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Risultati da 61 a 70 di 109

Discussione: Chavez..che uomo!

  1. #61
    LokiTorino
    Ospite

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    Provo a inserirmi nella discussione perché trovo molto interessanti alcuni punti di Massimiliano.
    Sicuramente Chavez non è un marxista classico nel senso che non ha attuato un passaggio rivoluzionario verso il socialismo. Su questo c'è ben poco da discutere: Chavez sta cercando una nuova via per giungere al socialismo. Quanto integrale sarà questo socialismo lo si valuterà al momento della sua realizzazione. Per ora sta, diciamo, piuttosto ponendo un freno alle istanze turbo-capitaliste che possiedono tutti i paesi trainati dall'economia USA per via del petrolio. Questa cosa ovviamente pone degli attriti non da poco, attriti in molteplici livelli: il livello di chi prima speculava su certe attività e ora si è visto frenare, il livello di chi faceva parte della casta burocratica filo USA e si trova brutalmente tagliato fuori, il livello di chi apparteneva ad un apparato produttivo-distributivo che è entrato in crisi con le politiche economiche di Chavez.
    Ora, secondo me, le domande più importanti da fare sono le seguenti:
    Una politica di uscita dal mercato statunitense da parte di uno stato sovrano è un'ipotesi fattibile? Oltre che fattibile, è utile internazionalmente? Oltre che utile internazionalmente, è utile per noi?

    Fornisco le mie sintetiche risposte:
    1) L'uscita venezuelana potrebbe diventare un'ipotesi collaudata sul medio-lungo periodo se al Venezuela si aggiungeranno in cordata altri paesi non allineati. Per come sta viaggiando il processo capitalista secondo me è possibile che qualche paese rompa gli indugi (magari a tappe progressive) e si aggreghi.
    2) Il meccanismo di diaspora dal mercato statunitense da parte di nazioni in cui non è avvenuta una (pseudo)rivoluzione comunista oggigiorno è dovuto principalmente al multipolarismo degli imperialismi mondiali. Senza l'ombrello protettivo URSS, che garantiva l'uscita dal mercato di paesi comunisti (sulla carta), il motivo della possibilità dei vari paesi vassallo USA di uscire dal mercato è semplicemente il lento spostarsi dell'ago della bilancia dei rapporti di forza internazionali. Il soggetto Cina sta velocemente completando la sua parabola di concentramento capitalista, iniziando pure a esportale capitali (come dichiarato all'ultimo congresso del PCC). Mentre l'egemonia USA è sempre più messa in discussione da un soggetto che diventerà probabilmente il nuovo protagonista produttivo mondiale, la stretta di quest'ultimo permette tante piccole fughe.
    Internazionalmente credo che i soggetti che usciranno dal mercato USA soffriranno della solita dicotomia schizzofrenica di chi prova a impostare regole nuove ad un mercato tendenzialmente regolamentato globalmente da leggi ferree e spietate che non lasciano molto margine di manovra. Perfino la Cina comunista, nel suo tentativo di concentrare il capitalismo mondiale per fare saltare il banco, ha dovuto piegarsi a questi meccanismi. Quindi per i paesi non allineati, a meno di creare un "contro mercato" abbastanza ampio (ma l'URSS dimostra che non è una strada facilmente percorribile) o di allinearsi ad un impobabile cambio a 180° della politica economica estera cinese, dipingerei uno scenario simile a Cuba: alti e bassi, enormi contraddizioni interne, modello di sviluppo che sulla carta è vincente, ma che nella realtà si scontra con tutte le mancanze di un ambiente che permetta lei di metterle in campo.
    Chiaramente, il processo di uscita a cascata di paesi dal mercato USA, farà il gioco della Cina, che vedrà allentarsi un po' la pressione di un costo del petrolio elevato e di un accerchiamento USA nella regione.

    3) In Italia, ma piuttosto in Europa, abbiamo 50 anni di motore europeo bloccato da colmare. Stiamo viaggiando spediti, anche se il modello proposto è speculare a quello USA. Gli esempi venezuelani possono fare piacere per sfogare le nostre frustrazioni anti-USA, ma lo scenario è tutt'altro che idilliaco. Abbiamo modelli improponibili per l'Europa se vogliamo porci come partner paritario ad uno dei due grossi contendenti in lotta: Cina e Usa. Questo la borghesia europea lo sa bene e non permetterà a nessuno di mettere in discussione il modello capitalista fino all'ora della verità. Qui la corsa sta diventando sempre più frenetica e nella frenesia la borghesia europea non vuole minimamente rischiare di arrivare tardi visto che si è già mangiata 50 anni di sviluppo. Difficilmente l'Europa potrà diventare un colosso protagonista almeno fino alla resa dei conti Usa-Cina. Si dovrà giocare le sue carte bene scegliendo il partner che vincerà, perché per chi perde è riservato a sto giro un futuro di lungo colonialismo. Fino a quel momento comunque, l'Europa non permetterà a nessuno internamente di frapporsi, utilizzando i cannoni di Bava Beccaris se necessario. Sinceramente le ipotesi venezuelane potrebbero portare vantaggio se scegliessimo senza mezzi termini di porci come partner cinesi.

