che c'entra il sito? la responsabilita' e' personale, no? altrimenti perche' ci si deve registrare?Originariamente Scritto da seurosia


che c'entra il sito? la responsabilita' e' personale, no? altrimenti perche' ci si deve registrare?Originariamente Scritto da seurosia


-----------------Originariamente Scritto da antonio
Bamboccetto: riporta un articolo giornalistico apparso sulla stampa estera che "riconosca" pubblicamente la competenza dei magistrati da te nominati.
Sull'impegno "politico" probabilmente qualcosa troverai.


----------------------Originariamente Scritto da robert jordan
Un "libero pensatore" non dice mai di essere un libero pensatore.
Non ne sente il bisogno.
Lo è!


----------------Originariamente Scritto da Ronald
Grazie! Hai ben spiegato i motivi della richiesta di Abu Mazen per tornara in Italia.
saluti


But an Italian judicial official pointed out that Mr. Spataro, 56, is not a member of any political party. He faced accusations of right-wing bias when he led prosecutions of the Red Brigade terrorist organization in the late 1970's and 1980's. Two of his colleagues, the official said, were killed by the Red Brigades.Originariamente Scritto da mustang
"I think people in Washington may not understand that in Italy a prosecutor does not choose what to investigate," the official said. "He has a legal obligation to investigate any crime."
Mr. Spataro, in a recent interview, expressed his disdain for the Americans' use of rendition, though he denied that he was motivated by that when he asked a judge to sign the arrest warrants against the C.I.A. officials. "I feel the international community must struggle against terrorism and international terrorist groups in accordance with international laws and the rights of the defendant," he said. "Otherwise, we are giving victory to the terrorists."
http://www.nytimes.com/2005/06/26/in...gewanted=print
e' solo un esempio.


Originariamente Scritto da robert jordan
è chiaro che il nytimes non conosce bene la legislazione italiana in materia
La Forleo e Spataro prossimi capi del SISMI ????
CASO ABU OMAR IL SENATORE A VITA METTE IN GUARDIA PALAZZO CHIGI: GLI USA SONO PREOCCUPATI
Cossiga: De Gennaro e Pollari sapevano del rapimento Cia
Per l’ex Presidente i giudici vogliono arrivare a Gianni Letta
11/7/2006
di Ugo Magri
ROMA. Romano Prodi stia bene attento, lo mette in guardia Francesco Cossiga, perché il caso Abu Omar rischia di provocare contraccolpi molto seri. Nei rapporti con gli Usa, anzitutto. La Cia è allarmatissima, autorevoli esponenti di quel mondo si sono fatti vivi ancora ieri pomeriggio per esprimere grande preoccupazione. E hanno chiesto aiuto a lui, l’ex Presidente della Repubblica, uno dei senatori a vita che col loro appoggio tengono in vita il governo a Palazzo Madama, perché non sanno più a quale porta bussare.
«Palazzo Chigi pare non rendersi conto», sospira al telefono Cossiga mentre è in viaggio verso una clinica di riabilitazione a Costa Masnaga, «delle conseguenze internazionali dell’inchiesta. Si sottovaluta cosa può significare, ai fini della nostra sicurezza, che un organo di polizia giudiziaria in Italia sia in grado di ascoltare le conversazioni del direttore del servizio segreto militare, del capo del controspionaggio e della sede centrale. Con il fondato timore che abbiano compiuto intercettazioni ambientali perfino a Forte Braschi...». Addio, a quel punto, collaborazione internazionale con gli altri 007: «E’ molto difficile che non solo la Cia, ma qualunque altro servizio di intelligence, sia più disposto a passarci informazioni riservate, sapendo che di lì a poco potrebbero finire nelle carte pubbliche di un processo. La posta in gioco è molto, molto elevata».
Il governo, s’è convinto il senatore a vita, sottovaluta la faccenda: «Io sto facendo il possibile per segnalare i rischi». Anche con gesti clamorosi. L’altro giorno Cossiga aveva annunciato l’intenzione denunciare i due magistrati che conducono l’inchiesta sul rapimento dell’imam, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. La denuncia verrà presentata tra un paio di giorni ai carabinieri di Lecco, la stanno scrivendo magistrati e avvocati amici del Picconatore. Sosterrà che i pm hanno commesso un reato contro la personalità dello Stato.
Ieri, nuovo colpo mediatico: Cossiga s’è presentato al carcere milanese di San Vittore per recare visita al numero due del Sismi, Marco Mancini, arrestato nei giorni scorsi. Gli ha portato in dono una Bibbia di Gerusalemme in lingua inglese e il libro delle Cronache di Narnia. E poi conferenza stampa col botto. L’ex Presidente ha lasciato intendere che l’inchiesta punta come un missile su Gianni Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi: «Obiettivo dei pm non è Nicolò Pollari, direttore del Sismi, non è Mancini, ma un uomo che faceva parte del passato governo, che aveva competenza sui Servizi e che non si chiama Enrico Letta...». Lo zio, appunto.
A questo proposito, dentro i Palazzi romani, le voci più disparate si inseguono. Chi ha parlato con Letta (Gianni) lo descrive tranquillissimo: «Metterlo nel mirino dell’inchiesta sarebbe una follia. E poi figuriamoci, conoscendo la sua proverbiale prudenza, se uno come lui può avere mai dato l’avallo politico a un rapimento...». D’altra parte Cossiga non mai è uno che parla a caso. Specie, poi, se si tratta di 007. Di sicuro ha in mente un disegno. Sabato era andato a trovare Pollari: prima gli aveva dato solidarietà, poi gli aveva consigliato caldamente di dimettersi e di raccontare ai magistrati tutto quello che sa. E sa molto, secondo l’ex Capo dello Stato: «Pollari era sicuramente informato della vicenda, come pure Gianni De Gennaro, capo della Polizia». Gli americani si arrabbierebbero, se Pollari dicesse che la Cia ha chiesto collaborazione nel rapimento dell’imam? Certo, non sarebbero contenti. Ma il direttore del Sismi se ne deve infischiare altamente: «Non è affar suo farsi carico dei rapporti con gli Usa nel momento in cui il nostro governo mostra di averlo scaricato».
Il governo, appunto: per Cossiga dovrebbe rassegnarsi a «prendere atto che, con i Servizi paralizzati da magistrati girotondini come Spataro e sceriffi come Pomarici, l’Italia non è in grado di collaborare nella lotta contro il terrorismo internazionale».
Provocazione rivolta a Romano Prodi e a Massimo D’Alema: «Forse è giusto che ci si chiuda nella difesa della nostra sicurezza, anche concludendo concreti e leali accordi con le grandi organizzazioni cosiddette terroristiche, da Hamas a Hezbollah, dai Fratelli Musulmani ad Al Qaeda. C’erano riusciti i governi della Prima repubblica, come potrebbe non riuscirci un governo di sinistra-centro?». Coda intrisa di veleno: [U]«Facciamo condurre la trattativa a Spataro e alla Clementina Forleo».[/U]
http://www.lastampa.it/redazione/cms...7521girata.asp
Il mondo alla rovescia quando il governo è ricattato sulla politica estera.
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A fool and his money can throw one hell of a party.


