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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultor753
    Quello su cui intendo non è l'elaborazione teorica, ma la possibilità di comunicare queste nuove idee facendo leva su determinati simboli (falce e martello, stella rossa. Che Guevara) ormai inevitabilmente legati ad una certa concezione del comunismo e del suo ruolo storico e sociale, come sulla capacità di ricezione di dette idee da parte del "popolo delle sinistre". In parole povere, non credo nella possibilità di sfondamento per il comunitarismo come per altre concezioni rivoluzionarie in aree politiche che hanno ormai definito la loro identità. Questo discorso aprirebbe poi una discussione sulla necessità di rivoluzionare le categorie politiche nonchè i mezzi di comunicazione e di azione politica, ma come si suol dire "questa è un'altra storia"...

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    Sicuramente non sai come è stata accolta questa "provocazione", situazionista(?), quando mosse i primi passi, militanti, nella sinistra, con tutte le loro sicurezze, con i sacri testi, letti solo in un paio di lingue, operaismo, economicismo, e poi le piccole sette, anche Preve rimase spiazzato e ci attacco, ma dopo il primo incontro, credo, intuì le enormi potenzialità del Comunitarismo, in questi giorni a Napoli, all'istituto internazionale di filosofia, si stanno svolgendo dei seminari sul Comunitarismo, decine di riviste parlano di Comunitarismo, non dico che sia tutto merito nostro, ma quasi, ma la cosa importante da capire e che volevamo proprio questo, situazionisti(?), e altra cosa importante, il nostro Comunitarismo è Comunismo Nazionalitario

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  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80
    La questione che poni è molto seria e meriterebbe un dibattito sul forum.
    Oggi lo spazio politico è completamente occupato da altre forze e qualsiasi nuova formazione deve darsi da fare per crearsi un proprio spazio sottraendolo agli altri o crendone uno nuovo. Queso vale per il comunitarismo come per qualsiasi altro movimento rivoluzionario, non è facile e non è detto che si riesca.
    A parer mio per creare un nuovo movimento politico sono necessari tre elementi:
    1) una nuova cultura politica;
    2) una propria interpretazione ed analisi del mondo, non importa se eclettica perché le sistematizzazioni emergono col tempo;
    3) un proprio specifico universo simbolico;
    Se manca anche uno di questi elementi è meglio aderire a qualche movimento già esistente.
    Guardando alla mi esperienza personale di lombardo è proprio quello che la Lega ha fatto in modo cristallino negli ultimo 20 anni. Infatti, si è creata dei simboli (il sole delle Alpi e i raduni di Pontida), una visione del mondo (il populismo-localista) e una propria cultura politica (di tipo padano-tribale-paranoico). Io non condivido nulla di ciò, ma l’esempio è calzante e penso che dalla lega ci sia molto da imparare.
    Come dovrebbe essere un movimento comunitarsta? Non sono cose che si possono stabilire a tavolino, ma sono il risultato di prassi che coinvolgono generazioni di militanti. Mi limiterò solo a dire la mia modestissima opinone sui tre punti che ho prima ricordato.
    Io sono per una cultura politica socialista, democratica ed ecologista e, anche se sono un neofita di questo forum e non conosco bene l’ambiente comunitarista che mi pare ancora un fenomeno di Roma soltanto, mi sembra che questa sia la cultura che un po’ tutti vogliono.
    Come interpretazione ed analisi del mondo io condivido la critira radicale del marxismo di Preve e la sua proposta di fondazione filosofica dell’anticapitalismo. Questa concezione io la integrerei con l’analisi congiunta dei fenomeni culturali ed economici del moderno capitalismo (definito come accumulazione flessibile) che Harvey avanza nel suo libro La crisi della modernità. Tra parentesi mi sembra che l’analisi di La Grassa sul conflitto strategico sia convergente anche se espressa in un linguaggio differente.
    Dal punto di vista simbolico io non sono per una rottura netta, ma per una riforma dell’universo simbolico del comunismo novecentesco. In pratica vorrei fare la stessa operazione che Lenin fece nel ’17 nei confronti della tradizione precedente (sostituzione di partito comunista a partito socialdemocratico, ma conservazione della falce martello e della bandiera rossa). Personalmente io sarei per l’abbandono, sia pure con tutti gli onori, della falce e martello che fa riferimento a una centralità rivoluzionaria della classe operaia e dei proletari agricoli in cui io non credo più. Sono favorevole a conservare Che Guevara che era un antimperialista e che ritengo ancora molto attuale. Infine, io aggiungerei anche la bandiera italiana che mi sembra indispensabile per qualsiasi movimento che si vuole definire nazionalitario.

