
Originariamente Scritto da
MazingaZ
[...]La recidiva eresia è compiuta e Mastro Cecco si prepara a salire, risalire, sul rogo. Non quello della nostra civiltà che, ripeto, è già in atto. Quello suo personale. È così pronto, povero Mastro Cecco anzi povera Mastra Cecca, che può immaginare sin d'ora l'autodafé con cui gli allievi di Sigrid Hunke celebreranno il castigo. ( Un autodafé col cerimoniale obbligato, mai modificato nei secoli). Lo immagino a Firenze, in piazza Santa Croce dove Messer Jacopo da Brescia mi bruciò nel 1328 e dove nel 2002 l'ex- repubblichino di Salò voleva fare lo stesso. Quindi ecco. La piazza è colma, e a colmarla è una folla che non ha capito bene chi sia il reo o la rea. Che cosa voglia, da che parte si metta. In compenso sa che morirà fra atroci sofferenze, e la cosa diverte come una partita di calcio. Sono colmi anche i balconi requisiti dalle dame e dai cavalieri della Triplice Alleanza. Parlamentari, europarlamentari, extraparlamentari, capipartito, vescovi, arcivescovi, cardinali, ayatollah, imam, direttori di giornali, alti funzionari e funzionarie della Rai. Ciascuno di loro sventola una bandiera o una sciarpa arcobaleno e intanto le campane suonano a morto. Tacevano da un'eternità, le campane. Il pluriculturalismo le aveva zittite per riguardo al Profeta, ma visto che oggi si tratta di farle suonare a morto il sindaco di Firenze ( diessino) ha elargito un permesso speciale. È un don- don assai cupo. Tanto più cupo in quanto si mischia alla brutta voce dei muezzin che latrano gli inevitabili Allah- akbar. E in questo scenario sfila il corteo, anima dell'evento. Ad aprirlo sono infatti i frati Domenicani che avanzano levando gli stendardi col motto « Iustitia et Misericordia » sormontato da un ramo d'ulivo. Per l'appunto, ( trovo la preziosa notizia a pagina 78 de « L'Inquisizione in Toscana » ) , un ramo identico al ramo che simboleggia l'odierno raggruppamento dell'Ulivo. Dietro i frati Domenicani, i frati Comboniani che distribuiscono ai clandestini i « Permessi di Soggiorno in Nome di Dio » . Poi i no- global con le elegantissime tute bianche disegnate dagli stilisti Politically Correct. Poi i kamikaze palestinesi, tunisini, algerini, marocchini, sauditi eccetera, con l'esplosivo alla cintura e la mamma che esibisce un lauto assegno in dollari. Poi il Grande Inquisitore che sfoggiando il kaffiah incede a cavallo d'un purosangue iracheno, e che stavolta non è Fra' Accursio. È il vescovo di Caserta. Dietro il vescovo di Caserta, i frati Picchiatori di Avanguardia Nazionale con lo sceicco Ahmed Yassin in carrozzella e la cicciuta nipote di Mussolini che tra le risate della folla avanza reggendo un cartello che dice « Partito del Nonno » . Alle sue spalle, Mortadella e l'emulo di Togliatti che incedono a braccetto alzando un cartello su cui è scritto invece « Partito del Voto » . Dietro di loro i frati Berciatori del Fronte Antimperialista, i Francescani d'Assisi che tengono per mano i magistrati di cuor tenero, e i quattro soft- infibulisti che obesi pelati rincoglioniti cioè castrati e ridotti a eunuchi gorgheggiano l'assolo di Violetta. « Amami, Alfreeedooo! Amami quanto io t'amooo! » . Infine i giornalisti strappa- lacrime e i vignettisti mea- condicio che felici del mio ormai imminente martirio declamano a squarciagola il Requiem Aeternam. E in coda a tutti io che mi trascino scalza, esangue, consunta, nonché infagottata in un sambenito simile al burkah e ridicolizzata dalla mitra a pan di zucchero che m'hanno ficcato in testa. Accanto a me, l'Esecutore di Giustizia che stavolta non è Messer Jacopo da Brescia. È la capessa delle Brigate Rosse che ha ottenuto una licenza per buona condotta e che dopo avermi legato al palo mi chiede ( rientra nel cerimoniale stabilito dal Sant'Uffizio) in quale religione desideri morire. Se rispondo in- quella- cattolica- apostolica- romana o meglio ancora in- quella- islamica, può esercitare infatti la misericordia alla quale alludono gli stendardi dei Domenicani Ulivisti. Cioè strangolarmi e bruciarmi morta. Se rispondo ( come risponderò) con una pernacchia, invece no. E dichiarando che delle sue azioni lei risponde solo al proletariato- metropolitano mi brucia viva. Intendiamoci. Lo immagino senza crederci troppo, l'autodafé è una faccenda politicamente rischiosa per via dei crocifissi e delle campane, simboli troppo sgraditi al Dialogo Euro- Arabo. Infatti penso che il castigo avverrà come Alexis de Tocqueville spiega a conclusione del suo intramontabile libro sulla democrazia. * Nei regimi dittatoriali o assolutisti, spiega Tocqueville, il