    Ho buttato giù un po' di riflessioni, non sono cose che auspico, ma che immagino, sia chiaro.

  2. #62
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da LokiTorino
    Provo a inserirmi nella discussione perché trovo molto interessanti alcuni punti di Massimiliano.
    Sicuramente Chavez non è un marxista classico nel senso che non ha attuato un passaggio rivoluzionario verso il socialismo. Su questo c'è ben poco da discutere: Chavez sta cercando una nuova via per giungere al socialismo. Quanto integrale sarà questo socialismo lo si valuterà al momento della sua realizzazione. Per ora sta, diciamo, piuttosto ponendo un freno alle istanze turbo-capitaliste che possiedono tutti i paesi trainati dall'economia USA per via del petrolio. Questa cosa ovviamente pone degli attriti non da poco, attriti in molteplici livelli: il livello di chi prima speculava su certe attività e ora si è visto frenare, il livello di chi faceva parte della casta burocratica filo USA e si trova brutalmente tagliato fuori, il livello di chi apparteneva ad un apparato produttivo-distributivo che è entrato in crisi con le politiche economiche di Chavez.
    Ora, secondo me, le domande più importanti da fare sono le seguenti:
    Una politica di uscita dal mercato statunitense da parte di uno stato sovrano è un'ipotesi fattibile? Oltre che fattibile, è utile internazionalmente? Oltre che utile internazionalmente, è utile per noi?

    Fornisco le mie sintetiche risposte:
    1) L'uscita venezuelana potrebbe diventare un'ipotesi collaudata sul medio-lungo periodo se al Venezuela si aggiungeranno in cordata altri paesi non allineati. Per come sta viaggiando il processo capitalista secondo me è possibile che qualche paese rompa gli indugi (magari a tappe progressive) e si aggreghi.
    2) Il meccanismo di diaspora dal mercato statunitense da parte di nazioni in cui non è avvenuta una (pseudo)rivoluzione comunista oggigiorno è dovuto principalmente al multipolarismo degli imperialismi mondiali. Senza l'ombrello protettivo URSS, che garantiva l'uscita dal mercato di paesi comunisti (sulla carta), il motivo della possibilità dei vari paesi vassallo USA di uscire dal mercato è semplicemente il lento spostarsi dell'ago della bilancia dei rapporti di forza internazionali. Il soggetto Cina sta velocemente completando la sua parabola di concentramento capitalista, iniziando pure a esportale capitali (come dichiarato all'ultimo congresso del PCC). Mentre l'egemonia USA è sempre più messa in discussione da un soggetto che diventerà probabilmente il nuovo protagonista produttivo mondiale, la stretta di quest'ultimo permette tante piccole fughe.
    Internazionalmente credo che i soggetti che usciranno dal mercato USA soffriranno della solita dicotomia schizzofrenica di chi prova a impostare regole nuove ad un mercato tendenzialmente regolamentato globalmente da leggi ferree e spietate che non lasciano molto margine di manovra. Perfino la Cina comunista, nel suo tentativo di concentrare il capitalismo mondiale per fare saltare il banco, ha dovuto piegarsi a questi meccanismi. Quindi per i paesi non allineati, a meno di creare un "contro mercato" abbastanza ampio (ma l'URSS dimostra che non è una strada facilmente percorribile) o di allinearsi ad un impobabile cambio a 180° della politica economica estera cinese, dipingerei uno scenario simile a Cuba: alti e bassi, enormi contraddizioni interne, modello di sviluppo che sulla carta è vincente, ma che nella realtà si scontra con tutte le mancanze di un ambiente che permetta lei di metterle in campo.
    Chiaramente, il processo di uscita a cascata di paesi dal mercato USA, farà il gioco della Cina, che vedrà allentarsi un po' la pressione di un costo del petrolio elevato e di un accerchiamento USA nella regione.

    3) In Italia, ma piuttosto in Europa, abbiamo 50 anni di motore europeo bloccato da colmare. Stiamo viaggiando spediti, anche se il modello proposto è speculare a quello USA. Gli esempi venezuelani possono fare piacere per sfogare le nostre frustrazioni anti-USA, ma lo scenario è tutt'altro che idilliaco. Abbiamo modelli improponibili per l'Europa se vogliamo porci come partner paritario ad uno dei due grossi contendenti in lotta: Cina e Usa. Questo la borghesia europea lo sa bene e non permetterà a nessuno di mettere in discussione il modello capitalista fino all'ora della verità. Qui la corsa sta diventando sempre più frenetica e nella frenesia la borghesia europea non vuole minimamente rischiare di arrivare tardi visto che si è già mangiata 50 anni di sviluppo. Difficilmente l'Europa potrà diventare un colosso protagonista almeno fino alla resa dei conti Usa-Cina. Si dovrà giocare le sue carte bene scegliendo il partner che vincerà, perché per chi perde è riservato a sto giro un futuro di lungo colonialismo. Fino a quel momento comunque, l'Europa non permetterà a nessuno internamente di frapporsi, utilizzando i cannoni di Bava Beccaris se necessario. Sinceramente le ipotesi venezuelane potrebbero portare vantaggio se scegliessimo senza mezzi termini di porci come partner cinesi.

