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Discussione: Da Gerusalemme

  1. #1
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    Predefinito Da Gerusalemme

    Da un paio di giorni sono a Gerusalemme. Mancavo da qualche mese ed avevo già una grande nostalgia di questa città. Dopo aver scaricato la posta, sono entrato nel forum per mandarvi un saluto da qui.

    Vedo però che una persona che stimo parla dell'appartenenza alla Chiesa di Roma come di una 'malattia pediatrica'. Si discute se esser cattolici voglia dire neopaganesimo o eresia, ma in ogni caso vi è concordanza sul fatto che i convertiti devono ribattezzarsi.

    Visti sotto questo cielo e tra queste mura, tali problemi appaiono da un lato vicinissimi (basta entrare al Santo Sepolcro e percepire la nevrosi ossessiva e le acrobazie rituali grazie alle quali le confessioni cristiane coabitano nella piena separazione), e da un lato veramente lontani, squittii di topolini, pattume intellettuale e spirituale da far rapidamente defluire nel cesso della dimenticanza.

    Devo dire che mai come da quando frequento gli ortodossi (tra cui voi, ma non solo voi, evidentemente, cari amici del forum) so che cosa vuol dire la superbia spirituale. Io cercavo fra loro il grande silenzio apofatico, maestri di orazione nodosi come rami d'olivo e consumati dall'ascesi, occhi luminosi e febbrili, ma ho trovato rappresentanti di una minoranza piuttosto suscettibile e permalosa, guance pienotte e pance ragguardevoli, e soprattutto tantissime parole, la maggior parte vuote.

    Se io fossi un ortodosso, penso che cercherei di essere un po' più umile, memore del detto del Signore:"hupokrita, ekbale proton ten dokon ek tou ofthalmou sou, kai tote diablepseis to karfos to en toi ofthalmoi tou adelfou sou ekbalein". Per esempio saprei di portare il peso di una storia che ha visto la Chiesa cui appartengo sempre sotto la tentazione di flirtare con il Potente di turno (selettivissima dottrinalmente, ma politicamente assai di bocca buona, visto che non ha fatto poi tanta differenza tra l'Imperatore Romano d'Oriente, lo Czar e i bolscevichi, facendo di volta in volta la sagrestana a tutti), che l'ha vista rimanere in un assordante silenzio mentre i rossi facevano carne di porco dei dissidenti, che l'ha vista attendere - per ottenere una parvenza di libertà - che un gigantesco Papa slavo desse una spallata storica al regime, dal momento che i Patriarchi tacevano con la coda fra le gambe.

    E' ovvio: la chiesa cattolica non ha meno scheletri nelle sue sagrestie: tuttavia sono ormai decenni che non fa che chiedere scusa...

    Se io fossi un ortodosso, penso che cercherei di evitare comportamenti palesemente contraddittori. Se non c'è un riconoscimento sostanziale della fraternità delle Chiese in Cristo (anche se non la piena comunione ad un unico pane e ad un unico calice), perché mai strepitare contro l'uniatismo? Se non vi è nulla di comune, allora la Chiesa di Roma non ha solo il diritto, ma ha il preciso dovere spirituale di chiamare le Chiese autocefale dell'Oriente a un ravvedimento, di chiedere loro di tornare in comunione col successore di Pietro, pur mantenendo intatto il loro rito (di fatto la cosa più interessante dell'ortodossia). Se Padre Giovanni accoglie un convertito nella sua parrocchia di Palermo e lo ribattezza, perché non deve fare altrettanto don Paolo della parrocchia romano cattolica di Novosibirsk? Se invece questi comportamenti vengono sentiti come ingiusti, allora, amici miei, vuol dire che si riconosce qualcosa di comune: due fratelli non vanno a mietere nello stesso campo. Però questo ha delle conseguenze.

