René Guénon
SIGNIFICATO DEL “FOLK-LORE”
[ Da “Diorama”, 16 marzo 1934 ]
La concezione di folk-lore, come la si intende abitualmente, riposa su di un’idea
radicalmente falsa; sull’idea, cioè, che vi siano delle “creazioni popolari”, prodotti
spontanei della massa del popolo: e si vede subito lo stretto rapporto esistente fra un
simile modo di vedere e i pregiudizi democratici. Come è stato detto assai
giustamente, “l’interesse profondo che tutte le tradizioni dette popolari presentano,
sta soprattutto nel fatto che esse, in origine, non sono affatto popolari”. E noi
aggiungeremo che se si tratta, come in quasi tutti i casi, di elementi tradizionali nel
vero senso del termine, anche se talvolta deformati, diminuiti o frammentari, e di
cose aventi un valore simbolico reale, tutto ciò, lungi dall’essere d’origine popolare,
non è persino nemmeno di origine semplicemente umana. Ciò che può esser
“popolare”, è unicamente il fatto della “sopravvivenza”, quando questi elementi
appartengono a forme tradizionali scomparse; e, a tale riguardo, il termine di folklore
prende un senso assai prossimo a quello di “paganismo”, non tenendo conto che
del valore etimologico di quest’ultimo, con in meno l’intenzione polemica e
ingiuriosa.
Il popolo conserva dunque, senza comprenderli, residui di tradizioni antiche,
risalenti talvolta persino a un passato così lontano, che sarebbe impossibile
determinarlo e che ci si contenta di riferire, per tale ragione, al dominio oscuro della
“preistoria”; esso, a tale riguardo, ha la funzione di una specie di memoria collettiva
più o meno “subcosciente”, il contenuto della quale le è manifestamente venuto
d’altrove. E’ una funzione essenzialmente “lunare”, ed è da notarsi che, secondo la
dottrina tradizionale delle corrispondenze astrali, la massa popolare corrisponde
effettivamente alla Luna, ciò che indica assai bene il suo carattere puramente
passivo, incapace di iniziativa o di spontaneità.
Quel che può sembrare più sorprendente, è che, andando in fondo alle cose, si
constata che quanto in tal modo diviene conservato, contiene soprattutto, in forma
più o meno velata, una somma considerevole di dati d’ordine esoterico, cioè
riferentisi ad un piano di conoscenza trascendente, epperò proprio quel che vi è di
meno popolare per essenza. E questo fatto suggerisce da sé una spiegazione, che noi
ci limiteremo a indicare in qualche parola. Quando una forma tradizionale è sul
punto di estinguersi, i suoi rappresentanti possono benissimo confidare
volontariamente a quella memoria collettiva, di cui abbiamo or ora parlato, quel che
altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto. E’, insomma, il solo modo di salvare
quel che può essere ancora salvato in una certa misura. E, in pari tempo,
l’incomprensione naturale delle masse è una garanzia sufficiente che quel che
possedeva un carattere esoterico con ciò non venga a perderlo ma resti soltanto
come una specie di testimonianza del passato per coloro che in un’altra epoca
saranno capaci di comprenderlo.
Per quanto riguarda il simbolismo, non sapremmo mai ripetere abbastanza che ogni
vero simbolo porta in sé molteplici sensi, e ciò fin dall’origine, poiché esso non viene
costituito in virtù di una convenzione umana, ma in virtù della "legge di
corrispondenza” che collega fra loro tutti i mondi. E se alcuni vedono questi
significati e altri no, o solo in parte, ciò non vuol dire che essi vi son meno contenuti
realmente, e tutta la differenza si riferisce all’ “orizzonte intellettuale” di ciascuno.
Checché se ne pensi dal punto di vista profano, il simbolismo è una scienza esatta,
non una divagazione ove le fantasie individuali possono aver libero corso.
In tale ordine noi non crediamo dunque nemmeno alle “invenzioni dei poeti”, alle
quali tanti sono disposti a ridurre quasi ogni cosa. Tali invenzioni, lungi dal
riguardare l’essenziale, non fanno che dissimularlo, volontariamente o no,
avvolgendolo con le apparenze ingannatrici di una qualunque “finzione”: e talvolta
esse lo dissimulano fin troppo bene poiché, quando si fanno troppo invadenti, diviene
quasi impossibile scoprire il senso profondo e originario. E non è così che fra i greci
il simbolismo degenerò in “mitologia”? Questo pericolo è da temersi soprattutto
quando lo stesso poeta non ha coscienza del valore reale dei simboli poiché è
evidente che tal caso può ben presentarsi. L’apologo dell’ “asino che porta le
reliquie” si applica qui come a tante altre cose. E il poeta, allora, avrà una parte
analoga a quella del popolo profano conservante e trasmettente a sua insaputa quei
dati di carattere superiore, “esoterico”, di cui dicevamo più su.




Rispondi Citando