User Tag List

Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 25

Discussione: Celio

  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Celio

    Il Celio non è soltanto il nome del rione ma è anche uno dei mitici sette colli di Roma: gli altri sono il Campidoglio, il Viminale, il Palatino, l'Aventino, l'Esquilino e il Quirinale. Il nome più antico del Celio sarebbe stato Mons Querquetulanus (cioè "monte delle querce"), mentre soltanto in seguito si sarebbe imposto il nome attuale, dovuto tradizionalmente a Caele (Caelius) Vibenna, uno dei due fratelli di Vulci, con l'aiuto dei quali, secondo una tradizione etrusca, Servio Tullio, il sesto re di Roma, sarebbe riuscito ad occupare prima il Celio e poi Roma. Sempre in epoca romana, il colle era diviso in tre parti: il Coelius (dove attualmente si trova la basilica dei Ss.Giovanni e Paolo), il Coeliolus (la propaggine del colle dove si trova la chiesa dei Ss.Quattro Coronati) e la Succusa (ubicata fra Coelius e Coeliolus), che insieme formavano il Coelimontium. Il quartiere può definirsi residenziale a partire dalla tarda età repubblicana, quando vi furono costruite alcune case particolarmente lussuose, come quella di Mamurra, il praefectus fabrum di Cesare: Plinio descrive questa casa come la prima che ebbe i muri coperti di marmo e le colonne di marmo cipollino e lunense. Mentre le pendici verso l'Esquilino e il Colosseo dovevano essere occupate da case d'affitto a più piani (insulae), la parte alta della collina divenne, in età imperiale, quasi esclusivamente residenziale: ricordiamo la villa di Domizia Lucilla Minore, dove nacque Marco Aurelio. Una grande via, certamente antichissima, ne percorreva tutta la dorsale: è la via Caelimontana, che usciva dalla omonima Porta Caelimontana (arco di Dolabella) e si spingeva fino a Porta Maggiore con un percorso che corrisponde perfettamente a quello delle attuali via di S. Stefano Rotondo, piazza S.Giovanni in Laterano e via Domenico Fontana. Questo asse era seguito anche dai quattro acquedotti che percorrevano il Celio: Appia, Marcia, Iulia, Claudia. I primi tre erano sotterranei, l'ultimo era su archi: si tratta dell'Acquedotto Neroniano, una derivazione dell'Acqua Claudia fatta costruire da Nerone per portare l'acqua alla Domus Aurea. Durante il Medioevo e il Rinascimento il colle si spopolò, molto probabilmente perchè l'antica via Celimontana cessò il suo importante ruolo di collegamento tra zone urbanizzate della città, mantenendo un aspetto rurale fino alla fine dell'Ottocento. Infatti, oltre alle grandi proprietà dei Camaldolesi di S.Gregorio, dei Passionisti dei Ss.Giovanni e Paolo e delle Agostiniane dei S.Quattro Coronati, sul colle vi erano soltanto due grandi ville: Villa Celimontana e Villa Casali, mentre il resto erano vigne. Purtroppo l'urbanistica di Roma Capitale non risparmiò neanche il Celio e la costruzione di strade ed abitazioni comportò uno stravolgimento totale del rione, con la distruzione di Villa Casali e delle numerose vigne. Il rione nacque nel 1922 in seguito ad una separazione dal rione Campitelli di cui faceva parte e proprio da questa data iniziò la ricostruzione della zona e il conseguente ripopolamento. Non si può fare a meno di ricordare che all'interno del suo perimetro, in verità non molto grande, si trova il simbolo dell'eternità di Roma, il Colosseo.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SANTI QUATTRO CORONATI

