione di suolo, edificazione, fortificazione, guerre, prigionie, servitù, ritorni dalla prigionia, trattati di pace, armistizi, inviolabilità degli ambasciatori e divieti di contrarre matrimonio con stranieri.
    Ultima modifica di Giò; 19-01-10 alle 17:26

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citato da Carl Schmitt ne 'Il Nomos della Terra'.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Il diritto delle genti è occupazione di suolo, edificazione, fortificazione, guerre, prigionie, servitù, ritorni dalla prigionia, trattati di pace, armistizi, inviolabilità degli ambasciatori e divieti di contrarre matrimonio con stranieri.
    E' la brutale verità - anche oggi è così.

    Il problema è che alcuni hanno più diritti degli altri, nascondendo queste azioni dietro i buoni propositi della pace universale, della democrazia, della fraternità, dell'uguaglianza - ovviamente escludendo l'ultima parte. hefico:
    Ultima modifica di Lucio Vero; 19-01-10 alle 17:44

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    "Ius gentium est sedium occupatio, aedificatio, munitio, bella, captivitates, servitutes, postliminia, foedera pacis, indutiae, legatorum non violandorum religio, conubia inter alienigenas prohibita".

    Da 'Etymologiarum Sive Originum' di Isidoro di Siviglia, Quinto Libro, 'De legibus et temporibus'

    fonte: Etymologiarum libri XX/Liber V - Wikisource

    Traduzione:

    Il diritto delle genti è occupazione di suolo, edificazione, fortificazione, guerre, prigionie, servitù, ritorni dalla prigionia, trattati di pace, armistizi, inviolabilità degli ambasciatori e divieti di contrarre matrimonio con stranieri.
    Non mi sembra messo in discussione, nemmeno oggi.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  5. #5
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    E' la brutale verità - anche oggi è così.

    Il problema è che alcuni hanno più diritti degli altri, nascondendo queste azioni dietro i buoni propositi della pace universale, della democrazia, della fraternità, dell'uguaglianza - ovviamente escludendo l'ultima parte. hefico:
    Diciamo che l'ultima parte, ossia divieti di contrarre matrimonio con stranieri, al giorno d'oggi non è più considerata (ahimè dico io).
    Interessante notare come il vecchio diritto internazionale, o meglio sarebbe chiamarlo 'diritto delle genti' (traduzione letterale del latino 'ius gentium'), si basi su dati di fatto e situazioni concrete e non su diritti astratti, formali e quindi vuoti.
    Ciò lo vediamo anche nello stesso concetto di 'guerra giusta': nel Medioevo cristiano cattolico, si poteva a buon diritto parlare di guerra giusta perchè c'erano due autorità che detenevano la potestà civile - l'Impero - e la potestà spirituale - la Chiesa - e che ogni signore, barone, feudatario, magistrato, contadino, servo della gleba e commerciante riconosceva come tali senza reticenza.
    Tali autorità erano le sole a poter dare un giudizio teologico-morale su ciò che, nel caso concreto, era giusto o sbagliato e quindi giudicare sulla bontà o meno di una guerra.
    Infatti, l'imperatore era colui che aveva il compito di sanare i conflitti fra signori feudali o fra comuni in quanto giudice supremo e rappresentante massimo della legge positiva, che si fondava sul diritto naturale, emanazione della legge divina, interpretata infallibilmente dal Magistero di Santa Romana Chiesa.
    Infatti, anche quando Papato e Impero si scontrarono mai venne messa in discussione l'unità intrinseca dello spazio vitale europeo cristiano (la cosiddetta Res Publica Christiana), in quanto fondata su una comunanza di Fede, valori e principi e quindi sul diritto fondato su tali presupposti. La venuta dell'Imperatore in Italia, quando vi fu, avvenne in perfetta conformità con la natura del suo ruolo, in quanto il Sacro Romano Imperatore, erede dell'antica potestà dell'Impero Romano d'Occidente, era arbitro supremo e quindi rappresentava colui che doveva sanare i conflitti interni, decidendo e stabilendo i torti e le ragioni di ognuno.

    Le Crociate oltre ad essere guerre giuste avevano pure l'attributo di 'guerre sante' in quanto erano guerre che si combattevano non contro un inimicus interno - evangelicamente inteso - da ricondurre sulla retta via ma contro un 'hostis' tout court, ossia un estraneo all'orbis terrae e all'orizzone di civiltà romano-cristiano.

