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Discussione: Manifesto per il NO

  1. #1
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    Predefinito Manifesto per il NO

    Diciassette presidenti o vicepresidenti della Consulta e 179 docenti di Diritto hanno firmato questo appello che riportiamo integralmente.
    (Leopoldo Elia primo firmatario)

    Il referendum del 25-26 giugno è una decisiva occasione per azzerare una riforma che investe parti essenziali della Costituzione repubblicana.
    Il nostro proposito, dichiarato due anni fa, è stato: aggiornare, non demolire la nostra Carta costituzionale; ma le riforme coerenti con i principi fondamentali della Costituzione possono realizzarsi solo se viene cancellata questa pessima controriforma.
    Il testo sottoposto a referendum, indicato con l’improprio nome di «devolution»:
    a) ferisce l’unità nazionale attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva in materie che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti alla salute ed alla istruzione. Oltre ai costi mai precisati di questa operazione, che sarebbero comunque molto alti, è chiaro che soluzioni dissociative di questa natura si risolverebbero in un ulteriore depotenziamento delle Regioni finanziariamente più deboli, rendendo vano ogni sforzo di perequazione nell’ambito del federalismo fiscale. In più, il sistema sanitario tenderebbe a differenziarsi per il diverso rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Bisogna poi tener conto dei pesanti effetti di differenziazione derivanti dalla attribuzione del carattere esclusivo alle competenze regionali nelle altre materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato (agricoltura, industria e turismo, tra le altre): in queste materie potrebbe diventare impossibile la determinazione di principi generali unitari e di qualunque politica nazionale;
    b) concentra nel Primo ministro poteri che rendono del tutto squilibrata in senso autoritario la forma di governo dell’Italia, isolandola dagli Stati liberal-democratici. La blindatura del vertice del governo è praticamente assoluta, perché la sua sostituzione con un altro Primo ministro appartenente alla stessa maggioranza (che eviterebbe lo scioglimento della Camera), è resa impossibile dall'altissimo quorum richiesto. Il Presidente della Repubblica perde il potere di scioglimento della Camera, che passa integralmente al Primo ministro: la Camera dei deputati è degradata ad una condizione di mortificante inferiorità. O si conforma alla richiesta di approvazione di un testo legislativo su cui il Premier ha posto la questione di fiducia o, se dissente, provoca lo scioglimento dell'Assemblea e il ritorno di fronte agli elettori. La finalità «antiribaltone» non giustifica queste scelte estreme, perché la stabilità del governo dipende soprattutto dal «fatto maggioritario», realizzabile anche con l'attribuzione di un premio di maggioranza, come è già avvenuto nelle XIV e XV legislature;
    c) Il superamento del bicameralismo paritario (escludendo il Senato dal rapporto di fiducia) non è giustificato dalla creazione di un vero Senato federale rappresentativo degli enti e delle comunità territoriali. La riduzione del numero dei parlamentari è un espediente puramente demagogico perché essa è operativa solo dal 2016 quando i capi e capetti di oggi saranno sperabilmente in pensione;
    d) La distribuzione delle attribuzioni legislative tra Camera e Senato in base alle diversità delle materie (quelle di competenza esclusive dello Stato, le altre di competenza concorrente con le Regioni) rende del tutto incerto l'esercizio del potere di legiferare, anche perché il Primo ministro può spostare dal Senato alla Camera la deliberazione in via definitiva sui testi ritenuti fondamentali per l'attuazione del programma di governo;
    e) da ultimo, ma non per ultimo, il testo sottoposto a referendum viola l’art. 138 della Costituzione, che non prefigura «riforme totali» della Carta, e viola i diritti degli elettori, radicati negli artt. 1 e 48 Cost., elettori che con un solo «si» o «no» vengono costretti a prendere contemporaneamente posizione sulle modifiche delle funzioni del Presidente del Consiglio, delle funzioni del Presidente della Repubblica, del procedimento legislativo, della composizione e delle funzioni di Camera e Senato, delle competenze legislative regionali, della composizione della Corte costituzionale, del giudizio di legittimità costituzionale in via diretta e del procedimento di revisione costituzionale.
    Se vincesse il sì diventerebbe impossibile per molto tempo cambiare un testo approvato dal popolo; mentre se vince il no, c'è solo il rifiuto di «quella» riforma (votata nella passata legislatura) restando aperta la strada per emendamenti migliorativi puntuali e coerenti con i principi ed equilibri fondamentali dell'impianto costituzionale: emendamenti da approvare a maggioranza qualificata, in forza della auspicata riforma dell'art. 138 della Costituzione, volta a mettere fine una volta per tutte all’epoca delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.