    Il nome di questo convento deriva dai quattro soldati martirizzati ("coronati" cioè dal lauro del martirio) Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino, rei di non aver voluto giustiziare quattro o cinque scultori che si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo pagano, affermando così la loro fede cristiana. La chiesa oggi ha l'aspetto di un fortilizio, di una rocca medioevale, circondata da imponenti mura e sormontata da una torre, come possiamo vedere nella foto sopra. Il nucleo originario fu costruito nel IV secolo da papa Melchiade con il nome di titulus Aemilianae o titulus Ss.Quattuor Coronatorum, del quale sopravvive ancora l'abside (nella foto a destra) e alcuni resti situati al di sotto dell'attuale basilica; nel VII secolo papa Onorio I ricostruì ed ampliò la chiesa che poi nel IX secolo Leone IV sottopose a radicale restauro. Distrutta dai Normanni di Roberto il Guiscardo nel 1084, la chiesa fu ricostruita in forme ridotte da Pasquale II all'inizio del XII secolo: in questa occasione la parte anteriore fu trasformata in cortile, la navata centrale originaria divisa in tre navate tramite due file di colonne e le navate laterali trasformate in chiostro l'una e in refettorio l'altra. Nel 1116 il complesso fu affidato ad una congregazione monastica, nel 1138 divenne amministrazione dei Benedettini dell'abbazia di Sassovivo di Foligno che lo mantennero fino al Quattrocento. Quindi con Martino V divenne dimora episcopale; nel 1521 passò ai Camaldolesi e nel 1560 alle suore Agostiniane, che ancora ne mantengono la cura. Pio IV (1559-65) la restaurò di nuovo, concedendo il monastero annesso alle povere orfane trasferitesi qui dall'Isola Tiberina: fu questo il più antico dei conservatori per zitelle che sorgesse a Roma. Per secoli fu il bastione di Palazzo del Laterano e residenza papale: nel 1265 vi dimorò anche Carlo d'Angiò. Tra il 1912 e il 1914 importanti lavori di restauro furono effettuati dall'Ispettore Superiore per l'Archeologia e le Belle Arti Antonio Muñoz, volti a valorizzare le strutture paleocristiane e i resti della navata carolingia, isolando la cripta e ponendo alla luce le mura romaniche. L'ingresso alla chiesa avviene attraverso un portale ad arco sovrastato dalla massiccia torre campanaria del IX secolo (nella foto a sinistra), la più antica superstite di Roma: molto semplice e tozza, è costruita in cortina e presenta un loggiato con quadrifore sovrastato da una semplice cornice costituita da mensolette in marmo prive di decorazione. Oltrepassato il portale si accede ad un primo cortile, con arcate tardocinquecentesche, corrispondente all'antico atrio di ingresso della basilica leonina: sopra l'arco notare un'iscrizione metrica in caratteri gotici relativa al restauro effettuato dal cardinale Carillo nel XV secolo. Attraverso un architrave si passa ad un altro cortile a cielo aperto, corrispondente alla parte anteriore dell'antica basilica trasformata appunto in cortile nella ricostruzione di Pasquale II: da qui, attraverso un portico costituito da colonne con capitelli ionici e corinzi, si giunge all'ingresso della chiesa. L'interno basilicale a tre navate si presenta con un pavimento cosmatesco ed un soffitto ligneo con lo stemma del donatore, il card. Enrico di Portogallo (1580). Dalla navata di sinistra si accede al bellissimo chiostro (nella foto sotto a destra) costruito intorno al 1220, nell'area precedentemente occupata dalla navata sinistra della