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  1. #11
    Indipendentista sardu
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    Citazione Originariamente Scritto da zephir
    Domanda: ma...la "desavoizzazione" comprende anche l'eliminazione delle intotolazioni ai vari Farini, Bixio, Bava Beccaris, Rubattino o ai soli membri della famigghia savoiarda (con tutto il rispetto per i biscotti )?

    Ciao

    per ora solo i savoiardi, anche se l'appello di iRS riguardava tutti i simboli della loro colonizzazione... passo dopo passo...

  2. #12
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    Ragazzi, la Sardegna stava sotto la cappella dei Savoia molto prima del resto dell'Italia...

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da zephir
    Domanda: ma...la "desavoizzazione" comprende anche l'eliminazione delle intotolazioni ai vari Farini, Bixio, Bava Beccaris, Rubattino o ai soli membri della famigghia savoiarda (con tutto il rispetto per i biscotti )?

    Ciao
    Cominciamo a partire dai SaBoia, dopo arriveremo anche ad altri (il problema sono però i disagi arrecati ai cittadini dai cambi di indirizzo).

    Applausi ai sardi per la "desavoizzazione"!

  4. #14
    Indipendentista sardu
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaromano
    Ragazzi, la Sardegna stava sotto la cappella dei Savoia molto prima del resto dell'Italia...

    Appunto. E tra tutti i periodi sotto il dominio degli straccioni savoiardi, è stato proprio quello settecentesco-primo ottocentesco il più deleterio. L'odio del popolo sardo per questi pezzenti è talmente radicato da far parte della cultura popolare, tra i "dìcius" (proverbi sardi) tradizionali, quelli antisavoiardi sono spassosissimi.

    Savoia A FORAS / Fuori i Savoia



  5. #15
    Indipendentista sardu
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem
    Cominciamo a partire dai SaBoia, dopo arriveremo anche ad altri (il problema sono però i disagi arrecati ai cittadini dai cambi di indirizzo).

    Applausi ai sardi per la "desavoizzazione"!

    per i cambi di indirizzo nessun problema, quante volte nelle periferie popolose delle città vengono reintitolate le vie! le vie e piazze savoiarde invece sono guarda caso sempre nei centri storici poco popolosi, ed a maggior ragione vanno rimosse. I titoli dei toponimi dei centri storici di città e paesi sono i più importanti, e se in passato questi pezzenti ci hanno imposto di cancellare i nostri toponimi cittadini storici dai centri dei nostri centri abitati per mettere i loro nomi da ebeti; adesso siamo noi ad imporre loro di andare a quel paese, che a casa nostra chiamiamo le strade come piace a noi!

  6. #16
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Citazione Originariamente Scritto da Cristianu
    per i cambi di indirizzo nessun problema, quante volte nelle periferie popolose delle città vengono reintitolate le vie! le vie e piazze savoiarde invece sono guarda caso sempre nei centri storici poco popolosi, ed a maggior ragione vanno rimosse. I titoli dei toponimi dei centri storici di città e paesi sono i più importanti, e se in passato questi pezzenti ci hanno imposto di cancellare i nostri toponimi cittadini storici dai centri dei nostri centri abitati per mettere i loro nomi da ebeti; adesso siamo noi ad imporre loro di andare a quel paese, che a casa nostra chiamiamo le strade come piace a noi!
    Capito. Mitico Gavino Sale con la bandiera sul busto!

  7. #17
    Indipendentista sardu
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    io sono preoccupato per gli attegiamenti di sfida del governo Prodi verso la sinistra sarda che governa la regione, assolutamente autonomista e sardista... sta per impugnare la legge della Consulta Sarda, ovvero un organo democratico che sta per essere convocato dalla regione autonoma, una sorta di stati generali del popolo sardo, per riscrivere DA ZERO lo statuto autonomico... ci sono dentro anche gli indipendentisti nella Consulta...

    ma il governo ha annunciato che impugnerà anche questa legge, nona mmette che la Sardegna rivendichi sovranità, questa è la giustificazione... in pratica gli statuti li vogliono scrivere a Roma, non tollerano che siano le regioni autonome a scriverli (hanno molta paura, Soru non nasconde di volersi ispirare al nuovo statuto catalano...)