    Ho buttato giù un po' di riflessioni, non sono cose che auspico, ma che immagino, sia chiaro.
    Comunista.

  3. #63
    Evoliano di sinistra
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    Brevemente Loki, mi piacerebbe cmq che commentassi gli estratti dal libro di Massari postati in questo 3d mi pare a pg 2,:
    1) Chavez si pone nel solco di un socialismo adogmatico, aideologico, riconosce dignita' al marxismo ma parla di fango di terra.
    2) Il riferimento ideologico ideale, quasi mito fondante della rivoluzione chavista e' Bolivar, che come sappiamo contemporaneo di Marx non era da esso visto molto bene;
    3) Sulla costruzione del fronte comune dei paesi non allineati, Chavez ci sta provando andando tralaltro contro i canoni classici del marxismo e riconoscendo come interlocutore un paese teocratico qual L'Iran

  4. #64
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da LokiTorino
    Provo a inserirmi nella discussione perché trovo molto interessanti alcuni punti di Massimiliano.
    Sicuramente Chavez non è un marxista classico nel senso che non ha attuato un passaggio rivoluzionario verso il socialismo. Su questo c'è ben poco da discutere: Chavez sta cercando una nuova via per giungere al socialismo. Quanto integrale sarà questo socialismo lo si valuterà al momento della sua realizzazione. Per ora sta, diciamo, piuttosto ponendo un freno alle istanze turbo-capitaliste che possiedono tutti i paesi trainati dall'economia USA per via del petrolio. Questa cosa ovviamente pone degli attriti non da poco, attriti in molteplici livelli: il livello di chi prima speculava su certe attività e ora si è visto frenare, il livello di chi faceva parte della casta burocratica filo USA e si trova brutalmente tagliato fuori, il livello di chi apparteneva ad un apparato produttivo-distributivo che è entrato in crisi con le politiche economiche di Chavez.
    Ora, secondo me, le domande più importanti da fare sono le seguenti:
    Una politica di uscita dal mercato statunitense da parte di uno stato sovrano è un'ipotesi fattibile? Oltre che fattibile, è utile internazionalmente? Oltre che utile internazionalmente, è utile per noi?

    Fornisco le mie sintetiche risposte:
    1) L'uscita venezuelana potrebbe diventare un'ipotesi collaudata sul medio-lungo periodo se al Venezuela si aggiungeranno in cordata altri paesi non allineati. Per come sta viaggiando il processo capitalista secondo me è possibile che qualche paese rompa gli indugi (magari a tappe progressive) e si aggreghi.
    2) Il meccanismo di diaspora dal mercato statunitense da parte di nazioni in cui non è avvenuta una (pseudo)rivoluzione comunista oggigiorno è dovuto principalmente al multipolarismo degli imperialismi mondiali. Senza l'ombrello protettivo URSS, che garantiva l'uscita dal mercato di paesi comunisti (sulla carta), il motivo della possibilità dei vari paesi vassallo USA di uscire dal mercato è semplicemente il lento spostarsi dell'ago della bilancia dei rapporti di forza internazionali. Il soggetto Cina sta velocemente completando la sua parabola di concentramento capitalista, iniziando pure a esportale capitali (come dichiarato all'ultimo congresso del PCC). Mentre l'egemonia USA è sempre più messa in discussione da un soggetto che diventerà probabilmente il nuovo protagonista produttivo mondiale, la stretta di quest'ultimo permette tante piccole fughe.
    Internazionalmente credo che i soggetti che usciranno dal mercato USA soffriranno della solita dicotomia schizzofrenica di chi prova a impostare regole nuove ad un mercato tendenzialmente regolamentato globalmente da leggi ferree e spietate che non lasciano molto margine di manovra. Perfino la Cina comunista, nel suo tentativo di concentrare il capitalismo mondiale per fare saltare il banco, ha dovuto piegarsi a questi meccanismi. Quindi per i paesi non allineati, a meno di creare un "contro mercato" abbastanza ampio (ma l'URSS dimostra che non è una strada facilmente percorribile) o di allinearsi ad un impobabile cambio a 180° della politica economica estera cinese, dipingerei uno scenario simile a Cuba: alti e bassi, enormi contraddizioni interne, modello di sviluppo che sulla carta è vincente, ma che nella realtà si scontra con tutte le mancanze di un ambiente che permetta lei di metterle in campo.
    Chiaramente, il processo di uscita a cascata di paesi dal mercato USA, farà il gioco della Cina, che vedrà allentarsi un po' la pressione di un costo del petrolio elevato e di un accerchiamento USA nella regione.