chiesa antica. A pianta rettangolare, presenta reperti paleocristiani e romani alle pareti e quattro gallerie divise in due campate da pilastrini sui quali sono scolpite paraste scanalate e rudentate. Le campate sono formate da una serie di otto archetti nei lati lunghi e di sei nei corti. Tutti gli archetti hanno la doppia ghiera e sono sostenuti da colonnine binate, con capitelli a nenufari e basi con foglie protezionali d'angolo, che poggiano sullo stilobate. La parte medioevale termina con una trabeazione in laterizio, composta da corsi di mattoni lisci e a denti di sega alternati, intramezzati da una zona di marmo dove compare una decorazione a mosaico, formata da rombi che inscrivono stelle, croci e quadrati. Il cortile interno, tenuto a giardino, presenta al centro un cantharus, ovvero un vaso per le abluzioni, del tempo di Pasquale II. La fontana (visibile nella foto sopra) è costituita da una doppia tazza ricavata da un unico blocco di marmo: un piccolo zampillo sgorga dalla vaschetta superiore e si raccoglie in quella inferiore, quadrilobata, caratterizzata da una coppia di teste leonine da cui sgorga l'acqua che va a versarsi nella sottostante vasca di forma quadrata ad angoli rientranti. La fontana ornava l'atrio della chiesa già nel IX secolo: fu rinvenuta per caso, quasi completamente interrata, nel corso dei lavori di restauro eseguiti nel 1917 da Antonio Muñoz, il quale la collocò nella posizione attuale. Nella loggia superiore (anch'essa ben visibile nella foto sopra), costruita nel XVI secolo, si aprono finestre moderne: fu in questa occasione che, per sopportare il peso del piano superiore, furono apportate modifiche al pianterreno, come il tetto ligneo sostituito con volte in muratura, alcuni archetti sostituiti da grandi archi di scarico e nuovi pilastri in muratura che si aggiunsero a quelli di marmo già esistenti.. Nella Cappella di Santa Barbara, triabsidata e coperta a volta, vi sono notevoli resti di affreschi del secolo IX e XIII: nella foto a sinistra una Madonna con Bambino, operadi allievi del Giotto. Degna di attenzione è anche la Cappella di S.Silvestro, costruita nel 1246, di forma rettangolare con volta a botte e pavimento di tipo cosmatesco, con affreschi che narrano la leggenda della conversione di Costantino da parte di Silvestro I, papa dal 314 al 335: all'imperatore, colpito dalla peste, venne prescritto un bagno nel sangue di bambini sacrificati allo scopo, ma Costantino, respinta una terapia così terribile, si rivolse a Silvestro dopo una visione degli apostoli Pietro e Paolo. Il papa lo curò e lo battezzò e l'imperatore, nella scena finale, è raffigurato in ginocchio davanti al papa, implicito riferimento del papato quale erede dell'Impero Romano. La chiesa conserva le spoglie dei Quattro martiri sotto l'altare maggiore e, fino a non molto tempo fa, anche la testa di S.Sebastiano: la reliquia del santo, ritrovata entro un bellissimo vaso d'argento smaltato e contrassegnato da un'iscrizione votiva di papa Gregorio IV, è stata trasferita ai Musei Vaticani. La chiesa sorge sull'omonima via dei Ss.Quattro, che corrisponde al tratto iniziale dell'antica Via Tusculana, la quale proveniva dal Colosseo, fiancheggiava a sud il Ludus Magnus, usciva dalle Mura Serviane dalla Porta Querquetulana (situata proprio all'altezza dei Ss.Quattro) e, dopo essersi incrociata con la Via Caelimontana, usciva da una posterula presso S.Giovanni in Laterano e si dirigeva verso Tuscolo (Frascati).

