
Originariamente Scritto da
mustang
Nell’analisi delle difficoltà che attraversa la maggioranza l’accento è stato posto, naturalmente, sulle divergenze interne, che peraltro non sono una novità. Tutti i governi di coalizione debbono affrontare difficili problemi di sintesi, e i problemi sono acuiti, nel caso attuale, dall’esiguità dei margini parlamentari, dall’assenza di un partito-baricentro e da qualche incertezza nella leadership del premier Romano Prodi.
Tutte queste difficoltà, però, non basterebbero a far traballare un governo insediato da soli due mesi, se esso si trovasse di fronte un’opposizione attraversata dalla sindrome della sconfitta e per questo attirata nell’orbita di un atteggiamento minoritario, velleitariamente rissoso e succube dell’agenda politica dettata dall’esecutivo. E’ un rischio che è sempre presente.
Ma il discorso con cui Silvio Berlusconi ha motivato alla Camera l’assenso dell’opposizione al finanziamento delle missioni militari italiane ha dimostrato che questo rinchiudersi in se stessa dell’opposizione non è inevitabile.
Tenendo ferma la barra sugli interessi nazionali, Berlusconi non ha solo esercitato, come è stato costretto a riconoscere a denti stretti lo stesso Prodi, un ruolo istituzionale.
Ha dimostrato che l’opposizione mantiene un profilo di governo, che resta un’alternativa forte e credibile, non soltanto per i consensi che ha raccolto, ma per la politica che svolge. E’ questo, in ultima analisi, che fa traballare la maggioranza. Già qualcuno ha riconosciuto che per superare l’instabilità permanente dell’Unione, che si è vista sulla politica estera come sulle prime misure economiche, bisogna guardare al di là dei suoi confini.
A Prodi, per rintuzzare queste uscite, persino quelle dei suoi più stretti collaboratori, resta soltanto la minaccia di elezioni anticipate, che peraltro, visto che è stata bocciata la riforma istituzionale, non dipendono da lui.
Se deve ricorrere a questo dopo soli due mesi vuole dire che traballa davvero.
Ferrara su il Foglio di oggi
saluti