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Risultati da 11 a 20 di 68
  1. #11
    Sconcertato.
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    Il Governo è chiamato a decidere per il bene e nell’interesse della collettività. Questo è il suo dovere, questa è la sua missione. Romano Prodi, 5 luglio 2006.
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    Citazione Originariamente Scritto da Libdx
    ma quale convergenza...prodi ha scazzato..l'iran, come la siria, dovrebbe essere colpito in alcuni punti strategici da israele.Altro che mediatore.
    Sei un sostenitore della guerra mirata? ma non farmi ridere va

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo
    scusa ma sei equilontano dalla realtà


    Spero solo di non dover morire nella terza guerra mondiale, tutto qui

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da alemaggia
    come se si fosse chiamato il duce a mediare nella guerra civile spagnola..

    saro sempliciotto e capisco che senza iran andiamo a piedi , al buio e al freddo
    ma mi pare una minchiata.

    Il prodiano di ferro non capisce

  4. #14
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    Il Governo è chiamato a decidere per il bene e nell’interesse della collettività. Questo è il suo dovere, questa è la sua missione. Romano Prodi, 5 luglio 2006.
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    La mossa diplomatica di Prodi
    al vertice di San Pietroburgo
    dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI

    L'IRAN sarebbe disposto a partecipare alla soluzione della crisi tra Israele e le milizie Hezbollah che sconvolge il Libano. Sia pure con molti punti interrogativi, è uno spiraglio di speranza, una potenziale svolta che emerge al G8 dalla telefonata tra Romano Prodi e il negoziatore iraniano sul dossier nucleare, Ali Larijani. È la novità più importante della giornata di ieri, nata dall'iniziativa del presidente del Consiglio italiano perché Teheran faccia la sua parte per bloccare l'escalation del conflitto in Libano. È il risultato di 24 ore in cui l'Italia ha assunto il ruolo di mediatore fra i Grandi riuniti a San Pietroburgo e i protagonisti del dramma mediorientale. Da una triangolazione di telefonate fra Prodi, il premier libanese Fouad Siniora e il premier israeliano Ehud Olmert, erano emerse anche le quattro condizioni contenute nel comunicato del G8 sul Medio Oriente.

    Le condizioni erano: rilascio dei soldati israeliani catturati dalle milizie Hezbollah e Hamas; stop alla pioggia di missili che Hezbollah lancia su Israele; fine dell'intervento militare israeliano in Libano e a Gaza; liberazione dei ministri palestinesi detenuti da Israele.

    Le quattro condizioni sono il frutto di una faticosa mediazione fra la posizione degli Stati Uniti, che mette l'accento sulla condanna degli Hezbollah come responsabili del conflitto attuale; e la linea italiana francese e russa, che pur riconoscendo il diritto di Tel Aviv all'autodifesa giudica "sproporzionata" la reazione militare israeliana degli ultimi giorni che ha devastato il Libano.

    Ma il comunicato del G8 non è molto più che un pezzo di carta. La possibilità di condizionare i protagonisti del conflitto appare minima: gli Stati Uniti finora non mostrano di volere esercitare pressioni reali su Israele; in quanto agli Hezbollah, nessuno dei Grandi riuniti a San Pietroburgo possiede un'influenza reale su di loro. Perciò l'apertura dell'Iran - ancora tutta da verificare nel suo significato reale - ieri è apparsa come la novità più sostanziosa, visto che il regime islamico di Teheran è il principale fornitore di armi e finanziamenti agli Hezbollah. L'inedito ruolo dell'Italia è emerso come una sorpresa in questo G8 dove nulla finora ha rispettato le previsioni.

    L'agenda del vertice di San Pietroburgo è stata sconquassata dall'irruzione della tragedia libanese. Il tema dominante di questo summit avrebbe dovuto essere l'energia e invece è stato liquidato rapidamente: proprio come l'anno scorso a Edimburgo, dove la cancellazione del debito ai paesi più poveri era stata messa in ombra dagli attentati terroristici di Londra. Anche stavolta i potenti del mondo si sono ritrovati costretti a rincorrere un'emergenza su cui hanno una presa minima.

    Nelle settimane precedenti l'appuntamento di San Pietroburgo si era parlato molto dell'evoluzione americana. George Bush e Condoleezza Rice hanno attenuato l'approccio unilateralista per adottare toni più "soft", la ricerca del consenso, una nuova attenzione al ruolo della diplomazia per risolvere le crisi internazionali. La novità è reale, ma in molte capitali del mondo è stata interpretata come un segno di debolezza: la conseguenza del caos iracheno dove l'America è impantanata con costi militari ed economici elevati; la paura di una sconfitta repubblicana nelle elezioni legislative di mid-term nel novembre prossimo.

