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    Predefinito militari e poliziotti orgogliosi di essere gay, e in italia ?

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/E...tevecchi.shtml

    Londra, per la prima volta all'EuroPride militari in divisa
    Alla sfilata gay i marinai di Sua Maestà
    Uomini e donne in marcia. «Sbagliato nascondersi»


    LONDRA — Il corteo è passato a Trafalgar Square, ma l'ammiraglio Nelson non ha visto perché la colonna che lo sostiene è coperta da un'impalcatura. Se non fosse stato oscurato per i lavori di manutenzione

    avrebbe potuto ammirare una quarantina di uomini e donne della Royal Navy in divisa d'ordinanza con decorazioni appuntate sul petto marciare all'interno del corteo dell'EuroPride, la manifestazione annuale dell'orgoglio omosessuale. Per la prima volta infatti l'Ammiragliato britannico ha permesso a gay, lesbiche e bisessuali in servizio nella Marina di partecipare in uniforme all'evento. Non sono stati altrettanto liberali i comandi della Royal Air Force e dell'Esercito, che hanno mantenuto il divieto per il loro personale, anche se avevano messo dei banchetti per il reclutamento nella piazza. C'era invece sotto lo striscione Gay Police Association una rappresentanza di poliziotti. Sul loro stemma spiccava orgogliosamente una corona, perché sono i poliziotti della regina. Le divise blu dei marinai e gli elmetti neri dei Bobbies portavano un certo senso di ordine in una manifestazione che per il resto somiglia a un grande carnevale, con carri allegorici e look vistosi ed esagerati, compresi calzoncini di pelle nera superaderenti, cinghie con borchie e fruste in stile sadomaso e un mare di vestiti rosa shocking e tacchi a spillo. Per la Royal Navy la scelta progressista ha anche una motivazione operativa.
    Il Secondo Lord del Mare, il contrammiraglio Adrian Johns, ha spiegato che «non si può imporre al personale di nascondere i propri orientamenti sessuali, la propria vera identità, perché altrimenti non faranno mai parte pienamente della squadra e nel momento del pericolo tutta la nave pagherà le conseguenze». Fino al 2000 l'omosessualità era proibita nelle forze armate britanniche ed era causa di espulsione. Il governo Blair ha cancellato il bando quando quattro ufficiali si sono rivolti alla Corte europea per i diritti umani vincendo il ricorso. Il 3 marzo di quest'anno il tenente di vascello Jim Phillips e il suo compagno, il contabile Marcus Rutter, si sono potuti unire a bordo della nave da guerra HMS Warrior. Gli organizzatori avevano sperato di evitare la pioggia che arriva puntuale a Londra all'inizio di luglio: hanno avuto una giornata di sole a 31 gradi, «glorious» come dicono qui. Il corteo è partito a mezzogiorno, evitando di confrontarsi con la partita dell'Inghilterra. Ma alla fine la polizia ha contato solo 40 mila partecipanti. Forse erano stanchi dopo le due settimane di Festival della cultura gay e lesbica che ha registrato 750 mila presenze nei vari eventi a Londra.
    In testa ieri c'erano il sindaco Ken Livingstone per solidarietà (l'anno scorso in città sono stati contati ancora 1.300 casi di abusi ai danni di omosessuali) e Sir Ian McKellen, il grande Gandalf del Signore degli anelli che ha dichiarato la sua omosessualità nel 1988 e denuncia instancabilmente i pregiudizi di Hollywood. Immancabile qualche polemica sul fronte politico. L'Independent ha criticato per la sua assenza il ministro Ruth Kelly, che ha la delega all'Eguaglianza. L'ufficio della signora ha affermato che in agenda c'era un altro impegno, ma il giornale ha osservato che un avvenimento come l'EuroPride avrebbe dovuto essere segnato nel diario del responsabile governativo per la Equality da mesi. E ha ricordato come la Kelly sia membro dell'Opus Dei e abbia sempre evitato di votare leggi a favore dei gay. Resta il fatto che è stato proprio il governo laburista a promuovere una legislazione che garantisce agli omosessuali parità di diritti, compresa l'unione civile delle coppie. Gli organizzatori hanno anche lamentato di aver spedito numerosi inviti al partito laburista senza ricevere risposta. Presenti invece due parlamentari in rappresentanza dei conservatori e dei liberaldemocratici. All'ultimo momento per il Labour si è fatto avanti volontariamente l'onorevole Ben Bradshaw, sottosegretario all'Ambiente. Ma il passo avanti di Bradshaw è un po' scontato: qualche giorno fa è stato il primo parlamentare a sposare il compagno, un producer della Bbc.
    Guido Santevecchi
    02 luglio 2006

