
Originariamente Scritto da
MrBojangles
Se vince la non politica
Gianfranco Pasquino
Sbagliando, è anche possibile interpretare l´art. 11 della Costituzione come divieto di partecipare a qualsiasi azione che implichi l´uso delle Forze Armate.
Chi ritiene corretta questa interpretazione dovrebbe allora proporre l´abolizione dei due commi che, invece, una volta ripudiata la guerra «come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»
Suggeriscono che azioni militari sono costituzionalmente praticabili in situazione di coordinamento e cooperazione internazionale. Se, al contrario, l´art. 11 consente, come credo, all´Italia di intraprendere azioni militari, allora sarebbe opportuno che il centrosinistra, che è lo schieramento attraversato da maggiori e persistenti tensioni in materia, definisse con chiarezza, quasi una volta per tutte, le condizioni nelle quali e le modalità con le quali il governo/lo Stato italiano ritengano di potersi impegnare in azioni che contemplino la possibilità/il rischio del ricorso alle armi. Scrivo "quasi" perché sono perfettamente consapevole di quanta imprevedibilità caratterizza le relazioni internazionali. In qualunque modo venga risolto, temporaneamente, il problema del rifinanziamento della missione/presenza militare italiana in Afghanistan, situazioni di questo genere sono destinate a ripresentarsi. D´altronde, l´appartenenza italiana alla Nato, all´Unione Europea, alle Nazioni Unite implica proprio che, a determinate condizioni e in circostanze specifiche, possa essere richiesto al governo italiano un contributo in termini di partecipazione a missioni che implichino la probabilità dell´uso delle armi. È facilissimo rispondere, come a priori fanno alcuni settori dell´estrema sinistra, «senza se e senza ma», che non esistono e non si presenteranno mai condizioni che giustifichino l´uso di armi italiane all´estero. Non entro neppure nella discussione delle conseguenze, che sarebbero di inevitabile isolamento e marginalizzazione internazionale dell´Italia, di una simile "non-politica". Mi chiedo, però, se, invece, di essere un gesto impregnato di alta moralità, questa non-politica non costituisca piuttosto un´istanza di cieco egoismo.
Naturalmente, non è affatto facile definire preventivamente quali sono le circostanze e le condizioni nelle quali le Forze Armate italiane non soltanto potrebbero, ma dovrebbero essere impegnate. Limitarsi ad affermare: esclusivamente in caso di «missioni umanitarie», dà un´indicazione che condivido, ma che è troppo vaga. Specificare la caratteristica cruciale delle missioni umanitarie con riferimento all´aiuto da fornire a governi deboli che intendano difendersi dal terrorismo interno e internazionale, con il sostegno a popolazioni che rischino il genocidio (ho in mente il Darfur), con il ristabilimento di situazioni violate da invasioni ad opera di potenze confinanti (ho in mente la Guerra del Golfo nel 1991), con l´interposizione fra combattenti il cui scontro sia sull´orlo della degenerazione, mi pare costituire una preliminare individuazione di situazioni sulle quali un accordo in tutto il centrosinistra avrebbe qualche possibilità di essere stilato. Indubbiamente, questa casistica è passibile di arricchimenti e di precisazioni. Inoltre, se il centrosinistra saprà delineare una casistica adeguatamente articolata e convincente di situazioni nelle quali è possibile autorizzare l´uso delle Forze Armate italiane, entro limiti e con mandati chiaramente definiti, potrà riuscire in un altro scopo: valutare di quanta e di quale forza militare gli Stati sovrani hanno il diritto di rivendicare l´uso.
Per essere davvero precisissimi, in mancanza di criteri prefissati, chi può affermare con sicurezza che la risposta (perché è effettivamente una "risposta") militare israeliana è sproporzionata? A quali criteri dovrebbe essere rapportato un uso ridimensionato alle "giuste proporzioni" della forza militare israeliana? E, nel caso di quel conflitto, che ha certamente radici storiche profonde, ma il cui recente inasprimento deve essere valutato nel contesto delle minacce iraniane, della recrudescenza delle attività degli Hezbollah libanesi sostenuti dal governo siriano, e delle posizioni di Hamas, sarebbe pensabile e praticabile un intervento di Forze Armate italiane nell´ambito di una politica coordinata dell´Unione Europea che vada oltre incomprensibili equivicinanze e equidistanze? Invece di cercare precari e fragili compromessi ad hoc, destinati ad essere, per ragioni più o meno nobili, rimessi costantemente in questione, è ora che il centrosinistra formuli una politica non egoistica e di lungo respiro concernente la sua disponibilità a collaborare con organizzazioni internazionali e con legittimi governi stranieri, anche attraverso un moderato e controllato uso di strumenti militari, a costruire un mondo migliore.
Pubblicato il 18.07.06