    Questo appello è stato firmato da:

    17 Presidenti o Vice-Presidenti emeriti della Corte Costituzionale: Leopoldo Elia, Antonio Baldassarre, Enzo Cheli, Riccardo Chieppa, Piero Alberto Capotosti, Francesco Paolo Casavola, Giovanni B. Conso, Fernanda Contri, Mauro Ferri, Francesco Guizzi, Renato Granata, Carlo Mezzanotte, Guido Neppi Modona, Valerio Onida, Gabriele Pescatore, Giuliano Vassalli, Gustavo Zagrebelsky;
    179 professori universitari di Diritto costituzionale, Diritto pubblico e Diritto amministrativo tra cui: Franco Bassanini, Alessandro Pizzorusso, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Federico Sorrentino, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Sergio Stammati, Massimo Luciani, Paolo Caretti, Salvatore Prisco, Antonino Spadaro

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    17 Presidenti o Vice-Presidenti emeriti della Corte Costituzionale: Leopoldo Elia, Antonio Baldassarre, Enzo Cheli, Riccardo Chieppa, Piero Alberto Capotosti, Francesco Paolo Casavola, Giovanni B. Conso, Fernanda Contri, Mauro Ferri, Francesco Guizzi, Renato Granata, Carlo Mezzanotte, Guido Neppi Modona, Valerio Onida, Gabriele Pescatore, Giuliano Vassalli, Gustavo Zagrebelsky;
    179 professori universitari di Diritto costituzionale, Diritto pubblico e Diritto amministrativo tra cui: Franco Bassanini, Alessandro Pizzorusso, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Federico Sorrentino, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Sergio Stammati, Massimo Luciani, Paolo Caretti, Salvatore Prisco, Antonino Spadaro
    Comunisti, tutti comunisti...

  3. #3
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da willy
    non condivido
    Quale punto?

    Tutti?

  5. #5
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    condivido il punto d

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da willy
    condivido il punto d
    Quindi ti sta bene che con un solo SI, per dire, si modifichino 58 articoli della Costituzione.
    (punto e)

  7. #7
    Silvioleo
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    è la democrazia

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Silvioleo
    è la democrazia
    La Democrazia, per essere esercitata, necessita che gli elettori siano INFORMATI su quello che votano.

  9. #9
    Silvioleo
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    volendo ci si informa.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles
    Diciassette presidenti o vicepresidenti della Consulta e 179 docenti di Diritto hanno firmato questo appello che riportiamo integralmente.
    (Leopoldo Elia primo firmatario)