    3) In Italia, ma piuttosto in Europa, abbiamo 50 anni di motore europeo bloccato da colmare. Stiamo viaggiando spediti, anche se il modello proposto è speculare a quello USA. Gli esempi venezuelani possono fare piacere per sfogare le nostre frustrazioni anti-USA, ma lo scenario è tutt'altro che idilliaco. Abbiamo modelli improponibili per l'Europa se vogliamo porci come partner paritario ad uno dei due grossi contendenti in lotta: Cina e Usa. Questo la borghesia europea lo sa bene e non permetterà a nessuno di mettere in discussione il modello capitalista fino all'ora della verità. Qui la corsa sta diventando sempre più frenetica e nella frenesia la borghesia europea non vuole minimamente rischiare di arrivare tardi visto che si è già mangiata 50 anni di sviluppo. Difficilmente l'Europa potrà diventare un colosso protagonista almeno fino alla resa dei conti Usa-Cina. Si dovrà giocare le sue carte bene scegliendo il partner che vincerà, perché per chi perde è riservato a sto giro un futuro di lungo colonialismo. Fino a quel momento comunque, l'Europa non permetterà a nessuno internamente di frapporsi, utilizzando i cannoni di Bava Beccaris se necessario. Sinceramente le ipotesi venezuelane potrebbero portare vantaggio se scegliessimo senza mezzi termini di porci come partner cinesi.

    Ho buttato giù un po' di riflessioni, non sono cose che auspico, ma che immagino, sia chiaro.
    E fondamentale che si crei uno schieramento di Paesi che escano dall'influenza USA (Venezuela, Iran, Perù, Bolivia solo per dirne alcuni) e possano così creare un modello alternativo, intendiamoci non un esempio ma solo un modello, e soprattutto una rottura nell'attuale panorama liberistico dettato dal WTO e dal FMI. Che poi i modelli alternativi proposti siano definibili socialisti, fascisti, comunisti o quant'altro non me ne può fregar di meno, queste definizioni le lascio a chi, pur da adulto, gioca ancora con i soldatini americani e gli indiani e li divide in buoni e cattivi sulla base del vestiario.
    Per quanto riguarda l'Europa sono convinto che il sistema turbo-capitalistico non avrà vita facile perchè a differenza degli USA, dove ha trovato l'humus ideale (totale assenza di valori nonchè classica mentalità calvinista e giudaica), il retaggio culturale e sociale dei popoli europei porterà a tensioni sociali che costringeranno nel medio-lungo periodo ad una retromarcia rispetto agli attuali tentativi di liberalizzazione selvaggia.
    L'UE se avesse un pò più di forza politica non dovrebbe porsi come partner nè di Cina né di USA ma come elemento destabilizzatore di entrambi: dettare proprie regole sul mercato del lavoro imponendole sia a Cina che a USA (che sfruttano il Messico con il trattato NAFTA) altrimenti chiusura ai prodotti che non rispettano certi standard.
    Avrebbero più da rimetterci americani e cinesi che non gli europei.

  5. #65
    Massimiliano71
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    .

  6. #66
    Massimiliano71
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  7. #67
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    Onore al grande Comandante Hugo Chàvez!

  8. #68
    Massimiliano71
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    Citazione Originariamente Scritto da nazionalista77
    Hasta siempre.
    Disconnetti questo nick e riprendi quello solito, che siamo in attesa di una risposta, per favore.

  9. #69
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    Citazione Originariamente Scritto da Massimiliano71
    Dimostrami nei miei discorsi dove vi sia traccia di ideologia comunista. Per te incentivare la micro-imprenditoria tentando di bloccare il processo di iper-accumulazione capitalistica è parlare da comunisti...
    L'accumularsi di beni è capitali è un processo spontaneo e non può essere sottoposto al controllo dello stato altrimenti si disincentiverebbero gli investitori i quali andrebbero a cercare terreni favorevoli all'estero. Ma che stai dicendo? Il compito dello stato è proprio quello: incentivare gli investitori a lavorare nel proprio paese per inibire il processo di internazionalizzazione delle imprese (tipo multinazionali), non ponendo stupidi paletti "ideologici" sulla quantità di denaro da investire, altrimenti con quali soldi si accrescono le imprese e il numero dei posti di lavoro? Ecco perché dico che i tuoi principi utopici sono di sapore squisitamente comunista e ottuso.

    Per evitare che un'impresa vada fuori dalla nostra nazione si dovrebbe bloccare la borsa, cosa che a me va benissimo visto che non ha mai avuto la funzione di raccolta di capitali che vogliono far credere, ma nella tua mentalità ciò sarebbe impossibile, aggiungi a ciò il fatto che si dovrebbe bloccare la libera circolazione dei capitali..
    Forse. Ma per quanto mi riguarda sul territorio nazionale non vedo perché i capitali non debbano circolare.