    Se io fossi un ortodosso, credo che guarderei con attesa e speranza ai viaggi del Metropolita Christodoulos e del Patriarca Alessio II a Roma. Qui a Gerusalemme l'ecumenismo non è quello da poltrone di pelle, aria condizionata, grandi vetrate e moquette azzurro acqua del World Council of Religion di Ginevra. Qui è carne, sangue, pietre, lotta. Uno è il Signore, Uno il Suo Sepolcro, Una la Buca in cui fu confitta la Croce, Una la Grotta ove fu deposto neonato. Nessuno può né vuole abbandonare i Suoi luoghi, né il latino, né il greco, né il copto, né l'armeno, né il siriano...E si è costretti a co-abitare anche senza co-amarsi.

    Ma non sono un ortodosso. E - sotto questo cielo - neppure mi sento tanto un cattolico. Sento voi, e me, e quelle persone che ieri sera erano accanto a me impegnati della cantilazione della Torah, quando sono andato a baciare e a poggiare la fronte sulle bianche pietre del Kotel, del muro occidentale, e quelle che fra qualche minuto risponderanno allo struggente e solenne richiamo alla preghiera di Dhohur pianto dall'alto di un minareto (credo sia quello di al Omariya), e tutti quanti, come della povera gente che sta per essere inghiottita dalla morte. Possa la morte trovarci in un abbraccio, e non in una zuffa.

    O Tu, l'aldilà di Tutto, abbi pietà, veramente, di noi.

  2. #2
    presbitero cristiano ortodosso
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    Predefinito

    carissimo Barsanufio e con immutata ed uguale stima ed intuito di contaminatio

    1-il contesto della malattia pediatrica. suvvia -senza per questo avere inutili delicatezze- è stato quello sostanzialmente demitizzante all'interno proprio(controlla l'intero schema del tread) di toni alti.Poteva pure essere perfino un cercar di abbassare i toni e credo che qualcuno8penso al forumista catholikòs) così l'abbia vista.

    vorrei invece mantenere ancora la fraterna carità nella differenza e nella diversità della contaminatio,dello "scazzo"(si anche il litigio duro e puro) e del non reciprocamente smettere di cercarci per forse non trovarci.Ma il non trovarci non potrebbe essere questo il dono di Dio ? Non potrebbe proprio essere la definitività (a questo punto anche epicletica) della separazione come il Dono di Dio a tutta quanta la cristianità? Divisi,definitivamente divisi come vera e propria attuazione possibile ,evangelicamente possibile,dell'unità.L'unità non nel plurale e non della diversità ma l'unità nel -come scrivi tu- "senza co-amarsi" .Sto molto meditanto su questa linea perchè credo che tutto il resto da chiunque detto e da chiunque pronunciato siano-ed hai ragione-parole vuote .Siamo e restiamo nel conflitto,reciprocamente e fragilmente fuori comunione reciproca e il chiedere perdono deve solo tematizzare (altro non c'è e non lo dico con amarezza ma con letizia cristiana,forse disincanta e cinica) il dono della reciproca ex-communio Ma sicuramente ( con tutti i contesti e i pre-testi giustificativi)l'ortodossia ha flirtato con il potente di turno e dei contesti e dei pre-testi che si possono tirar fuori non me ne importa nulla e la superbia spirituale è anche il mio demone,amico mio .Ma proprio in questa fragilità la dialettica verità/eresia che è dialettica fragile,debole,assolutamente e reciprocamente autoreferenziale(e in quetso senso è forte) si erge come un gigante
    Si hai ragione .Non c'è riconoscimento sostanziale della fraternità delle Chiese di Cristo .E ripeto questa non è tentazione del demonio(chi lo dice mente sapendo di mentire) è dono dello Spirito a noi tutti

    Si tratta amico mio di restare nel proprio strazio in una sorta di lettera aperta non solo a te ma alle mie sorelle e ai miei fratelli ortodossi

    Mi sono -con tristezza –reso conto che,a partire ovviamente da me, l’intera nostra testimonianza di cristiani della Chiesa e nella Chiesa Una ed Indivisa all’interno del nostro territorio di vita usuale e quotidiano,sia come singoli sia come congregazioni è oggettivamente – con tutta la pesantezza del vocabolo- tributaria di una logica identitaria difensiva e sostanzialmente apologetica dovendo sempre ma proprio sempre marcare le differenze dalla comunione romano-cattolica in particolare ma anche dalle comunioni di tradizione riformata e poi – e qui ovviamente il problema esiste- al nostro interno l’egemonia ,si l’egemonia ormai mondiale comunque e dovunque della comunione romano-cattolica diventa il parametro delle nostre scelte e delle nostre resistenze .

