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    Predefinito Con la devolution più spese e più tasse




    Con la devolution più spese e più tasse


    Allarme rosso Padoa-Schioppa dice che la situazione è peggio che negli anni 90. La manovra presentata il 7 luglio. «La ripresa è ancora troppo debole». Fassino: paghiamo le finanziarie fasulle di Berlusconi. Intanto si scopre che la devolution ci costerebbe carissima.

    DEVOLUTION L´Italia fatica ancora ad applicare la devolution prevista dal centrosinistra nel 2001 e già deve fare i conti, nel vero senso della parola, con la nuova Costituzione disegnata dal centrodestra e rispetto alla quale gli italiani saranno chiamati a dire la

    loro con lo strumento referendario. All´orizzonte un aumento delle tassazione locale per i cittadini dell´11% e una trasferimento di competenze pari a 250-270 miliardi.

    E poi, tanti cambiamenti. Tra questi tre in particolare sono destinati - se il referendum non dovesse bloccare tutto - a cambiare il volto del Paese: istruzione, sanità e polizia locale. Diventerebbero di esclusiva competenza regionale con il rischio che si creino tante diverse situazioni quante sono le regioni. Il diritto allo studio e alla salute sarebbero, ad esempio, non più gli stessi ovunque, ma modulati dalle diverse scelte locali. Capire quanto questa operazione di trasferimento di competenze dal governo centrale alle amministrazione locali verrebbe a costare può essere un elemento in più su cui ragionare da qui al referendum. Non si tratta di un salto nel buio, perché studi e previsioni ci sono e si basano su elaborazioni effettuate negli scorsi anni facendo per esempio dei calcoli su cosa sarebbe successo in caso di piena attuazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione riformata. Si tratta di una movimentazione di oltre 250 miliardi di euro, 260 secondo uno studio della Ragioneria generale dello Stato, 277 seconda una recente indagine dell´ufficio studi di Banca Intesa. Le Regioni gestirebbero il 37% della spesa della Pubblica amministrazione incidendo nel Pil per il 20,4% rispetto all´attuale 15,1%.

    Secondo l´Isae, (l´Istituto di Studi e Analisi economica) le nuove spese finali devolute alle Amministrazioni locali a decentramento attuato ammonterebbero, basandosi sui dati del 2004, a 70 miliardi di euro, il 5,2% del Pil. «Tale valore rappresenta - si legge nell´ultimo rapporto pubblicato nel marzo scorso - il passaggio dalla competenza centrale a quella locale di una spesa pubblica che - in base all´ipotesi di assenza di duplicazioni e altre imperfezioni nel trasferimento di risorse umane e materiali non varia nel suo ammontare complessivo (pari a 666.676 milioni di euro, il 48,5% del Pil, in base agli ultimi dati Istat). Il punto è che non è detto che non si creino duplicazioni di uffici e spese per il personale (i dipendenti statali guadagnano più dei loro colleghi delle amministrazioni locali e il trasferimento comporterebbe adeguamenti salariali che costerebbero circa 1,4 miliardi di euro). Tuttavia, secondo l´istituto di piazza Indipendenza il nuovo conto delle amministrazioni locali, alla fine, non presenterebbe «un saldo diverso da quello storicamente osservato» perché l´aumento delle spese totali sarebbe compensato dalle entrate locali. Crescerebbero, in buona sostanze le entrate tributarie. La pressione fiscale locale farebbe un salto verso l´alto di 11 punti di Pil, passando dal 6,7% al 17,7%. «Si tratterebbe - si legge nel rapporto Isae - di un livello ragguardevole, anche se valutato in raffronto agli altri Paesi a struttura federale». Detto in altri termini: «La pressione fiscale locale dell´Italia sarebbe la più elevata fra quella degli Stati membri dell´Ue». Dopo di noi solo la Danimarca con una pressione fiscale ferma al 17,5%. A pesare di più sui bilanci locali sarebbero le spese relative all´istruzione, la protezione sociale e gli affari economici. Se la Costituzione ulteriormente modificata dovesse entrare in vigore la quota di spesa pubblica a carico delle Amministrazioni locali sarebbe pari al 100% nel caso di scuola (oltre 45 miliardi di euro di nuove spese, più di 66 miliardi quelle complessive) e sanità (596 miliardi in più, mentre quelle totali sarebbero quasi 90mila) e 75% nel resto, gli «affari economici» (+ 6.868 milioni) - voce che comprende la maggior parte delle spese per contributi agli investimenti - ma le competenze degli enti locali sarebbero invece prosciugate in questo settore (grandi reti di trasporto e navigazione, produzione e distribuzione di energia) per tornare nella sfera di competenza legislativa esclusiva statale.

