Iniziare chiedendosi se il condannato meriti o meno di morire per quello che ha fatto è la prospettiva sbagliata.
Ci sono persone che hanno fatto cose talmente spregevoli che molti di noi risponderanno sì.
La vera domanda, che soprattutto i Cristiani dovrebbero porsi, è se è giusto che lo stato si arroghi in funzione di un semplice processo penale non esente da errori il diritto di uccidere a sangue freddo un cittadino, negandone il diritto alla vita ed ergendosi a Dio nell'istante in cui uccide per "giustizia".
Occorre ricordarsi infatti, non solo che uccidere a sangue freddo è un atto spregevole e privo di ogni pietà e misericordia (e poi parliamo a vanvera di radici cristiane della nostra cultura), ma anche che "vendetta" non equivale a "giustizia", e che nel bilancio bisogna anche mettere in conto che il giustiziato ha parenti ed amici: una madre, una moglie, un fratello, magari dei figli, che nulla di male hanno fatto e a cui lo stato non alcun diritto di imporre un dolore pari alla perdita di una persona cara.
Non da ultimo va presa in esame la figura del boia.
Che uno stato civile paghi una persona per ucciderne un'altra a sangue freddo, senza che l'atroce atto sia compiuto a difesa dei propri cittadini è una cosa indegna. (*)
(*) per chiarire, il poliziotto che spara ad un rapinatore armato difende la collettività. Un boia che uccide un pluriomica già reso inoffensivo dalla detenzione non difende nessuno perchè nessuno è in pericolo.