    Mi sono stancato di questo: .la mia fede nel Signore Triadico ,Teantropo e Risorto dai Morti non si può svilire o ridurre ad una sorta continua,ad una lotta continua,di elenco di differenze,di elenco di chiarificazioni,di estenuanti iter storici,di esoteriche(per prime le mie) analisi teologiche sottili,le mie fin troppo .
    Si tratta qui (Forse è atopia allo stato puro e quindi demenza senile) di sognare,desiderare,invocare ,chiedere ripetutamente al Signore che la nostra testimonianza,il nostro essere esistenzialmente e concretamente chiesa in un dato territorio sia “a prescindere” dal riferimento quasi costretto ed obbligato all’esistenza maggioritaria o minoritaria –poco importa- dei cristiani eterodossi ,un esodo allora da una sudditanza psicologica e sostanzialmente esistenziale e culturale,un voler fuoriuscire(un bel verbo,dagli antichi sapori ...) dalle prigionie.Non credo(la mia modesta esperienza di parroco in questo mi è di conforto) che gli uomini e donne al cui cuore e alla cui intelligenza(prima il cuore…) parlare di Cristo della e nella Chiesa vogliano subito l’elenco tematizzato delle aporie e delle differenze,ma vogliono questo si vedere all’opera –nella nostra vita personale e congregazionale-le meraviglie di Dio ,vogliono che sia presentato e vissuto il tempo e il luogo del santo,del recupero della e alla misericordia ,il dono della consolazione,l’infinita libertà dei figli di Dio riscattati a caro prezzo .Gli uomini e le donne chiedono e piangono per il santo e per la presenza della chiesa madre coraggiosa e porto degli affaticati fuori da ogni matrignità

    Non è il rito la nostra eredeità fondamentale amico mio,è altro all'interno ovviamente della nostra tenda e il sapersi ( nel border line tra superbia spirituale e timore e tremore paolino) eredi e continuatori della Chiesa Una ed Indivisa .

    No amico mio non caricare troppo di speranze i prossimi incontri ecumenici. So bene che saranno reciprocamente solo chiacchere e distintivo ,non sposteranno nulla, faranno soffrire tutti, ciascuno restando giustamente dentro la propria tenda e alla fine i cattivi,i talebani,i mostri anti-unitari saranno le singole parrocchie ortodosse che restano -canonici e non canonici poco importa- falchi laddove i propri gerarchi(educati quasi tutti a Ginevra)essi si e solo canonici(compreso il mio) avevao proposto disponibilità,ma sapete questo popolo testardo,chiuso,provinciale,poco political correct alla fine non ascolta(perchè legittimato a farlo dalla sua identità ecclesiale) perchè assolutamente non vincolanti i bacetti e le sceneggiate ecumeniche.

    Si hai ragione. Si è dovunque costretti a coabitare senza co-amarsi.Allora viva il conflitto,viva perchè no l'insulto,viva perchè no le reciproche scomuniche .Si e lo dico con chiarezza la fede cristiana nel dono epicletico della divisione resta per grazia di Dio sangue e merda,si sangue e merda
    E in questo -proprio per la fragilità e per il rispetto cinico e disincantato che nutro per ogni cuore di uomo e di donna che chiede qui a Palermo(tu sei a Gerusalemme amico mio,io a Palermo ed oggi per nostra fortuna hanno decapitato una cupola mafiosa) di ritornare nella chiesa una ed indivisa ,proprio per il rispetto loro e per rispettare ed amare asintatticamente la loro chiesa di provenienza,l'insulto ,si l'insulto esistenziale e la riflesisone teologica seria si uniscono:battezzare (non ribatttezzare) chi chiede di tornare all'ortodossia per acuire reciprocamente la ferita,perchè sanguini sempre di più,per quella particolare forma di collera che è la preghiera