    Giuseppe Vitaletti, che ha presieduto l´Alta commissione sul federalismo fiscale, è preoccupato: «Inizio a convincermi anch´io - ha detto in un´intervista al Sole 24ore di lunedì scorso - che l´autonomia finanziaria di entrata e di spesa prevista dall´articolo 119 della Costituzione sia una pia illusione. Le spese, in particolare quelle sanitarie, crescono più del Pil mentre le imposte, quelle indirette su cui abbiamo fondato il meccanismo, sono più lente». Una chance, suggerisce, potrebbe essere rappresentata dallo sfilamento dell´istruzione dalla devolution.

    Ma la questione vera resta l´aumento della spesa che è molto più veloce rispetto all´aumento delle entrate.

  2. #2
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  3. #3
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    Terracini, De Nicola, Saragat, Pertini. Combatterono in suo nome, poi ci studiarono qualche anno per scriverla. Sono passati alla storia come padri della Costituzione, quella cosa varata tanti anni fa che sta alla base della nostra società.
    Oggi è stata modificata da altri saggi, fini cervelli, menti supreme, che un bel giorno di primavera si sono riuniti in una stanza e hanno tirato una riga qui, cancellato un paragrafo là, riscritto un paio di cose così. I loro nomi? In ordine alfabetico Calderoli, D'Onofrio, Giovanardi, Nania.
    Vedete un po' voi...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69
    Terracini, De Nicola, Saragat, Pertini. Combatterono in suo nome, poi ci studiarono qualche anno per scriverla. Sono passati alla storia come padri della Costituzione, quella cosa varata tanti anni fa che sta alla base della nostra società.
    Oggi è stata modificata da altri saggi, fini cervelli, menti supreme, che un bel giorno di primavera si sono riuniti in una stanza e hanno tirato una riga qui, cancellato un paragrafo là, riscritto un paio di cose così. I loro nomi? In ordine alfabetico Calderoli, D'Onofrio, Giovanardi, Nania.
    Vedete un po' voi...
    Cari compagni

    Ve ne siete fottuti della Costituzione e dei "padri della Patria" quando in governo D'alema ha mandato i vostri aerei a bombardare la Serbia al fianco degli odiati Stati Uniti!


    Basta con la storiella della Patria che piange perché i leghisti vogliono il federalismo.
    Paisà, ccà nissciuno é ffesso, e l'abbiamo capita tutti com'é la storiella dell'orso.

    Evitatevi di fare la figura dei tonti citando la Costituzione pro domo vostra.


    Per salvare la faccia votate SI

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo
    Cari compagni

    Ve ne siete fottuti della Costituzione e dei "padri della Patria" quando in governo D'alema ha mandato i vostri aerei a bombardare la Serbia al fianco degli odiati Stati Uniti!


    Basta con la storiella della Patria che piange perché i leghisti vogliono il federalismo.
    Paisà, ccà nissciuno é ffesso, e l'abbiamo capita tutti com'é la storiella dell'orso.

    Evitatevi di fare la figura dei tonti citando la Costituzione pro domo vostra.


    Per salvare la faccia votate SI
    OK, mi hai convinto: voto NO!

  6. #6
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    Ancora una decina di giorni al voto per il referendum sulla riforma della Costituzione, e inaspettatamente la relazione del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato fornisce un corposo argomento a favore della campagna per il No. Il titolare dell'Economia ha detto ieri che la situazione dei conti pubblici dopo la cura Tremonti-Berlusconi è gravissima.

    Siamo messi davvero male, crescono a ritmo parossistico i debiti, e occorrono interventi strutturali per evitare il dissesto e non perdere definitivamente il treno della crescita economica. Saranno gli analisti economici a ricavare qualcosa di più di un brivido terrorizzante dalle preoccupate analisi del ministro, e nei prossimi giorni si capirà come il nuovo governo intenda affrontare questo delicatissimo frangente.

    Che cosa c'entri tutto ciò con il referendum è presto detto. Il fatto è che il governo di centrodestra ha lasciato in eredità all'attuale un piatto che contiene una duplice polpetta avvelenata: del pauroso deficit dei conti pubblici abbiamo detto; l'altro boccone tossico è proprio la devolution, argomento strettamente correlato al precedente. Quanto costerà, infatti, lo spezzatino istituzionale concepito dai «quattro saggi» in bermuda che si radunarono nella baita alpina di Lorenzago di Cadore?