    Il referendum del 25-26 giugno è una decisiva occasione per azzerare una riforma che investe parti essenziali della Costituzione repubblicana.
    Il nostro proposito, dichiarato due anni fa, è stato: aggiornare, non demolire la nostra Carta costituzionale; ma le riforme coerenti con i principi fondamentali della Costituzione possono realizzarsi solo se viene cancellata questa pessima controriforma.
    Il testo sottoposto a referendum, indicato con l’improprio nome di «devolution»:
    a) ferisce l’unità nazionale attribuendo alle Regioni la competenza esclusiva in materie che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti alla salute ed alla istruzione. Oltre ai costi mai precisati di questa operazione, che sarebbero comunque molto alti, è chiaro che soluzioni dissociative di questa natura si risolverebbero in un ulteriore depotenziamento delle Regioni finanziariamente più deboli, rendendo vano ogni sforzo di perequazione nell’ambito del federalismo fiscale. In più, il sistema sanitario tenderebbe a differenziarsi per il diverso rapporto tra sanità pubblica e sanità privata. Bisogna poi tener conto dei pesanti effetti di differenziazione derivanti dalla attribuzione del carattere esclusivo alle competenze regionali nelle altre materie non espressamente riservate alla legislazione dello Stato (agricoltura, industria e turismo, tra le altre): in queste materie potrebbe diventare impossibile la determinazione di principi generali unitari e di qualunque politica nazionale;
    b) concentra nel Primo ministro poteri che rendono del tutto squilibrata in senso autoritario la forma di governo dell’Italia, isolandola dagli Stati liberal-democratici. La blindatura del vertice del governo è praticamente assoluta, perché la sua sostituzione con un altro Primo ministro appartenente alla stessa maggioranza (che eviterebbe lo scioglimento della Camera), è resa impossibile dall'altissimo quorum richiesto. Il Presidente della Repubblica perde il potere di scioglimento della Camera, che passa integralmente al Primo ministro: la Camera dei deputati è degradata ad una condizione di mortificante inferiorità. O si conforma alla richiesta di approvazione di un testo legislativo su cui il Premier ha posto la questione di fiducia o, se dissente, provoca lo scioglimento dell'Assemblea e il ritorno di fronte agli elettori. La finalità «antiribaltone» non giustifica queste scelte estreme, perché la stabilità del governo dipende soprattutto dal «fatto maggioritario», realizzabile anche con l'attribuzione di un premio di maggioranza, come è già avvenuto nelle XIV e XV legislature;
    c) Il superamento del bicameralismo paritario (escludendo il Senato dal rapporto di fiducia) non è giustificato dalla creazione di un vero Senato federale rappresentativo degli enti e delle comunità territoriali. La riduzione del numero dei parlamentari è un espediente puramente demagogico perché essa è operativa solo dal 2016 quando i capi e capetti di oggi saranno sperabilmente in pensione;
    d) La distribuzione delle attribuzioni legislative tra Camera e Senato in base alle diversità delle materie (quelle di competenza esclusive dello Stato, le altre di competenza concorrente con le Regioni) rende del tutto incerto l'esercizio del potere di legiferare, anche perché il Primo ministro può spostare dal Senato alla Camera la deliberazione in via definitiva sui testi ritenuti fondamentali per l'attuazione del programma di governo;
    e) da ultimo, ma non per ultimo, il testo sottoposto a referendum viola l’art. 138 della Costituzione, che non prefigura «riforme totali» della Carta, e viola i diritti degli elettori, radicati negli artt. 1 e 48 Cost., elettori che con un solo «si» o «no» vengono costretti a prendere contemporaneamente posizione sulle modifiche delle funzioni del Presidente del Consiglio, delle funzioni del Presidente della Repubblica, del procedimento legislativo, della composizione e delle funzioni di Camera e Senato, delle competenze legislative regionali, della composizione della Corte costituzionale, del giudizio di legittimità costituzionale in via diretta e del procedimento di revisione costituzionale.
    Se vincesse il sì diventerebbe impossibile per molto tempo cambiare un testo approvato dal popolo; mentre se vince il no, c'è solo il rifiuto di «quella» riforma (votata nella passata legislatura) restando aperta la strada per emendamenti migliorativi puntuali e coerenti con i principi ed equilibri fondamentali dell'impianto costituzionale: emendamenti da approvare a maggioranza qualificata, in forza della auspicata riforma dell'art. 138 della Costituzione, volta a mettere fine una volta per tutte all’epoca delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.


    Questo appello è stato firmato da:

    17 Presidenti o Vice-Presidenti emeriti della Corte Costituzionale: Leopoldo Elia, Antonio Baldassarre, Enzo Cheli, Riccardo Chieppa, Piero Alberto Capotosti, Francesco Paolo Casavola, Giovanni B. Conso, Fernanda Contri, Mauro Ferri, Francesco Guizzi, Renato Granata, Carlo Mezzanotte, Guido Neppi Modona, Valerio Onida, Gabriele Pescatore, Giuliano Vassalli, Gustavo Zagrebelsky;
    179 professori universitari di Diritto costituzionale, Diritto pubblico e Diritto amministrativo tra cui: Franco Bassanini, Alessandro Pizzorusso, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Federico Sorrentino, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Sergio Stammati, Massimo Luciani, Paolo Caretti, Salvatore Prisco, Antonino Spadaro
    estremamente demagigico specie nell'ultima parte..

 

 
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