
Originariamente Scritto da
Pieffebi
Dal quotidiano LIBERO di oggi e....dal Financial Times
"Il Financial Times bastona il Professore Ma nessuno ne parla
SOTTO ESAME Il presidente del Consiglio Romano Prodi, secondo il Financial Times, è in questo momento sotto esame. Ad essere valutata sarà la tenuta del suo governo, attualemente spaccato dal rifinanziamento della missione in Afghanistan Pubblichiamo l'articolo apparso ieri in prima pagina sul Financial Times, in cui si parla delle divisioni interne al governo Prodi sul rifinanziamento dellamissione in Afghanistan. In Italia, nessuna reazione politica. Al contrario di quanto avveniva con il governo Berlusconi. Il governo italiano di centrosinistra affronta un test cruciale della propria unità, mentre le tensioni interne sono cresciute per via delle intenzioni di rinnovare il finanziamento del contributo italiano alle operazioni Nato in Afghanistan. Membri moderati della coalizione di governo hanno criticato i partners comunisti per essersi opposti alla misura e quindi rischiando di portare disordine nel governo soltanto tre mesi dopo che Romano Prodi ha sconfitto Silvio Berlusconi, l'ex premier del centrodestra nelle politiche. Il signor Prodi sostiene il coinvolgimento militare in Afghanistan e vede un'estensione del finanziamento come un segnale importante agli Usa e ai partners europei che il suo governo, nonostante la presenza di comunisti e pacifisti, sarà un alleato affidabile per la Nato. Ma il signor Prodi deve camminare in punta di piedi perché la sua coalizione ha una maggioranza al Senato, il ramo superiore, di solo due seggi, e otto scontenti della sinistra, in più un senatore a vita, hanno minacciato di votare contro il rinnovo del finanziamento. « Le dichiarazioni di alcune persone della sinistra radicale sono sconcertanti e rendono amari » ha detto Massimo Donadi, capo gruppo al parlamento dell'Italia dei Valori, un partito moderato del governo. Se la sinistra radicale portasse a termine la minaccia, il signor Prodi sarebbe costretto a contare su i voti di Berlusconi e dell'opposizione per poter finanziare il proseguimento dello spiegamento dei 1800 soldati italiani in Afghanistan. Per Prodi questo potrebbe essere disastroso perché come ha detto l'Udc questa settimana, « se la maggioranza di governo non ha voti sufficienti, e i voti del centro destra determineranno l'esito, Prodi ha l'obbligo morale di dimettersi » . La Camera, dove Prodi ha una maggioranza sicura, voterà sul finanziamento il 17 luglio e il senato voterà il 25. Massimo D'Alema, Ministro degli esteri, questa settimana ha minacciato che si dimetterebbe se i ribelli nel governo non si tirano indietro. In generale, la missione in Afghanistan ha suscitato meno controversia nell'ambito della politica domestica di quella in Iraq, che è stata avviata con Berlusconi, un premier fervidamente pro americano. Il governo Prodi intende ritirare tutte le truppe italiane dall'Iraq entro fine anno. Ma il nuovo premier considera la missione in Afghanistan sotto una luce diversa, notando che ha il sostegno dell'Onu, il cui segretario generale, Kofi Annan, era in visita a Roma Mercoledì scorso e ha chiesto all'Italia di tenere le sue truppe in Afghanistan. Questa settimana il Presidente George W. Bush ha detto ad un giornale italiano che vorrebbe che il governo Prodi restasse insieme agli alleati Nato in Afghanistan. Però, alcuni comunisti della coalizione di governo hanno una prospettiva globale virulentamente anti americano e anti imperialista, e considerano l'operazione guidata dalla Nato in Afghanistan infiammante in un contesto già problematico, e vogliono il ritiro delle truppe italiane. Se esiste un calcolo politico che potrebbe arginare la loro ribellione, è la consapevolezza che l'alternativa al governo Prodi è una coalizione centrista che prenderebbe ancor meno in considerazione i loro desideri o, ancor peggio, il ritorno di Berlusconi, la loro nemesi. "
Shalom