    L'informazione del servizio «pubblico» radiotelevisivo glissa con formidabile superficialità su questo punto. L'altro giorno il Sole24ore valutava in 270 miliardi di euro la «partita di giro» delle competenze che si sposterebbero dal bilancio statale a quello delle regioni. E a quasi un miliardo e mezzo ammonterebbero soltanto gli aumenti di costi del personale sin dal 2006.

    È stato un amico dell'ex ministro Tremonti, il professor Giuseppe Vitaletti, a formulare un pronostico che fa rizzare i capelli: ha calcolato in una quarantina di miliardi di euro la somma che occorrerebbe reperire per mettere in moto il complesso e confuso passaggio di poteri previsto dalla riforma. Si intende: questi soldi dovranno essere disponibili da subito, perché - a differenza di altre norme della «riforma» - la devolution è destinata a partire immediatamente, così come ha preteso la Lega, al tavolo della più autoreferenziale trattativa che la storia politica italiana ricordi. Ogni anno avvenire, poi, quella somma è destinata a crescere, ha aggiunto il professore.

    E si badi che si sta parlando soltanto della cosiddetta lista della serva, qui non si parla del tremendo costo sociale addizionale che comporterebbe una suddivisione in venti sistemi locali della scuola e della sanità, né del grande bailamme di conflitti e contenziosi che si aprirebbe per effetto del riconoscimento di una vasta gamma di «competenze esclusive» alle Regioni. Tutti gli uffici studi che hanno esaminato il «dossier devolution» concordano, poi, sul fatto che i costi maggiori sarebbero per l'istruzione.

    E siccome è sotto gli occhi di tutti che non è stato predisposto nulla per dare autonomia finanziaria alle Regioni, la conseguenza sarebbe una completa e definitiva paralisi della scuola pubblica. Per avere un'idea dell'ordine di grandezza delle spese aggiuntive si potrebbe dare, infine, un'occhiata alle superfetazioni della macchina mangiasoldi di una Regione come la Sicilia che da sessant'anni con il suo Statuto speciale ha già percorso grandi tratti di questa stessa fallimentare strada.

    L'analisi dei costi della devolution offre, dunque, una ragione in più, un'enorme ragione per dare forza al No in questa campagna referendaria che tarda ancora a stare con i piedi per terra. Eppure si tratterebbe di chiedere agli elettori: giudicate voi se un Paese con i tremendi guai finanziari descritti da Tommaso Padoa Schioppa può permettersi il lusso di prendere una simile sbronza spendereccia. È abbastanza facile prevedere che essi risponderebbero con un sonoro e netto «No».

  7. #7
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    Quanto ti pagano Salerno 69 per tutti sti copia incolla ?

  8. #8
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    Nulla, anzi nella mia vita ci rimetto sempre: tempo e denaro! Ma il tutto si compensa con la passione! Ciao

  9. #9
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    Stipidità: Fare un danno senza ricavare alcun vantaggio.

    In Italia di stupidate se ne stanno facendo parecchie

    Cari compagni, di questo passo, a forza di comportarvi da "trinariciuti", i vostri figli invece di portarvi i fiori sulla tomba, sputeranno sulla vostra fotografia per "l'eredita" che gli avrete lasciato.

    Basta fare politica alla "Coppi e Bartali"!

  10. #10
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    Sono assolutamente sconcertato da quanto pubblicato da Salerno69.
    E' l'ennesima prova di come l'opposizione in parlamento alle riforme costituzionali prima, e la campagna del NO poi si basino solo ed esclusivamente sulla manipolazione della verità.

    Perlo di manipolazione della verità e non di menzogne, perchè i numeri postati sono (come ordine di grandezza) assolutamente veri, ma la realtà viene totalmente manipolata attribuendo questi costi alla riforma della CDL.
    Invece questi "Costi" sono i costi tipici del Federalismo (qualunque forma venga scelta) o meglio del passaggio al federalismo.
    Ed il federalismo non è stato introdotto dalla CDL, ma dalla legge Bassanini nel 2001, con le modifiche al titolo V approvate successivamente dal referendum.
    Chiunque non credesse alle mie affermazioni può facilmente verificarle consultando il rapporto ISAE 2004 sull'applicazione della legge Bassanini(stessa fonte citata da Salerno 69 nel suo primo post) ed in particolare le cifre riportate a pagina 9).
    I costi citati da Salerno ci sarebbero comunque anche in caso di NO al referendum. Basterebbe che il Governo Prodi desse piena attuazione alle modifiche costituzionali varate nel 2001 !!!!

    Link ISAE: http://www.isae.it/ra_19022004.pdf

 

 
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