    A me va bene, accetterei al massimo, un controllo stretto sugli stessi, ma a te andrebbe bene ciò?.
    Può darsi.

    I tuoi discorsi sono speculari a quelli dei new-global: questo sistema fa schifo, questo sistema produce mostri ma questo sistema è il migliore che ci sia!.
    Perché non ci studiamo insieme il programma economico del Front National? Vediamo che novità ci sono e poi parliamo di qual'è il sistema migliore o peggiore.

    Se te credessi veramente ad una terza via come sostieni più sotto (terza via che deve essere politica in primis, e solo di conseguenza sociale ed economica) saresti un fiero oppositore di questo sistema senza per questo essere comunista.
    Tu non hai compreso una cosa: io sono contro il sistema non contro gli imprenditori. Tu invece sembri essere contro le iniziative private e quando dici di non essere contro ti sforzi per trovare come limitarli al massimo... ma quelli se ne scappano se trovano ostilità in un tuo ipotetico governo!

    Per me il benessere è garantire a tutti i beni essenziali per una vita serena: la casa di proprietà, il diritto agli studi per i figli, la tutela della salute e un sistema pensionistico che garantisca un trattamento di quiescenza tale da garantire una vecchiaia tranquilla senza dover ricorrere a fondi pensione privati che tanti danni hanno fatto in USA e GB.
    Te che cosa intendi? Avere il telefonino? Poter andare in vacanza tutti gli anni? Avere il macchinone? Per me queste sono tutti beni superflui che se ci sono meglio, ma se non ci sono può andare bene lo stesso: l'importante è che a tutto il popolo italiano venga garantita un'esistenza degna con i beni realmente necessari per vivere..
    Si, ma se uno vuole 10 telefonini all'ultimo grido mica lo puoi insultare! Tu non puoi pensare di controllare i desideri e i pensieri altrui. Se uno vuole consumare a go go e lo può fare non devi arrivare tu a dirgli come deve o non deve vivere!

    Forse ti scordi che sei stato te a dire che in Venezuela c'è un regime comunista. In genere l'onere della prova spetta chi accusa non a chi si difende.

    Un presidente che definisce gli investitori e gli imprenditori "fascisti" da combattere è comunista e basta, mica è "nazista" come credi tu!
    In questo lasso di tempo quell'incompetente ha accentrato il potere, tormentato gli oppositori, punito i reporter, perseguitato le organizzazioni civili e aumentato al massimo livello il controllo dell'economia da parte dello Stato.
    Chávez ha raggiunto il controllo di tutte le istituzioni statali che potrebbero esercitare un monitoraggio del suo operato. Nel 1999 studiò un nuovo sistema costituzionale per cui il Senato oggi non esiste più riducendo così da due a una il numero di camere con cui è obbligato a trattare e a far finta di negoziare.
    È fuor di dubbio che la sua strategia abbia portato a programmi sociali innovativi in quartieri che prima erano stati abbandonati. Ma è giusto ricordare che questi cambiamenti ebbero luogo solo dopo che Chávez fu costretto a competere nel richiamo alle urne per il secondo referendum. Poi ha aumentato le spese pubbliche in maniera mai vista prima in altri Paesi in via di sviluppo senza però adeguata copertura finanziaria e ora lo stato versa in condizioni pietose. Tuttavia non è riuscito a migliorare in modo significativo né le condizioni di povertà, né le carenze del sistema educativo e tantomeno l'equità.
    Diversamente da quello che credete non tutti i poveri sono suoi sostenitori. La maggior parte dei sondaggi rivela infatti che almeno il 30 per cento della fascia bassa della popolazione disapprova il suo stupido operato. E si può ragionevolmente presumere che il 30-40 per cento dell'elettorato che non va a votare sia costituito principalmente da persone dai redditi minimi!

    Il problemino di Chávez è che l'opposizione è troppo forte per essere repressa apertamente e le conseguenze internazionali di una simile strategia sarebbero proibitive. In questo modo il presidente mantiene una parvenza di democrazia: il suo successo elettorale non dipende infatti dalle politiche in favore della fascia debole della società, bensì dal modo in cui Chávez gestisce l'opposizione organizzata!

    Cosa fa, poi, per distrarre l'opinione pubblica dal suo operato? Se la prende con qualcuno, in particolare con gli USA. Li ha accusati di aver complottato per ucciderlo, di progettare la sua destituzione dal potere, di aver pianificato l'invasione del Venezuela, di danneggiarne l'economia. Questa atteggiamento vittimistico o l'affrontare l'opposizione interna sono strategie con lo stesso scopo: servono a unificare e a distrarre la sua ampia coalizione... con un beneficio collaterale notevole: quello di ingraziarsi la sinistra internazionale. Avendo pochi successi economici e social-democratici di cui vantarsi, Chávez ha infatti un disperato bisogno di accattivarsi la sinistra. Sta giocando la carta anti-imperialista, semplicemente perché non ha altri assi nella manica.