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    FONTANA CELIMONTANA


    La Fontana Celimontana venne eretta nel 1864, per volontà di papa Pio IX Mastai Ferretti e su disegno dell'architetto Virginio Vespignani, presso la chiesa di S.Clemente. Il pontefice in realtà ne aveva fatte erigere due, per ciascun lato della chiesa, finché, nel 1927, il Comune di Roma decise di rimuoverle: la prima, costituita da un semplice lavatoio, fu smontata e abbandonata nei depositi comunali, dove probabilmente ancora giace; la seconda, quella poi denominata Celimontana, fu trasferita nel luogo dove ancora oggi è situata, in via Annia. La fontana è posta all'interno di una nicchia in laterizio, fiancheggiata da due pilastri di marmo sormontati da due sfere, sulla quale svetta lo stemma del Comune di Roma, delimitato da due delfini. Un antico sarcofago romano del I secolo a.C., sollevato su quattro gradini e poggiante su due zampe di leone e un cuneo centrale lavorato a bassorilievo, riceve l'acqua versata dalla bocca di due teste leonine, emergenti da due volute laterali che incorniciano lo stemma papale e un'epigrafe che così recita: PIUS IX PONT MAX REGIONIS COELIMONT(ANA) COMMODITATE ANNO MDCCCLXIV, ossia "Pio IX Pontefice Massimo ad utilità della Regio Celimontana nell'Anno 1864". La parte superiore è costituita da una lastra in travertino al centro della quale si erge una vasca quadrata di marmo nero, entro cui un piedino sorregge la piccola tazza terminale dalla quale fuoriesce un piccolo zampillo.

