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x qualche "genio padano" che si cheideva xkè i "terroni" vengono a lavorare in padania (sic !), sappia caro genio che dopo aver fatto l'unificazione della pennisola avete derubato la nostra Patria di tutte le ricchezza, finanche dei beni privati della Dinastia Borbone Due Sicilie, avete favorito lo sviluppo del nord ai danni delle Due Sicilie, che sono state COLONIZZATE. Prova ne è il destino dei cantieri navali stabiesi, sostituiti dal re saBoia da quelli di la spezia o il triste destino degli impuianti industriali di Mongiana e Pietarsa. OpIù recentemnte, l'85% dei $$ del piano Marshall sono stati investiti dallo stato taliano nel cosidetto trianagolo industriale.
Adesso a questo genio vorrei spiegare questo concetto semplice-semplice (cghe forse è ANCHE alla sua portata !) dopo aver derubato dtutto ciò che poetvate avete preso anche la nostra forza lavoro, le NOSTE BRACCIA, i NOSTRI CERVELLI, che lavorando per uno stipendio + basso dei "nativi" hanno prodotto il cosidetto "miracolo economico italiano".
Mentre la nostra Ptria è stata lasciata in balia delle mafie....
ma la partita non è ancora chiusa, le DUE SICILIE RINASCERANNO !!!


Ok ci siamo, ormai si vota. Se il no non vince (ed io sono 100 volte per il no) cercherò contatti con l'autore di questo thread. Armato delle migliori intenzioni è ovvio....![]()
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La riforma costituzionale può piacere o meno, comunque è un sasso gettato in uno stagno di acqua putrida; magari servirà a poco, ma almeno si inizierà un processo di cambiamento.
Inoltre, per una serie di motivi, il voto da molti è interpretato come un referendum sul governo di Prodi e dei suoi compagni Comunisti.
Il fatto che personaggi come Scalfàro e Ciampi si siano schierati per il NO non fa altro che rafforzare la mia convinzione.
Pertanto voterò SI ed invito tutte le persone di buon senso ad imitarmi.
Saluti.


...ti aggiorno del fatto che locomotive, nel paese, ce ne sono molte; ma soprattutto ci sono molte carrozze che sono prevalentemente di peso, quali le regioni autonome che non contribuiscono minimamente alle spese generali dello stato MA ne fruiscono dei benefici.Originariamente Scritto da ZENA
e ti aggiorno che, ahinoi, è in atto in Italia una "rivolta fiscale" endemica che si chiama evasione/elusione. E non ha davvero alcun pretesto politico....