  2. #2
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    in italia la polizia e i carabinieri sono un enclave di un circolo di an

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da benfy
    in italia la polizia e i carabinieri sono un enclave di un circolo di an



    Sei riuscito a farmi ridere.

  4. #4
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    ah perchè non è vero? non farmi ridere un poliziotto o caramba non di an o anche più a destra lo devo ancora vedere, infatti lo si vede nello spirito non totalmente democratico delle nostre forze dell'ordine rispetto a quelle di altri paesi.

    le foto di mussolini e gli stemmi della RSI a nassiria non ce li ricordiamo

  5. #5
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    in Italia non sarebbe possibile perchè come dice benfy,poliziotti e militari sono in gran parte una manica di fascistoidi

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da lauralaura
    Complimenti per la caterva di pregiudizi...
    Ti auguro di avere un figlio gay, un giorno, e poi ne riparliamo...

    Il problema è che i pregiudizi stanno da entrambe le parti.

    Abbiamo dall'altra parte Benfy che parla come se conoscesse tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine e chiude il discorso con una banale generalizzazione.

    Difficile definire da che parte è la ragione...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Il problema è che i pregiudizi stanno da entrambe le parti.

    Abbiamo dall'altra parte Benfy che parla come se conoscesse tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine e chiude il discorso con una banale generalizzazione.

    Difficile definire da che parte è la ragione...
    SEI DI SINISTRA?
    Vieni cacciato dalla polizia italiana

    In Italia può accadere di essere espulsi dalla polizia perché si sostiene che a Genova non tutti i manifestanti erano cattivi. Occorre essere un po’ ingenui, affrontare cinque colleghi nostalgici e un processo disinvolto. Poco importa poi, come riveliamo nell'articolo, che due dei denuncianti siano accusati di lesioni e minacce... Ma dove sta andando la polizia?

