Provo a darti una duplice risposta:
in primis la guerra in Iraq è stata duramente condannata da risoluzioni Onu e la stessa Ue non è stata unanime nell'appoggiare una guerra oggettivamente unilaterale e priva delle cosiddette "giustificazioni" ( i dossier bufala, le armi chimiche e batteriologiche bluff). Prodi ha voluto semplicemente adeguarsi alla tendenza che da Zapatero in poi ha iniziato a diffondersi a macchia d'olio.
Inoltre l'elettorato di cs non puo fare a meno di tenere in considerazione di quella fetta di voti che fa riferimento alla sinistra radicale che si era fermamente pronunciata in merito a tale questione. Piu che una vera svolta in termini di politica estera, il ritiro dall'iraq a mio avviso è stato messo in agenda come semplice calcolo di marketing politico. Io ti do questo, tu non rompi i coglioni su quest'altro. Tant'è vero che di Afghanistan non parla nessuno tranne alcune minoranze di partito (forse in maniera strumentale ad una presunta opposizione in termini interni) e i movimenti.
A differenza dei suoi predecessori il governo Prodi cerca di rimanere nell'orbita statunitense, non escludendo di cambiare partner in caso di mutamenti dello scenario internazionale. Strategia savoia, appunto!
Questo governo tra i tanti limiti ha quello di non riuscire a trovare sintesi chiare e nette scelte di campo. La trasversalità della sua composizione, e la pochezza politica dei suoi leader, fa si che non ci si voglia esprimere con decisione su alcuni temi chiave.
Affari loro. come detto prima i movimenti non devono fare sconti a nessuno. Prepariamoci alla mobilitazione.




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