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    LUDUS MAGNUS


    Immediatamente ad est del Colosseo, tra le vie Labicana e di S.Giovanni in Laterano, si trovano le rovine di un grande edificio: si tratta della metà settentrionale del Ludus Magnus, la principale caserma dei gladiatori costruita da Domiziano. La scoperta risale al 1937, ma gli scavi furono terminati negli anni 1959-61. La parte meridionale giace ora in parte sotto la via di S.Giovanni e in parte sotto l'isolato tra questa via e la via dei Ss.Quattro Coronati. L'edificio, interamente in mattoni, si componeva di un corpo di fabbrica rettangolare, probabilmente a tre piani, con al centro un grande cortile porticato, ai quattro angoli del quale erano situate quattro fontanelle triangolari. Tutt'intorno al cortile si aprivano una serie di celle rettangolari, evidentemente destinate ad alloggio dei gladiatori: sono ancora ben visibili le celle dei lati occidentale ed orientale ma in particolare tutte le 14 celle del lato settentrionale (nella foto a sinistra). Su questo lato si apriva anche l'ingresso principale dell'edificio, con una scalinata che scendeva dalla via Labicana, il cui livello fu rialzato nell'età di Traiano (a questo imperatore sono dovuti anche importanti restauri dell'edificio stesso). L'elemento caratterizzante è costituito dalla presenza, nel cortile, di un anfiteatro in miniatura (riconoscibile nella foto sotto in quella metà di ellisse, mentre l'altra metà si insinua sotto la via di S.Giovanni), destinato all'allenamento dei gladiatori e raggiungibile tramite ingressi posti in corrispondenza degli assi principali. L'arena era circondata da una piccola cavea alla quale si accedeva per mezzo di alcune scalette esterne e che aveva una capacità di circa 3000 posti: se ne possono riconoscere i resti con i muri radiali che sostenevano le gradinate. Una tribuna d'onore era posta al centro dell'asse minore, all'altezza dell'ingresso principale, alla quale si accedeva probabilmente dal porticato superiore. Un corridoio sotterraneo partiva da qui e raggiungeva i sotterranei del Colosseo, proprio al centro dell'arena: da ciò si presume che il Ludus Magnus sia stato utilizzato anche per il "riscaldamento" dei gladiatori prima dell'esibizione. I gladiatori erano armigeri volontari, schiavi, sgherri assoldati da famiglie potenti, ex prigionieri di guerra ed erano organizzati in vere e proprie truppe che, al soldo di un organizzatore, giravano l'Impero dando spettacoli nei vari luoghi. Alcuni di essi divennero famosi, come Calamus, Flamma, Pompeio Muscloso, Diocle. Se erano armati di rete e tridente erano chiamati retiarii, se armati di spade, scudo ed elmo secutores, se combattevano contro belve o animali feroci bestiarii.

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    TEMPIO DI CLAUDIO



    Il Tempio di Claudio fu iniziato dalla moglie Agrippina subito dopo la morte dell'imperatore avvenuta nel 54 d.C. ma fu poi parzialmente demolito e trasformato in ninfeo monumentale da Nerone che lo incluse nella Domus Aurea. Dopo la morte di Nerone, Vespasiano lo ricostruì. Il tempio, del quale non resta più nulla, sorgeva su una grande piattaforma rettangolare di m 180 x 200 sostenuta da potenti muri di contenimento. Soltanto attraverso la Forma Urbis, la grande pianta marmorea di età severiana, sappiamo che il tempio era prostilo esastilo, con tre colonne sui lati, mentre il resto dell'area, recinta da un portico, era occupato da un giardino. Nerone distrusse soltanto l'edificio di culto, non le sue sostruzioni, che anzi sfruttò, come abbiamo detto, come base per la grande fontana utilizzata come sfondo scenografico della Domus Aurea ed alimentata dall'Acquedotto Neroniano, una diramazione dell'Aqua Claudia. Le sostruzioni invece sono ancora visibili, come il tratto occidentale conservato sotto la base del campanile e nel convento della Basilica dei Ss.Giovanni e Paolo (nella foto a sinistra). Si tratta di un gruppo di ambienti a due piani, comunicanti tra loro, appoggiati contro un muro a più strati dietro al quale vi sono due corridoi paralleli. La facciata è interamente in blocchi di travertino, le arcate sono inframezzate da lesene doriche, delle quali solo il capitello è rifinito e sormontate da un pesante architrave. Il livello attuale corrisponde al secondo piano ma anche la parte inferiore è stata riportata alla luce ed è visibile. I muri radiali degli ambienti, coperti a volta, erano in laterizio e in origine chiudevano anche le arcate, lasciando solo alcune finestre come aperture. Al centro della facciata un avancorpo, del quale sopravvivono solo alcuni ruderi in laterizio, sostenevano la scalea di accesso al tempio. Il lato nord era anch'esso costituito da una fila di ambienti addossati a un muro di fondo (nella foto a destra), davanti ai quali vi era un edificio in laterizio corrispondente ad una scalea a ripiani discendente verso il Colosseo e probabilmente destinata a giochi d'acqua. Ancora più scarsi sono i resti del lato sud, dove la collina era più alta e quindi non vi era bisogno di sostruzioni. Il più monumentale e meglio conservato dei lati è quello orientale, scoperto nel 1880 al momento dell'apertura di via Claudia (nella foto sotto il titolo). Si tratta di una grande parete di mattoni articolata da una serie di nicchie successive ai lati di un ambiente più grande. Tra questo enorme muraglione e il terrapieno retrostante corre un'intercapedine utilizzata per l'alloggiamento idrico, evidentemente realizzata da Nerone per rifornire il suo ninfeo. La parete doveva essere rivestita, almeno in parte, di lastre marmoree e completata da un portico colonnato con arcate in corrispondenza delle nicchie.