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da lucaromano
    Ragazzi, la Sardegna stava sotto la cappella dei Savoia molto prima del resto dell'Italia...
    Suo malgrado e sempre sul piede di guerra!
    E quindi ha il diritto a disfarsene prima degli altri: sia dei bastardi che dei loro servi locali......
    Noi i nostri SOVRANI ce li abbiamo già:

    Giovanni Maria Angioy

    Nato a Bono il 21 ottobre 1751 e morto a Parigi il 22 febbraio/marzo 1808. Figlio di Pier Francesco Angioy e di Margherita Arras. Di nobile famiglia, si addottorò in giurisprudenza a Sassari nel 1771, divenendo nel 1773, a Cagliari, giudice della Reale Udienza. Dopo il 1789 fu a capo di un movimento antifeudale e antipiemontese, di cui fu portavoce “Il Giornale di Sardegna”.

    Nominato Alternos viceregio a Sassari, partì da Cagliari il 13 febbraio 1796 percorrendo trionfalmente l’Isola agitata e in rivolta. A Sassari continuò la sua politica antifeudale, ma accusato di voler sovvertire l’ordine, fu destituito e gli furono inviati contro 2500 cavalieri e 50 cannonieri. Sconfitto e colpito da taglia, abbandonò l’Isola per rifugiarsi a Parigi, dove non cessò di propugnare una Repubblica sarda sotto la protezione francese. A Parigi morì in data incerta, povero e in gran parte ignorato.


    Eleonora d'Arborea

    Eleonora nasce quasi sicuramente in Catalogna da Mariano IV de Bas-Serra e da Timbora di Roccabertì, ma trascorre la sua giovinezza nel territorio giudicale presso la piccola ma vivace corte oristanese dove, insieme ai fratelli Ugone e Beatrice riceve un’educazione adeguata al suo rango.

    Sposa Brancaleone Doria con il quale intorno al 1367 si trasferisce a Castelgenovese, odierna Castelsardo.

    Qui conduce vita ritirata, ligia all’educazione ricevuta, ai costumi del tempo e alla sua morale rigorosa, ma non cessa di seguire con vigile attenzione le vicende politiche legate al giudicato d’Arborea.

    Nel 1383 due episodi significativi imprimono una svolta radicale alla sua esistenza: il duplice assassinio del fratello Ugone e della nipote Benedetta e, successivamente, la prigionia del marito Brancaleone ad opera degli Aragonesi.

    Ma è proprio con gli Aragonesi, gli antichi amici trasformatisi in nemici, che Eleonora cerca il dialogo quando, chiamata dalla "Corona de Logu" a governare il paese per conto del figlio minorenne Federico riesce a conseguire una pace onorevole riportando così, con intelligenza e pragmatismo, l’ordine nel suo stato sconvolto dalle istanze sovversive di fazioni politiche locali.

    La pace con gli Aragonesi firmata nel 1388 consente, infatti, ad Eleonora di rivolgere tutte le sue energie alla riorganizzazione del Giudicato assecondando così le aspettative del popolo che chiedeva stabilità politica ed economica.

    Donna dotata di grande volontà e di alto senso della giustizia, deve la sua fama soprattutto alla monumentale raccolta di leggi "Carta de Logu" capolavoro di sapienza legislativa che fu, in seguito, estesa a tutta la Sardegna grazie al suo intuito politico alla sua intelligente lungimiranza e al suo spirito volitivo, il Giudicato di Arborea conobbe in quel tempo uno dei periodi di massimo splendore.

    Eleonora si dedicò anche alle cure della famiglia seguendo da vicino i figli, Federico e Mariano, ma non per questo cessò di prodigarsi infaticabilmente per il suo popolo con pietà e con amore, amministrando la giustizia e facendo fronte ai disagi di una lunga guerra.

    Morì di peste nel 1403 in un luogo imprecisato.