    Se arrivate a Colonna Galleria sul regionale Roma Frosinone, ricordatevi di prendere posto in uno dei primi cinque vagoni. La banchina è così corta che altrimenti scendete sui binari. La casa della famiglia Federici è in questo paese alle porte di Roma, tra Colle Mattia e Zagarolo. Una bella villetta giallona, con garage e annesso giardino. Ad accoglierti quattro cani di razza indefinita e la mamma che si scusa, sta facendo la marmellata. Il padre, autista dell'Atac, l'azienda di trasporti di Roma, si presenta: «Piacere, Federici Giancarlo, le posso offrire da mangiare un bambino? Sa, dicono che noi comunisti. . . ». Completano la famiglia, Eleonora, la figlia iscritta a lingue che ha fatto domanda per entrare in Alitalia, e Matteo, 22 anni, un'aria da ragazzo normale che se ti immagini un ragazzo normale lo immagini così. Difficile prenderlo per un black bloc. difficile credere che abbia «dimostrato di non possedere i requisiti morali necessari» per black blo. difficile credere che abbia «dimostrato di non possedere i requisiti morali necessari»
    per fare il poliziotto, come recita il telegramma del ministero dell’ Interno del 15 maggio 2003 che lo ha sbattuto fuori per sempre A meno di miracoli. La storia, rivelata da Niccolò Zancan di Repubblica, può apparire ordinaria. Ma anche le malattie più gravi iniziano da sintomi banali. Matteo è stato cacciato dalla polizia perché ha detto ai commilitoni di essere «di sinistra». Una vicenda che ha già provocato alcune interpellanze parlamentari di Verdi, Margherita, Ds, Rifondazione e, forse, Sdi.
    Mi porta in camera sua. C'è un computer, qualche bandiera americana, l'Unità, una smilza collezione di Topolino e una foro di Vincenzino Montella, attaccante della Roma, su cui è scritto: «A Matteo, con simpatia! ». C'è una vaghissima speranza nel Tar. Ma la sua espulsione è senza possibilità di appello. Nell'attesa il presente è desolante. «Che vuoi fare adesso?», chiedo. «Voglio tornare in polizia, mi piaceva troppo. . . » la mamma, Sandra Proietti, maestra d'asilo, le vien quasi da piangere: «Se penso a com'era contento mentre faceva la scuola... Poi è successa questa tragedia. .. ». Cerco di dire che le tragedie sono altre signora; lei sorride, capisce e continua: «Mio padre, meno male, è morto ad agosto. Se fosse vivo sarebbe andato a incatenarsi davanti al ministero dell'Interno. Era così orgoglioso di avere un nipote poliziotto, diceva che ai suoi tempi quelli come noi non li prendevano neppure». Capisci subito di essere capitato in una casa di comunisti italiani, di quelli che non esistono più (e che qualcuno crede non siano mai esistiti), di quelli che hanno continuato a votare Ds senza fare troppe discussioni. Gente che sa di appartenere a tre cose: il paese in cui vive, il partito e lo Stato. «Mi dica lei», dice la mamma, «che fiducia in se stesso può avere un ragazzo che viene rifiutato dallo Stato?». La foto di Berlinguer è sparita dal salotto soltanto un anno fa.
    NON METTERTI IN MEZZO, FEDERICI.
    La storia inizia su un pullman bianco e azzurro, modello Fiat 370, nel tardo pomeriggio del 9 febbraio 2003. Per l’allievo Federici Matteo, classe 1981, agente ausiliario di leva aggregato al V Reparto Mobile di Torino, è il primo giorno di servizio effettivo. Per tre mesi ha frequentato la Scuola Allievi di Polizia di Piacenza. I primi quattro giorni a Torino se ne sono andati in esercitazioni. La domenica, la prima missione. A Milano. Partita: Inter-Reggina. Niente da segnalare. A1 ritorno i colleghi parlano di calcio. C'è uno che dice che i tifosi di sinistra della Roma sono stati cacciati dalla curva da quelli di destra. Matteo interviene. Dice che non gli risulta, che lui tifa Roma e allo stadio ci va gratis per via del padre dipendente Atac. «Se sei della Roma, allora sei zecca», ribatte quello che sta
    va parlando. Zecca, al V Reparto, e nel centro Italia, sta per «squatter», «frequentatore dei centri sociali». Risponde Matteo: «No, zecca no. So' de sinistra. . . ». A quel punto, racconta, nel pullman scende il gelo. Gli vengono intorno, c'è chi gli mette una mano intorno alle spalle: «Vie' qua. Dicce, dicce. . . » I commilitoni gli chiedono se sta con la polizia o con quelli che spaccano tutto, allo stadio o in piazza. Federici tenta di distinguere, dice che anche a Genova non tutti erano violenti. Qualcuno dice: «Come lo sai? C'eri anche te?».