dispotismo colpisce grossolanamente il corpo. Lo incatena, lo sevizia, lo sopprime con gli arresti e le torture, le prigioni e le Inquisizioni. Con le decapitazioni, le impiccagioni, le fucilazioni, le lapidazioni. E così facendo ignora l'anima che intatta può levarsi sulle carni martoriate, trasformare la vittima in eroe. Nei regimi inertemente democratici, al contrario, il dispotismo ignora il corpo e si accanisce sull'anima. Perché è l'anima che vuole incatenare, seviziare, sopprimere. Alla vittima, infatti, non dice: « O la pensi come me o muori » . Dice: « Scegli. Sei libero di non pensare o di pensarla come me. E se la penserai in maniera diversa da me, io non ti punirò con gli autodafé. Il tuo corpo non lo toccherò, i tuoi beni non li confischerò, i tuoi diritti politici non li lederò. Potrai addirittura votare. Ma non potrai essere votato perché io sosterrò che sei un essere impuro, un pazzo o un delinquente. Ti condannerò alla morte civile, ti renderò un fuorilegge, e la gente non ti ascolterà. Anzi, per non essere a loro volta puniti coloro che la pensano come te ti abbandoneranno » . Poi aggiunge che nelle democrazie inanimate, nei regimi inertemente democratici, tutto si può dire fuorché la verità. Tutto si può esprimere, tutto si può diffondere, fuorché il pensiero che denuncia la verità. Perché la verità mette con le spalle al muro. Fa paura. I più cedono alla paura e, per paura, intorno al pensiero che denuncia la verità tracciano un cerchio invalicabile. Un'invisibile ma insormontabile barriera all'interno della quale si può soltanto tacere o unirsi al coro. Se lo scrittore scavalca quel cerchio, supera quella barriera, il castigo scatta alla velocità della luce. Peggio: a farlo scattare son proprio coloro che in segreto la pensano come lui ma che per prudenza si guardano bene dal contestare chi lo anatemizza e lo scomunica. Infatti per un po' tergiversano, danno un colpo al cerchio ed uno alla botte. Poi tacciono e terrorizzati dal rischio che anche quell'ambiguità comporta s'allontanano in punta di piedi, abbandonano il reo alla sua sorte. In sostanza, quel che fanno gli apostoli quando abbandonano Cristo arrestato per volontà del Sinedrio e lo lasciano solo anche dopo la carognata di Caifa cioè durante la Via Crucis. Chiariamo dunque questa faccenda. Né l'uno né l'altro castigo mi turba. La morte del corpo perché, più odio la Morte anzi più la considero uno spreco della natura, meno la temo. ( Sia in pace che in guerra, sia in salute che in malattia, con la Morte io ho sempre giocato a dadi e chi crede di spaventarmi con lo spettro del cimitero commette una grossolana sciocchezza). La morte dell'anima perché al ruolo di fuorilegge ci sono abituata. Più si cerca di imbavagliarmi anatemizzarmi scomunicarmi, più disubbidisco. Più mi irrobustisco. E questa recidiva eresia lo conferma. Mi turba, invece, l'invalicabile cerchio che gli italiani hanno tracciato intorno al Pensiero. L'insormontabile barriera all'interno della quale si può solo tacere o unirsi al coro delle condanne e delle menzogne che esprimono ossequio per il nemico e mancanza di rispetto per chi lo combatte.[...]
[...]Invece delle carceri gestite dal Sant'Uffizio, gli stadi e le piazze e i cortei che approfittandosi della libertà uccidono la Libertà. Invece delle tonache col cappuccio, i jalabah e i chador e le tute degli arcobalenisti che si definiscono pacifisti, nonché i completi grigi e le cravatte dei loro burattinai. Deputati, senatori, scrittori, sindacalisti, giornalisti, banchieri, accademici, prelati. I membri del Sant'Uffizio, insomma, i Fra' Accursio al servizio del Potere alleato con un anti- Potere che è il vero Potere... In parole diverse, ha cambiato volto. Ma la sua essenza è rimasta inalterata. E se scrivi che la Terra è rotonda, sta' certo: diventi subito un fuorilegge. Un Barabba, un Mastro Cecco. Ergo, la rabbia che oltre due anni fa mi squassava non s'è placata. Semmai si è raddoppiata. L'orgoglio che oltre due anni fa m'irrigidiva non s'è affievolito. Semmai s'è approfondito. E quando un Fra' Accursio mi chiede se in ciò che scrissi allora v'è qualcosa di cui mi pento, qualcosa cui vorrei abiurare, rispondo: « Al contrario. Io mi pento soltanto d'aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d'aver chiamato semplicemente cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioè traditori » . Poi aggiungo che la rabbia e l'orgoglio si sono sposati e hanno partorito un figlio robusto: lo sdegno. E lo sdegno ha aumentato la riflessione, ha rinvigorito la Ragione.[...]
Oiana Fallaci - La Forza della Ragione -