    A me risulta che l'economia di mercato del Venezuela sia aperta solo agli investimenti stranieri, per il resto la dipendenza dal petrolio dell'economia venezuelana è sempre stata notevole: il 75% delle entrate dello Stato proviene da lì. I profitti del petrolio erano cosi facili che non sono state sviluppate altre fonti di benessere. Il guaio, quindi, è che Chavez non ha nemmeno un piano di collettivizzazione, una formula economica seria... ecco perché è un comunista fallito. Se per te "comunista fallito" significa "fascista" ecco come si spiega l'incapacità dell'area a teorizzare un sistema economico credibile. Pazienza!

    Quindi per te i servizi pubblici essenziali dovrebbero essere privatizzati?
    Sanità, trasporto pubblico, servizi energetici e vitali (acqua, luce, gas), scuola dovrebbero essere erogati da privati? Lo stesso vale per l'industria strategica nazionale?
    Quelli energetici e vitali no.

    In primo luogo ti smentisci con quanto scritto sopra: se sei favorevole ad una privatizzazione allora devi anche accettare il rischio dell'internazionalizzazione delle imprese.
    Può darsi, chiunque corre rischi... anche l'oppressione statale è un rischio come giustamente dice J. M. Le Pen.

    In secondo luogo quale sarebbe la terza via?
    Tu credi che ora ti posto tutto il programma della terza via. Se ne avessi uno elaborato sin nei minimi dettagli non starei su POL a scrivere, ma sarei nelle sedi più opportune a discutere.
    Tu non hai capito nulla dei miei messaggi. Ormai sono mesi e mesi che invito la community a rendere marginali i discorsi sulla Palestina, sulla Massoneria, sul Graal, sul Paganesimo e ad affrontare tutti insieme i temi seri dell'economia per tirare fuori con un compromesso collettivo un progetto credibile. Sto leggendo il programma del Front National, sto cercando di integrarlo con le mie idee e di altri, penso di essere l'unico ad avere l'umiltà di ammettere di non essere giunto ad una conclusione definitiva, mentre tu sembri già avere la formula giusta senza nemmeno esserti documentato su quello che pensano le altre "destre radicali" europee e su quello che potrebbero pensare le parti chiamate in causa.
    Mi spiace, ma per la delicatezza dell'argomento la tua spavalderia e supponenza non vanno bene.... basta leggere il seguito...

    Parlaci di questa terza via in senso economico. Siamo tutti orecchi!
    Io la mia te l'ho già delineata: autarchia a livello europeo, inversione del processo capitalistico-consumistico di iper-accumulazione finanziaria, ritorno alla funzione principale dell'industria e dell'artigianato che è quella di produrre beni e non prodotti finanziari (veri e propri segni sulla carta), incentivazione della piccola e piccolissima imprenditoria, sostegno infrastrutturale e di servizi da parte dello Stato, garanzia di ottenere gratuitamente o a prezzo di costo per tutto il Popolo dei servizi e dei beni essenziali per una vita degna di tale nome. A tutti deve essere garantito un punto di partenza degno di tale nome, poi chi varrà di più per intelligenza e capacità potrà andare avanti (e non come adesso che abbiamo la repubblica dei furbi, mafiosi e raccomandati), ma solo con criteri meritocratici e non di conoscenze.
    E questa teoria è il risultato di un compromesso o di una imposizione forzata? Mi auguro che siano solo proposte non definitive. Se io dovessi imporre forzatamente il mio piano economico mi basterebbe una serata per inventarne uno... tanto, decido solo io, mica devo incontrare le altre parti con le quali trattare!
    Ma per cortesia!
    2010:

  10. #70
    Massimiliano71
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    L'accumularsi di beni è capitali è un processo spontaneo e non può essere sottoposto al controllo dello stato altrimenti si disincentiverebbero gli investitori i quali andrebbero a cercare terreni favorevoli all'estero. Ma che stai dicendo? Il compito dello stato è proprio quello: incentivare gli investitori a lavorare nel proprio paese per inibire il processo di internazionalizzazione delle imprese (tipo multinazionali), non ponendo stupidi paletti "ideologici" sulla quantità di denaro da investire, altrimenti con quali soldi si accrescono le imprese e il numero dei posti di lavoro? Ecco perché dico che i tuoi principi utopici sono di sapore squisitamente comunista e ottuso.
    Cerchiamo di intenderci: io propongo un sistema alternativo a quello attuale te invece proponi dei correttivi a quello vigente.
    L'internazionalizzazione delle imprese si ha sia con la delocalizzazione produttiva che con la libera circolazione dei capitali. L'incentivazione ad investire in Italia in questo momento è possibile solo in un modo: abbattendo drasticamente il costo del lavoro, il che, in soldoni, significa perdita delle garanzie di sicurezza del posto di lavoro, peggioramento degli standard di sicurezza ed igiene del posto di lavoro e peggioramento retributivo nonché contributivo.
    Gli investitori stranieri sono venuti in Italia ad investire e lo sai come si sono comportati? Te lo dico subito: come alla Nuovo Pignone di Firenze, acquistata direttamente dall'IRI da parte della diretta concorrrente General Electric la quale sta tenendo qui solo gli ingegneri e delocalizza in Messico e Bulgaria la parte produttiva (circa l'80% dei dipendenti) e così sono a rischio oltre 400 posti di lavoro.
    Io ti ho proposto anche l'alternativa alla limitazione della libera circolazione dei capitali: che l'UE imponga dazi e contingentamenti alle merci prodotti in Paesi extra-UE nei quali non vengono rispettati i diritti dei lavoratori.....devono crescere in tutela i Paesi arretrati in materia e non arretrare quelli avanzati.