    Giudicato d’Arborea

    In epoca medievale nel panorama storico europeo, la Sardegna costituisce sicuramente un unicum con la sua realtà complessa, frammentata ed in gran parte sconosciuta. Infatti, mentre l’Italia e l’Europa tutta venivano travolte ed inglobate nel sistema feudale la Sardegna, ed il Giudicato di Arborea in particolare, mantenevano vive le conquiste avanzate nel diritto e nella cultura romana costituendo così un potenziale quanto eccezionale laboratorio storico. E, invece, non solo non si conoscono le pagine più belle e vive della sua storia, tra l’atro intimamente connesse con gli eventi chiave del bacino mediterraneo agli albori del I millennio, ma mentre sui manuali si continua a studiare Giustiniano e il suo Juris, Federico e la costituzione melfitana, si ignora totalmente la figura di Eleonora ed il codice civile penale e rurale da lei promulgato nel 1392: la "Carta de Logu".

    Donna di intelligente concretezza, capace di adeguarsi alle diverse esigenze del suo stato di moglie, madre, legislatrice e sovrana, condottiera e diplomatica. Appartenne al medioevo giudicale, forse l’età più luminosa e gloriosa, perché indipendente da dominazioni straniere e con un originale sistema politico e giuridico, con istituzioni democratiche in certo modo antesignana di quelle del XX secolo. I valori tutelati dalla Carta de Logu proiettano una luce di grande modernità e democrazia in questo angolo del Mediterraneo soprattutto attraverso il confronto con la contemporanea situazione nell’Europa feudale.

    Essi sono, infatti, l’espressione di uno stato non patrimoniale ma superindividuale, anch’esso sicuramente eccezionale per i suoi tempi. Al regno giudicale, infatti, nato attorno all’800 dai mutamenti politici ed istituzionali che causarono nell’isola la fine della dominazione bizantina deriva la sua particolarissima struttura dalla rielaborazione di forme politico-amministrative di matrice latino-bisantine. Mentre gli eventi politici e la stessa posizione geografica dell’isola causavano in un momento storico non ancora perfettamente definito l’isolamento della Sardegna da Costantinopoli, sede del governo centrale, la struttura giuridico-amministrativa nell’isola fu riorganizzata e adattata alle sue necessità e nacquero così i quattro giudicati unico esempio di entità statuali perfettamente conformate (popolo, territorio, vincolo giuridico) in cui il potere non deriva, come invece nelle altre entità statuali coeve, da entità superiori quali l’impero o il popolo.


    Carta de Logu

    La "Carta de Logu" promulgata da Eleonora d’Arborea è un’opera di fondamentale importanza diretta a disciplinare in modo organico, coerente e sistematico alcuni settori dell’ordinamento giuridico. Essa, infatti, comprende un codice civile e penale più un codice rurale. L’esigenza della codificazione è stata da sempre sentita per superare situazioni disciplinate in modo non chiaro e complesso, tali da rendere estremamente difficile e talvolta arbitraria l’attuazione del diritto e l’amministrazione della giustizia. La Carta de Logu inoltre, segna una tappa fondamentale verso una piena attuazione di uno "stato di diritto" cioè uno stato in cui tutti sono tenuti all’osservanza ed al rispetto delle norme giuridiche e grazie alla quale a tutti i cittadini e stranieri viene data la possibilità di conoscere le norme giuridiche e le relative conseguenze. Tale opera risponde in modo inequivocabile a questo bisogno e risulta il frutto di uno sforzo particolarmente intenso e tale da avere una lunga durata per quanto concerne la sua applicazione e il suo valore. non dobbiamo dimenticare, infatti, che la Carta de Logu" sopravvisse, sia pure con qualche difficoltà, alla fine del regno giudicale e rimase in vigore persino in epoca spagnola e sabauda fino all’emanazione del Codice di Carlo Felice dell’aprile del 1827. Bisogna, tuttavia, dire che nonostante "l’età" il suo valore è rimasto inalterato, anche se in parte ignorato, nel corso dei secoli. Da una sua lettura possiamo trovare disciplinate in modo chiaro e rispondente alla esigenza della certezza del diritto numerose situazioni ed istituti giuridici che ancor oggi rivestono una grande attualità. Basti pensare alla tutela e posizione della donna; alla difesa del territorio; al problema dell’usura; all’esigenza di certezza nei rapporti sociali pù volte ripresi dalla Carta de Logu. Tutto ciò induce ad avvertire l’esigenza di una pù approfondita lettura e di una possibile comparazione di numerose situazioni e istituti giuridici attuali con quelli presenti nella Carta de Logu.