    Il primo errore. Risponde: «Embé, e se anche fosse.. . » Samuel Foglini, l'agente con cui Matteo ha iniziato la discussione, a quel punto si arrabbia davvero: «Un altro comunista al reparto, ma che venite a fare in polizia? Per fare tra qualche anno i sindacalisti o a Genova sputavi anche tu?». Secondo errore: «Ma dai, non è che sputavano a te come uomo, lo facevano contro l’istituzione». Foglini incalza: «Ecco un altro squatter, dei G8 e dei centri sociali, con quelli come te ci vorrebbe Mussolini e ti dirò che io sono pure nostalgico e gli farei vedere a quelle zecche». A questo punto, stando alla ricostruzione di Matteo, interviene l’ispettore capo Profilo, che aveva la responsabilità della squadra di Foglini, e urla all'agente di tacere. La situazione si calma. «Ma mi sono accorto subito che erano arrabbiati. A pranzo avevo mangiato con tutti, la sera in mensa mi sono ritrovato solo», ricorda sottovoce. La sua ricostruzione dei fatti non è stata creduta. Ecco quella presa per vera.
    «I sottoscritti Agenti Frasconi Tiziano, Bondini Michele, Di Carlo Luca, Oliviero Michele, Foglini Samuel…», si legge nella relazione di servizio datata 11 febbraio 2003 «riferiscono quanto segue: durante il viaggio di ritorno all'interno del pullman mentre si parlava di calcio tra colleghi l’A.A. FEDERICI Matteo interveniva nella discussione profferendo tra l’altro le seguenti frasi: "Prima di entrare in Polizia ho partecipato come manifestante a vari cortei di sinistra tra cui il G8 di Genova", "Non ho partecipata direttamente agli scontri. . . non ho sputato sull'uomo ma sulla divisa e sulle istituzioni. . . ». È la parola di cinque agenti (e per di più di grado più alto) contro quella di uno solo. Per Nicola Rossiello del Silp Cgil di Torino, il sindacato che più si sta battendo per questo caso, « Federici è stato vittima del branco. Io sono da diciassette anni in polizia e mi hanno insegnato che le relazioni di servizio sono personali. Quella che accusa Federici è firmata da cinque colleghi ed è ovvio che così non emergano contraddizioni. Il problema è quello che sta succedendo a Torino. . . »
    La notifica avviene dopo 15 giorni. Per il ragazzo, appena arrivato in città, è difficile ricostruire a memoria la discussione avvenuta
    in pullman e perfino sapere se i firmatari fossero effettivamente presenti. Lo erano. Chiamata a decidere, la Commissione consultiva della Scuola allievi di Piacenza accetta, senza troppo approfondire, la versione dei cinque.
    Leggere il verbale della Commissione non dà belle sensazioni. Dei cinque testimoni a discolpa richiesti da Federici, uno non c'è per motivi familiari e uno per motivi di servizio, un altro non viene chiamato perché 1a Commissione non lo ritiene utile. Se ne presentano due, Daniele Limpido, compagno di corso di Matteo a Piacenza, e l’ispettore Profilo, quello che, secondo la versione dell'accusato, ha ripreso Foglini. Limpido testimonia che «il Federici esponeva una visione antiglobalizzazione, ma non frasi ingiuriose, né profferiva la frase relativa allo sputare sulla divisa». Profilo la butta sulla ragazzata, conferma di essere intervenuto,
    ma non dice quale agente abbia ripreso. Sostiene di avere avuto l’impressione che «Federici non è molto furbo, considerato il clima e la stanchezza degli agenti quel giorno sul pullman». Un commissario gli chiede se abbia visto qualcuno inveire contro Federici. «Profilo risponde che ne ha visti due o tre». I testimoni a favore, pur con qualche reticenza, confermano la versione di Matteo. Non basta. II direttore della scuola Mattia La Rana, «discostandosi parzialmente dal parere del resto della Commissione», decide di confermare la sanzione della «deplorazione» che, nel caso di un agente di leva, comporta automaticamente l’esonero dalla polizia. Tre giorni dopo la decisione, su proposta dello stesso La Rana, il ministero dell'Interno rende inappellabile la decisione restituendo il colpevole «al Distretto Militare di appartenenza». L'espulsione dalla polizia precluderà, cioè, a Matteo anche la possibilità di partecipare a tutti quei concorsi pubblici (quasi tutti) per i quali è richiesto il non essere stati «espulsi da Forze Armate o da altri Corpi militarmente organizzati». Ininfluente il fatto che nei giorni del G8 di Genova, Matteo Federici stava sostenendo la maturità di perito agrario e quindi non era certo lì a «sputare sulla divisa e sulle istituzioni». Per un giudizio così duro, così senza appello, c'era naturalmente bisogno di qualcos'altro. E qualcos'altro era lì. Pronto per l’uso.
