Burdisso: Moratti e l'Inter un club pulito che ringraziero' per tutta la mia vita
L'interista Burdisso dalla malattia della figlia a titolare inamovibile della squadra spettacolo «E in ritiro che allegria con la mia chitarra»
dal nostro inviato FABIO BIANCHI NORIMBERGA... Nicolas guitar ha ripreso a suonare, di nuovo felice. Per un bel po' di tempo la sua Fender Stratocaster ha accumulato polvere, abbandonata in un angolo della sua camera.
C'erano soltanto ospedali all'orizzonte, e il dramma della malattia della sua piccola figlia. Tutto alle spalle, di quel periodo resta qualche raro incubo. Angelina ride vivace nelle braccia della moglie, a due passi dal ritiro della seleccion. Curioso: degli argentini dell'Inter, Veron è rimasto a casa, Javier Zanetti anche, Cambiasso è costretto al turn over e Cruz è oscurato dalla banda di fenomeni del gol. E lui invece è titolare fisso, sulla fascia destra.
Burdisso, chi l'avrebbe detto soltanto un anno fa?
«Io. Ci ho sempre sperato di venire al Mondiale e recitare un ruolo da protagonista. Certo, l'anno scorso ero ben lontano dal riuscirci, per i problemi che ho avuto. Ma quando ho potuto tornare ad allenarmi e ho ricominciato a giocare, ho ritrovato la confidenza col pallone e la fiducia in me stesso. E devo dire che è in gran parte merito dell'Inter e di Massimo Moratti. Ho già ringraziato cento volte e ringrazierò per tutta la vita i nerazzurri. Per l'affetto di tutti e, anche, per la crescita professionale».
A cosa si riferisce?
«Nel Boca Juniors avevo giocato come difensore di fascia sì e no un paio di volte. E' nell'Inter che ho imparato a fare bene questo ruolo. Avendo due mostri come Ayala e Heinze, va da sè che sarebbe stato difficile giocare. La duttilità mi ha aiutato e il merito è anche di Mancini».
Trovare posto in questa Argentina è davvero dura, eh?
«Sì, soprattutto a centrocampo e in attacco. Pekerman ha il suo da fare con le scelte (ridacchia, ndr.), ma averne di questi problemi. Ci sarà spazio per tutti e comunque qui nessuno s'arrabbia se rimane fuori, perché siamo tutti molto amici. Difficile trovare un gruppo unito come il nostro».
E lei lo rallegra con la chitarra. Pare che faccia gli straordinari, eh?
«E' vero. La sera c'è sempre qualche compagno che mi dà appuntamento. Ci troviamo in una camera e suoniamo e cantiamo.
Cosa?
Rock melodico, canzoni argentine. Ho portato l'acustica, la Fender è rimasta a casa. Mi piace, suono anche nei ritiri dell'Inter. Sono bravino ma non come il "mono" Burgos (portiere dell'Argentina nel '98 e nel 2002 che ora ha un suo gruppo, ndr.) che è un professionista. Qui mi chiedono anche di cantare gli italiani, come Eros. Ma a me non piace. Preferisco far cantare: Scaloni e Marchena sono molto bravi».
Fate cantare anche il pallone. A Buenos Aires si dice che l'Argentina non giocava così bene da 20 anni. Che ne pensa?
«Non so, ce ne sono state altre belle. E noi siamo soltanto all'inizio. Però giochiamo davvero bene, possiamo fare grandi cose e andare lontano. Dicevano che la difesa poteva esser il punto debole? Finora è stata solida, coordinata e affidabile. Speriamo di continuare così».
Intanto il Brasile non entusiasma, però Adriano ha segnato. A proposito, ha detto di essere orgoglioso di giocare nell'Inter. Lei?
«Anch'io molto. Per tutto quello che ho detto e perché è una squadra pulita. Lo so, si dice sempre che sarà l'anno dell'Inter. Ma io stavolta ci credo, questa può davvero essere la nostra stagione. Vorrei vincere per i tifosi e per Moratti».
C'è da sostituire Veron e rinforzare la rosa. Nell'Argentina ce ne sono parecchi che potrebbero andar bene, no?
«Mah, in difesa siamo messi bene. Per il centrocampo, chiedete a Cambiasso. Ma avete visto Saviola? E' un grandissimo campione e merita una grande squadra. Per le sue caratteristiche farebbe una gran coppia sia con Adriano che con Cruz».
GAZZETTA DELLO SPORT 19-06.2006




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