I campioni del mondo giocheranno in serie C, perché il processo moralistico al sistema e alla “responsabilità oggettiva” esige la ghigliottina. Per i Borrelli e i Rossi non basta punire comportamenti scorretti, eventualmente provati da seri processi, bisogna appunto rovesciare il mondo e dimostrare l’indimostrabile contro il principio di realtà: la palla è quadrata e i campioni del mondo hanno rubato gli scudetti, anche se sono formidabili rigoristi, e hanno il carattere che si è visto.
Bene, ma questo è il calcio, è un gioco. Alla fine, pazienza.
Se il cretino collettivo ci casca, se la stessa gente che sventola il tricolore e impazzisce per la finale di Berlino poi si piega alla sentenza politicamente corretta, e danna i propri eroi, si merita tutta la mediocrità morale e civile del caso.
Ben gli sta, al tifoso che si fa cittadino integerrimo e non capisce la differenza tra radiare una mezza dozzina di Moggi beccati con le dita nel vaso della marmellata e sconvolgere con il solito giacobinismo dei poveri il gioco più bello del mondo, in cui siamo campioni del mondo.
A noi piace Buffon, lo scommettitore. Punto.
E passiamo alle cose serie, a quell'Italia alla rovescia nel campo della politica estera e di sicurezza il cui rovesciamento potrà avere conseguenze assai gravi sulla credibilità e sull’onore residuo di questo paese sciamannato, che ha trovato l’orgoglio nazionale ma sempre e solo nel pallone, nella palla benedetta e tonda.
Nel febbraio del 2003, questa è la incontrovertibile verità che noi possiamo scrivere perché non siamo un organo della ragion di stato né un giornale in lotta tra i poteri e gli apparati che fiancheggia, a Milano è scattata un’operazione coperta dei servizi americani e italiani (Cia e Sismi).
Nel segreto e contro la legalità ordinaria, dunque secondo la funzione propria dei servizi di sicurezza, uno strano tipo di imam della moschea di viale Jenner è stato preso di forza e spedito via Aviano e Ramstein in Egitto, in un carcere da cui poi stranamente, un anno dopo, si è fatto vivo per telefono, neanche fosse il Costa Rica.
Non sappiamo la ragione della deportazione forzata, e probabilmente non la sapremo mai: era un pericolo o era un uomo doppio, come alcuni dettagli della sua biografia personale farebbero pensare? Che cosa è andato storto?
E’ stato spedito in un paese e in carceri da cui i terroristi islamisti abitualmente non tornano per estrargli segreti decisivi nella lotta ad al Qaida, quindici mesi dopo l’11 settembre, o per infiltrarlo nelle reti parallele del terrorismo internazionale, cucendogli addosso il crisma del leader islamista perseguitato dagli occidentali?
Ma non è questo che conta.
Conta il fatto che quell’operazione, giusta o sbagliata, leggibile o obliqua, chiara o sfuggente a ogni interpretazione profana, era appunto una operazione coperta.
I magistrati, che sospettavano dell’imam e lo avrebbero eventualmente indagato e processato con i metodi ordinari, che spesso portano al nulla in ragione dell’ordinario e benedetto sistema di garanzie, non dovevano sapere alcunché di questa operazione straordinaria. I giornali dovevano essere rigorosamente esclusi dal gioco o coinvolti nel gioco come si fa in America, dove si negozia per un anno la pubblicazione o meno di notizie riguardanti la sicurezza nazionale.
I governi americano e italiano, oltre naturalmente ai capi dei servizi, dovevano essere informati ma dovevano anche essere pronti a negare pubblicamente di saperne alcunché.
L’unica forma di controllo accettabile doveva esercitarla il Comitato parlamentare sui servizi, in un patto di ferrea riservatezza.
Circostanze sgradevoli? Sì, certo.