    PEZZE D'APPOGGIO. Due richiami disciplinari (uno per avere «smarrito» il tesserino, l'altro per avere parlottato con un collega durante un'esercitazione) e una strana «eventuale altra osservazione» che compare a conclusione della Scheda descrittiva della Scuola di Piacenza. Dopo una pagella ottima che attribuisce all'allievo buone capacita di reagire di fronte agli insuccessi, esecuzione dei compiti senza necessità di ulteriori stimoli, adeguata condotta di fronte a difficoltà impreviste, esecuzione scrupolosa del proprio compito, nessuna difFicoltà a rispettare le norme, attenzione e continuità nel rispettare i gradi gerarchici, perfino un paradossale - visti gli esiti - «si estranea dalla vita di gruppo», il tutor, ispettore Sergio Castagnetti, annota: «Elemento ambiguo, che richiede un attento monitoraggio».
    Il giorno in cui l’avrebbero radiato, Federici incontra per caso il tutor. Gli chiede rassicurazioni. Castagnetti è affettuoso. Pacca sulla spalla: «Non ti stare a preoccupare, Federici, al massimo ti tolgono 30 euro dallo stipendio». Probabilmente non immagina il peso della sua breve annotazione. Non c'è parola più ambigua di «ambiguo». Il giudizio sembra galleggiare nel nulla
    e nessuna competenza psicologica poteva giustificare un giudizio del genere. Invece, è stato usato a profusione dal dottor Mattia La Rana, per motivare la sanzione di un provvedimento tanto grave: «Emergeva che il Federici aveva manifestato durante il corso atteggiamenti "ambigui" e dunque veniva stabilito di sottoporre lo stesso ad una attività di monitoraggio». A1 di là del giudizio, al di là dei torti e delle ragioni, molto in questa vicenda appare venato di pregiudizio. A essere inadeguati sembrano i regolamenti interni. Maurizio Blini, membro della segreteria nazionale del Silp Cgil, spiega: «Noi pensiamo che il profilo psicologico debba essere formulato dagli addetti ai lavori. Non accettiamo che venga da un ispettore capo che magari ha la quinta di ragioneria». Il legale di Federici, Emanuela Mazzola, dà una diversa lettura: a suo dire la frase sull'ambiguità denoterebbe, non tanto un giudizio negativo, ma una sospensione di giudizio. «Elemento ambiguo» vorrebbe dire «non perfettamente compreso». L'ipotesi è possibile, ma non più convincente di altre. Si potrebbe sostenere con il medesimo grado di plausibilità che l’ambiguità del soggetto è politica o magari sessuale.
    Oltre a questo uso disinvolto di una nota, c'è un altro e1emento non chiaro. Riguarda la presenza in Commissione del delegato del Siulp, Emanuele Ricifari, l'unico con la Rana a proporre «di confermare la sanzione della deplorazione, sebbene per la sola entità del fatto sarebbe più consona la pena pecuniaria». Stefano Pizzamiglio, segretario generale provinciale dello stesso sindacato (quindi il superiore di Ricifari), è infuriato: «Il mio delegato avrebbe dovuto informarmi della convocazione, dell'esito e comunicarmi gli atti. È un fatto grave. La deplorazione è una sanzione molto severa che viene comminata anche a partire dai precedenti provvedimenti disciplinari. In questo caso sono risibili. La cosa di cui voglio essere certo è che a questo ragazzo si sia assicurato il diritto di tutela. Il procedimento potrebbe essere nullo». In una lettera del 13 settembre 2003 inviata a la Rana, Pizzamiglio scrive: «Rilevo da organi di stampa che un ex allievo della Scuola da lei diretta è stato oggetto di allontanamento per motivi legati al diritto di espressione». E continua: «C~SServo (. . . ) che ha convocato la Commissione consultiva chiamando a farne parte, tra gli altri, un componente presente nell'elenco fornito da questa segreteria provinciale, prendendo con lui accordi diretti e prescindendo da qualunque contatto formale con l'Organizzazione territoriale del Siulp che doveva necessariamente essere informata». Emanuele Ricifari non rilascia dichiarazioni nel merito. Il Fatto di essere sposato a Maria Pia Romita, vicedirettore della stessa scuola, quindi vice di La Rana, può avere favorito la facilità con cui è stato convocato. Racconta Calogero Capuano, segretario Silp Cgil di Lodi, ma già dipendente di La Rana: «ha gestione di questo dirigente nella scuola è caratterizzata dall’aumento di elementi di militarità . Quando arrivò nella primavera del 2001 suggerì, per esempio, che i piantoni uscissero dal gabbiotto per fare il saluto agli ufficiali. Chiarì anche che non si sarebbe confrontato con i sindacati su questioni di diritto dei singoli. Il sindacato si oppose e lui ne prese atto. In seguito, io e un collega siamo stati accusati di politicizzare le lezioni di diritto costituzionale e diritti umani che tenevamo nella scuola, argomenti su cui ritenevamo non si potesse che essere neutrali. Posso dire che dentro la scuola esistono e hanno un rapporto privilegiato con l’amministrazione, elementi che hanno e ostentano una visione ideologica improntata al militarismo». Tutte le cose brutte iniziano in punta di piedi. Magari poi non iniziano. Però bisogna ascoltare per bene.


