Tra le favole moderne, Le Avventure di Pinocchio di Collodi sono tra le più significative per significati tradizionali e molti episodi sarebbero degni di considerazioni in tal senso (si veda ad esempio, l’impiccagione di Pinocchio alla Quercia Grande, l’influenza negativa di Lucignolo con la trasformazione dei due in asini, o Pinocchio nel ventre del Pesce-cane dove ritrova suo padre). Riportiamo qui di seguito una nota di A.K.Coomaraswamy, il quale sullo studio del «folklore» diede molto risalto, che tratta degli Automi descritti in un testo indù, la Kathā Sarit Sāgara VI 29, come «burattini di legno dotati di potere proprio» (kāşţha-mayīh sva-māyā-yantra-putrikāh).
«[…] Non soltanto il mondo stesso è un “congegno” ideato dal Grande Ingegnere (da cui, come dice sant’Agostino, ha origine ogni ingenium umano), ma anche che tutti i suoi abitanti sono allo stesso modo congegni di legno (ilici) azionati dalla sua potenza (cfr. MU, II, 6) - «di legno», perché il “materiale” di cui è fatto il mondo è il «legno» (dāru, vana = ύλη); e pertanto l’Artista «per mezzo di cui tutto è stato fatto» è inevitabilmente un falegname (takşa, τέκτων, άρμοστής).
Da questo punto di vista, è impossibile comprendere il mito della Città degli Automi di Legno che compare in KSS, VII, 9 confrontandone le espressioni con quelle di MU, II, 6, dive Prajāpati (la biunità del Sacerdotium e del Regnum, rappresentati nel KSS dai due fratelli falegnami Prāņadhara e Rājyadhara) vede gli esseri che ha concepito (prajāh) simili a sassi o ceppi, sicché entra in loro, e dal loro cuore, per mezzo dei suoi raggi-o-redini (raśmarayah =ακτινες, Ermete Trismegisto, X, 22; cfr. XVI, 7), li aziona e li governa, così come il vasaio aziona la sua ruota e l’auriga il suo veicolo – «questi ne’ cor mortali è permotore», Paradiso, I, 116.[…] Śankarācārya spiega spesso le formulazioni upanishadiche della dottrina dello «spirito filiforme» (sūtrātman), a cui allude il «filo della collana» mediante la metafora della «marionetta di legno» (dāru-putrikā, nel commento a BU, III, 4,1 e 7, 1), proprio come nel KSS. Allo stesso modo per Platone (Leggi, 644-645; 803-804) Dio è il Marionettista e gli uomini sono i suoi giocattoli («e per ciò che in noi vale di più, è per questo che noi siamo in realtà»), e per Filone (De opificio mundi, 117) noi siamo marionette i cui fili sono manovrati dal Duca immanente (ηγεμονικός, netŗ) L’attività dei suoi giocattoli sul palcoscenico del mondo è appunto chiamato il «Gioco» o «Ludo» (līlā) di Dio, e non a caso il KSS definisce il funzionamento delle marionette come il «gioco regale» (rājno līlāyitum) di Rājyadhara;[…] Per altri riferimenti, si veda Coomaraswamy, Līlā, 1941 e Play and Seriousness, 1942.» (A.K.Coomaraswamy, “Le Simplegadi” in Il grande brivido, pagg. 436-437, nota 43)




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