  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ARCO DI DOLABELLA



    L'arco fu costruito nel 10 d.C. dai consoli Cornelio Dolabella e Gaio Giunio Silano, come si legge (a malapena) sull'attico della facciata esterna: "P. Cornelius P. f. Dolabella / C. Iunius C. f. Silanus flamen Martial(is) / co(n)s(ules) / ex S(enatus) c(onsulto) / faciundum curaverunt idemque probaver(unt)" - "P. Cornelio Dolabella, figlio di Publio, e Gaio Giunio Silano, figlio di Gaio, flamine di Marte, consoli, per decreto del Senato appaltarono (quest'opera) e ne fecero il collaudo". Ma in verità si trattò di una ricostruzione perchè l'arco in travertino si deve identificare con l'antica Porta Caelimontana delle Mura Serviane, come confermano anche alcuni blocchi di tufo di Grotta Oscura situati sul lato destro dell'arco stesso. Durante i lavori di restauro di Settimio Severo e di Caracalla nel 211 d.C. all'Acquedotto Neroniano, un ramo secondario dell'Acquedotto Claudio, l'arco venne utilizzato per sostenerne le grandi arcate, ben visibili ancora oggi. Secondo un'antica tradizione del XVIII secolo quella finestrella sovrapposta all'arco nasconde un piccolo locale nel quale visse dal 1209 fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1213, S.Giovanni de Matha, fondatore dell'Ordine dei Trinitari, che avevano la missione di curare gli schiavi riscattati. Per questo motivo l'Ordine ricevette in dono da papa Innocenzo III i locali di un'antica abbazia benedettina denominata S.Tommaso in formis, ossia degli acquedotti (formae), in riferimento alle strutture del limitrofo acquedotto Neroniano, locali che S.Giovanni adattò nel 1209 ad uso ospedaliero e che rimasero in funzione fino al 1925. Oggi quello che rimane dell'antico complesso è un bellissimo portale duecentesco a tutto sesto affacciato sul largo della Sanità Militare (nella foto a destra), sovrastato da uno splendido mosaico cosmatesco del 1210 raffigurante Cristo nell'atto di liberare due schiavi e che fa da ingresso alla minuscola chiesa di S.Tommaso in formis.

  7. #7
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SANTA MARIA IN DOMNICA

    La chiesa fu fatta ricostruire nel IX secolo da Pasquale I su un'antica diaconia romana, eretta, quest'ultima, secondo un'antica tradizione, sulla casa di Santa Ciriaca, ma più verosimilmente sui resti di un antico edificio pubblico del VII secolo, i praedia dominica, aree di pertinenza imperiale: ciò spiegherebbe anche l'appellativo "in domnica" arrivato fino a noi. L'elegante facciata rinascimentale, preceduta da un ampio portico, fu fatta costruire da papa Leone X nel XVI secolo. L'interno è a tre navate scandite da 18 colonne ornate da capitelli corinzi di forma diversa l'uno dall'altro. Gli splendidi mosaici dell'arco trionfale e dell'abside (commissionato, questo, da papa Pasquale I che, con l'aureola quadrata dei vivi, appare ai piedi della Madonna con il Bambino) rappresentano l'esempio meglio conservato della cosiddetta "rinascenza carolingia" a Roma. La chiesa si affaccia su piazza della Navicella (a Roma, anche la chiesa è chiamata S.Maria alla Navicella), così chiamata per la fontana a forma di nave romana che la decora (nella foto a destra). Secondo un'antica leggenda la navicella fu rinvenuta nei pressi del Colosseo e si tratterebbe di un ex voto dedicato a Iside, la protettrice dei naviganti: fu dedicata o da marinai egizi di passaggio a Roma (qui sorgevano i castra peregrinorum, cioè le caserme dei militari non di stanza nell'urbe ma solo di transito) o dai marinai della flotta di Capo Miseno che qui risiedevano, essendo adibiti alla manovra del velarium, la grandiosa tenda che serviva a riparare i romani che assistevano agli spettacoli nel Colosseo. Appare assai incerto se la navicella fu soltanto restaurata o interamente realizzata ex novo da Andrea Sansovino nel 1519 a causa dei gravi danni dell'originale, ritenuti irreparabili dall'artista: la realizzazione fu voluta da papa Leone X Medici, del quale il piccolo monumento reca ancora gli stemmi sulle facciate del basamento. La sistemazione attuale risale soltanto al 1931, quando la navicella, collocata originariamente in una diversa posizione, fu trasformata in fontana alimentata dall'Acqua Felice. La navicella, sollevata su un cippo marmoreo ed inserita in un'aiuola quadrangolare, è protetta da colonnine raccordate da catene in ferro battuto.