    QUEL CHE AVVIENE A TORINO.
    Nei tre mesi successivi alla lite sul pullman, la vita di Matteo Federici al V Reparto mobile di Torino non è delle migliori. Le telefonate a casa sono più preoccupate. «Me l’ha detto subito» racconta il padre «che lì non era aria e che voleva andarsene». Piuttosto isolato dai compagni (anche se tiene a dire che in Polizia c'è di tutto e molti sono stati gentili con lui), quando viene fermato nei corridoi si sente dire: «Ah, sei tu quello che sputa sui poliziotti» I superiori non lo mandano più in missione. «Solo a una manifestazione della Cgil, ma secondo me per sfregio». Eppure in quei mesi, a Torino, di agenti c'era bisogno. I129 marzo 2003 si svolge una manifestazione per la pace che finisce per essere, in piccolo, una copia di quello che è avvenuto a Genova nel luglio 2001. Sfilano i duri dei centri sociali e gente comune, associazionismo cattolico e musulmani. Verso sera, tra via Po e piazza Castello, la polizia carica, apparentemente senza ragione, ci sono scontri e arresti, volano manganellate, alcune bandiere americane vengono bruciate dai manifestanti, un'altra viene sventolata da un poliziotto su un blindato come provocazione (mentre un collega al suo fianco mima una sventagliata di mitra). Testimoni raccontano di cariche violente anche sullo spezzone del corteo dove sfilano donne e bambini della comunità islamica di Torino.
    La testimonianza di Pierfrancesco Saverio leone, un ragazzo con i capelli rasta, istruttore di nuoto, un fratello e un nonno poliziotto, si interseca a questa storia. Racconta Leone: «Io ero capitato lì per caso. Con la mia ragazza avevamo deciso di stare con le donne islamiche perché ci sembrava il posto più sicuro. Invece durante la carica, mi prendono e manganellato in testa e sulla schiena. Mentre sono a terra, questo poliziotto, grosso con il pizzetto, e un altro più magro mi prendono a calci. Poi quello grosso mi trascina verso il cellulare. Mi sbattono contro una macchina e mi portano al commissariato di via Verdi. Io perdo sangue. Lì sento una voce femminile che sfotte: "Questo qui è caduto, no?" Scoppio a piangere e questo con il pizzetto, dopo avermi preso a pedate nel sedere, mi dice: "Ti ammazzerei solo perché ti sei messo a piangere" Dura due ore, poi mi puliscono il sangue e mi lasciano andare al Pronto soccorso». Leone racconta la sua avventura a Repubblica (sempre dal giornalista Zancan), allega alcune foto dove quello con il pizzetto e quello più magro sono ben visibili e fa partire una denuncia contro ignoti per lesioni, minacce e ingiurie. In attesa della conclusione dell'inchiesta, affidata al pm Onelio Dodero, abbiamo mostrato le foto: «quello con il pizzetto» è Luca Di Carlo, «quello magro» Tiziano Frasconi, cioè due degli agenti firmatari della relazione che farà espellere la «zecca» Matteo Federici, per sempre, da11a polizia di stato.
    «Sì, di suonerie con Faccetta nera o di display con le celtiche ne ho viste tante, soprattutto alla scuola. C'era un istruttore che diceva continuamente: "Se fermate il negroide. . ." Io una volta gli ho detto: "Scusi, ma non è che può essere italiano. . ."», racconta Matteo, «Alla scuola ci hanno fatto vedere anche una cassetta su Genova . Su Il Taglio, organo della Silp Cgil di Torino, si legge: «Da alcuni anni, ma forse è meglio dire da quando in Italia c'è una certa maggioranza politica, alcuni uffici di Polizia si sono trasformati in piccole gallerie dove vengono esposti calendari, foto, disegni, simboli e statuette» di «fatti e persone che hanno scritto un orribile pezzo di storia italiana e che non rappresentano sicuramente il pensiero di tutti i poliziotti. Quanto al V Reparto mobile, molti testimoni raccontano che il capo in carica all'epoca dei fatti (ora trasferito più vicino a casa) aveva in ufficio un'effigie della Decima Mas. E fino qualche giorno fa, un ritratto del cavalier Benito Mussolini accoglieva i visitatori all'ingresso. Si tratta, denunciano i sindacati, di episodi che sono in aumento, per quanto non maggioritari. Come se un tappo fosse saltato. Come se il meccanismo di reclutamento, formazione e controllo facesse fatica a funzionare, al di là di condizionamenti politici indiretti o indiretti.