    La Riforma protestante è intrinsecamente sovversiva perchè segna in maniera evidente la fine dell'ecumene europeo cristiano cattolico basato sull'unità religiosa e valoriale del Vecchio Continente.
    La Riforma protestante giustifica la ribellione a Papa e Imperatore e fa cadere qui i presupposti perchè si possa riconoscere nel Sacro Romano Impero e nella Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica Romana le due facce del katechon.
    Questo porta alle guerre civili e di religione, guerre intestine a cui i teologi, non più uniti dalla comune Fede cattolica, non possono porre rimedio e che solo giuristi illuminati, consapevoli della tradizione giuridica euro-cristiana, possono sanare in nome della comune appartenenza alla civiltà cristiana ed europea, non però più unita dalla Fede nella Chiesa e dal riconoscimento di una suprema autorità civile, ossia la potestà imperiale.
    Senza un'autorità da tutti riconosciuta a che serve quindi il concetto di guerra giusta? La guerra giusta diventa quindi un qualcosa di relativo e il carattere 'giusto' di un conflitto non è deciso da un'autorità suprema e superiore alle altre: diventa quindi un qualcosa di autoreferenziale.
    Ciò porta come logica conseguenza al caos e all'anarchia, ma ad un'anarchia di tipo nichilistico e distruttivo, totalmente diverso dall'anarchia feudale che caratterizzò ad esempio il periodo della lotta per le investiture.
    L'Impero non era uno Stato - Stato non in senso moderno ma antico e quindi inteso come 'potestas' civile - centralizzato e accentratore e questo portò spesso a situazioni di caos interno. Ma nonostante ciò mai venne meramente messa in discussione l'autorità dell'Imperatore e del Papa. Anche i comuni, nel contestare e combattere contro l'esercito imperiale ghibellino, non disconobbero la supremazia imperiale, ma semplicemente ebbero il torto di mettere davanti il loro interesse particolare di fronte al bene comune della civiltà cristiana, di cui unico garante poteva essere il Sacro Romano Impero.
    Ma tale contesto era venuto meno e l'unica ancora di salvezza per l'Europa cristiana - ormai divisa fra cattolici, luterani, calvinisti e anglicani - non poteva altro che essere lo ius publicum europaeum, in cui il solo fatto di appartenere ad un comune orizzonte di civiltà e l'essere accomunati da un destino e da un passato storico, nel bene e nel male, faceva sì che l'altro non fosse un hostis ma uno 'iustus hostis', poichè ormai, venuta meno l'autorità comune che garantiva l'ecumene, non era più possibile stabilire univocamente chi stava dalla parte del torto e chi dalla parte della ragione.
    O meglio, sarebbe stato anche possibile - perchè la Chiesa era rimasta - ma tale decisione non sarebbe stata riconosciuta come valida dall'altra parte.

    Il vero e proprio 'delitto' contro lo ius publicum europaeum commesso dall'Illuminismo e dai suoi derivati sta proprio nell'aver voluto reintrodurre prepotentemente vecchi concetti teologici secolarizzati. Ma la loro secolarizzazione ha portato allo svuotamento del contenuto degli stessi e - contemporaneamente - ad un chiaro ribaltamento del significato intrinseco di tali concetti rispetto alla teologia cristiana cattolica.
    La guerra giusta quindi perde la sua concretezza - la concretezza che prima era garantita dal riconoscimento dell'autorità di Impero e Chiesa - in favore di un concetto vago e astratto di giusto/sbagliato, bene/male, interpretabili a seconda delle circostanze particolari ma senza un criterio - morale o politico - prestabilito.
    Il problema è quello della sovranità e dell'autorità. Il problema, come sempre, è chi decide.
    Le ideologie egualitariste pretendono di re-imporre una moralistica divisione fra giusto e sbagliato, nonostante loro non riconoscano alcuna autorità suprema e superiore di carattere 'trascendente' o la cui sovranità deriva non dal popolo e dalla massa ma da Dio e si pongano, consapevolmente o meno, in un'ottica di relativismo etico e culturale.
    Questo rende la guerra un qualcosa di barbaro e di brutale, in quanto l'altro viene visto come totalmente estraneo da sè e non come un qualcuno appartenente ad un determinato spazio o orizzonte di civiltà.
    L'essere o meno europeo o cristiano non è più una discriminante in un mondo che tende a divenire globalizzato.
    E' questa l'aberrazione più grande, sul piano giuridico, del diabolico monstrum progressista.
    Ultima modifica di Giò; 19-01-10 alle 19:09