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    VILLA CELIMONTANA



    Nella prima metà del Cinquecento l'area oggi occupata dalla Villa Celimontana era occupata da una vigna di proprietà della famiglia Paluzzelli, i quali avevano fatto eseguire scavi che avevano portato all'estrazione di pregiati marmi colorati (probabilmente appartenenti ad un tempio) ed utilizzati per la Sala Regia che il Sangallo stava in quegli anni sistemando in Vaticano. Nel 1553 Giacomo Mattei (lo stesso che fece costruire l'edificio quattrocentesco in piazza Mattei) acquistò la vigna per 1000 scudi d'oro, ma fu Ciriaco Mattei a trasformarla in villa nel 1580, incaricando l'architetto Giacomo Del Duca, discepolo di Michelangelo, della costruzione dell'edificio e della prima sistemazione del parco, arricchito con la notevole collezione di opere d'arte dei Mattei. Non è possibile individuare l'aspetto della costruzione originaria perchè durante i vari passaggi di proprietà l'edificio fu più volte restaurato, ma probabilmente era ad un solo piano, con un portico sulla facciata e concluso dal fregio dorico e dalla balaustrata tuttora esistenti: oggi si presenta invece sopraelevato di un piano, a pianta quadrangolare con due bassi avancorpi laterali anteriori. Il piazzale livellato dove sorge la villa non è naturale: esso, infatti, è sostruito da grandiose murature antiche, in gran parte di età flavia, i resti delle quali sono visibili soprattutto sul lato meridionale. Successivamente il giardino fu definito dagli architetti Giovanni e Domenico Fontana, ai quali si deve l'arredo dell'Obelisco donato dal Comune di Roma nel 1582 ed ivi trasportato nel 1587, posto al centro del teatro. La villa fu anche famosa per la bellezza delle sue fontane, alla realizzazione delle quali Girolamo Mattei chiamò Gian Lorenzo Bernini. Al grande artista sono infatti attribuite due fontane: quella denominata dell'Aquila (emblema araldico dei Mattei) e quella del Tritone, entrambe scomparse come anche le altre che ornavano la villa. A proposito di Girolamo, a lui si riferisce la dicitura posta sull'originale portale posto dinanzi alla chiesa dei Ss.Giovanni e Paolo, con la data, 1650, relativa al restauro effettuato. La Villa rimase ai Mattei fino al 1802, anno di vendita del complesso, anche se la spoliazione dei prezzi pregiati era già iniziata nel 1770 con la vendita di 10 statue al Vaticano (tra cui l'Amazzone, la Pudicizia, il Traiano seduto, ora al Louvre) e nel 1802 con la testa di Augusto sempre al Vaticano. La Villa in questi anni subì numerosi passaggi di proprietà: nel 1813 fu acquistata dal principe Manuel Godoy, principe di La Paz e ministro di Carlo IV di Spagna, poi subentrò la principessa Marianna d'Orange Nassau, figlia di Guglielmo I d'Olanda, nel 1857 la principessa Federica di Prussia, della principessa di Bauffremont e infine nel 1869 il barone bavarese Riccardo Hoffmann. Dopo la I Guerra Mondiale la Villa fu confiscata dallo Stato Italiano ai proprietari di nazionalità tedesca quale bene nemico: soltanto nel 1926 fu donata al Comune di Roma che adibì Villa Mattei Celimontana a parco pubblico. Nel 1923, proprio in previsione dell'apertura al pubblico, furono rimosse le sculture più importanti e depositate al Museo Nazionale Romano; nel 1926 l'edificio fu donato alla Società Geografica Italiana, un'associazione dedita alla pubblicazione di riviste che hanno lo scopo di favorire le conoscenze geografiche. Entro l'area della villa, a sinistra dell'attuale ingresso di piazza della Navicella, vi era la caserma della V coorte dei Vigili, vista negli scavi del 1820, del 1931 e del 1958, i cui resti appartenevano al periodo traianeo. La Villa fu famosa anche in relazione alla cerimonia iniziata da S.Filippo Neri nel 1552, ovvero la Visita delle Sette Chiese (S.Pietro, S.Giovanni in Laterano, S.Maria Maggiore, S.Paolo fuori le mura, S.Lorenzo fuori le mura, S.Sebastiano all'Appia Antica e S.Croce in Gerusalemme), durante la quale i Mattei aprivano il parco al pubblico e offrivano ospitalità ai numerosi pellegrini provati dal cammino, i quali venivano anche rifocillati con pane, vino, salame, formaggio, un uovo e due mele. Una lapide posta alla sinistra dell'ingresso della Villa su piazza della Navicella ricorda che "Questo portale, già ingresso della Villa Massimo al Laterano demolito nel MDCCCLXXXV (1885) donato alla Città di Roma dalla Ecc. Famiglia Lancellotti , venne qui ricostruito e restaurato dal Governatorato di Roma nell'anno MCMXXXI (1931)". Il portale è costituito da una porta bugnata, decorata con due cariatidi e uno stemma del Comune di Roma, sormontata da un attico con balaustrata e finestre. A sinistra dell'edificio, alla fine del viale centrale, si trova l'obelisco (come si vede nella foto qui accanto, in uno stato piuttosto precario), qui traslato nel 1817 dalla posizione originaria ad opera dell'architetto spagnolo Antonio Celles, a seguito dei lavori di rinnovamento voluti dal principe Gody: fu in questa occasione che venne posto sul basamento attuale al posto dell'antico basamento cinquecentesco, costituito da quattro leoni angolari. Triste la vicenda legata che accadde nei lavori di posa in opera del nuovo basamento: un canapo si ruppe ed un povero operaio vi rimise le mani e parte di un braccio, amputati d'urgenza e rimasti da allora sotto l'obelisco. L'obelisco presenta la parte inferiore del fusto più grande, eterogenea e di origine ignota, mentre la parte superiore, di 2,68 metri, reca geroglifici con il nome di Ramsete II (1304-1236 a.C.) e fu innalzato, insieme a quello che si trova in piazza della Rotonda, nel Tempio del Sole a Eliopoli. Trasportato a Roma, lo "spiedino" (traduzione della parola greca obelískos) fu sistemato, insieme a quelli che si trovano in piazza della Minerva e in via delle Terme di Diocleziano, ad ornamento del famoso santuario della comunità egizia, il Tempio di Iside (nella zona dell'attuale via di Pie' di Marmo). Prima della sistemazione attuale l'Obelisco fu posto, nel XIV secolo, ad ornamento della scalinata del Campidoglio:la leggenda narra che il globo posto sulla sua cima contenga le ceneri di Augusto e che fosse stato alzato sul Campidoglio da Cola di Rienzo, come simbolo della libertà romana.

  9. #9
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    SAN GREGORIO MAGNO