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Forse. Ma per quanto mi riguarda sul territorio nazionale non vedo perché i capitali non debbano circolare.
    Per il motivo spiegato sopra...peggio della colonizzazione politica esiste solo quella economica e noi siamo su quella strada.



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Perché non ci studiamo insieme il programma economico del Front National? Vediamo che novità ci sono e poi parliamo di qual'è il sistema migliore o peggiore..
    Mi hai mai sentito citare il FN o prenderlo ad esempio? Il sistema economico francese si è sviluppato negli ultimi 150 anni in modo radicalmente diverso da quello italiano, prendere la formula francese e piantarla in Italia è totalmente inutile.



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Tu non hai compreso una cosa: io sono contro il sistema non contro gli imprenditori. Tu invece sembri essere contro le iniziative private e quando dici di non essere contro ti sforzi per trovare come limitarli al massimo... ma quelli se ne scappano se trovano ostilità in un tuo ipotetico governo!
    Non mi sembri molto contro il sistema visto che questo si basa sull'imprenditoria privata e cosa ben più grave sulla prevalenza dell'economia finanziaria su quella reale.
    Nessuno vuole perseguitare gli imprenditori, ma gli stessi devono capire che loro hanno la stessa dignità (e non superiore ma nemmeno inferiore) di chi vi partecipa anzichè col capitale con la propria forza lavoro e con il proprio know how.
    Sai perchè parlo di piccola e piccolissima imprenditoria e non di grande? Perchè i primi sono quelli che ancora producono, danno lavoro e fanno circolare denaro, i secondi invece sono quelli che considerano la produzione solo un mezzo per influenzare i corsi azionari, i rendimenti di borsa e gli utili. Questi ultimi sono quelli che non esiterebbero un attimo a mettere sul lastrico decine di padri di famiglia per rispondere alle esigenze del "mercato azionario" e delocalizzare le produzioni in zone meno sindacalizzate del mondo.




    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Si, ma se uno vuole 10 telefonini all'ultimo grido mica lo puoi insultare! Tu non puoi pensare di controllare i desideri e i pensieri altrui. Se uno vuole consumare a go go e lo può fare non devi arrivare tu a dirgli come deve o non deve vivere!
    Lungi da me fare una cosa del genere. Ti dimentichi che si parlava di quelli che dovrebbero essere i compiti dello Stato e per me il benessere che deve essere assicurato dallo Stato è quanto scritto sopra.

    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Forse ti scordi che sei stato te a dire che in Venezuela c'è un regime comunista. In genere l'onere della prova spetta chi accusa non a chi si difende.

    Un presidente che definisce gli investitori e gli imprenditori "fascisti" da combattere è comunista e basta, mica è "nazista" come credi tu!
    In questo lasso di tempo quell'incompetente ha accentrato il potere, tormentato gli oppositori, punito i reporter, perseguitato le organizzazioni civili e aumentato al massimo livello il controllo dell'economia da parte dello Stato.
    Chávez ha raggiunto il controllo di tutte le istituzioni statali che potrebbero esercitare un monitoraggio del suo operato. Nel 1999 studiò un nuovo sistema costituzionale per cui il Senato oggi non esiste più riducendo così da due a una il numero di camere con cui è obbligato a trattare e a far finta di negoziare.
    È fuor di dubbio che la sua strategia abbia portato a programmi sociali innovativi in quartieri che prima erano stati abbandonati. Ma è giusto ricordare che questi cambiamenti ebbero luogo solo dopo che Chávez fu costretto a competere nel richiamo alle urne per il secondo referendum. Poi ha aumentato le spese pubbliche in maniera mai vista prima in altri Paesi in via di sviluppo senza però adeguata copertura finanziaria e ora lo stato versa in condizioni pietose. Tuttavia non è riuscito a migliorare in modo significativo né le condizioni di povertà, né le carenze del sistema educativo e tantomeno l'equità.
    Diversamente da quello che credete non tutti i poveri sono suoi sostenitori. La maggior parte dei sondaggi rivela infatti che almeno il 30 per cento della fascia bassa della popolazione disapprova il suo stupido operato. E si può ragionevolmente presumere che il 30-40 per cento dell'elettorato che non va a votare sia costituito principalmente da persone dai redditi minimi!