    Introduzione alla Carta de Logu

    Nos elionora proissa gracia de deus iuyghissa de ar
    baree contissa de ghociani et biscòtissa de baso. Deliberando
    qui sos fideles et subdicosnostros dessu rennu nostru de ar
    baree. Siant informandos de capidulos et ordinamètos pros
    sos quales pozant viuere et si pozant conseruare insa via des
    sa viridadi et dessa iusticia et in bono pacifichu et tranquil=
    lu istadu. Ad honore de deus omnipotente et dessa gloriosa
    virgini madonna sancta maria mama sua:et pro còseruare de
    iusticia et pacifichu tranquillu et bonu istadu dessu pobulu
    dessu rennu nostru predicto et dessas ecclesias regiones echesi
    astighas et dessos lieros et bonos hoìs et pobulu tottu dessa
    dicta terra nostra et dessu rennu de arbaree fachimussas ordìa
    tiòes (e)t capidulos infra scriptos sos qualis bolemuset coman
    damus expresamenti qui si deppiant attenne et oseruare prole
    gie per ciaschaduno dessu iuyghadu nostru de arbaree per dit
    tu in iudiciu et exstra.
    Sa cartha de loghu sa quali cum grandissimo et prouì=
    dimèto fudi facta per issa bòa memoria de iuighi. Mar
    giani padre nostru in qua directu iuyghi de arbaree nò essen
    do correcta per ispaciu de .xvi.annos passados commo per
    multas varietadis de tèpus bissognando de necessitadi. Cor=
    rigerela et mèdari.Considerando sa veridadi et mutaciòe des
    sos tèpos qui suntu istadu seghidus poscha et issa conditio=
    ne dessos hoìs qui est istadu dae tandu inoghi multu per mu
    tada:et plus per qui ciaschuno est plus inqueniuili assuma=
    lu fageri qui nò assu bñ dessa replubigha sardischa. Cum de
    liberadu consigiu.Illa corrigemus et fagemus et mutamus dae
    bene in megius et comandamus qui si deppiant obseruare in=
    tegramète daessa sancta die innantes per illu modo infra scri
    pto cio est.



    La Sardegna non è mai stata italia e non lo sarà mai!

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Beli Mawyr
    .... mi domando: amici sardi, i 'vostri' sovrani li conoscete da un pezzo, come mai vi muovete solo ora?
    Eh sai, come si dice da noi.... Siamo un po'... "dormiti".....
    Ci vogliono le bastonate per svegliarci.... Comunque meglio tardi che mai!

    I nomi dei cani non vengono sostituiti soltanto con roba cattolica, ma anche con quelli dei patrioti ed eroi citati sopra......

  10. #20
    Indipendentista sardu
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    Citazione Originariamente Scritto da Beli Mawyr
    Beati voi ... nel senso dicevo 'vostri' in quanto già Regno di Piemonte e Sardegna. In ogni caso insisto: c'è voluta la famosa pubblicazione delle telefonata intercettata per spingervi alla 'desavoizazione' concreta?


    è stata una scintilla che ha permesso agli indipendentisti di alimentare le fiamme e di darsi visibilità su questa tematica. fino a pochi anni fa era impensabile cambiare i toponimi, anche quelli non savoiardi, ora è diverso.

    la Sardegna cambia di anno in anno, da piatta ed inerte per decenni (dopo un periodo di turbolenza dopo le guerre che ha portato alle poche conquiste autonomiche), pare si stia risvegliando poco per volta ma in maniera inaspettata.

    A foras sos Savoia.

 

 
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