Il signoraggio riguarda l’emissione di moneta. Oggi tale emissione è affidata alle banche centrali che prestano le banconote emesse allo stato. Quest’ultimo emette solo la monetazione metallica. Il debito pubblico nasce proprio da ciò, in quanto lo stato non potendo emettere banconote è addebitato ad ogni emissione bancaria delle stesse.
Recentemente questo problema sta divenendo sempre più possesso dell’opinione pubblica. La Padania, ad esempio, ha dedicato un articolo intero al signoraggio dal titolo “Lo strapotere delle banche centrali sui destini dei popoli. Il fantasma del disavanzo pubblico”, pubblicato il 21 Gennaio 2006. “Ecco come funziona. La banca - oggi la Banca Centrale Europea, una volta la Banca d’Italia - stampa le banconote e iscrive al passivo nel proprio bilancio il loro ammontare, come se fosse una somma di proprietà della Banca e conferita da questa allo Stato. Allo stesso tempo, dal Ministero del Tesoro la Banca incamera titoli di Stato e iscrive il loro ammontare all’attivo del proprio bilancio. A questo punto tali titoli vengono “piazzati” (leggi: “venduti”) presso le banche e gli istituti di credito che, a loro volta, li vendono ai loro clienti. Con questa operazione, la Banca centrale incassa subito sul mercato le somme che ha “prestato”allo Stato, il quale poi questi stessi titoli li rimborserà alla scadenza.
Dal canto suo lo Stato (contestualmente alla Banca centrale e per la medesima partita) iscrive al passivo nel proprio bilancio le somme che la Banca gli ha “prestato”, quelle banconote che in realtà appartengono ai cittadini e quindi dovrebbero essere iscritte all’attivo del bilancio dello Stato. Così si attua la mostruosità contabile dell’iscrizione contestuale al passivo, da parte di due contraenti, delle somme relative alla medesima transazione. E’ con queste operazioni che si produce il debito pubblico, che per effetto dell’erronea iscrizione in bilancio diventa quindi pari al doppio delle somme transate.” In altre parole, le banche centrali emettono moneta che lo stato “acquisterà” con i buoni fruttiferi ma tali soldi vengono messi al passivo del bilancio, in modo da non pagarvi sopra le tasse e da nascondere tale denaro nel bilancio.
Bisognerebbe far sì che lo Stato emettesse da sè anche le banconote, accreditandole in atto di emissione e non addebitandole come fa oggi. Facendo ciò lo stato non avrebbe più bisogno di richiedere tasse che oggi vengono richieste a causa della moneta debito. So che può sembrare un’utopia questa, ma non è un paradosso che uno Stato non abbia soldi? Il paradosso sta qui non nel suo contrario!
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