I numeri del Grande Intrigo
Privatizzare le aziende statali è cosa buona e giusta. Il mercato è il miglior giudice, e tocca alla competizione stabilire chi è bravo e chi no, chi meglio soddisfa le esigenze dei consumatori. Il fatto è che si può privatizzare in diversi modi, e non tutti sono buoni. Ancora oggi ho l'impressione che molti cittadini non sanno quanto è costato loro, quanto hanno rimesso, di tasca loro, perché i protagonisti di un Grande Intrigo abbiano potuto arricchirsi. Martedì prossimo consegneremo una storia istruttiva, ma fin da adesso voglio dare un assaggio.
Ci sarà utile qualche cifra. I lettori non si spaventino, qui si scrive perché tutti intendano e non occorre avere alcuna dimestichezza con la contabilità, così come non occorre essere colonnelli dell'aeronautica per sapere che a 40° ci si squaglia ed a -15° si battono i denti. Anziché il termometro, teniamo d'occhio il portafoglio. Dunque, nel 1997 il governo Prodi (sempre lo stesso, sempre quello che era presidente dell'Iri in quota democristiana) non privatizza, ma vende il controllo di Telecom Italia incassando 11,82 miliardi di euro. Quell'azienda, nata dalla fusione di tutte le società di telecomunicazione che facevano capo all'Iri, era stata costruita con i soldi degli italiani, di quelli che pagano le tasse e di quelli che pagano le bollette, e ciascuno di noi ha fatto, e fa, tutte e due le cose. Poco tempo dopo, al governo sempre il centro sinistra, un'azienda dello Stato, l'Enel, decide che non basta occuparsi di elettricità e vuole entrare nel mercato delle telecomunicazioni. Anche l'Enel è stata fatta con i soldi degli italiani, sempre divisi e riunificati in tassati e bollettati. Per entrare in quel mercato decide di comperare Infostrada e di pagarla, agli inglesi di Vodafone, 11 miliardi di euro. Telecom Italia è un grattacielo, Infostrada una cabina al mare. Per vendere la prima si prendono 11,82 miliardi, per comperare la seconda si è disposti a spenderne 11. Non bisogna essere stati ad Harvard, perché anche la sora Maria intuisce che i conti non tornano.
In realtà l'Enel pagò 7,5 miliardi, ma non per merito suo, bensì perché l'Antitrust le fece perdere tempo ed Infostrada precipitava verso il basso. Comunque una cifra enorme, ma non è finita. Infostrada gestiva una rete nazionale di telecomunicazioni, che era appartenuta alle Ferrovie dello Stato. Questa rete era stata venduta, sempre nel 1997, sempre lo stesso governo, ad Olivetti, che l'aveva pagata 700 miliardi di lire, ma non in contanti, bensì in comode rate spalmate nel corso di quattordici anni. Come fosse una televendita, insomma. L'anno successivo, il 1998, Olivetti vendette quella rete e la comperò Mannesmann, pagandola 14 mila miliardi di lire. Sull'unghia. In altre parole: quello che è stato costruito con i soldi nostri viene dato via in cambio di un tozzo di pane, rateizzato, mentre chi poi rivende si fa ricco sfondato, per generazioni. Senza master e senza fumosità aziendaliste, non solo la sora Maria, ma anche tutti quelli che sanno leggere e scrivere, non possono non sentirsi fastidiosamente alleggeriti. Leggerete i particolari di questa faccenda e, a seconda dei gusti, vi verrà la pelle d'oca o finirete con l'arrabbiarvi di brutto. Fermi ancora un attimo, che c'è dell'altro.
In quel mitico 1997 la Stet (finanziaria dell'Iri che controllava le telecomunicazioni), presieduta da Guido Rossi, decide di vendere la Seat, ovvero la cassaforte che custodisce Pagine Gialle. Prima dice di volere vendere tutto, poi cambia opinione e decide di tenere ancora per sé il 20 per cento. In questo modo potrà continuare ad affidare le Pagine Gialle a quella stessa società senza dovere passare per una gara, il che significa che Stet vende meno del previsto per fare un piacere a chi acquisterà. E questo è niente. Il 25 novembre 1977 la Seat - Pagine Gialle finisce nelle mani di De Agostini, dell'editoriale L'Espresso - la Repubblica e qualche altro socio. I capo cordata, De Agostini, pagano 1.955 miliardi di lire per avere il 61,7 per cento di Seat. Attenzione: il 15 marzo 2000, circa trenta mesi dopo, la Seat torna dov'era, dato che la compera Telecom Italia, nel frattempo finita nella mani di Colaninno, che acquista il 20 per cento pagandolo 7.188 miliardi. Poi compera altre quote e, per farla breve, quel che era stato pagato, ad una finanziaria pubblica, 1.655 miliardi frutta, in appena trenta mesi, poco meno di 18 mila miliardi. Diciamo che hanno guadagnato 16.345 miliardi. E noi li abbiamo persi, che sommati a quelli che abbiamo perso con la rete telefonica delle Ferrovie dello Stato e sommati a quelli che …. martedì leggerete con comodo.
A scanso d'equivoci, e prima che qualcuno dica corbellerie, queste non sono magie del mercato, non sono frutti di straordinarie abilità, non intuizioni geniali o trovate fantastiche che hanno scatenato milioni di clienti disposti a scucire soldi. No, forse magie lo sono per davvero, ma appartengono al genere nero, all'occultismo. A me l'occulto non piace, quindi racconteremo tutto. Ma proprio tutto.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=2644






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