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  1. #51
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    Tornando al tema Sicilia, caro a Boy 74, ricordo che è una regione autonoma con un risorse e potenzialità enormi almeno quanto gli sprechi ed i residui passivi. Ha le stesse potenzialità del Trentino Alto Adige in termini di turismo, con in più il sole, il caldo e la minore necessità di energia, ma amministrazioni pessime, latrocinanti e spesso legate alla mafia. La differenza è che il Trentino AA sa spendere i soldi, che ha in abbondanza come la Sicilia, realizzando strutture per i cittadini, per il turismo, per l'industria e la viabilità di livello europee. La Sicilia con le Amministrazioni alla Cuffaro oggi, passato allegramente dalla sinistra alla destra, ed alla Ciancimino ieri è invece sempre più vicina al Nord Africa.
    Purtroppo!
    Ammiro il tuo orgoglio di siciliano (sono di origini meridionali anch'io) ma ti consiglio di farti un giro per Trento, Bolzano e provincia e toccare con mano cosa fanno in una zona gelida in termini ad esempio di agricoltura (vedi cos'è la melicoltura in Val di Non e Val Venosta ad esempio, la viticultura nel lungadige; fatti un giro a Bressanone alla piscina comunale; www.Acquarena.com, vedi cos'hanno fatto in Val Gardena e a Madonna di Campiglio; cos'è il lago di garda in termini turistici ecc.).
    Facciamo una vera lotta alle mafie ed ai mafiosi e vediamo come cresce davvero la Sicilia. Che prima di aver necessità dei distretti industriali veneti ha un gran bisoglo di Distretti di polizia.
    Saluti

  2. #52
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    dal quotidiano LIBERO di oggi


    "PRODI VATTENE A CASA

    di FRANCESCO FORTE

    Sconfessato dai suoi, battuto in Senato, sul caso Telecom dovrà risponderne personalmente

    E alla fine Prodi dovrà rispondere personalmente in Parlamento sul caso Troncheti-Telecom. Costretto dalla sua stessa maggioranza a fare un precipitoso dietrofront e a rimangiarsi quel «ma siamo matti!» col quale solo due giorni fa aveva rifiutato con sprezzo l'invito dell'opposizione a chiarire tutto davanti alle Camere. A questo punto, il pacioso premier si dovrebbe dimettere, per le medesime ragioni che hanno indotto il governo e l'opposizione di allora a chiedere e ottenere le dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. È impressionante l'analogia fra le due vicende, quella dell'interferenza di Fazio nella faccenda Antonveneta, con la sua telefonata notturna a Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare Italiana, interessato a impadronirsene, in cui lo informava privatamente di averla approvata e quella di Prodi, nella faccenda Telecom Italia, con la lettera intestata alla Presidenza del Consiglio, mandata dal suo stretto collaboratore Rovati al presidente di Telecom Tronchetti Provera, per offrirgli privatamente l'acquisto statale della rete fissa per 25-30 miliardi di euro. È opinione largamente condivisa (e che condivido) che Fazio agì in buona fede, pensando che con la sua interferenza nella vicenda bancaria in questione intendeva attuare una operazione a favore dell'interesse nazionale, assicurando l'italianità di Antonveneta, contro gli olandesi di AbnAmro , rivale di Banca Popolare Italiana, nell'acquisto di questa banca. La sua telefonata a Fiorani avvenne a mezzanotte, a borsa chiusa. Ma essa dava a questo banchiere la possibilità teorica di speculare al rialzo sui titoli Antonveneta o sui suoi e, magari al ribasso, su altri titoli, nel dopo borsa notturno o di primo mattino prima delle aperture o su borse estere aventi orari diversi. A parte ciò, con questa telefonata Fazio cessava di apparire un arbitro imparziale, come di sua competenza e risultava schierato da una parte. E poi Fiorani non era l'unico membro della cordata facente capo alla Popolare Italiana per Antonveneta. La notizia a lui del via libera della Banca d'Italia dava una informazione privilegiata a lui e non a tutti gli altri interessati. C'era la buona fede, ma c'era un comportamento parziale, come quelli fra Moggi e gli arbitri che hanno valso la retrocessione della Juve alla serie B. Analoghe considerazioni valgono adesso, per la vicenda del presidente del Consiglio, per la lettera (non una telefonata), del suo consulente ufficiale, su carta intestata ufficiale, in cui al presidente di Telecom Italia, azionista principale, ma non unico del gruppo di controllo di questa, si diceva che il governo tramite la Cassa Depositi e Prestiti era disponibile a rilevare la rete fissa di Telecom, per una altissima cifra. Una informazione privilegiata, in pieno giorno, a cui Tronchetti Provera poteva dare (o no) un assenso riservato, facendo partire (o no) l'iniziativa. Tronchetti Provera se avesse detto di sì, poteva giocarsi l'informazione in Borsa, in quanto la notizia pubblica successiva dell'intervento della Cassa Depositi Prestiti avrebbe generato una rilevante fluttuazione dei titoli interessati. A un finanziere la proposta di rilevargli in blocco la maggiore parte della sua impresa, dandogli una ricca plusvalenza e togliendogli i debiti, fa piacere. A un industriale che ha comperato una grande azienda indebitando il veicolo con cui ha fatto l'acquisto, tale proposta, per quanto ricca, non piace: è come se a Bartali si fosse detto che gli si comprava a peso doro la bicicletta, per impedirgli di correre nel giro d'Italia e di Francia. E poi se Tronchetti Provera ha consultato un avvocato questo lo ha avvertito che doveva rifiutare, perché se avesse accettato avrebbe profittato di una informazione riservata. Che desse subito ai giornali la lettera, per far capire che lui nella vicenda non metteva becco. E così è accaduto. Si dirà che la lettera la ha mandata Rovati, non Prodi. Ma l'articolo 471 del codice penale riguardante l'uso abusivo di sigilli e strumenti veri destinati alla pubblica certificazione, per chi ne fa uso a danno di terzi o a vantaggio proprio e di terzi, comporta un reato punibile con tre anni di reclusione. Non pare che il Rovati volesse imbrogliare Tronchetti Provera, facendo supporre che la sua lettera era priva di un supporto della presidenza del Consiglio, neppure per le grandi linee. E non vi è stata un'inchiesta a suo carico da parte della presidenza del Consiglio. Per una violazione di questa gravità, Fazio agì in buona fede. Ma le sue dimissioni sono servite a restaurare la credibilità della Banca di Italia. Quale credibilità può avere una Presidenza del consiglio in cui è possibile che avvengano fatti di questa natura? "

    Saluti liberali

 

 
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