    La spiegazione, a un tempo più semplice, complessa e informata, di quanto sta oggi avvenendo in polizia, la offre Luigi Notari, membro della segreteria nazionale del Siulp: «Oggi più de150 per cento degli agenti entra in polizia attraverso la leva. Ne ha risentito l’impostazione riformista della legge di riforma di polizia del 1981, quella che ha reso la polizia civile. Il problema è che nel futuro il reclutamento della Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forestali avverrà sempre di più attraverso la leva volontaria. Chi arriva da lì è tendenzialmente più militarizzato, più abituato all'obbedienza e al conformismo. Quello che sta avvenendo oggi in Italia è anche dovuto a questa trasformazione, causata dalla volontà politica di non aprire del tutto alle donne che, diciamolo, vincerebbero quasi tutti i concorsi. La donna è più problematica, ha una consapevolezza dei diritti più forte, più senso critico, e poi può diventare madre». Di fronte a questo meccanismo inceppato e all'impostazione politica dell'attuale governo, alcuni tentano di mettersi in luce favorevole presso i potenti di turno, anche se tanto zelo non è espressamente richiesto, altri (come il presidente del Consiglio quando incontra giornalisti inglesi) si sentono autorizzati ad abbandonare ogni cautela e misura. Altri ancora si danno da fare per fustigare il «pericolo rosso», fosse anche travestito da normale, ingenuo, ragazzetto romano.
    IL FASCINO DELLA DIVISA.
    Il ragazzetto romano con la famiglia che ha, non poteva che votare Ds. Anche perché la famiglia che ha, pure di sinistra, ama l’ordine e le forze dell'ordine. Il ragazzetto romano, dopo il diploma di perito agrario, non sapeva bene che fare della sua vita. «Mi ha svegliato mia madre una mattina. "Sbrigate" mi ha detto, "Va a fa' domanda in polizia". Ho fatto anche quella per L’esercito, mi avevano preso anche là. Ma io volevo proprio fare il poliziotto». «Diciamo la verità», interviene la madre, «ero stufa di vederlo dormire fino a tardi e le divise gli sono sempre piaciute». Matteo Federici indossa una divisa nera quando fa l’arbitro (partite dì Seconda divisione), una bianca e rossa quando suona il trombone a tiro nella banda municipale di Colonna (la sorella Eleonora suona il clarinetto) e un'altra quando presta la sua opera di volontario alla Protezione civile. Racconta il padre Giancarlo: «Ma l’idea del poliziotto gli piaceva fin da bambino. Mi ricordo quanto ha insistito, a cinque anni, per vestirsi da agente al suo primo carnevale». Matteo lo guarda imbarazzato. «Sa, per noi gente di sinistra avere un figlio in polizia era un orgoglio», spiega la madre. «Mi sembra che siamo tornati indietro di quarant'anni> ai tempi di Tambroni. Sono venuti in casa due poliziotti da Frascati, con quest'aria distaccata, a riprendersi la divisa e la pistola. Per noi è stato umiliante. Non potevano farsele consegnare quando l’hanno buttato fuori?», si lamenta il padre. E continua: «Ma io dico, Berlusconi ha appena detto che Mussolini era buono e che
    mandava la gente in vacanza e poi è andato alla Comunità ebraica a scusarsi. . . E il suo superiore non poteva chiederglielo, a Matteo, di scusarsi? Dai Matteo, c'è bisogno che ti scusi. Lui si scusava, e che problema c'era?». «Il problema è che ha un po' il mio carattere» interviene la madre «solo che con l’età uno impara che a volte è meglio tacè». Meglio tacere.

