Originariamente Scritto da Adnalo
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Originariamente Scritto da Adnalo
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Dopo la netta presa di posizione dell´ex Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, anche il presidente del consiglio rilancia l´appelo per il No al referendum costituzionale dei prossimi 25 e 26 giugno. «Dobbiamo lavorare per fare una riforma condivisa, ampia e meditata, non un pastrocchio tirato fuori da una baita senza nemmeno un minimo di coerenza giuridica che queste riforme devono avere», afferma.
Prodi rivolge il suo appello con un video messaggio all´assemblea ulivista organizzata a Roma da «Incontriamoci» la community on line promossa dal ministro prodiano Giulio Santagata: «È l'ultimo sforzo prima delle meritate vacanze», afferma, con ancora «pochissimi giorni di lavoro per vincere anche quest'ultima prova».
«Togliamo di mezzo con la vittoria del No questo pasticcio e poi facciamo le riforme che servono davvero», sostiene anche il segretario Ds Piero Fassino, per il quale «la revisione costituzionale è un brutto pasticcio che riduce le uguaglianze dei cittadini. costerà molto, aumenterà la burocrazia, diminuirà l'efficienza dello stato e non modernizzerà le pubbliche amministrazioni». E rigiardo al No di Carlo Azeglio Ciampi, Fassino aggiunge: «È noto a tutti come uomo prudente, assennato ed equilibrato: se ha sentito il bisogno di esplicitare il suo pensiero sul referendum e sulla riforma costituzionale vuol dire che le ragioni del no sono davvero forti»
A una settimana dal voto, insomma, la campagna referendaria apparsa finora un po´ sottotono entra davvero nel vivo. Cresce la mobilitazione. Ed inevitabilmente il clima si scalda. Nella serata di venerdì è intervenuto dopo giorni di quasi assoluto silenzio anche Silvio Berlusconi. Addio al "basso profilo" scelto dopo la sconfitta delle elezioni amministrative. Il leader di Forza Italia torna all'attacco con un appello per il Sì lanciato sul suo telegiornale, il Tg5 di Carlo Rossella: «È dire no a questo governo. È votare Sì contro l'Italia del No. È votare contro l'Italia di Prodi e degli 11 ministri comunisti al governo che hanno come solo scopo quello di distruggere tutte le riforme che abbiamo fatto noi».
Ma l'ex premier cancella anche la promessa di un dialogo con l'opposizione in caso di vittoria del Sì teorizzata da numerosi esponenti della maggioranza tra cui Giulio Tremonti e Gianfranco Fini: «Non credo ci siano le condizioni per un dialogo - ha detto - perchè questa sinistra a parole offre il dialogo, nei fatti occupa tutte le posizioni di potere: ha occupato le più importanti istituzioni dello Stato, ha dalla sua la grande stampa, gran parte della magistratura e non si comporta in maniera ragionevole invitando i cittadini a votare contro questa riforma». Due chiari segnali, insomma: per Berlusconi la vittoria del Sì rappresenterebbe la consacrazione della devolution e la delegittimazione del governo Prodi. Checché ne dicano i suoi imbarazzati alle


Originariamente Scritto da Caimano
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Intanto facciamolo vincere sto benedetto No cancellando l'ultima schifezza destraiola.


Caro Compgano, come Tu mi insegni, "I popoli si liberano da se"![]()


Originariamente Scritto da Il Condor
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Si, ma il vostro non è un popolo. Sono quattro montanari leghistiOriginariamente Scritto da Il Condor
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Lasciagli almeno l'illusione.........Originariamente Scritto da Ausfahrt
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faccio presente che con bassa affluenza.. se il SI vince nel lombardo veneto col il 60% circa .. la partita è aperta in tutta italia...


io dico che l'affluenza + ampia ce l'hanno le regioni rosseOriginariamente Scritto da alex86