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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Diciamo che l'ultima parte, ossia divieti di contrarre matrimonio con stranieri, al giorno d'oggi non è più considerata (ahimè dico io).
    Interessante notare come il vecchio diritto internazionale, o meglio sarebbe chiamarlo 'diritto delle genti' (traduzione letterale del latino 'ius gentium'), si basi su dati di fatto e situazioni concrete e non su diritti astratti, formali e quindi vuoti.
    Ciò lo vediamo anche nello stesso concetto di 'guerra giusta': nel Medioevo cristiano cattolico, si poteva a buon diritto parlare di guerra giusta perchè c'erano due autorità che detenevano la potestà civile - l'Impero - e la potestà spirituale - la Chiesa - e che ogni signore, barone, feudatario, magistrato, contadino, servo della gleba e commerciante riconosceva come tali senza reticenza.
    Tali autorità erano le sole a poter dare un giudizio teologico-morale su ciò che, nel caso concreto, era giusto o sbagliato e quindi giudicare sulla bontà o meno di una guerra.
    Infatti, l'imperatore era colui che aveva il compito di sanare i conflitti fra signori feudali o fra comuni in quanto giudice supremo e rappresentante massimo della legge positiva, che si fondava sul diritto naturale, emanazione della legge divina, interpretata infallibilmente dal Magistero di Santa Romana Chiesa.
    Infatti, anche quando Papato e Impero si scontrarono mai venne messa in discussione l'unità intrinseca dello spazio vitale europeo cristiano (la cosiddetta Res Publica Christiana), in quanto fondata su una comunanza di Fede, valori e principi e quindi sul diritto fondato su tali presupposti. La venuta dell'Imperatore in Italia, quando vi fu, avvenne in perfetta conformità con la natura del suo ruolo, in quanto il Sacro Romano Imperatore, erede dell'antica potestà dell'Impero Romano d'Occidente, era arbitro supremo e quindi rappresentava colui che doveva sanare i conflitti interni, decidendo e stabilendo i torti e le ragioni di ognuno.

    Le Crociate oltre ad essere guerre giuste avevano pure l'attributo di 'guerre sante' in quanto erano guerre che si combattevano non contro un inimicus interno - evangelicamente inteso - da ricondurre sulla retta via ma contro un 'hostis' tout court, ossia un estraneo all'orbis terrae e all'orizzone di civiltà romano-cristiano.

    La Riforma protestante è intrinsecamente sovversiva perchè segna in maniera evidente la fine dell'ecumene europeo cristiano cattolico basato sull'unità religiosa e valoriale del Vecchio Continente.
    La Riforma protestante giustifica la ribellione a Papa e Imperatore e fa cadere qui i presupposti perchè si possa riconoscere nel Sacro Romano Impero e nella Chiesa Cristiana Cattolica Apostolica Romana le due facce del katechon.
    Questo porta alle guerre civili e di religione, guerre intestine a cui i teologi, non più uniti dalla comune Fede cattolica, non possono porre rimedio e che solo giuristi illuminati, consapevoli della tradizione giuridica euro-cristiana, possono sanare in nome della comune appartenenza alla civiltà cristiana ed europea, non però più unita dalla Fede nella Chiesa e dal riconoscimento di una suprema autorità civile, ossia la potestà imperiale.
    Senza un'autorità da tutti riconosciuta a che serve quindi il concetto di guerra giusta? La guerra giusta diventa quindi un qualcosa di relativo e il carattere 'giusto' di un conflitto non è deciso non da un'autorità suprema e superiore alle altre: diventa quindi un qualcosa di autoreferenziale.
    Ciò porta come logica conseguenza al caos e all'anarchia, ma ad un'anarchia di tipo nichilistico e distruttivo, totalmente diverso dall'anarchia feudale che caratterizzò ad esempio il periodo della lotta per le investiture.
    L'Impero non era uno Stato - Stato non in senso moderno ma antico e quindi inteso come 'potestas' civile - centralizzato e accentratore e questo portò spesso a situazioni di caos interno. Ma nonostante ciò mai venne meramente messa in discussione l'autorità dell'Imperatore e del Papa. Anche i comuni, nel contestare e combattere contro l'esercito imperiale ghibellino, non disconobbero la supremazia imperiale, ma semplicemente ebbero il torto di mettere davanti il loro interesse particolare di fronte al bene comune della civiltà cristiana, di cui unico garante poteva essere il Sacro Romano Impero.
    Ma tale contesto era venuto meno e l'unica ancora di salvezza per l'Europa cristiana - ormai divisa fra cattolici, luterani, calvinisti e anglicani - non poteva altro che essere lo ius publicum europaeum, in cui il solo fatto di appartenere ad un comune orizzonte di civiltà e l'essere accomunati da un destino e da un passato storico, nel bene e nel male, faceva sì che l'altro non fosse un hostis ma uno 'iustus hostis', poichè ormai, venuta meno l'autorità comune che garantiva l'ecumene, non era più possibile stabilire univocamente chi stava dalla parte del torto e chi dalla parte della ragione.
    O meglio, sarebbe stato anche possibile - perchè la Chiesa era rimasta - ma tale decisione non sarebbe stata riconosciuta come valida dall'altra parte.