Referendum sulla politica
Antonio Padellaro
Di cosa parlano gli italiani quando parlano del referendum sulla costituzione? Spesso del numero dei parlamentari che considerano troppo elevato. E quindi degli stipendi dei parlamentari che citano come i più alti d´Europa. E dunque dei privilegi dei parlamentari che ritengono eccessivi. Chi scrive conduce in questi giorni la rubrica radiofonica «Prima Pagina», e ha modo di conversare con gli ascoltatori sui fatti d´attualità. Ebbene, la maggior parte delle domande riguarda questo problema a cui non è sufficiente ribattere che deputati e senatori svolgono un compito impegnativo, che vanno giudicati per il lavoro che fanno e dunque sulla bontà delle leggi prodotte. Le persone che telefonano esprimono qualcosa di molto diverso rispetto al vecchio qualunquismo antiparlamentare, di stampo nostalgico fascista. Molti si dichiarano di sinistra, sono tutti sinceri democratici e nessuno mette in discussione la funzione essenziale delle Camere. Eppure quando parlano di coloro che incarnano l´istituzione, magari quegli stessi che loro hanno contribuito ad eleggere, c´è qualcosa che li angustia, che li disturba, che li mette a disagio. È come se si toccasse un nervo scoperto.
Due considerazioni. La prima riguarda il fronte del Sì che, conoscendo i suoi polli, ha furbescamente introdotto nella indigesta riforma di Lorenzago la ciliegina del numero dei parlamentari. Che saranno un bel po´ meno se il referendum dovesse passare: 518 deputati al posto degli attuali 630, mentre i 315 senatori diventerebbero 252. Per parare il colpo, Romano Prodi ha promesso che se vincerà il No, l´Unione proporrà un taglio ancora più drastico a Montecitorio, dove entrerebbero "soltanto" 400 deputati.
Non sappiamo se e quanto questa guerra dei numeri riuscirà a fare presa sui cittadini (si prevede non molto numerosi) che domenica e lunedì si recheranno ai seggi. Pensiamo che la questione riguardi più la qualità che la quantita della rappresentanza politica. È temiamo che la distanza tra i cittadini e le istituzioni, tra paese reale e paese legale, come si diceva una volta, invece di accorciarsi si stia allargando.
Le cause più o meno le conosciamo tutti. Ci siamo lasciati alle spalle cinque anni pessimi durante i quali il Parlamento è stato trasformato nello zerbino del presidente-padrone, adibito a fabbrica di leggi per tutelare i suoi interessi. Poi, come sfregio estremo, la destra ci ha lasciato in eredità un regolamento elettorale che perseguendo, e ottenendo, la frammentazione degli schieramenti sembra fatto apposta per allontanare la gente dalla politica. Per non parlare delle liste dei candidati, preconfezionte dalle segreterie e che hanno sottratto agli elettori il diritto alla preferenza. E ancora, il ritorno del manuale Cencelli usato come bussola nella distribuzione degli incarichi del nuovo governo e del nuovo sottogoverno L´impatto, infine, degli scandali, sempre più biechi e sempre più sordidi che vedono coinvolti esponenti di partiti fino a ieri al potere, nei confronti dei quali automatica è scattata la solidarietà di casta anche nel campo avversario.
Ecco che allora il problema del numero dei parlamentari diventa la spia di una protesta più generale e di una richiesta ormai ineludibile rivolta alla politica. Fino a ora incapace di rigenerarsi ma a cui si continua a chiedere di misurare i propri comportamenti sulla correttezza e la trasparenza. Di dare spazio ai migliori. Di cacciare i profittatori. Insomma, di farsi apprezzare, di tornare credibile. Tutti degni obiettivi che sarà però difficile perseguire attraverso quella «cultura del compromesso» auspicata ieri da Sergio Romano sulla prima pagina del «Corriere della sera». Lastricato di buone intenzioni il metodo proposto consiste nel raccogliere il maggior numero di consensi su un assetto di potere (per esempio alla Rai) tralasciando ogni altra valutazione di merito (è capace?, funziona?). Il guaio è che assomiglia maledettamente alla sempiterna e italica pratica inciucista, fonte inesauribile di immobilismo e opacità.
Questo arroccarsi della politica, calcolatrice e indifferente, può determinare un conflitto pericoloso tra le istituzioni. Da una parte, l´alleanza di reciproco interesse tra potere esecutivo e potere legislativo. Sull´altro piatto della bilancia, la magistratura, con le sue indagini e le sue intercettazioni, qualche volta debordanti, su politica e affari e che trova nei media la naturale cassa di risonanza. Non è questo che voleva dirci il gip di Potenza Iannuzzi, quello dell´inchiesta sui traffici di Vittorio Emanuele e di Sottile quando, quasi schiacciato dalle pressioni e dalle minacce ha mormorato ai giornalisti: l´unica tutela per me siete voi?
Perciò, domenica, il nostro No dovrà valere il doppio. Per affossare, siamo certi, una riforma impresentabile e dannosa. Per aiutare, speriamo, la politica a voltare pagina prima che siano i cittadini a voltarsi loro.
apadellaro@unita.it




Sono sereno, ma incrociamo le dita...Originariamente Scritto da salerno69


Dopo il fallimento del referendum addio CDL?Originariamente Scritto da salerno69
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Come si fa a non dar ragione al Cav quando esprime giudizi nn proprio diplomatici sui giacobini nostrani.
E poi diciamolo è vero: la sx è di più: solo al governo ne hanno messi 102: un record. Del resto, il Prof. aveva promesso di stupire e i primi ad essere stupiti sono i Violante, i Fassino, i Bassanini esclusi dal governo o dal parlamento![]()
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Dopo al CDL ci sarà la Right Nation.....e allora si rimpiangerà il Cav e le sue battute infelici...ma sarà troppo tardi![]()
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Dieu et le Roi!!!!!