
Originariamente Scritto da
calvin
La Voce Repubblicana di Oggi
Chiare le ragioni di un esilio
Alla fine dell’800 un grande scrittore come Thomas Mann ci ricordava come la decadenza fosse una prospettiva inevitabile. Questo sia per l’aristocrazia di sangue, quanto per la grande borghesia. I “Buddenbrook” ed “Altezza reale” sono due romanzi molto diversi fra loro che tracciano però perfettamente il quadro di miserie e di ridicolo nel quale grandi e medie tradizioni si spegnevano. Per capire di cosa si parla non c’è nemmeno bisogno di correre agli scaffali per recuperare questi testi. Basta ricordare il rampollo di casa Savoia fare la pubblicità per una marca di sottaceti. Certo una scelta moderna ed al passo con i tempi, quale mettere a disposizione del mercato la propria immagine. Lo fanno tanti giovani, in fondo. Ma che tristezza dovrebbe pure essere stato l’intraprendere una tale scelta per chi doveva considerarsi un re. Eppure da quel semplice e non edificante - per la tradizione, almeno - episodio si doveva capire come, perduto il regno, a casa Savoia interessassero i soldi. E si sa tra l’altro di una triste bega familiare fra Vittorio Emanuele e la sorella proprio sull’eredità. Più miserie che nobiltà, tutto sommato. La richiesta di 260 milioni di euro alla casse dello Stato, come risarcimento dell’esilio, è il degno coronamento - il termine è appropriato – di tutta questa vicenda. E sì perché, se non ci confondiamo, quando nel 2002 la disposizione finale della Costituzione che vietava il ritorno del discendenti maschi dei Savoia fu abrogata, i Savoia garantirono che non avrebbero preteso nulla dall’Italia. Anzi, avrebbero portato il loro patrimonio culturale e di conoscenze a disposizione della Repubblica, che avevano di fatto riconosciuto ricevendo la cittadinanza italiana. Stiamo ancora aspettando questo contributo. In compenso gli italiani si sono sicuramente sollazzati nel sapere delle passioni, chiamiamole sentimentali, del mancato sovrano, intercettato e imprigionato a causa di una vicenda giudiziaria per la verità anche quella non molto edificante. Ammessa anche l’assoluta innocenza del Savoia rispetto alle accuse contestate, sulla base di quanto letto delle sue conversazioni si comprende che parte del movimento monarchico voglia un altro capo alla sua testa. Perché il Savoia non ha chiesto i danni allo Stato o alla carta stampata per questa palese violazione della sua privacy? Sarebbe stato più comprensibile, anche per il mancato riserbo istruttorio, rispetto alla presente richiesta assurda di risarcimento per l’esilio. Forse la sola idea di rivangare quella vicenda scandalistica ed i suoi contorni grotteschi, è stata sufficiente dissuaderlo. E’ invece difficile che vi sia un tribunale disposto a riconoscergli un qualche diritto nella causa intrapresa dai suoi legali. Perché sarebbe portare la Costituzione in un’aula di Giustizia. Anche a noi sarebbe piaciuto a suo tempo portare in un’aula di Giustizia la Real Casa, che in soli vent’anni aveva tradito la forma liberale dello Stato, poi sottoscritto le leggi razziali. E, una volta persa la guerra, tradì financo l’esercito ed il popolo tutto con una fuga infamante. La Repubblica pietosa risparmiò alla storia d’Italia tale umiliazione. L’esilio poteva essere sufficiente. Speriamo che finalmente si capisca la ragione per la quale occorreva che l’esilio per questa gente restasse.