    Il vero e proprio 'delitto' contro lo ius publicum europaeum commesso dall'Illuminismo e dai suoi derivati sta proprio nell'aver voluto reintrodurre prepotentemente vecchi concetti teologici secolarizzati. Ma la loro secolarizzazione ha portato allo svuotamento del contenuto degli stessi e - contemporaneamente - ad un chiaro ribaltamento del significato intrinseco di tali concetti rispetto alla teologia cristiana cattolica.
    La guerra giusta quindi perde la sua concretezza - la concretezza che prima era garantita dal riconoscimento dell'autorità di Impero e Chiesa - in favore di un concetto vago e astratto di giusto/sbagliato, bene/male, interpretabili a seconda delle circostanze particolari ma senza un criterio - morale o politico - prestabilito.
    Il problema è quello della sovranità e dell'autorità. Il problema, come sempre, è chi decide.
    Le ideologie egualitariste pretendono di re-imporre una moralistica divisione fra giusto e sbagliato, nonostante loro non riconoscano alcuna autorità suprema e superiore di carattere 'trascendente' o la cui sovranità deriva non dal popolo e dalla massa ma da Dio e si pongano, consapevolmente o meno, in un'ottica di relativismo etico e culturale.
    Questo rende la guerra un qualcosa di barbaro e di brutale, in quanto l'altro viene visto come totalmente estraneo da sè e non come un qualcuno appartenente ad un determinato spazio o orizzonte di civiltà.
    L'essere o meno europeo o cristiano non è più una discriminante in un mondo che tende a divenire globalizzato.
    E' questa l'aberrazione più grande, sul piano giuridico, del diabolico monstrum progressista.
    parole sacrosante.

  7. #7
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Concordo, e come dice il vecchio detto: "Mogli e buoi dei paesi tuoi"hefico:
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  8. #8
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    Il relativismo armato delle democrazie angloamericane e progressiste-di destra o sinistra- è una fictio iuris.
    E'una guerra di sterminio contro la Rivelazione e il Diritto Naturale.
    Come la sua radice ebraica è una eterna mobilitazione contro Cristo.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il vero diritto internazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Midgard Visualizza Messaggio
    E' la brutale verità - anche oggi è così.

    Il problema è che alcuni hanno più diritti degli altri, nascondendo queste azioni dietro i buoni propositi della pace universale, della democrazia, della fraternità, dell'uguaglianza - ovviamente escludendo l'ultima parte. hefico:
    sono certo che oggi un Sant Just od un Robespierre egualitari e libertari quanto si voglia...certamente non approverebbero i nuovi equalitari e libertari a PECORINA di oggi...hefico:
    l'oggi è il limite credo ormai massimo della MERDEVOLEZZA umana..
    Ultima modifica di IL VECCHIO ETTORE M.; 19-01-10 alle 21:13
    Anche se tutti......IO NO !!

  10. #10
    Ritorno a Strapaese
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    Citazione Originariamente Scritto da IL VECCHIO ETTORE M. Visualizza Messaggio
    sono certo che oggi un Sant Just od un Robespierre egualitari e libertari quanto si voglia...certamente non approverebbero i nuovi equalitari e libertari a PECORINA di oggi...hefico:
    l'oggi è il limite credo ormai massimo della MERDEVOLEZZA umana..
    .
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

 

 
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