    Il problemino di Chávez è che l'opposizione è troppo forte per essere repressa apertamente e le conseguenze internazionali di una simile strategia sarebbero proibitive. In questo modo il presidente mantiene una parvenza di democrazia: il suo successo elettorale non dipende infatti dalle politiche in favore della fascia debole della società, bensì dal modo in cui Chávez gestisce l'opposizione organizzata!

    Cosa fa, poi, per distrarre l'opinione pubblica dal suo operato? Se la prende con qualcuno, in particolare con gli USA. Li ha accusati di aver complottato per ucciderlo, di progettare la sua destituzione dal potere, di aver pianificato l'invasione del Venezuela, di danneggiarne l'economia. Questa atteggiamento vittimistico o l'affrontare l'opposizione interna sono strategie con lo stesso scopo: servono a unificare e a distrarre la sua ampia coalizione... con un beneficio collaterale notevole: quello di ingraziarsi la sinistra internazionale. Avendo pochi successi economici e social-democratici di cui vantarsi, Chávez ha infatti un disperato bisogno di accattivarsi la sinistra. Sta giocando la carta anti-imperialista, semplicemente perché non ha altri assi nella manica.

    A me risulta che l'economia di mercato del Venezuela sia aperta solo agli investimenti stranieri, per il resto la dipendenza dal petrolio dell'economia venezuelana è sempre stata notevole: il 75% delle entrate dello Stato proviene da lì. I profitti del petrolio erano cosi facili che non sono state sviluppate altre fonti di benessere. Il guaio, quindi, è che Chavez non ha nemmeno un piano di collettivizzazione, una formula economica seria... ecco perché è un comunista fallito. Se per te "comunista fallito" significa "fascista" ecco come si spiega l'incapacità dell'area a teorizzare un sistema economico credibile. Pazienza!
    Il comportamento di Chavez, ti faccio notare, è lo stesso che tiene Bush nei confronti degli americani. Anche Bush è comunista?



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Quelli energetici e vitali no.
    Stai diventando comunista anche te?!



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Può darsi, chiunque corre rischi... anche l'oppressione statale è un rischio come giustamente dice J. M. Le Pen.
    Cosa intende per oppressione statale Le Pen? Spiegalo.



    Citazione Originariamente Scritto da Ichthys
    Tu credi che ora ti posto tutto il programma della terza via. Se ne avessi uno elaborato sin nei minimi dettagli non starei su POL a scrivere, ma sarei nelle sedi più opportune a discutere.
    Tu non hai capito nulla dei miei messaggi. Ormai sono mesi e mesi che invito la community a rendere marginali i discorsi sulla Palestina, sulla Massoneria, sul Graal, sul Paganesimo e ad affrontare tutti insieme i temi seri dell'economia per tirare fuori con un compromesso collettivo un progetto credibile. Sto leggendo il programma del Front National, sto cercando di integrarlo con le mie idee e di altri, penso di essere l'unico ad avere l'umiltà di ammettere di non essere giunto ad una conclusione definitiva, mentre tu sembri già avere la formula giusta senza nemmeno esserti documentato su quello che pensano le altre "destre radicali" europee e su quello che potrebbero pensare le parti chiamate in causa.
    Mi spiace, ma per la delicatezza dell'argomento la tua spavalderia e supponenza non vanno bene.... basta leggere il seguito....



    E questa teoria è il risultato di un compromesso o di una imposizione forzata? Mi auguro che siano solo proposte non definitive. Se io dovessi imporre forzatamente il mio piano economico mi basterebbe una serata per inventarne uno... tanto, decido solo io, mica devo incontrare le altre parti con le quali trattare!
    Ma per cortesia!
    Un qualsiasi programma deve basarsi su determinati valori e principi e sull'impostazione che chiunque di noi vuol dare alle politiche sociali di un proprio governo. Proprio per questo motivo se anche vi fosse da trattare quelli sono i paletti da tenere sempre presenti.
    Mi sembra che la spavalderia e la supponenza ce l'abbia te: io dal basso delle mie consocenze, dei miei studi e delle mie letture mi sono fatto un'idea su quello che potrebbe essere un sistema alternativo all'attuale e che per forza di cosa, essendo alternativo, costituirebbe una rottura col passato. Te questo non lo tieni presente e continui a ragionare con gli schemi economici attuali.
    Io non ti ho chiesto quale dovrebbe essere il piano economico nei dettagli pratici ma quali dovrebbero essere i valori sui quali questo dovrebbe fondarsi.
    Se vuoi inventare anche quelli in una serata fai pure.

 

 
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