Allora, concertissimo di Francesco Guccini, Palasport appena restaurato ed ampliato, inaugurazione annessa.
Cinquemilacinquecento scemi, dai coetanei di Guccini ai ragazzini delle medie, Palasport stracolmo, gente di ogni risma, famiglie, coppie, scoppiati vari.
Concerto previsto per le 21.30, si arriva alle sei di sera, preconcerto a base di birra, hot dog e salsiccia. Magliette classiche dei concerti gucciniani, allegria trattenuta. Si entra alle otto, il gruppo arriva alle 21.35, appena 5 minuti di ritardo.
Guccini saluta, chiacchera con il pubblico, solito comizietto scrauso antibanana, ma se vai al concerto di Guccini lo metti in conto, ammesso e non concesso che tu le posizioni di Guccini non le condivida.
Insomma, passato il comizietto si apre il concerto vero e proprio.
Prima canzone, da quando l'ha scritta, Canzone per un'amica. Sempre molto bella, ammaliante pur nella sua tristezza.
Ti viene da pensar male se ti ricordi che la canzone ha QUARANTATRE anni.
Ovviamente tutti seduti a terra, partono le canzoni "inedite e sconosciute" come "Noi non ci saremo" e altre.
Noi siamo in delirio, gli chiedono "Lettera", gli chiedono "Vorrei" ma nicchia, rifiuta (anche perché non sono affatto da concerto, effettivamente), la scaletta è quella e difficilmente la cambia.
Vabbè, partono canzoni lievemente più recenti, come "Incontro", "Canzone delle Osterie Fuori Porta", "Canzone quasi d'Amore", tutte abbastanza prevedibili ma veramente godibili, per passare all'apoteosi con Eskimo e soprattutto FAREWELL.
Io piango commosso, ma non sono proprio l'unico.
Delirio del pubblico, tutto molto figo, e... miracolo! Guccini acconsente a una richiesta del pubblico e parte Il Vecchio e il Bambino. Lacrime a scena aperta, le ultime strofe vengono sommerse da applausi scroscianti.
Piccolo break, comizietto bis sui valori della resistenza e della guerriglia partigiana. Vabbè.
Primo inedito assoluto "In collina", che sinceramente ho fatto del mio meglio per ignorare e "Il testamento del Pagliaccio", canzone di vago sapore De Andreesco.
Carine, ma finalmente ci si alza in piedi con Don Chisciotte. Spettacolo, canto a squarciagola da parte del pubblico, nell'ultima stanza della canzone a saper guardare si notano un po' di saluti romani e alcuni perfino delle tre dita di TP.
Spettacolo, si continua con Cyrano, spero nei Fichi ma nisba.
Ultima canzone, alla fine e come da tradizione, Locomotiva. Delirio, questo sì totale, è una foresta di pugni alzati. Anche io saluto alla maniera anarchica, per Locomotiva è un atto dovuto. Cantiamo tutti abbracciati, io sono schiacciato tra due zecche del Collettivo SciPol che pure mi salutano, ma con Guccini si può.