    E allora ecco che la ragionevolezza americana ha sortito gli effetti meno desiderabili. Siria e Iran, convinti che gli Stati Uniti non possono permettersi altre avventure militari in Medio oriente, hanno avallato l'offensiva degli Hezbollah. La Corea del Nord ha effettuato i suoi test missilistici ignorando le diffide dell'Onu, e la Cina non si è distinta negli sforzi per disciplinare il suo pericoloso vassallo. Lo stesso Putin con la repressione scatenata contro i no-global e gli attivisti democratici al G8 ha dimostrato di non prestare più alcuna attenzione alle prediche occidentali sui diritti umani: con il petrolio che viaggia verso gli 80 dollari a barile, la Russia torna ad esibire la grinta della potenza imperiale e non prende lezioni da nessuno.

    L'unica nazione che finora sembra aver fatto un uso positivo della nuova linea soft invalsa alla Casa Bianca, è l'Italia. In mezzo allo stallo del G8, Prodi con i suoi contatti a Beirut, Tel Aviv e Teheran, ha messo insieme i pezzi di un mosaico che si ritrovano nel comunicato del G8 di ieri. È singolare che un governo italiano di centro-sinistra risulti più utile agli stessi interessi di Washington, di quanto non fosse stato il suo predecessore più "filoamericano". Se davvero la mossa di Prodi riuscirà ad attirare l'Iran in un ruolo negoziale positivo, i benefici potrebbero essere grandi.

    È ormai evidente che la teocrazia di Teheran è diventata un peso massimo in quella parte del mondo, e una soluzione duratura non si potrà raggiungere senza il suo consenso. La prudenza è d'obbligo, però: come si è visto nel dossier dell'armamento nucleare, sulla lealtà e affidabilità dell'Iran le prove devono ancora arrivare.

  5. #15
    VELTRONI DIMETTITI!
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    Citazione Originariamente Scritto da Stef@
    Sei un sostenitore della guerra mirata? ma non farmi ridere va
    guerra mirata?no.di interventi mirati Sì invece.

  6. #16
    ardimentoso
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    Allora....ahmadinejad è islamonazista che vuole la distruzione dello stato d'israele, nato dopo "l'olocausto" nazista, ma che a sua volta è additatao come "nazista" da una parte della maggioranza che sostiene Prodi, che contemporaneamente dà del "nazista" a tutto quell'ambiente di "destra radicale" che vede con simpatia il presidente iraniano.
    Pertanto, secondo l'assioma che chi và con lo zoppo impara zoppicare:
    - Prodi flirta con l'Iran "nazista": Prodi è "nazista"
    - La sinistra radicale è contro israele pertanto viene definita "nazista"
    - La destra radicale è "nazista per default
    - Il centro sinistra e il centro destra sono amici di israele definita "nazista": "nazisti" pure loro

    aho.....non ce se capisce più niente!!
    qui sò tutti "nazisti", ma alle elezioni poi non se prende un voto...

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Libdx
    guerra mirata?no.di interventi mirati Sì invece.
    beh perche secondo te condurre interventi mirati in siria ed in iran a cosa porta?

  8. #18
    VELTRONI DIMETTITI!
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    Citazione Originariamente Scritto da Stef@
    beh perche secondo te condurre interventi mirati in siria ed in iran a cosa porta?
    perchè il loro sostegno ad hezbollah cosa ha portato?o tu pensi che hezbollah sia autonoma e lotti per il proprio paese?orami anche i libanesi sanno che sono una forza mercenaria...

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Libdx
    perchè il loro sostegno ad hezbollah cosa ha portato?o tu pensi che hezbollah sia autonoma e lotti per il proprio paese?orami anche i libanesi sanno che sono una forza mercenaria...
    e la soluzione è dunque la guerra totale?

    mi fa specie che gli israeliani se ne siano accorti solo 7 giorni fa degli hezbollah ..

  10. #20
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    128 "Hezbollah pronti a finire la guerra"
    Un alto esponente iraniano ha reso noto oggi che gli Hezbollah hanno informato di essere pronti a finire la guerra contro Israele a condizione che lo stato ebraico rilasci i prigionieri libanesi detenuti nelle sue prigioni. L'affermazione è stata fatta dal comandante delle Guardie rivoluzionarie dell'Iran Yahya Rahim-Safavi, in un'intervista al quotidiano conservatore 'Kayhan Daily.

    Che la mediazione stia funzionando? Sarebbe un gran colpo per Prodi risolvere la crisi israelopalestineselibanese e quella dell'Iran... per di più in un colpo solo..

 

 
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