E’ sgradevole violare la trasparenza e lo stato di diritto, ma è anche sgradevole perdere la battaglia contro un nemico ferocissimo che abbatte grattacieli, colpisce il cuore dell’occidente, fa saltare le metropolitane, le ambasciate, le navi e predica la logica del terrore divino, o guerra santa, in una comunità o umma di un miliardo e più di musulmani, una parte della quale ha evidentemente accettato o subito, per profonde ragioni storiche, la reviviscenza di una antica e mortale inimicizia verso di noi e verso il nostro famoso modo di vita fondato sulla libertà e le sue radici giudaiche e cristiane. Ed eccoci al punto, al rovesciamento dell'Italia.
L’operazione coperta è saltata. Nasce lo scandalo.
Ma quale sarebbe lo scandalo? Il fatto che il terrorismo è stato combattuto con i metodi sempre invocati dell’intelligence, cioè al confine tra legalità e illegalità, e oltre il confine se necessario. Il fatto che un giornalista semionesto e semilibero, come tutti noi, abbia fatto pasticci inenarrabili, giustificati ora con un tono andreottiano che fa un po’ ridere e qualche elemento di orgoglio che consola, nel tentativo di sbarrare la strada ai prodi combattenti della libertà di stampare le notizie riservate di interesse nazionale.
Pazzesco. Lo scandalo vero è un altro, come un bambino dotato di logica elementare dovrebbe capire di primo acchito.
Lo scandalo è che la solita alleanza di magistrati democratici e giornalisti democratici, e spezzoni di servizi democraticamente deviati, e viltà varie, ha fatto saltare il gioco e il banco, ma questa non è la roulette, questa è la sovranità dello stato italiano, il privilegio dell’esecutivo, la ragione per cui esiste una politica che in tempi di guerra si attiva e si giustifica a difesa della sicurezza dei pendolari e della stabilità dei grattacieli, con tutto quello che questo significa.
Spiace per i cronisti di Repubblica che “fanno la spola” con il dottor Armando Spataro della procura di Milano e con le Cia parallele di mezza Europa e con qualche carrierista potente negli apparati o qualche codardo del Sismi, e che ora chiedono la rivolta alla redazione del Corriere della Sera perché il suo editorialista Pierluigi Battista non si è prontamente allineato alla scia del loro “fare verità” in nome del “contropotere giornalistico”, ma la favoletta edificante che raccontano fa sorridere.
Se c’è uno scandalo non è che un Marco Mancini o un Pio Pompa o un generale Nicolò Pollari del controspionaggio abbiano avallato l’operazione coperta Abu Omar, collaborandovi e informando puntualmente il dottor Gianni Letta e il presidente del Consiglio e il ministro della Difesa, tenuti a negare per ragioni di istituto; lo scandalo, al contrario, è che i servizi si siano fatti intercettare dai magistrati, che nella cloaca delle rivelazioni a comando la diga della funzione civile e politica di istituzioni decisive per la vita dello stato abbia ceduto di schianto alle prime difficoltà, e che alla fine tutto si stia risolvendo nella solita faida & farsa all’italiana dei “non sapevo”, “non c’ero”, e “se c’ero, dormivo”.
La vergogna è che siamo un paese bucato, dove chi vince la coppa gioca in C, e chi combatte il terrorismo secondo il mandato speciale della legge istitutiva dei servizi e la logica della politica estera e di sicurezza viene devastato e processato sulla pubblica piazza, decomponendosi.
Se il governo, per il quale il ministro Giuliano Amato ha detto parole di saggezza ricordando la differenza tra un rapimento aggravato e un’operazione di polizia internazionale, non saprà mettere un freno allo scandalo, e trovare i mezzi per proteggere il lavoro di chi si batte contro i jihadisti, impedendo che questa risibile, miserabile faida premi la retorica dei contropoteri democratici, tutta l’Italia giocherà in serie C, ma qui non sono palle, signori, sono bombe.
L’elefantino su il Foglio del 11 luglio
saluti