    Sull'omonima piazza di S.Gregorio sorge la bella chiesa di S.Gregorio Magno, un elegante esempio del Seicento romano. Fu fondata nel 575 d.C. dallo stesso San Gregorio, che trasformò la sua casa di famiglia, che qui sorgeva, in un monastero. Nato a Roma nel 535 dalla nobile famiglia degli Anici (in una casa, secondo la tradizione, dove oggi sorge la chiesa di S.Gregorio della Divina Pietà) fu praefectus urbis prima di diventare monaco nel 575. Divenne papa il 3 novembre 590, quando a Roma c'era la peste e per questa organizzò una grande processione alla fine della quale, secondo la leggenda, sarebbe apparso nel cielo l'arcangelo Michele che rinfoderava la spada, a significare la fine dell'epidemia, posandosi sul Mausoleo di Adriano, che da allora fu chiamatoCastel S.Angelo. La chiesa fu ricostruita nel Medioevo e restaurata nel 1633 da G.B.Soria, quando il cardinale Scipione Borghese ne fece rifare la facciata e l'atrio. L'aspetto attuale lo deve alla successiva restaurazione del 1725 operata dall'architetto Ferrari. La chiesa è raggiungibile tramite una stupenda scalinata. L'interno, anch'esso rimodellato dal Ferrari, in stile barocco, ha, in fondo alla navata laterale destra, la cappella di San Gregorio e, accanto, un'altra piccola cappella, che potrebbe essere stata la cella del santo, in cui si trova il suo seggio episcopale in marmo, del I secolo a.C. Nell'orto adiacente alla chiesa, si trovano le tre piccole cappelle di S.Silvia, S.Barbara e S.Andrea: quest'ultima, è l'oratorio primitivo del monastero fondato dal santo. Anche la cappella di S.Barbara, dal punto di vista storiografico, è molto importante, perché contiene "il Triclinio", la tavola di marmo sulla quale San Gregorio serviva personalmente il pranzo a dodici poveri (nella foto a destra). Un giorno, però, apparve un tredicesimo commensale: si trattava di un angelo, al quale Gregorio servì ugualmente il pranzo. In memoria di questo fatto, ogni Giovedì Santo, il papa serviva su questa tavola il pranzo a tredici poveri, ma l'uso cessò dopo il 1870. Dal fatto miracoloso discende, si dice, la superstizione dell'evitare di essere tredici a tavola: in origine, lo si fece per rispetto religioso all'angelo, non volendo ripetere ciò che era accaduto per origine divina, ma, in seguito, la cosa prese significato di malocchio e sfortuna. Vari ruderi sono sparsi nella zona circostante la chiesa: un tratto di criptoportico sotto la casa del portiere, a destra della chiesa; resti di una casa d'abitazione a più piani, dell'inizio del III secolo, sotto la cappella di S.Barbara, dove sono ancora visibili, come si può notare nella foto qui a sinistra, le mensole in travertino che sorreggevano un balcone al I piano; un tratto di mura in opera quadrata di tufo, che riveste un nucleo cementizio, resto di una costruzione di età repubblicana, sulla destra dell'oratorio di S.Silvia. Particolarmente interessante, poi, nella zona più in alto, dietro l'oratorio di S.Andrea, un'aula basilicale absidata, la cui muratura denuncia un'epoca assai tarda. L'edificio è stato identificato con la biblioteca di papa Agapito I (535-536), sulla cui esistenza siamo informati da una lettera di Cassiodoro e dall'iscrizione dedicatoria, copiata dall'Anonimo di Einsiedeln.

  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    02 Jan 2006
    Località
    Roma
    Messaggi
    11,967
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    CLIVO DI SCAURO



    La via conserva l'antico nome originario, Clivus Scauri, con un percorso che ricalca perfettamente quello antico, come testimoniato da fonti medioevali a partire dall'VIII secolo, ma anche da un'iscrizione imperiale. L'apertura della strada va attribuita a un membro della importantissima famiglia degli Aemilii Scauri (si pensa a M.Emilio Scauro, censore nel 109 a.C.). La via, che ha conservato nell'insieme il suo aspetto assunto nella tarda età imperiale, è affiancata, lungo la parete adiacente alla Basilica dei Ss.Giovanni e Paolo, dalla facciata di un'antica insula del II secolo d.C., ossia un'abitazione con portico e botteghe al pianterreno (visibili nella foto a sinistra) e appartamenti ai piani superiori, come si può dedurre dalle due file di finestre che si affacciano sulla via. Nella foto sotto a destra possiamo vedere l'ingresso di questa abitazione scoperta nel 1887 e ritenuta quella dei Ss.Giovanni e Paolo, come indica anche la targa apposta sopra l'ingresso Qui i due ufficiali romani subirono il martirio ad opera di Giuliano l'Apostata e qui vennero sepolti: ciò trasformò la casa in un luogo sacro e venerato, sulla quale fu costruito prima un titulus e poi l'attuale Basilica dei Ss.Giovanni e Paolo. Caratteristici gli archi in laterizio che scavalcano la via, rifatti in età medioevale ma probabilmente già esistenti in antico e che fino al Cinquecento erano sormontati da un secondo ordine.


 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226