    Dico anche a te,amcio mio, all'interno della tenda cui ho scelto di appartenere e senza political correct e nella forza della debolezza della sua autoriflessione che la tua assenza-come l'assenza di molti e di molte a cui sono totalmente legato in spirito e verità-dalla Chiesa Una ed Indivisa è ferita sociologica,non destruttura l'Unam Sanctam
    Mente e mente sapendo di mentire(si chiama oscena e bestemmiatrice teoria dei rami,puro pensiero superbo e forte amico mio questa teoria) chi dovunque (a casa mia,a casa tua) dica il contrario .
    Come è legittimo (ed è qui oscena la teoria del patriarcato russo dell'intangibilità del territorio canonico) che tu dica a me della necessità salvfica della comunione con la Chiesa di Roma.io dico a te che l'Unam Sanctam c'è non deve essere costruita,esiste nella pienezza del suo pleroma e ti attende

    Come vedi reciprocamente sangue e merda senza versar lacrime,ma con durezza,appunto con scazzo e perciò con infinita stima e con tanta voglia di quella contaminatio che invoco e per la quale ti ho chiesto -lo possiamo rivelare-che tu (senza conoscerci,ma solo per intuizione) possa darmi l'onore di una prefazione e di una post fazione alla raccolta delle mie riflessioni di catechesi parrocchiale,raccolta che -pur solleticando il demone della mia superbia e del mio orgoglio,la mia congregazione reclama

    Ti voglio bene

    contaminando tutto

    Padre Giovanni festa

  3. #3
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    Predefinito

    Se Padre Giovanni accoglie un convertito nella sua parrocchia di Palermo e lo ribattezza, perché non deve fare altrettanto don Paolo della parrocchia romano cattolica di Novosibirsk?

    Caro Barsunufio, è proprio così.
    Quando io credo in buona fede la Verità che possiedo ho il dovere di testimoniarla e convertire, o far riutornare (secondo i casi).
    Io lo ho detto e scritto chiaramente a proposito delle sciocchezze sul territorio canonico etc.

    Con una unica ma vincolante condizione: l'annuncio della fede deve essere libero e libera la sua recezione senza che essa venga condizionata nè da indebite pressioni, nè - tantomeno - da distribuzioni di generi vari insieme alle ostie. O nel caso inverso, insieme alle icone... Ci intendiamo credo!?

    Lo stesso card. Kasper ammise che in Russia e Ucraina c'era stati di questi casi e li deplorò. Come all'epoca della colonizzazione dell'etiopia quando le madri convertivano i figli al cattolicesimo per mandarli nelle buone scuole delle suore o dei padri italiani.

    Ma tolto questo, la libertà religiosa deve essere totale, e senza alcuna ingerenza dello stato che oggi è e deve restare "laico" equidistante da tutti per assicurare i diritti di tutti.

    Non come succede in Italia dove gli insegnanti della religione cattolica sono nominati dal Vescovo e pagati dallo Stato (sic!) mentre se io mando qualcuno ad insegnare agli alunni ortodossi che lo chiedono un docente me lo devo pagare.

    Qundi ben vadano i cattolici ad evangelizzarte in Russia (e l'onestà interiore - che non si può vedere di qua, ma che Cristo che scruta i cuori vede benissimo - li porti a non usare dei maggiori mezzi di cui dispongono) e gli ortodossi evangelizzino aiutati dalle loro Chiese e non ostacolati, in occidente.

    Restando amici, perchè tutti e due sappiamo che il santuario interiore dentro cui avvengono le scelte veramente libere in materia di religione è talmente sacro che deve essere rispettato in silenzio da tutti, e volentieri.
    Se io credo davvero che la Chiesa Una Santa Cattolica ed Apostolica è il "luogo" dove si cresce nel Cristo attraverso lo Spirito, come Informatore non cessa mai di ricordarci più che giustamente, è un assurdo, anzi un orrore, che le religioni - specie se cristiani - si comportino da botteghe che si litigano i clienti.
    E attenzione (!) la simonia, anche quella vera è oggi realtà di primo consumo, in oriente come in occidente, in occidente come in oriente, ma - secondo il detto di quel solito santo prelato "questo è governare la Chiesa con la mentalità del mondo incorrendo nell'anatema apostolico).

 

 

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