La Repubblica è un giornale che ha modificato profondamente lo stile dell’informazione italiana, uscendo dall’equivoco un po’ ipocrita della neutralità di una stampa “al di sopra delle parti”, per caratterizzarsi invece proprio per il prendere parte. E’ stata criticata persino perché veniva intesa come un giornale-partito, che non si limitava a commentare e giudicare l’azione dei soggetti politici, ma interveniva direttamente nel confronto come un soggetto autonomo. Quello che da molti è stato considerato un difetto di questa testata, una sorta di giornalismo militante, ha invece un pregio assai rilevante, quello di non fingere un’impossibile equidistanza, a vantaggio di una sincera partigianeria. Meglio un po’ di faziosità esplicita della falsa neutralità, saccente e distaccata, che infarcisce i suoi messaggi subliminali di un’immensa presunzione di superiorità.
Stupisce, proprio per la natura intrinseca di questa testata, che essa si distingua, oggi, in una battaglia che contesta, a partire dalla vicenda di Renato Farina e della sua collaborazione con i servizi, il giornalismo militante.
Visto che il vicedirettore del giornale concorrente ha preso sul serio le motivazioni ideali di Farina, lo si accusa di avere “in uggia il mestiere di informare i lettori che ancora hanno fiducia nel Corriere della Sera”, come ha fatto ieri Giuseppe D’Avanzo.
In realtà il Corriere aveva dato largamente conto dei fatti, e tra questi anche delle ragioni di militanza occidentale addotte da Farina.
Per Repubblica questo non si può fare, perché trasforma i fatti in opinioni, creando un chiacchiericcio indistinto in cui non ci si può più raccapezzare. Viene il sospetto che Repubblica ora si consideri una specie di Pravda, interprete ufficiale della verità (è la traduzione della parola pravda), col conseguente ostracismo preventivo a ogni battaglia giornalistica alternativa a “Palazzo Chigi e alla procura di Milano.
Naturalmente si tratta di un’esagerazione, ma non sarebbe la prima volta che i sostenitori delle battaglie libertarie dall’opposizione, una volta arrivati dalle parti del potere, si trasformano repentinamente in occhiuti censori.
Il giornalismo impegnato in battaglie di parte non è cattivo giornalismo, è un antidoto necessario al conformismo.
Ovviamente ha senso se si svolge in competizione e contrasto con altre opinioni e altre idee, liberamente giudicate dai lettori, non da qualche improvvisato e imprevisto maestro.
Ferrara su il Foglio
saluti


Originariamente Scritto da Ronald
In assenza di argomenti contrari aventi la minima dignità etica e logica, come mancano assolutamente ai nostri contraddittori, sottoscrivo integralmente.
Saluti liberali


Originariamente Scritto da Pieffebi
Io sono ancora, per una volta, d'accordo con il ministro Di Pietro. Noto amico di Berlusconi e delle destre "bananas" (secondo lo squallido linguaggio di comunisti, postcomunisti e fascisti rossi).
Saluti liberali