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  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer
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    Ciao, il problema è proprio l'elaborazione teorica, oggi senza una nuova teoria anticapitalista non si va da nessuna parte, anche il Comunitarismo non è un problema ne una novità per il mondo Comunista, il problema è stato, e per alcuni ancora lo è, l'irruzione di decine di persone nel loro mondo, cosa che poteva anche essere giustificato, ricordando le infiltrazioni e tutto il resto.

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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer
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    Sicuramente non sai come è stata accolta questa "provocazione", situazionista(?), quando mosse i primi passi, militanti, nella sinistra, con tutte le loro sicurezze, con i sacri testi, letti solo in un paio di lingue, operaismo, economicismo, e poi le piccole sette, anche Preve rimase spiazzato e ci attacco, ma dopo il primo incontro, credo, intuì le enormi potenzialità del Comunitarismo, in questi giorni a Napoli, all'istituto internazionale di filosofia, si stanno svolgendo dei seminari sul Comunitarismo, decine di riviste parlano di Comunitarismo, non dico che sia tutto merito nostro, ma quasi, ma la cosa importante da capire e che volevamo proprio questo, situazionisti(?), e altra cosa importante, il nostro Comunitarismo è Comunismo Nazionalitario

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    Unisco i tuoi due interventi per rispondere. L'elaborazione di una nuova teoria anticapitalista (per quanto mi riguarda preferirei antioccidentalista) assolutamente necessaria per la creazione di un nuovo soggetto rivoluzionario, non è il problema maggiore. Molto più problematico è capire se e come recuperare alla politica le masse e comunicare le proprie idee, sempre che tutto questo sia ancora possibile. Parlando da "esterno" penso non esista la possibilità di introdurre idee rivoluzionarie all'interno di schieramenti ormai consolidatisi e possessori di una loro chiara identità ed ideologia. Ben difficilmente si riuscirà ad esempio a convinvere un rifondarolo ad abbandonare il suo claudicante pseudomarxismo bertinottiano gandhista e politically correct per accettare il comunitarismo previano. Qui insomma non si tratta di coinvolgere filosofi in un dibattito culturale, ma riuscire a convincere la gente della validità delle proprie tesi. Credo questo oggi sia assolutamente impossibile rivolgendosi ad ambienti politici già definiti, ma si debba cercare di crearne di nuovi cercando quanto più possibile la trasversalità ed il recupero dei non-politicizzati.

  4. #24
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    Sono d' accordo ; il problema fondamentale è il recupero del popolo all' agorà ; nulla potrà essere tentato se non si supera questa vera e propria forma di diserzione alimentata da una paradossale miscela di crescente (percepita come tale) 'libertà' individuale e di crescente e profondo senso di impotenza pubblica. Niente potrà essere tentato finchè non si prende atto della scomparsa della società e di qualsiasi altra tipologia di rapporti di lungo periodo (stabili ) ; che la 'totalità' che ne ha preso il posto è composta da un mosaico di destini individuali che s' incrociano solo per un fugace istante. Credo insomma che ci sia soprattutto l' esigenza del recupero del 'discorso' politico.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Ultor753
    Unisco i tuoi due interventi per rispondere. L'elaborazione di una nuova teoria anticapitalista (per quanto mi riguarda preferirei antioccidentalista) assolutamente necessaria per la creazione di un nuovo soggetto rivoluzionario, non è il problema maggiore. Molto più problematico è capire se e come recuperare alla politica le masse e comunicare le proprie idee, sempre che tutto questo sia ancora possibile. Parlando da "esterno" penso non esista la possibilità di introdurre idee rivoluzionarie all'interno di schieramenti ormai consolidatisi e possessori di una loro chiara identità ed ideologia. Ben difficilmente si riuscirà ad esempio a convinvere un rifondarolo ad abbandonare il suo claudicante pseudomarxismo bertinottiano gandhista e politically correct per accettare il comunitarismo previano. Qui insomma non si tratta di coinvolgere filosofi in un dibattito culturale, ma riuscire a convincere la gente della validità delle proprie tesi. Credo questo oggi sia assolutamente impossibile rivolgendosi ad ambienti politici già definiti, ma si debba cercare di crearne di nuovi cercando quanto più possibile la trasversalità ed il recupero dei non-politicizzati.
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    Posso anche essere d'accordo, in parte, con il tuo pensiero, anche per noi è primario riuscire a sensibilizzare e ricreare quel sentire comunitario nelle masse, ci stiamo provando, x questo io insisto nell'utilità di lavorare anche all'interno di organismi non proprio "radicali".
    Tu ai una percezione sbagliata del vasto mondo dalla "sinistra" e non è neanche vero che i nostri interlocutori sono soltanto intellettuali, l'ostracismo nei nostri confronti, e in altri casi verso gruppi diversi, viene fuori nel momento di difesa della "setta", dove è forte l'appartenenza.

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