ECONOMIA E POLITICAOriginariamente Scritto da alessandro74
"In Sicilia l´economia è ferma" Da Bankitalia bilancio in nero
Massimo Lorello
Crescita zero: la crisi colpisce anche il commercio L´economia «è stagnante». L´industria «è debole». L´occupazione «è in crescita ma i dati potrebbero risentire della regolarizzazione dei lavoratori stranieri». L´agricoltura è in crisi e il commercio «ha continuato a risentire della modesta dinamica dei consumi delle famiglie». Le uniche, timide, indicazioni in contro tendenza arrivano dal settore delle costruzioni e dal turismo che continua lentamente a risalire dopo il crollo di tre anni fa.
È questo il risultato del report sull´Isola elaborato dalla Banca d´Italia e messo nero su bianco nelle "Note sull´andamento dell´economia della Sicilia nel 2005". Un report che, nonostante l´esattezza dei numeri, si presta a interpretazioni differenti. «I dati che emergono danno ragione al governo Cuffaro», afferma l´ex ministro di Forza Italia, Gianfranco Miccichè. «I dati fotografano una Caporetto per l´economia siciliana che purtroppo perdura nel tempo e, anzi, tende ad aggravarsi», ribatte Angelo Capodicasa (Ds), viceministro per le Infrastrutture.
Secondo Bankitalia il prodotto interno lordo dell´Isola oscilla tra il meno 0,3 per cento rilevato da Prometeia e lo zero per cento indicato dal Banco di Sicilia. In crisi il settore agricolo («si è ridotto il raccolto per molte delle principali colture») e l´industria che rimane «debole». Scrive Bankitalia nel suo rapporto: «Sia gli ordini sia la produzione si sono mantenuti su livelli inferiori al normale. In media le imprese contattate hanno ridotto le spese per gli investimenti in macchinari e attrezzature; la crescita del fatturato è risultata quasi nulla in termini reali».
Analizzando un campione di 172 imprese industriali con almeno venti dipendenti, è emerso che gli investimenti sono diminuiti dello 0,7 per cento e per «il 2006 è prevista un´ulteriore riduzione». A rendere più desolante il quadro generale, la considerazione che «il 28,5 per cento del campione di aziende contattate ha ricevuto incentivi per gli investimenti nel corso del 2005», ma «circa la metà delle imprese che hanno ottenuto agevolazioni avrebbe effettuato lo stesso ammontare di investimenti in assenza degli aiuti finanziari». Il tutto, mentre l´occupazione nelle imprese del campione analizzato da Bankitalia è diminuita dello 0,6 per cento.
Il settore occupazionale, nel suo complesso, ha invece registrato un incremento. Nel 2005 sono stati creati complessivamente 32 mila nuovi posti di lavoro. In termini percentuali corrispondono a un più 2,2 per cento. Ma anche in questo caso le luci sono pari alle ombre perché Bankitalia non può fare a meno di ricordare che «potrebbe avere influito sul dato la regolarizzazione dei lavoratori stranieri».
I 32 mila nuovi occupati sono frutto del saldo tra i 39 mila lavoratori dipendenti in più e i 7 mila autonomi in meno, molti dei quali verosimilmente oggi sono a spasso. Tra i lavoratori dipendenti, tuttavia, uno su cinque ha un contratto a tempo determinato e uno su quattro è irregolare. Il dato complessivo tiene conto pure dei lavoratori precari stabilizzati nel corso dell´anno scorso.
Si è invece rimesso in moto il settore delle costruzioni principalmente per le grandi imprese. A incidere è stata soprattutto l´apertura di alcuni cantieri pubblici. Eppure, sottolinea Bankitalia, «oltre la metà delle somme aggiudicate ha finanziato interventi su opere e infrastrutture già esistenti; poco meno di un terzo è stato finalizzato a nuovi interventi». Confermata, infine, la ripresa del turismo iniziata nel 2004. Lo scorso anno le presenze sono aumentate del 2,6 per cento. Una crescita trainata dai movimenti dall´estero (1,1 per cento in più). Ma c´è ancora tanto da risalire dopo il crollo di tre anni fa.(09 giugno 2006)Torna indietro




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