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    Il problema è che i pregiudizi stanno da entrambe le parti.

    Abbiamo dall'altra perte Benfy che parla cone se conoscesse tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine e chiude il discorso con una banale generalizzazione.

    Difficile definire da che parte è la ragione...
    Già. Nemmeno io credo che tra le nostre uniformi siano tutti machos etero. Il fatto è che forse si nascondono perchè il clima è monopolizzato dai fasci. E gli altri non hanno la voglia e il coraggio di smarcarsi.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Il problema è che i pregiudizi stanno da entrambe le parti.

    Abbiamo dall'altra parte Benfy che parla come se conoscesse tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine e chiude il discorso con una banale generalizzazione.

    Difficile definire da che parte è la ragione...
    Io parlo per me. Non conosco TUTTI i rappresentanti delle forze dell'ordine ma putacaso ho uno zio che è stato in marina e un cugino che è nell'esercito. Tutta la loro famiglia vota compatta a destra.
    Si riconosco perfettamente in certi "ideali" (se così può chiamarsi il disprezzo per gli immigrati o per gli omosessuali) è la forma mentis che ti danno nell'esercito, secondo me. In generale mi rendo conto che mio zio è inquadrato e ha inquadrato tutta la famiglia, lo vedo in mille piccole cose...
    il fatto di votare a destra, per loro, viene di conseguenza.

  10. #10
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    Prova a fare il militare gay negli Stati Uniti.....

 

 
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